“Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. [...] Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola
ambigua, accomodante, politichese, paracula. E’, da duemila anni, uno scandalo sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare, date a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre perdona loro perché non sanno quello che che fanno”)“. Parole e musica proprio di Marco Travaglio, che oggi sul Fatto Quotidiano difende in prima pagina il crocifisso. In primo luogo da Berlusconi (“un massone puttaniere non può difenderlo”), la Gelmini, e i leghisti. E poi anche dalla sentenza della Corte Europea. Alla quale il giornalista regala una lezione di storia che levati: furono quei pagani dei nazisti a fare per primi la guerra al crocifisso, come ha ricordato Socci, ci informa Travaglio. E poi, dice la Ginzburg, ebrea e atea, che il crocifisso non genera nessuna discriminazione e tace, sempre secondo Marco.
I segni e i simboli, si sa, sono lì per essere interpretati. Inutile ricordare che, storicamente parlando (visto che il giornalista la butta lì), qualche dubbio sul come sia andata davvero (e se sia accaduta davvero) la storia duemila anni fa c’è. E non si capisce proprio perché uno come Travaglio debba dare per vera e valida a priori la versione degli interessati cristiani, mentre in altre occasioni giustamente dubita delle versioni degli interessati avvocati di Previti e Dell’Utri. E’ inutile anche ricordare che di esempi di umanità, sofferenza, speranza e laicità nella storia ce ne sono stati, sia precedenti a Cristo (Socrate, per dirne uno), che successivi, senza che qualcuno si sia mai sognato di metterli nell’arredo scolastico obbligatorio con provvedimento del ministero dell’istruzione e a carico di tutti i cittadini, cattolici, musulmani, buddhisti, induisti o atei che siano.
Meglio allora, grazie a Malvino, andarsi a leggere le parole del professor Michele Ainis. Che prima di tutto ricorda a Travaglio e a Socci che se fu una dittatura totalitaria a fare la guerra al crocifisso (il nazismo), fu un’altra dittatura totalitaria (il fascismo) a prendere la decisione di imporlo nelle scuole italiane (uno a uno, palla al centro). E poi spiega che di bipartizan quel simbolo ha ben poco. “Primo: il crocifisso è un simbolo religioso, non politico o sportivo. Secondo: questo simbolo identifica una precisa religione, una soltanto. Terzo: dunque la sua esposizione obbligatoria nelle scuole fa violenza a chi coltiva una diversa fede, o altrimenti a chi non ne ha nessuna. Quarto: la supremazia di una confessione religiosa sulle altre offende a propria volta la libertà di religione, nonché il principio di laicità delle istituzioni pubbliche che ne rappresenta il più immediato corollario. Significa che fin qui ci siamo messi sotto i tacchi una libertà fondamentale, quella conservata per l’appunto nell’art. 9 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo? Non sarebbe, purtroppo, il primo caso. Ma si può subito osservare che nessuna legge della Repubblica italiana impone il crocifisso nelle scuole. Né, d’altronde, nei tribunali, negli ospedali, nei seggi elettorali, nei vari uffici pubblici. Quest’obbligo si conserva viceversa in regolamenti e circolari risalenti agli Anni Venti, quando l’Italia vestiva la camicia nera. Fu introdotto insomma dal Regime, ed è sopravvissuto al crollo del Regime. Non è, neppure questo, un caso solitario: basta pensare ai reati di vilipendio, agli ordini professionali, alle molte scorie normative del fascismo che impreziosiscono tutt’oggi il nostro ordinamento. Ma quantomeno in relazione al crocifisso, la scelta normativa del Regime deve considerarsi in sintonia con la Costituzione all’epoca vigente. E infatti lo Statuto albertino, fin dal suo primo articolo, dichiarava che «la religione cattolica, apostolica e romana è la sola religione dello Stato». Da qui figli e figliastri, come sempre succede quando lo Stato indossa una tonaca in luogo degli abiti civili. Ma adesso no, non è più questa la nostra divisa collettiva. L’art. 8 della Carta stabilisce l’eguale libertà delle confessioni religiose, e stabilisce dunque la laicità del nostro Stato. Curioso che debba ricordarcelo un giudice straniero. Domanda: ma l’art. 7 non cita a sua volta il Concordato? Certo, e infatti la Chiesa ha diritto a un’intesa normativa con lo Stato italiano, a differenza di altre religioni (come quella musulmana) che ancora ne risultano sprovviste. Però senza privilegi, neanche in nome del seguito maggioritario del cattolicesimo. D’altronde il principio di maggioranza vale in politica, non negli affari religiosi. E d’altronde la stessa Chiesa venne fondata da Cristo alla presenza di non più di 12 discepoli. Se una religione è forte, se ha fede nella sua capacità di suscitare fede, non ha bisogno di speciali protezioni“. Amen.
