Se persino Travaglio difende il crocifisso

5 novembre 2009

Dipendesse da me, il crocifisso resterebbe appeso nelle scuole. [...] Gesù Cristo è un fatto storico e una persona reale, morta ammazzata dopo indicibili torture, pur potendosi agevolmente salvare con qualche parola ambigua, accomodante, politichese, paracula. E’, da duemila anni, uno scandalo sia per chi crede alla resurrezione, sia per chi si ferma al dato storico della crocifissione. L’immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità (“date a Cesare quel che è di Cesare, date a Dio quel che è di Dio”) e gratuità (“Padre perdona loro perché non sanno quello che che fanno”)“. Parole e musica proprio di Marco Travaglio, che oggi sul Fatto Quotidiano difende in prima pagina il crocifisso. In primo luogo da Berlusconi (“un massone puttaniere non può difenderlo”), la Gelmini, e i leghisti. E poi anche dalla sentenza della Corte Europea. Alla quale il giornalista regala una lezione di storia che levati: furono quei pagani dei nazisti a fare per primi la guerra al crocifisso, come ha ricordato Socci, ci informa Travaglio. E poi, dice la Ginzburg, ebrea e atea, che il crocifisso non genera nessuna discriminazione e tace, sempre secondo Marco.

I segni e i simboli, si sa, sono lì per essere interpretati. Inutile ricordare che, storicamente parlando (visto che il giornalista la butta lì), qualche dubbio sul come sia andata davvero (e se sia accaduta davvero) la storia duemila anni fa c’è. E non si capisce proprio perché uno come Travaglio debba dare per vera e valida a priori la versione degli interessati cristiani, mentre in altre occasioni giustamente dubita delle versioni degli interessati avvocati di Previti e Dell’Utri. E’ inutile anche ricordare che di esempi di umanità, sofferenza, speranza e laicità nella storia ce ne sono stati, sia precedenti a Cristo (Socrate, per dirne uno), che successivi, senza che qualcuno si sia mai sognato di metterli nell’arredo scolastico obbligatorio con provvedimento del ministero dell’istruzione e a carico di tutti i cittadini, cattolici, musulmani, buddhisti, induisti o atei che siano.

Meglio allora, grazie a Malvino, andarsi a leggere le parole del professor Michele Ainis. Che prima di tutto ricorda a Travaglio e a Socci che se fu una dittatura totalitaria a fare la guerra al crocifisso (il nazismo), fu un’altra dittatura totalitaria (il fascismo) a prendere la decisione di imporlo nelle scuole italiane (uno a uno, palla al centro). E poi spiega che di bipartizan quel simbolo ha ben poco. “Primo: il crocifisso è un simbolo religioso, non politico o sportivo. Secondo: questo simbolo identifica una precisa religione, una soltanto. Terzo: dunque la sua esposizione obbligatoria nelle scuole fa violenza a chi coltiva una diversa fede, o altrimenti a chi non ne ha nessuna. Quarto: la supremazia di una confessione religiosa sulle altre offende a propria volta la libertà di religione, nonché il principio di laicità delle istituzioni pubbliche che ne rappresenta il più immediato corollario. Significa che fin qui ci siamo messi sotto i tacchi una libertà fondamentale, quella conservata per l’appunto nell’art. 9 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo? Non sarebbe, purtroppo, il primo caso. Ma si può subito osservare che nessuna legge della Repubblica italiana impone il crocifisso nelle scuole. Né, d’altronde, nei tribunali, negli ospedali, nei seggi elettorali, nei vari uffici pubblici. Quest’obbligo si conserva viceversa in regolamenti e circolari risalenti agli Anni Venti, quando l’Italia vestiva la camicia nera. Fu introdotto insomma dal Regime, ed è sopravvissuto al crollo del Regime. Non è, neppure questo, un caso solitario: basta pensare ai reati di vilipendio, agli ordini professionali, alle molte scorie normative del fascismo che impreziosiscono tutt’oggi il nostro ordinamento. Ma quantomeno in relazione al crocifisso, la scelta normativa del Regime deve considerarsi in sintonia con la Costituzione all’epoca vigente. E infatti lo Statuto albertino, fin dal suo primo articolo, dichiarava che «la religione cattolica, apostolica e romana è la sola religione dello Stato». Da qui figli e figliastri, come sempre succede quando lo Stato indossa una tonaca in luogo degli abiti civili. Ma adesso no, non è più questa la nostra divisa collettiva. L’art. 8 della Carta stabilisce l’eguale libertà delle confessioni religiose, e stabilisce dunque la laicità del nostro Stato. Curioso che debba ricordarcelo un giudice straniero. Domanda: ma l’art. 7 non cita a sua volta il Concordato? Certo, e infatti la Chiesa ha diritto a un’intesa normativa con lo Stato italiano, a differenza di altre religioni (come quella musulmana) che ancora ne risultano sprovviste. Però senza privilegi, neanche in nome del seguito maggioritario del cattolicesimo. D’altronde il principio di maggioranza vale in politica, non negli affari religiosi. E d’altronde la stessa Chiesa venne fondata da Cristo alla presenza di non più di 12 discepoli. Se una religione è forte, se ha fede nella sua capacità di suscitare fede, non ha bisogno di speciali protezioni“. Amen.

