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pubblicato il 5 novembre 2009 alle 11:00 dallo stesso autore - torna alla home

O’ Governatore querela Repubblica e chiede un risarcimento danni per quanto dichiarato dal commissario a proposito di lui e del suo partito. Abbiamo letto l’articolo “incriminato” ma non abbiamo capito perché.

ansa 10915385 46020 A Napoli nel Pd c’era la camorra. Tutti sapevano tranne Bassolino?  Ennesimo strascico, questa volta di cronaca giudiziaria, della vicenda legata al cosiddetto “affaire Tommasino”. Evidentemente non è bastato lo sconquasso causato dal fatto che Catello Romano, uno dei killer del consigliere comunale del Pd di Castellammare di Stabia, Gino Tommasino, fosse iscritto al locale circolo territoriale, così come pure la moglie del pericoloso boss Pasquale D’Alessandro, capo dell’omonimo clan camorrista, fosse in possesso della tessera del partito, a determinare una decisa inversione di rotta nel partito napoletano. Anzi, questa volta è stato il Presidente della Regione Campania in persona, Antonio Bassolino a dare mandato ai suoi legali di agire dinanzi al giudice civile contro La Repubblica per il risarcimento dei danni derivanti dall’articolo a firma di Antonio Tricomi, pubblicato nelle pagine di cronaca napoletana lo scorso 3 novembre. E cosa c’era scritto nel pezzo “incriminato”, tanto da portare O’ Governatore ad adire le vie legali contro il quotidiano diretto da Ezio Mauro? L’articolo riporta le parole dette dall’attuale commissario del circolo stabiese, Paulo Persico e si chiude con la dichiarazione del nuovo segretario regionale, Enzo Amendola data a Lilli Gruber, per la sua trasmissione su La7.

SOSTIENE PERSICO – Persico, tra l’altro sostiene: “Non è la camorra che tenta di infiltrare il Pd, ma sono pezzi di un partito debole e diviso che utilizzano ambienti e persone vicine ai clan”. Una dichiarazione forte, certo, ma purtroppo, come dimostra tutta la vicenda legata all’omicidio del consigliere Gino Tommasino suffragata dai fatti. Una verità magari difficile da accettare, ma contro la quale l’atteggiamento più sbagliato risulta proprio quello di sottovalutare o, peggio ancora, nascondere la testa sotto la sabbia. Persico va oltre: C’è stata dice una “Spasmodica ricerca di consenso interno e di peso specifico. Castellammare non è un episodio isolato. Ognuno di noi che ha avuto un legame con la vicenda politica e culturale della cittadina in questi decenni è rimasto scosso dalla scoperta, tra gli iscritti al Partito democratico, di persone riconducibili a clan della camorra”. Cose note a tanti, forse a tutti, non solo all’interno del partito democratico napoletano. Infatti il neo-commissario del pd stabiese allarga il campo e va oltre lo stretto ambito stabiese: “Per la elezione del direttivo locale a Torre Annunziata si presentarono in massa a votare persone notoriamente legate al traffico di droga e ai clan locali”. Fatti analoghi, non meno inquietanti, si sono verificati in diversi comuni delle province di Napoli e di Caserta. In molti di questi casi, ricorda lo stesso Persico: “Siamo riusciti a intervenire. In altre realtà bisognerà ritornarci con obiettività e rigore”.luigi tommasino1 A Napoli nel Pd c’era la camorra. Tutti sapevano tranne Bassolino?

PARTE LESA DA COSA? - Insomma, in base a queste dichiarazioni riportate nell’articolo di Tricomi, non si capisce su quale fondamenta Bassolino appoggi i “suoi” elementi di parte lesa od, addirittura, ravvisi una diffamazione così grave, tanto da portarlo a querelare Repubblica. Forse, immaginiamo, al governatore non sono andate giù le dichiarazioni di Enzo Amendola, il giovane neo-segretario regionale eletto, peraltro, con il sostegno dello stesso Bassolino, nelle primarie dello scorso 25 ottobre. Dice Amendola alla Gruber: “Se Bassolino fosse condannato – è stato recentemente rinviato a giudizio in un’inchiesta e risulta indagato in un’altra sulla vicenda dello smaltimento dei rifiuti e alle bonifiche dei territori interessati – farebbe meglio a cedere il passo, penso che tutti siano uguale davanti alla legge e che cittadini meritino una classe politica rispettabile”. Dichiarazione coraggiosa, certo, eppure, allo stesso tempo lapalissiana, a meno che qualcuno non l’abbia considerata come una sorta di “lesa maestà”, per dirla con il Vice presidente del Consiglio regionale della Campania, Salvatore Ronghi. Bassolino fa sapere in una nota che: “l’importo eventualmente assegnato dal giudice sarà devoluto alla Fondazione Polis presieduta da Paolo Siani”. Paolo Siani è il fratello di Giancarlo, il giornalista trucidato dalla camorra per le sue inchieste sui clan dell’area vesuviana. Soldi che la fondazione farebbe bene a rifiutare. Forse “Pecunia non olet” ma l’intimidazione alla stampa sì. Da qualsiasi parte provenga