(Vignetta di Bucchi)























Questa uscita inusitata fa perdere a Travaglio (fosse invece travagliato)alcune migliaia di punti del credito fino ad ora accumulato.Conferma il modo dire: ” Ad ogni poeta manca un verso “
e le discese ardite? e le risalite?
Ho letto in una intervista fatta al fratello di Travaglio che egli va tutte le domeniche in chiesa e da ragazzo ha fatto pure il chierichetto.
Credo che sia il classico caso di lavaggio del cervello cattolico iniziato in età prepuberale a cui ahimé non sono immuni nemmeno le menti più brillanti.
Un peccato veniale?
In ogni caso una buona occasione per ricordare a noi stessi che è un grosso errore cedere alla esaltazione dei singoli, benché meritevoli di lode.
Si dica quello che si vuole ma Travaglio il sul lavoro lo fa bene, e per di più ha il merito di voler fare quello e nient’altro, tipo darsi alla politica, cosa che al contrario fanno tutti quelli che raggiungono un pò di notorietà.
Sempre nella intervista al fratello lessi che secondo lui “In un paese normale Marco sarebbe un giornalista come tutti gli altri”.
Come dargli torto…
le cose sono talmente lineari e chiare come spiegato da Ainis che mi domando cosa cribbio abbiano per la testa tutte le voci che si sono sollevate in questi giorni contro una sentenza sacrosanta, elementare.
travaglio ha diritto a dire che a lui il crocifisso non dà fastidio e può vedervi tutto quello che dice (immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità). il punto non è che la croce provochi disturbo, incubi ai bimbi, o offenda la sensibilità. il punto è che non ci deve stare perché lede la libertà religiosa. La lede anche se a me ateo, buddista, mormone, animista, musulmano o scientologo non dà personalmente fastidio o provochi disagio. punto e basta.
che ci vuole tanto a capirlo?
(ciao greg):-)
(a me fa morire dal ridere la vignetta di Diderot sulla vatican crew)
diddi is a fucking genius
(devi vedere la prima pagina del Giornale sulla englaro e silvio)
(e dove la posso vedere?)
http://5.media.tumblr.com/tumblr_ksl6xkaM7a1qa6hqqo1_500.jpg
ahahahahah!
La realtà storica dell’esistenza di Gesù è ancora tutta da dimostrare, Travaglio si dimostra più ferrato in materia giudiziaria che storica, difatti è oramai dimostrato dagli studiosi che i riferimenti a Gesù fatti dallo storico Flavio Giuliano quasi contemporaneo del “cristo” sono frutto di interpolazioni medioevali da parte di amanuensi cattolici. I riferimenti nei testi di Svetonio, Tacito etc. fanno riferimento non ad un personaggio storico Gesù ma ai suoi seguaci e comunque, per chi vuol leggere il brano intero degli stessi e non brandelli addomesticati, si parla chiaramente di superstizioni. La realtà è che di storicamente provato non c’è niente di niente solo la ripetizione da duemila anni della stessa favola peraltro rimaneggiata nel corso dei secoli e dei vari concili (si pensi alla figura di Maria)..nonè che una bugia ripetuta per duemila anni diventi per questo verità storica se ragioniamo con questo metro allora dobbiamo rivendicare la realtà storica del dio elefante Ganesh di cui parlano i Veda indiani già circa 5000 anni fa.
Gli stessi vangeli sono scritti del secondo secolo dell’era volgare redatti in greco e non aramico (la lingua del presunto Gesù e dei suoi discepoli) da ignoti autori non testimoni comunque dei fatti.
Infine un saluto particolare ad Ipazia che porta il nome dell’ultima grande matematica e filosofa neoplatonica assassinata nel quarto secolo dell’era volgare da un’orda di cristiani su istigazione del vescovo Cirillo ad Alessandria e questa sì che è una realtà stroica provata da fonti e documetni.
Il fatto cha abbia scelto questo nome per conversare in rete nasce (magari lo si era già capito da un pezzo )dall’odio profondo che provo per i preti di tutti i tempi e di tutte le religioni monoteistiche che ,come è ovvio,niente altro sono che coperture per ideologie di derivazione tribale che,mettendo al centro della loro visione del mondo il principio patriarcale di autorità,individuano nel corpo delle donne il loro principale nemico,sia sul piano della pura fisictà che dell’intelligenza.In Ipazia ,infatti,lo orde dei rozzi e sanguinari monaci cirilliani vollero distruggere la loro ignoranza e la loro orribile bruttezza.