(Vignetta di Bucchi)

42 commenti a Se persino Travaglio difende il crocifisso

  1. ipazia

    Questa uscita inusitata fa perdere a Travaglio (fosse invece travagliato)alcune migliaia di punti del credito fino ad ora accumulato.Conferma il modo dire: ” Ad ogni poeta manca un verso “

    • e le discese ardite? e le risalite?

    • gennaro

      Ho letto in una intervista fatta al fratello di Travaglio che egli va tutte le domeniche in chiesa e da ragazzo ha fatto pure il chierichetto.
      Credo che sia il classico caso di lavaggio del cervello cattolico iniziato in età prepuberale a cui ahimé non sono immuni nemmeno le menti più brillanti.
      Un peccato veniale?
      In ogni caso una buona occasione per ricordare a noi stessi che è un grosso errore cedere alla esaltazione dei singoli, benché meritevoli di lode.
      Si dica quello che si vuole ma Travaglio il sul lavoro lo fa bene, e per di più ha il merito di voler fare quello e nient’altro, tipo darsi alla politica, cosa che al contrario fanno tutti quelli che raggiungono un pò di notorietà.
      Sempre nella intervista al fratello lessi che secondo lui “In un paese normale Marco sarebbe un giornalista come tutti gli altri”.
      Come dargli torto…

  2. bartolo

    le cose sono talmente lineari e chiare come spiegato da Ainis che mi domando cosa cribbio abbiano per la testa tutte le voci che si sono sollevate in questi giorni contro una sentenza sacrosanta, elementare.
    travaglio ha diritto a dire che a lui il crocifisso non dà fastidio e può vedervi tutto quello che dice (immagine vivente di libertà e umanità, di sofferenza e speranza, di resistenza inerme all’ingiustizia, ma soprattutto di laicità). il punto non è che la croce provochi disturbo, incubi ai bimbi, o offenda la sensibilità. il punto è che non ci deve stare perché lede la libertà religiosa. La lede anche se a me ateo, buddista, mormone, animista, musulmano o scientologo non dà personalmente fastidio o provochi disagio. punto e basta.
    che ci vuole tanto a capirlo?

    (ciao greg):-)
    (a me fa morire dal ridere la vignetta di Diderot sulla vatican crew)

  3. Giuliano

    La realtà storica dell’esistenza di Gesù è ancora tutta da dimostrare, Travaglio si dimostra più ferrato in materia giudiziaria che storica, difatti è oramai dimostrato dagli studiosi che i riferimenti a Gesù fatti dallo storico Flavio Giuliano quasi contemporaneo del “cristo” sono frutto di interpolazioni medioevali da parte di amanuensi cattolici. I riferimenti nei testi di Svetonio, Tacito etc. fanno riferimento non ad un personaggio storico Gesù ma ai suoi seguaci e comunque, per chi vuol leggere il brano intero degli stessi e non brandelli addomesticati, si parla chiaramente di superstizioni. La realtà è che di storicamente provato non c’è niente di niente solo la ripetizione da duemila anni della stessa favola peraltro rimaneggiata nel corso dei secoli e dei vari concili (si pensi alla figura di Maria)..nonè che una bugia ripetuta per duemila anni diventi per questo verità storica se ragioniamo con questo metro allora dobbiamo rivendicare la realtà storica del dio elefante Ganesh di cui parlano i Veda indiani già circa 5000 anni fa.
    Gli stessi vangeli sono scritti del secondo secolo dell’era volgare redatti in greco e non aramico (la lingua del presunto Gesù e dei suoi discepoli) da ignoti autori non testimoni comunque dei fatti.
    Infine un saluto particolare ad Ipazia che porta il nome dell’ultima grande matematica e filosofa neoplatonica assassinata nel quarto secolo dell’era volgare da un’orda di cristiani su istigazione del vescovo Cirillo ad Alessandria e questa sì che è una realtà stroica provata da fonti e documetni.

  4. ipazia

    Il fatto cha abbia scelto questo nome per conversare in rete nasce (magari lo si era già capito da un pezzo )dall’odio profondo che provo per i preti di tutti i tempi e di tutte le religioni monoteistiche che ,come è ovvio,niente altro sono che coperture per ideologie di derivazione tribale che,mettendo al centro della loro visione del mondo il principio patriarcale di autorità,individuano nel corpo delle donne il loro principale nemico,sia sul piano della pura fisictà che dell’intelligenza.In Ipazia ,infatti,lo orde dei rozzi e sanguinari monaci cirilliani vollero distruggere la loro ignoranza e la loro orribile bruttezza.

  5. Mario Pavone

    All’esimio titolare di questo blog (e alla gentile signora finlandese che ha portato alla Corte europea la questione del “crocifisso a scuola”), vorrei fare una sommessa domanda: dal momento che i simboli del cristianesimo (croci, chiese, edicole votive, opere d’arte) sono disseminati in milioni di altri “luoghi laici” (strade, piazze, cimiteri, musei, ecc.) di tutta Europa (e di tutto il pianeta), perché – ringalluzziti dal “guizzo di intelligenza” espresso dai giudici della Corte europea – non procedete oltre, chiedendo alla stessa Corte europea (e, perché no, anche all’ONU) la distruzione totale di tutti quei “residui” di cristianesimo? E – onde evitare l’ulteriore “rischio” dell’”egemonia cristiana” e dell’indottrinamento religioso delle coscienze dei tanti cittadini non cristiani (atei, mussulmani, buddisti, ecc.) che vivono nel nostro paese – perché non chiedere pure la distruzione di tutte le biblioteche pubbliche e di tutti gli archivi dove sono custoditi i documenti del cristianesimo? E ancora: Dante Alighieri, Manzoni, Giotto, Raffaello, Michelangelo, Giuseppe Verdi, J. S. Bach, Mozart, Beethoven – per citarne solo alcuni – erano cristiani e hanno “parlato” del cristianesimo. Via allora dalla nostra scuola “laica” anche tutte queste espressioni dell’”oscurantismo” cristiano. In sintesi: niente più simboli religiosi nei luoghi pubblici; d’ora in poi la parola d’ordine sia: distruggiamo, distruggiamo tutto, perfino tutte le tracce dell’antica tradizione religiosa greco-romana (che – vedi caso! – furono salvate proprio dalla saggia opera della Chiesa, la quale innanzitutto le preservò dalla furia dei barbari e poi le custodì nei suoi monasteri e le integrò armonicamente nei suoi sistemi giuridici, culturali e…architettonici). L’odio verso la persona umana ha sempre ispirato la rimozione dei simboli della cultura (libri, monumenti, chiese, croci, ecc.). Nel 1820 il poeta tedesco H. Heine scrisse che “dove si bruciano i libri, si finirà per bruciare anche gli uomini”. In un documento fotografico collocato all’ingresso del Lager di Dachau si legge: “la distruzione dei libri voluta dal regime nazista non fu che un preludio dei forni crematori”. Per quanto mi riguarda, vedo un’inquietante analogia tra la distruzione dei libri e dei monumenti e la rimozione d’ufficio del crocifisso dai luoghi pubblici. Due manifestazioni diverse, ma acomunate da un’unica posizione mentale: il pregiudizio, il rifiuto dell’altro, l’ignoranza e l’odio per la cultura. Egregi signori: nella ricorrente polemica sui crocifissi a scuola la laicità non c’entra, non c’entra neppure il rispetto delle opinioni altrui. La verità è un’altra: siete fanatici e intolleranti.

    • lelith

      beh si le minoranze emarginate ed oggetto di soprusi sono da sempre fanatiche e intolleranti.

      comunque sia gli esempi che fai sono il classico stratagemma feltriano del “buttiamola in caciara”. Qua si sta parlando di togliere un simbolo religioso in un luogo “pubblico” non inteso come luogo “spazialmente aperto” ma come luogo simbolicamente riferibile alla res publica, cioè la cosa di tutti (cattolici e non). Una chiesa non è una cosa di tutti, è una cosa di cattolici. Tutti i capoccioni che hai citato sono privati cittadini che hanno espresso il loro pensiero e le loro opinioni non sono uomini di stato che devono rappresentare tutti gli appartenenti al consorzio sociale.
      Andare a fare udienza in cassazione e vedersi la scritta “la giustizia è uguale per tutti” messa sotto un crocifisso ha delle implicazioni simboliche diverse di vedere una croce in cima ad un campanile.
      Tra l’altro io agnostico pago le tasse e con le tasse ci si pagano le spese per l’amministrazione della giustizia, e ci si paga pure il crocifisso (simbolo a me non appartenente).
      Il crocifisso è il simbolo di pochi che campeggia in un luogo con una funzione di esercito di poteri pubblici che riguardano tutti e che devono essere imparziali (anche simbolicamente) verso tutti.
      Non credo sia così difficile arrivarci. Se cattolico andassi davanti ad un giudice che ti giudica da sotto una stella di david non avresti l’impressione di sentirti giudicato da un soggetto che dichiara di appartenere ad una identità diversa dalla tua? e questo non ti genererebbe un certo disagio?
      Poi sarà anche un fatto di sensibilità personale, magari noi fanatici ed intolleranti siamo più suscettibili, ma non vedo perchè questo debba essere un motivo per obliterare la nostra esigenza di sentirci parte di una comunità di uguali ai quali appartiene nello stesso modo e nella stessa misura la realtà dello stato.