All’esimio titolare di questo blog (e alla gentile signora finlandese che ha portato alla Corte europea la questione del “crocifisso a scuola”), vorrei fare una sommessa domanda: dal momento che i simboli del cristianesimo (croci, chiese, edicole votive, opere d’arte) sono disseminati in milioni di altri “luoghi laici” (strade, piazze, cimiteri, musei, ecc.) di tutta Europa (e di tutto il pianeta), perché – ringalluzziti dal “guizzo di intelligenza” espresso dai giudici della Corte europea – non procedete oltre, chiedendo alla stessa Corte europea (e, perché no, anche all’ONU) la distruzione totale di tutti quei “residui” di cristianesimo? E – onde evitare l’ulteriore “rischio” dell’”egemonia cristiana” e dell’indottrinamento religioso delle coscienze dei tanti cittadini non cristiani (atei, mussulmani, buddisti, ecc.) che vivono nel nostro paese – perché non chiedere pure la distruzione di tutte le biblioteche pubbliche e di tutti gli archivi dove sono custoditi i documenti del cristianesimo? E ancora: Dante Alighieri, Manzoni, Giotto, Raffaello, Michelangelo, Giuseppe Verdi, J. S. Bach, Mozart, Beethoven – per citarne solo alcuni – erano cristiani e hanno “parlato” del cristianesimo. Via allora dalla nostra scuola “laica” anche tutte queste espressioni dell’”oscurantismo” cristiano. In sintesi: niente più simboli religiosi nei luoghi pubblici; d’ora in poi la parola d’ordine sia: distruggiamo, distruggiamo tutto, perfino tutte le tracce dell’antica tradizione religiosa greco-romana (che – vedi caso! – furono salvate proprio dalla saggia opera della Chiesa, la quale innanzitutto le preservò dalla furia dei barbari e poi le custodì nei suoi monasteri e le integrò armonicamente nei suoi sistemi giuridici, culturali e…architettonici). L’odio verso la persona umana ha sempre ispirato la rimozione dei simboli della cultura (libri, monumenti, chiese, croci, ecc.). Nel 1820 il poeta tedesco H. Heine scrisse che “dove si bruciano i libri, si finirà per bruciare anche gli uomini”. In un documento fotografico collocato all’ingresso del Lager di Dachau si legge: “la distruzione dei libri voluta dal regime nazista non fu che un preludio dei forni crematori”. Per quanto mi riguarda, vedo un’inquietante analogia tra la distruzione dei libri e dei monumenti e la rimozione d’ufficio del crocifisso dai luoghi pubblici. Due manifestazioni diverse, ma acomunate da un’unica posizione mentale: il pregiudizio, il rifiuto dell’altro, l’ignoranza e l’odio per la cultura. Egregi signori: nella ricorrente polemica sui crocifissi a scuola la laicità non c’entra, non c’entra neppure il rispetto delle opinioni altrui. La verità è un’altra: siete fanatici e intolleranti.
beh si le minoranze emarginate ed oggetto di soprusi sono da sempre fanatiche e intolleranti.
comunque sia gli esempi che fai sono il classico stratagemma feltriano del “buttiamola in caciara”. Qua si sta parlando di togliere un simbolo religioso in un luogo “pubblico” non inteso come luogo “spazialmente aperto” ma come luogo simbolicamente riferibile alla res publica, cioè la cosa di tutti (cattolici e non). Una chiesa non è una cosa di tutti, è una cosa di cattolici. Tutti i capoccioni che hai citato sono privati cittadini che hanno espresso il loro pensiero e le loro opinioni non sono uomini di stato che devono rappresentare tutti gli appartenenti al consorzio sociale.
Andare a fare udienza in cassazione e vedersi la scritta “la giustizia è uguale per tutti” messa sotto un crocifisso ha delle implicazioni simboliche diverse di vedere una croce in cima ad un campanile.
Tra l’altro io agnostico pago le tasse e con le tasse ci si pagano le spese per l’amministrazione della giustizia, e ci si paga pure il crocifisso (simbolo a me non appartenente).
Il crocifisso è il simbolo di pochi che campeggia in un luogo con una funzione di esercito di poteri pubblici che riguardano tutti e che devono essere imparziali (anche simbolicamente) verso tutti.
Non credo sia così difficile arrivarci. Se cattolico andassi davanti ad un giudice che ti giudica da sotto una stella di david non avresti l’impressione di sentirti giudicato da un soggetto che dichiara di appartenere ad una identità diversa dalla tua? e questo non ti genererebbe un certo disagio?