  6. STELLINA

    Sara’ ora che ci ricordiamo un pò della democrazia? Senza farci tante elucubrazioni mentali (pippe?)sul motivo per cui si ha un credo religioso piuttosto che un altro o sul fatto di avere una posizione totalmente agnostica. Lasciamo che a decidere siano i cittadini italiani con un referendum che sono gli unici legittimati a farlo, non la corte europea,non una signora che ha acquisito la cittadinanza italiana con il matrimonio.
    Non mi piace il fatto che un singolo,perdipiù straniero fino a poco tempo fa, sbattendo i pugni sul tavolo, costringa una nazione a rivedere “un’abitudine ” che ha sempre avuto. Non sono cattolica, ma a me il crocifisso non ha mai dato fastidio.

    • grano

      Nessun referendum potrà mai conculcare il diritto di un singolo al rispetto delle sue convinzioni religiose (il che comporta anche il diritto di pretendere che nella scuola pubblica che il proprio figlio è obbligato a frequentare non siano esposti simboli di un credo religioso che non si condivide), perché il volere della maggioranza non può e non deve cancellare i diritti fondamentali di una minoranza anche infinitesima: la democrazia non equivale alla dittatura della maggioranza. Questa eventuale proposta di referendum verrebbe pertanto immediatamente e giustamente bocciata dalla Corte Costituzionale. Ce ne sono, di “abitudini” di una nazione o di una parte significativa di esse che confliggono con i diritti individuali. Gli “abitudinari” seguano pure le loro abitudini tra loro, ma non pretendano di imporle a chi ha abitudini diverse.
      Se in una classe nessuno ha da ridire sul crocifisso (e in genere sarà così, per convinzione, “abitudine” o il più delle volte per semplice indifferenza) non ci sono problemi, ma se qualcuno è contrario, è giusto che il simbolo sia rimosso (e purtroppo, dato l’approccio pilatesco della Consulta sulla questione, c’è voluto l’intervento di una cittadina di origine straniera presso una corte di giustizia internazionale per confermare tale diritto)

  7. Rado il Figoq

    Scusa, Mario Pavone; al di là della scarsa fantasia della provocazione (ricordo tale e quale venne fuori ai tempi di Abel Smith), mi chiedo come si possa paragonare la pubblica via e gli edifici religiosi che vi sono edificati, con stanze al chiuso dove dev’essere rappresentato uno stato non confessionale.

    Condivido però le perplessità sulle (apparenti almeno) motivazioni della sentenza, dato che avrei preferito un richiamo alla laicità statale piuttosto che all’egemonia di una religione sulle altre. Semmai mi sarei battuto per impedire che nelle scuole pubbliche (non private cattoliche, occhio) le maestre facciano fare agli alunni la preghiera ad inizio e fine lezione, com’era ai tempi in cui facevo le elementari io (e credevo pratica scomparsa ma ho scoperto che gente con 20 anni meno di me l’ha vissuta): lì sì parlerei di “ingiusta supremazia” di una religione sull’altra.
    Anche se ai miei tempi si risolveva col buonsenso: il compagno di classe di religione ebraica non faceva la preghiera e se ne stava bello seduto a sentirci snocciolare il “nel nome del padre…”, senza alcun problema né parte sua né da parte nostra. Così come non avevo problemi io quando si faceva la messa di classe in chiesa e non mi recavo a comunicarmi.

  8. Ma questa storia dei nazisti che tolgono i crocifissi non sta nè in cielo nè in terra. Anzi hanno messo croci dappertutto perfino nelle loro divise.

    E ricordo sempre queste foto:

    http://nobeliefs.com/nazis.htm

  9. “Ma si può subito osservare che nessuna legge della Repubblica italiana impone il crocifisso nelle scuole.” Ecco, vedete come vi contraddite? Vedete come la Repubblica Italiana, in questo caso, è abbastanza saggia da non fare di un “simbolo” una questione di principio? Ossia di non fare di un simbolo un “idolo”? Quando si parla di “tradizione”, nel senso comune del termine, si parla di cose in ultima analisi “periture” ma legate ad una storia che non è ancora morta. Ragion per cui si dovrebbero imporre pragmatismo e buon senso in una questione dove col pretesto di non “offendere” la sensibilità di qualcuno (che pena, francamente, queste anime sensibili che alla vista del crocifisso si sentono come se qualcuno stesso martellando loro le falangi delle dita di una mano!) si offende la sensibilità di molti. Mentre i maestrini della laicità, al contrario, vorrebbero “imporre” per legge la non-esposizione del crocifisso. Questa sentenza è solo un inutile schiaffo alla Cristianità da parte degli Idolatri della Legge, i devoti di quella fede sedicente liberale nella quale molti giacobini si sono riciclati. Anche nella terra del sol dell’avvenire liberal-giacobina, come in quella dei millenarismi comunisti o nazisti, l’uomo può tirare finalmente i remi in barca – sollevato da quella sofferenza intellettuale che la schiavitù del tempo e dello spazio gl’impone e che va contro la sua più intima natura – affidandosi al Dio in Terra della Legge. Una Legge che meravigliosamente tutto disbriga e ordina, dove singolare e plurale con un tocco divino si compongono senza sforzo ad armonia. Dove già tutto è previsto per sempre e per tutti. E’ un’eresia speculare a quella dei tradizionalisti, un millenarismo che guarda al futuro mentre quest’ultima guarda al passato.