Poi sarà anche un fatto di sensibilità personale, magari noi fanatici ed intolleranti siamo più suscettibili, ma non vedo perchè questo debba essere un motivo per obliterare la nostra esigenza di sentirci parte di una comunità di uguali ai quali appartiene nello stesso modo e nella stessa misura la realtà dello stato.
Sara’ ora che ci ricordiamo un pò della democrazia? Senza farci tante elucubrazioni mentali (pippe?)sul motivo per cui si ha un credo religioso piuttosto che un altro o sul fatto di avere una posizione totalmente agnostica. Lasciamo che a decidere siano i cittadini italiani con un referendum che sono gli unici legittimati a farlo, non la corte europea,non una signora che ha acquisito la cittadinanza italiana con il matrimonio.
Non mi piace il fatto che un singolo,perdipiù straniero fino a poco tempo fa, sbattendo i pugni sul tavolo, costringa una nazione a rivedere “un’abitudine ” che ha sempre avuto. Non sono cattolica, ma a me il crocifisso non ha mai dato fastidio.
Nessun referendum potrà mai conculcare il diritto di un singolo al rispetto delle sue convinzioni religiose (il che comporta anche il diritto di pretendere che nella scuola pubblica che il proprio figlio è obbligato a frequentare non siano esposti simboli di un credo religioso che non si condivide), perché il volere della maggioranza non può e non deve cancellare i diritti fondamentali di una minoranza anche infinitesima: la democrazia non equivale alla dittatura della maggioranza. Questa eventuale proposta di referendum verrebbe pertanto immediatamente e giustamente bocciata dalla Corte Costituzionale. Ce ne sono, di “abitudini” di una nazione o di una parte significativa di esse che confliggono con i diritti individuali. Gli “abitudinari” seguano pure le loro abitudini tra loro, ma non pretendano di imporle a chi ha abitudini diverse.
Se in una classe nessuno ha da ridire sul crocifisso (e in genere sarà così, per convinzione, “abitudine” o il più delle volte per semplice indifferenza) non ci sono problemi, ma se qualcuno è contrario, è giusto che il simbolo sia rimosso (e purtroppo, dato l’approccio pilatesco della Consulta sulla questione, c’è voluto l’intervento di una cittadina di origine straniera presso una corte di giustizia internazionale per confermare tale diritto)
Scusa, Mario Pavone; al di là della scarsa fantasia della provocazione (ricordo tale e quale venne fuori ai tempi di Abel Smith), mi chiedo come si possa paragonare la pubblica via e gli edifici religiosi che vi sono edificati, con stanze al chiuso dove dev’essere rappresentato uno stato non confessionale.
Condivido però le perplessità sulle (apparenti almeno) motivazioni della sentenza, dato che avrei preferito un richiamo alla laicità statale piuttosto che all’egemonia di una religione sulle altre. Semmai mi sarei battuto per impedire che nelle scuole pubbliche (non private cattoliche, occhio) le maestre facciano fare agli alunni la preghiera ad inizio e fine lezione, com’era ai tempi in cui facevo le elementari io (e credevo pratica scomparsa ma ho scoperto che gente con 20 anni meno di me l’ha vissuta): lì sì parlerei di “ingiusta supremazia” di una religione sull’altra.
Anche se ai miei tempi si risolveva col buonsenso: il compagno di classe di religione ebraica non faceva la preghiera e se ne stava bello seduto a sentirci snocciolare il “nel nome del padre…”, senza alcun problema né parte sua né da parte nostra. Così come non avevo problemi io quando si faceva la messa di classe in chiesa e non mi recavo a comunicarmi.
Ma questa storia dei nazisti che tolgono i crocifissi non sta nè in cielo nè in terra. Anzi hanno messo croci dappertutto perfino nelle loro divise.
E ricordo sempre queste foto:
http://nobeliefs.com/nazis.htm
forse si parlava di crocefissi, non di croci.