    • Rado il Figo

      per curiosità, ma come lo consideri il far recitare la preghiera prima e dopo le lezioni di quand’ero io alle elementari?

  10. “una questione dove col pretesto di non “offendere” la sensibilità di qualcuno (che pena, francamente, queste anime sensibili che alla vista del crocifisso si sentono come se qualcuno stesso martellando loro le falangi delle dita di una mano!) si offende la sensibilità di molti.”

    rectius: una questione dove col pretesto di non “offendere” la sensibilità di MOLTI (che pena, francamente, queste anime sensibili che alla vista del crocifisso si sentono come se qualcuno stesso martellando loro le falangi delle dita di una mano!) si offende la sensibilità di QUALCUNO. ;-)

  11. Ghisabrain

    Giova alla discussione ricordare che mussulmani ed ebrei -potrebbero- vedere nel crocifisso un simbolo tutt’altro che positivo?
    Per i mussulmani il crocifisso rappresenta contemporaneamente la negazione di dogma che vuole Gesù scampato alla crocifissione, e le guerre religiose che li hanno visti coinvolti.
    Per gli ebrei invece rappresenta secoli di persecuzioni come popolo maledetto che aveva “ucciso Cristo”.

  12. Davide

    Personalmente credo che finche’ accanto al crocifisso sia possibile mettere altri simboli, non ci sia nulla di male. Trovo strano che sia obbligatorio. Se uno studente vuole il crocifisso, metta il crocifisso. Il compagno sara’ libero di attaccare un Buddha o Merilyn Menson. Credo che questa sia tolleranza.

    Una volta chiesi a un capo scout musulmano in Francia, dove portasse i ragazzi a pregare quando non c’era una moschea. Lei mi rispose che andavano a pregare in una chiesa cattolica, che alla fine un non era il posto che contava. Fui molto sorpreso.

    Personalmente sono profondamente ateo, se questo puo’ aiutare a contestualizzare il mio commento.

  13. bartolo

    appunto davide. andavano a pregare in una chiesa. non in una scuola pubblica.

  14. maria teresa

    A me non pare che sia una cosa negativa che i luoghi pubblici siano neutri.

  15. Se Travagghio, dopo aver parlato male dei politici per qualche riga, sostenesse che la Terra quadrata è un fatto ormai acclarato ci sarebbero dozzine di seguaci pronti a riportare le sue parole ovunque, entusiasticamente.

  16. lelith

    fabrizio de andrè una volta disse che al sud c’è lavoro grazie alla mafia. questo tanto per dire che anche i più grandi non sono esenti dal dire le più grandi cazzate.
    Travaglio (che io sono ben lontano dal reputare un grande), come tutti, a volte dice cose sensate a volte dice grosse stronzate.
    in questo caso è la seconda che ho detto.

  17. Glad 57

    Forse Travaglio conosce già questa ultimissima! Ho sentito, in un salotto romano frequentato da gente che conta, che la sentenza della Corte europea è stata fortemente sostenuta e voluta dal ns. premier. Infatti, presso l’ufficio della Presidenza del Consiglio in un megacassetto sono pronte milioni di fotografie incorniciate di Berlusconi sorridente che verranno appese al posto dei crocefissi.
    “Mio fratello Gesù” ha dichiarato Berlusconi, “ha patito molto sulla croce, Papà sostiene che abbia sofferto quasi quanto me, che però a causa dei giudici e di Travaglio avrò da soffrire ancora. Perciò anche a Lui sembra opportuna questa sostituzione che, se mi consentite vado ad operare in tutte le scuole d’Italia”.

  18. Oltre a Travaglio, pure il suo amichetto Tonino Di Pietro from Montenero di Bisaccia difende la presenza del crocifisso in classe (che per onestà intellettuale significa “marcare un territorio”, come fanno i cani quando pisciano)

  19. Non ero a conoscenza del fatto che fu il regime fascista a introdurre nelle scuole il crocefisso!
    Paradossale, si, perchè il crocefisso ha, a mio avviso, un’ unica interpretazione, e cioè, che Dio sulla croce ha inchiodato, insieme al peccato, anche la sua possibilità di rifiutare l’umanità, pur se non meritevole di alcuna attenzione!…e guardando alla storia e al fascismo con la sua concezione della razza, è sconcertante!
    Ai tempi miei, a scuola prima dell’inizio delle lezioni ci facevano dire una piccola preghiera…ora non più vero! :)

  20. fab

    il crocifisso si può togliere ; ma non con le motivazioni date dalla Corte per cui sarebbe una minaccia alla libertà religiosa e al diritto dei genitori di scelgiere come educare i figli
    Se qualcuno si sente minacciato dalla presenza del crocifisso il problema risiede in lui e non nella croce

    Negli scontri ideologici tra integralismo laicista e cattolico il crocifisso è solo un espediente

    L’Europa fessa contro il crocifisso nelle scuole.

  21. rebyjaco

    Ho ascoltato questo pomeriggio a La Zanzara le parole di Dario Fo e Odifredi, oltre a quelle di La Russa sull’argomento. Bestiali! Non trovo altro aggettivo per qualificarle, prodotto di un ODIO viscerale (da parte dei primi due)e stupidità da parte di La Russa. Bestiali perché sono frutto dell’istinto e del desiderio di “”nuocere”" “”fare del male”" “”offendere”". Che il “”Crocifisso”" ci protegga da questa gentaglia!

  22. Il mio commento qui sopra l’ho sviluppato in un post nel mio blog, giovedì.
    Interviene oggi anche Piero Ostellino. Al di là delle sottigliezze o delle scelte lessicali, diciamo la stessa cosa.

    QUELL’INUTILE SCHIAFFO ALLA CRISTIANITA’ (dal famoso blog Zamax)
    Il professor Michele Ainis, sulla Stampa, ci ricorda che l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche è un retaggio di regolamenti e circolari degli anni dell’epoca fascista, seguiti ai Patti Lateranensi. Ma che “si può subito osservare che nessuna legge della Repubblica italiana impone il crocifisso nelle scuole.” Si potrebbe anche osservare che la Repubblica Italiana, in questo caso, è stata abbastanza saggia da non fare di un simbolo una questione di “principio”; ossia da non fare di un simbolo, che pure ha accompagnato la nostra storia per millenni e che fa parte della nostra tradizione, un “idolo”. Quando si parla di “tradizione”, nel senso comune del termine, si parla di cose in ultima analisi “periture”, o meglio, non per forza “imperiture”, e tuttavia legate in ogni caso ad una storia che non è ancora morta. Ragion per cui si dovrebbe far uso di pragmatismo e buon senso in una questione dove col pretesto di non “offendere” la sensibilità di qualcuno si offende la sensibilità di molti (che pena, francamente, queste anime sensibili appena arrivate dalla faccia oscura della Luna o da Marte che alla vista del crocifisso urlano come se qualcuno stesse martellando le falangi delle dita delle loro mani delicate!). Sennonché i maestrini di laicità che hanno applaudito la recente sentenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo sulla questione del crocifisso, presi dai loro astratti furori, estranei ad ogni prudente e temperante rispetto per costumi magari vecchiotti ma non ancora passati a miglior vita, né dall’opinione pubblica italiana sentiti come tali, vorrebbero al contrario “imporre”, loro, per legge, la non-esposizione del crocifisso. Perché la sola esposizione nelle scuole pubbliche, che nulla in realtà impone a chi le frequenta, per questi occhiuti guardiani della democrazia fuori della storia rappresenterebbe una sorta di muta intimidazione spiccatamente religiosa che lederebbe addirittura le libertà fondamentali previste dalla Convenzione europea sui diritti dell’uomo. Al Comitato dei Lumi che in nome della perfetta neutralità s’intestardisce a mostrare la via, la verità e la vita al popolo, con gran gioia fra l’altro dei replicanti del nostro disgraziato spirito azionista, sfugge il fatto che se col tempo maturerà nell’opinione pubblica una totale indifferenza o un sentimento ostile alla sua esposizione, il crocifisso sparirà da solo dalle scuole. Non volendo dare tempo al tempo, e forse temendo che il volgo pensandoci bene rimarrà affezionato ancora a lungo al crocifisso nelle aule, ora come ora è solo una forzatura, nelle intenzioni esemplare; un inutile schiaffo alla Cristianità da parte degli Idolatri della Legge, i devoti di quella fede sedicente liberale nella quale molti giacobini si sono riciclati. Anche nella terra del sol dell’avvenire liberal-giacobina, come in quella dei millenarismi comunisti o nazisti, l’uomo può tirare finalmente i remi in barca – sollevato da quella sofferenza intellettuale che la schiavitù del tempo e dello spazio gl’impone e che va contro la sua più intima natura – affidandosi al Dio in terra della Legge. Una Legge che meravigliosamente tutto disbriga e ordina, dove singolare e plurale si compongono definitivamente e senza sforzo ad armonia. Dove tutto è chiaro, perfetto, lucido, e soprattutto “ovvio”. Dove tutto è già previsto per sempre e per tutti. E’ un’eresia speculare a quella dei tradizionalisti, un millenarismo che guarda al futuro come quello di questi ultimi guarda al passato, ambedue legati ad un feticismo dei simboli dove la lettera regna sullo spirito.
    Che tristezza! E che tristi e maledetti figuri! Ma che vadano al diavolo! Fortuna che un ricordo dei tempi passati mi viene in soccorso, e mi riconcilia con l’umanità. Quella normale, ah ah ah… Ai tempi del Liceo tra i miei compagni di classe c’era un certo M. Zan… Nel registro di classe veniva subito dopo di me, M. Zam… Eravamo ultimo e penultimo. Questo ZZBottom aveva creato una sorta di cameratismo alfabetico tra noi due, quelle profonde intimità che si creano nel momento del pericolo comune, in concreto quello delle interrogazioni. Proprio questo compagno dalla zazzera bionda ebbe un giorno un’idea superinflazionata ma che a un campagnolo come me parve audace e geniale, una di quelle idee capaci di fruttare milioni ai celebrati ciarlatani dell’arte dei nostri giorni, dediti a sezionamenti di carcasse di animali ed impiccagioni di bambolotti e con mia grande sorpresa ancora a piede libero. Sono convinto che la covasse da molto tempo, settimane, forse mesi, ed avesse studiato il piano con lo zelo del cospiratore anarchico di fine ottocento. Stava dunque per scoccare quella mattina l’ora di religione. Nel trambusto di quei pochi minuti del cambio di guardia tra il prof montante e quello smontante, si avvicinò alla cattedra, montò in piedi sul sacro trono da dove si officiava la cultura, staccò dalla parete dietro la cattedra il crocifisso di legno e, giratolo, lo riappese al chiodino schiacciando la faccia del Figlio di Dio sulla superficie fredda della parete. Mentre sulla faccia oscura della Croce, che nuda ci guardava, attaccò un bigliettino con su scritto: “Torno subito”. Appena entrato il sacerdote – c’era sempre qualcosa di tormentato in lui – non si accorse di nulla, segno che il telefono rosso con l’Onnipotente quel giorno non funzionava benissimo. Alla scoperta del misfatto più che lo Spirito Santo lo guidarono occhiatine e sghignazzi di banditelli sempre più impazienti di vedere l’effetto dello scandalo. Alla fine girò la testa, alzò gli occhi per un momento, poi rivolse lo sguardo verso di noi. Cominciò a scrollare lentamente la testa, sorridendo mestamente, di compassione senza alcun dubbio. Il colpevole fu subito scovato poiché tutti noi lo guardavamo e lui stesso cercava i nostri occhi, atteggiandosi ad eroe. Poverino. Nonostante fosse juventino, cosa che raramente si coniuga con la nobiltà d’animo, era tutt’altro che un cattivo soggetto. Il sacerdote non disse nulla e non fece nulla. Provvide, come sempre, una delle pie donne della nostra classe, che cominciava a temere per la sua anima, dopo un quarto d’ora di cattività della croce, a rimettere nella sua posizione Nostro Signore. Ammetto: risi anch’io, anche se quell’atto sacrilego non l’avrei mai fatto. Ancor oggi non riesco a rievocare questo ricordo senza che mi si disegni sulle labbra un sorrisetto; non mi sento neanche colpevole: so distinguere la croce dal feticismo della croce.