“Ma si può subito osservare che nessuna legge della Repubblica italiana impone il crocifisso nelle scuole.” Ecco, vedete come vi contraddite? Vedete come la Repubblica Italiana, in questo caso, è abbastanza saggia da non fare di un “simbolo” una questione di principio? Ossia di non fare di un simbolo un “idolo”? Quando si parla di “tradizione”, nel senso comune del termine, si parla di cose in ultima analisi “periture” ma legate ad una storia che non è ancora morta. Ragion per cui si dovrebbero imporre pragmatismo e buon senso in una questione dove col pretesto di non “offendere” la sensibilità di qualcuno (che pena, francamente, queste anime sensibili che alla vista del crocifisso si sentono come se qualcuno stesso martellando loro le falangi delle dita di una mano!) si offende la sensibilità di molti. Mentre i maestrini della laicità, al contrario, vorrebbero “imporre” per legge la non-esposizione del crocifisso. Questa sentenza è solo un inutile schiaffo alla Cristianità da parte degli Idolatri della Legge, i devoti di quella fede sedicente liberale nella quale molti giacobini si sono riciclati. Anche nella terra del sol dell’avvenire liberal-giacobina, come in quella dei millenarismi comunisti o nazisti, l’uomo può tirare finalmente i remi in barca – sollevato da quella sofferenza intellettuale che la schiavitù del tempo e dello spazio gl’impone e che va contro la sua più intima natura – affidandosi al Dio in Terra della Legge. Una Legge che meravigliosamente tutto disbriga e ordina, dove singolare e plurale con un tocco divino si compongono senza sforzo ad armonia. Dove già tutto è previsto per sempre e per tutti. E’ un’eresia speculare a quella dei tradizionalisti, un millenarismo che guarda al futuro mentre quest’ultima guarda al passato.
per curiosità, ma come lo consideri il far recitare la preghiera prima e dopo le lezioni di quand’ero io alle elementari?
“una questione dove col pretesto di non “offendere” la sensibilità di qualcuno (che pena, francamente, queste anime sensibili che alla vista del crocifisso si sentono come se qualcuno stesso martellando loro le falangi delle dita di una mano!) si offende la sensibilità di molti.”
rectius: una questione dove col pretesto di non “offendere” la sensibilità di MOLTI (che pena, francamente, queste anime sensibili che alla vista del crocifisso si sentono come se qualcuno stesso martellando loro le falangi delle dita di una mano!) si offende la sensibilità di QUALCUNO.
Giova alla discussione ricordare che mussulmani ed ebrei -potrebbero- vedere nel crocifisso un simbolo tutt’altro che positivo?
Per i mussulmani il crocifisso rappresenta contemporaneamente la negazione di dogma che vuole Gesù scampato alla crocifissione, e le guerre religiose che li hanno visti coinvolti.
Per gli ebrei invece rappresenta secoli di persecuzioni come popolo maledetto che aveva “ucciso Cristo”.
Personalmente credo che finche’ accanto al crocifisso sia possibile mettere altri simboli, non ci sia nulla di male. Trovo strano che sia obbligatorio. Se uno studente vuole il crocifisso, metta il crocifisso. Il compagno sara’ libero di attaccare un Buddha o Merilyn Menson. Credo che questa sia tolleranza.
Una volta chiesi a un capo scout musulmano in Francia, dove portasse i ragazzi a pregare quando non c’era una moschea. Lei mi rispose che andavano a pregare in una chiesa cattolica, che alla fine un non era il posto che contava. Fui molto sorpreso.
Personalmente sono profondamente ateo, se questo puo’ aiutare a contestualizzare il mio commento.
appunto davide. andavano a pregare in una chiesa. non in una scuola pubblica.
A me non pare che sia una cosa negativa che i luoghi pubblici siano neutri.
Se Travagghio, dopo aver parlato male dei politici per qualche riga, sostenesse che la Terra quadrata è un fatto ormai acclarato ci sarebbero dozzine di seguaci pronti a riportare le sue parole ovunque, entusiasticamente.
fabrizio de andrè una volta disse che al sud c’è lavoro grazie alla mafia. questo tanto per dire che anche i più grandi non sono esenti dal dire le più grandi cazzate.
Travaglio (che io sono ben lontano dal reputare un grande), come tutti, a volte dice cose sensate a volte dice grosse stronzate.
in questo caso è la seconda che ho detto.
Forse Travaglio conosce già questa ultimissima! Ho sentito, in un salotto romano frequentato da gente che conta, che la sentenza della Corte europea è stata fortemente sostenuta e voluta dal ns. premier. Infatti, presso l’ufficio della Presidenza del Consiglio in un megacassetto sono pronte milioni di fotografie incorniciate di Berlusconi sorridente che verranno appese al posto dei crocefissi.
“Mio fratello Gesù” ha dichiarato Berlusconi, “ha patito molto sulla croce, Papà sostiene che abbia sofferto quasi quanto me, che però a causa dei giudici e di Travaglio avrò da soffrire ancora. Perciò anche a Lui sembra opportuna questa sostituzione che, se mi consentite vado ad operare in tutte le scuole d’Italia”.
Oltre a Travaglio, pure il suo amichetto Tonino Di Pietro from Montenero di Bisaccia difende la presenza del crocifisso in classe (che per onestà intellettuale significa “marcare un territorio”, come fanno i cani quando pisciano)
Non ero a conoscenza del fatto che fu il regime fascista a introdurre nelle scuole il crocefisso!