    QUANDO SI OFFENDE IL SENSO COMUNE di Piero Ostellino (da Il Legno Storto)
    L’ iconoclastia — la negazione del valore simboli­co delle rappresentazioni religiose e la loro di­struzione — di cui si è fatta interprete la Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo con la senten­za contro la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche, è una forma rovesciata di religiosità; giustificata da una concezione strettamente razionalistica e neo-positivisti­ca del Diritto. Che sottovaluta, o addirittura nega, che a fonda­mento dello stesso Diritto ci sia la tradizione, intrisa di passio­ni, credenze, valori accumulatisi nel tempo; peculiarità, que­sta, invece, del Diritto anglosassone, così fortemente impre­gnato di religiosità, cioè di quella fusione fra sentimento reli­gioso «plurimo» e tradizione civile, che connota la nostra civil­tà in senso democratico-liberale.
    La rimozione del crocifisso dai luoghi pubblici non offende la religione — che la Corte, peraltro, non mette giustamente in discussione — ma il senso comune. Non il buonsenso, che è ideologico, culturalmente e storicamente associabile a un cer­to «pre-giudizio» sociale; ma il senso comune, che è empirico, fattuale, privo di ogni connotazione ideologica, compresa quel­la religiosa, e sociale. Il crocefisso è una testimonianza storica che, in quanto tale, non dovrebbe offendere nessuno proprio perché a-confessionale; la sua rimozione minaccia, invece, pro­prio di offendere il senso comu­ne perché è a-storica, se non an­ti- storica.
    Assimilarlo alla religione — come ha fatto la Corte di Stra­sburgo e fanno certi nostri laici­sti — è confondere la religione con la Chiesa come Istituzione secolare; non distinguere fra teo­crazia — che è la sovranità della religione che si fa governo attra­verso il primato della Chiesa sul­lo Stato — e democrazia, la so­vranità popolare, che non è negazione della religione, ma asse­gna alla coscienza individuale la scelta dell’appartenenza reli­giosa e, al tempo stesso, separa questa dal concetto di cittadi­nanza, «indifferente» all’appartenenza religiosa, grazie al pri­mato dello Stato sulla Chiesa.
    È, dunque, sotto questo profilo che appare del tutto insensa­ta l’affermazione della Corte di Strasburgo che la presenza del crocifisso in un’aula scolastica offenderebbe la sensibilità reli­giosa degli alunni non cristiani e delle loro famiglie. La religio­ne — che lo Stato moderno ha tenuto fuori dalla propria di­mensione politica — rientra dalla finestra sotto altra forma; come iconoclastia giuridica che fa violenza al principio di «in­differenza», negandolo, cioè al fondamento stesso della sepa­razione fra Stato e Chiesa e della laicità del primo. Con la sen­tenza di Strasburgo è nata una nuova forma di religione, in nome del rifiuto della religione come storia, prima ancora che come concezione trascendentale dell’esistenza. Un pasticciac­cio brutto che non meriterebbe neppure d’essere preso sul se­rio se non fosse il sintomo di un rigurgito collettivista e dirigi­sta che ricorda troppo da vicino i totalitarismi del «secolo bre­ve» per non suscitare qualche giustificata inquietudine.