Paradossale, si, perchè il crocefisso ha, a mio avviso, un’ unica interpretazione, e cioè, che Dio sulla croce ha inchiodato, insieme al peccato, anche la sua possibilità di rifiutare l’umanità, pur se non meritevole di alcuna attenzione!…e guardando alla storia e al fascismo con la sua concezione della razza, è sconcertante!
Ai tempi miei, a scuola prima dell’inizio delle lezioni ci facevano dire una piccola preghiera…ora non più vero!
il crocifisso si può togliere ; ma non con le motivazioni date dalla Corte per cui sarebbe una minaccia alla libertà religiosa e al diritto dei genitori di scelgiere come educare i figli
Se qualcuno si sente minacciato dalla presenza del crocifisso il problema risiede in lui e non nella croce
Negli scontri ideologici tra integralismo laicista e cattolico il crocifisso è solo un espediente
L’Europa fessa contro il crocifisso nelle scuole.
Ho ascoltato questo pomeriggio a La Zanzara le parole di Dario Fo e Odifredi, oltre a quelle di La Russa sull’argomento. Bestiali! Non trovo altro aggettivo per qualificarle, prodotto di un ODIO viscerale (da parte dei primi due)e stupidità da parte di La Russa. Bestiali perché sono frutto dell’istinto e del desiderio di “”nuocere”" “”fare del male”" “”offendere”". Che il “”Crocifisso”" ci protegga da questa gentaglia!
Il mio commento qui sopra l’ho sviluppato in un post nel mio blog, giovedì.
Interviene oggi anche Piero Ostellino. Al di là delle sottigliezze o delle scelte lessicali, diciamo la stessa cosa.
QUELL’INUTILE SCHIAFFO ALLA CRISTIANITA’ (dal famoso blog Zamax)
Il professor Michele Ainis, sulla Stampa, ci ricorda che l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche è un retaggio di regolamenti e circolari degli anni dell’epoca fascista, seguiti ai Patti Lateranensi. Ma che “si può subito osservare che nessuna legge della Repubblica italiana impone il crocifisso nelle scuole.” Si potrebbe anche osservare che la Repubblica Italiana, in questo caso, è stata abbastanza saggia da non fare di un simbolo una questione di “principio”; ossia da non fare di un simbolo, che pure ha accompagnato la nostra storia per millenni e che fa parte della nostra tradizione, un “idolo”. Quando si parla di “tradizione”, nel senso comune del termine, si parla di cose in ultima analisi “periture”, o meglio, non per forza “imperiture”, e tuttavia legate in ogni caso ad una storia che non è ancora morta. Ragion per cui si dovrebbe far uso di pragmatismo e buon senso in una questione dove col pretesto di non “offendere” la sensibilità di qualcuno si offende la sensibilità di molti (che pena, francamente, queste anime sensibili appena arrivate dalla faccia oscura della Luna o da Marte che alla vista del crocifisso urlano come se qualcuno stesse martellando le falangi delle dita delle loro mani delicate!). Sennonché i maestrini di laicità che hanno applaudito la recente sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo sulla questione del crocifisso, presi dai loro astratti furori, estranei ad ogni prudente e temperante rispetto per costumi magari vecchiotti ma non ancora passati a miglior vita, né dall’opinione pubblica italiana sentiti come tali, vorrebbero al contrario “imporre”, loro, per legge, la non-esposizione del crocifisso. Perché la sola esposizione nelle scuole pubbliche, che nulla in realtà impone a chi le frequenta, per questi occhiuti guardiani della democrazia fuori della storia rappresenterebbe una sorta di muta intimidazione spiccatamente religiosa che lederebbe addirittura le libertà fondamentali previste dalla Convenzione europea sui diritti dell’uomo. Al Comitato dei Lumi che in nome della perfetta neutralità s’intestardisce a mostrare la via, la verità e la vita al popolo, con gran gioia fra l’altro dei replicanti del nostro disgraziato spirito azionista, sfugge il fatto che se col tempo maturerà nell’opinione pubblica una totale indifferenza o un sentimento ostile alla sua esposizione, il crocifisso sparirà da solo dalle scuole. Non volendo dare tempo al tempo, e forse temendo che il volgo pensandoci bene rimarrà affezionato ancora a lungo al crocifisso nelle aule, ora come ora è solo una forzatura, nelle intenzioni esemplare; un inutile schiaffo alla Cristianità da parte degli Idolatri della Legge, i devoti di quella fede sedicente liberale nella quale molti giacobini si sono riciclati. Anche nella terra del sol dell’avvenire liberal-giacobina, come in quella dei millenarismi comunisti o nazisti, l’uomo può tirare finalmente i remi in barca – sollevato da quella sofferenza intellettuale che la schiavitù del tempo e dello spazio gl’impone e che va contro la sua più intima natura – affidandosi al Dio in terra della Legge. Una Legge che meravigliosamente tutto disbriga e ordina, dove singolare e plurale si compongono definitivamente e senza sforzo ad armonia. Dove tutto è chiaro, perfetto, lucido, e soprattutto “ovvio”. Dove tutto è già previsto per sempre e per tutti. E’ un’eresia speculare a quella dei tradizionalisti, un millenarismo che guarda al futuro come quello di questi ultimi guarda al passato, ambedue legati ad un feticismo dei simboli dove la lettera regna sullo spirito.
Che tristezza! E che tristi e maledetti figuri! Ma che vadano al diavolo! Fortuna che un ricordo dei tempi passati mi viene in soccorso, e mi riconcilia con l’umanità. Quella normale, ah ah ah… Ai tempi del Liceo tra i miei compagni di classe c’era un certo M. Zan… Nel registro di classe veniva subito dopo di me, M. Zam… Eravamo ultimo e penultimo. Questo ZZBottom aveva creato una sorta di cameratismo alfabetico tra noi due, quelle profonde intimità che si creano nel momento del pericolo comune, in concreto quello delle interrogazioni. Proprio questo compagno dalla zazzera bionda ebbe un giorno un’idea superinflazionata ma che a un campagnolo come me parve audace e geniale, una di quelle idee capaci di fruttare milioni ai celebrati ciarlatani dell’arte dei nostri giorni, dediti a sezionamenti di carcasse di animali ed impiccagioni di bambolotti e con mia grande sorpresa ancora a piede libero. Sono convinto che la covasse da molto tempo, settimane, forse mesi, ed avesse studiato il piano con lo zelo del cospiratore anarchico di fine ottocento. Stava dunque per scoccare quella mattina l’ora di religione. Nel trambusto di quei pochi minuti del cambio di guardia tra il prof montante e quello smontante, si avvicinò alla cattedra, montò in piedi sul sacro trono da dove si officiava la cultura, staccò dalla parete dietro la cattedra il crocifisso di legno e, giratolo, lo riappese al chiodino schiacciando la faccia del Figlio di Dio sulla superficie fredda della parete. Mentre sulla faccia oscura della Croce, che nuda ci guardava, attaccò un bigliettino con su scritto: “Torno subito”. Appena entrato il sacerdote – c’era sempre qualcosa di tormentato in lui – non si accorse di nulla, segno che il telefono rosso con l’Onnipotente quel giorno non funzionava benissimo. Alla scoperta del misfatto più che lo Spirito Santo lo guidarono occhiatine e sghignazzi di banditelli sempre più impazienti di vedere l’effetto dello scandalo. Alla fine girò la testa, alzò gli occhi per un momento, poi rivolse lo sguardo verso di noi. Cominciò a scrollare lentamente la testa, sorridendo mestamente, di compassione senza alcun dubbio. Il colpevole fu subito scovato poiché tutti noi lo guardavamo e lui stesso cercava i nostri occhi, atteggiandosi ad eroe. Poverino. Nonostante fosse juventino, cosa che raramente si coniuga con la nobiltà d’animo, era tutt’altro che un cattivo soggetto. Il sacerdote non disse nulla e non fece nulla. Provvide, come sempre, una delle pie donne della nostra classe, che cominciava a temere per la sua anima, dopo un quarto d’ora di cattività della croce, a rimettere nella sua posizione Nostro Signore. Ammetto: risi anch’io, anche se quell’atto sacrilego non l’avrei mai fatto. Ancor oggi non riesco a rievocare questo ricordo senza che mi si disegni sulle labbra un sorrisetto; non mi sento neanche colpevole: so distinguere la croce dal feticismo della croce.
QUANDO SI OFFENDE IL SENSO COMUNE di Piero Ostellino (da Il Legno Storto)
L’ iconoclastia — la negazione del valore simbolico delle rappresentazioni religiose e la loro distruzione — di cui si è fatta interprete la Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo con la sentenza contro la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche, è una forma rovesciata di religiosità; giustificata da una concezione strettamente razionalistica e neo-positivistica del Diritto. Che sottovaluta, o addirittura nega, che a fondamento dello stesso Diritto ci sia la tradizione, intrisa di passioni, credenze, valori accumulatisi nel tempo; peculiarità, questa, invece, del Diritto anglosassone, così fortemente impregnato di religiosità, cioè di quella fusione fra sentimento religioso «plurimo» e tradizione civile, che connota la nostra civiltà in senso democratico-liberale.
La rimozione del crocifisso dai luoghi pubblici non offende la religione — che la Corte, peraltro, non mette giustamente in discussione — ma il senso comune. Non il buonsenso, che è ideologico, culturalmente e storicamente associabile a un certo «pre-giudizio» sociale; ma il senso comune, che è empirico, fattuale, privo di ogni connotazione ideologica, compresa quella religiosa, e sociale. Il crocefisso è una testimonianza storica che, in quanto tale, non dovrebbe offendere nessuno proprio perché a-confessionale; la sua rimozione minaccia, invece, proprio di offendere il senso comune perché è a-storica, se non anti- storica.
Assimilarlo alla religione — come ha fatto la Corte di Strasburgo e fanno certi nostri laicisti — è confondere la religione con la Chiesa come Istituzione secolare; non distinguere fra teocrazia — che è la sovranità della religione che si fa governo attraverso il primato della Chiesa sullo Stato — e democrazia, la sovranità popolare, che non è negazione della religione, ma assegna alla coscienza individuale la scelta dell’appartenenza religiosa e, al tempo stesso, separa questa dal concetto di cittadinanza, «indifferente» all’appartenenza religiosa, grazie al primato dello Stato sulla Chiesa.
È, dunque, sotto questo profilo che appare del tutto insensata l’affermazione della Corte di Strasburgo che la presenza del crocifisso in un’aula scolastica offenderebbe la sensibilità religiosa degli alunni non cristiani e delle loro famiglie. La religione — che lo Stato moderno ha tenuto fuori dalla propria dimensione politica — rientra dalla finestra sotto altra forma; come iconoclastia giuridica che fa violenza al principio di «indifferenza», negandolo, cioè al fondamento stesso della separazione fra Stato e Chiesa e della laicità del primo. Con la sentenza di Strasburgo è nata una nuova forma di religione, in nome del rifiuto della religione come storia, prima ancora che come concezione trascendentale dell’esistenza. Un pasticciaccio brutto che non meriterebbe neppure d’essere preso sul serio se non fosse il sintomo di un rigurgito collettivista e dirigista che ricorda troppo da vicino i totalitarismi del «secolo breve» per non suscitare qualche giustificata inquietudine.
Se scoprissi che la mia visione del mondo somiglia a quella di Ostellino,diventerei ipso facto rossa dalla vergogna e cercherei almeno di nascondere la testa sotto la sabbia.
Se scoprissi che la mia visione del mondo somiglia a quella di Ostellino,diventerei ipso facto rossa dalla vergogna e cercherei almeno di nascondere la testa sotto la sabbia!
Ehm ehm… mi sembrava d’aver messo ben in chiaro che è la visione del mondo di Ostellino che assomiglia – imperfettamente, ça va sans dire – a quella del grande Zamax…
Sono certo che un organismo protocerebrale quale è Zamax sarebbe persino in grado di individuare una differenza sostanziale tra l’imposizione del crocifisso e quella del burqua.
Tralasciando i vaniloqui di questo paziente affetto da una grave forma di castrazione mentale, vorrei comunque far notare che questa questione s’inserisce in un quadro molto più ampio e preoccupante.
L’Italia non può dirsi uno stato moderno. La realtà italiana è per molti versi ancora permeata da pratiche, costumi e culture tipicamente medievali.
Mentre per l’Europa la rivoluzione borghese è un dato acquisito, in Italia ci stiamo ancora chiedendo se i crocifissi vadano esposti o meno negli edifici pubblici.
L’Italia è sempre più estranea alla modernità occidentale e sempre più proiettata verso quell’involuzione feudale ed anacronistica che ha nel sud del paese il proprio epicentro.
La mafia, come Berlusconi, non rappresentano altro che una tendenza reazionaria, feudale ed antimodernista che porterà giocoforza l’Italia fuori dal panorama europeo per come lo conosciamo.
Viviamo in un Paese che ormai è poco più che una provincia, un Paese allo sbando che rovista nei propri intestini sperando di trovare risposte.
L’Italia è ormai una realtà feudale senza prospettiva alcuna. Chi ha un minimo di visione sa che il futuro risiede altrove. Finché li avete e potete disporne, tenete pronti i passaporti.
http://mikec...
Lo Stato Laico e il Crocefisso nelle Scuole Un argomento che sembrava scivolare lentamente nel mondo degli argomenti ignorati, dimenticati, mai affrontati seriamente, come quello della decisione della Corte Europea dei diritti dell’Uomo contro l’es…
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