  23. ipazia

    Se scoprissi che la mia visione del mondo somiglia a quella di Ostellino,diventerei ipso facto rossa dalla vergogna e cercherei almeno di nascondere la testa sotto la sabbia.

  24. ipazia

    Se scoprissi che la mia visione del mondo somiglia a quella di Ostellino,diventerei ipso facto rossa dalla vergogna e cercherei almeno di nascondere la testa sotto la sabbia!

    • Ehm ehm… mi sembrava d’aver messo ben in chiaro che è la visione del mondo di Ostellino che assomiglia – imperfettamente, ça va sans dire – a quella del grande Zamax…

  25. Z

    Sono certo che un organismo protocerebrale quale è Zamax sarebbe persino in grado di individuare una differenza sostanziale tra l’imposizione del crocifisso e quella del burqua.

    Tralasciando i vaniloqui di questo paziente affetto da una grave forma di castrazione mentale, vorrei comunque far notare che questa questione s’inserisce in un quadro molto più ampio e preoccupante.

    L’Italia non può dirsi uno stato moderno. La realtà italiana è per molti versi ancora permeata da pratiche, costumi e culture tipicamente medievali.

    Mentre per l’Europa la rivoluzione borghese è un dato acquisito, in Italia ci stiamo ancora chiedendo se i crocifissi vadano esposti o meno negli edifici pubblici.

    L’Italia è sempre più estranea alla modernità occidentale e sempre più proiettata verso quell’involuzione feudale ed anacronistica che ha nel sud del paese il proprio epicentro.

    La mafia, come Berlusconi, non rappresentano altro che una tendenza reazionaria, feudale ed antimodernista che porterà giocoforza l’Italia fuori dal panorama europeo per come lo conosciamo.

    Viviamo in un Paese che ormai è poco più che una provincia, un Paese allo sbando che rovista nei propri intestini sperando di trovare risposte.

    L’Italia è ormai una realtà feudale senza prospettiva alcuna. Chi ha un minimo di visione sa che il futuro risiede altrove. Finché li avete e potete disporne, tenete pronti i passaporti.

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  28. sayeret matkal

    Forse questa, è la prima volta che Marco Travaglio dice una cosa giusta, e cioè la difesa del crocifisso contro tutti questi laici che non vogliono riconoscere che l’Italia è, e sarà sempre un paese di tradizione cattolica. L’obiettivo, di togliere il crocifisso dalle scuole, da parte questi signori ( non laici, ma atei….) non fa altro che rafforzare la fede cristiana degli italiani.
    Il crocifisso rappresenta non soltanto un simbolo religioso, ma soprattutto, la cultura e la storia dell’occidente…

  29. trallalero trallalla

    seryet mentecat?

  30. roberto1967

    E’ una forzatura per tutti quelli che non credono nel Dogma e vedono il crocifisso nelle aule come una violenza psicologica sui loro figli; esiste ancora la libertà di pensiero e di credo ? Dovrebbero fare un referendum anziché decidere (come al solito) di testa propria, su cosa è giusto o sbagliato per gli altri.

    Ovviamente la mia è una chiara provocazione,
    ma dobbiamo stare attenti nel dichiarare cosa sia giusto o sbagliato;
    ricordiamoci quando definiamo qualcosa facente parte della storia e tradizione,
    e come essa ci sia giunta;
    simboli che hanno perso il loro nativo e pagano significato e che con la forza fisica e psicologica nell’arco di quasi 2000 anni gli si è dato un valore ben diverso, come del resto lo sono le festività (festività che hanno valenze diverse, valenze pagane, valori che abbiamo perso nel tempo proprio perché assorbite da un Dogma),
    valori che noi tutti ben conosciamo oggi.
    La libertà di credo non deve implicare obbligatoriamente l’imposizione del credo, in quanto ci sono persone che non hanno un credo e per il fatto stesso che siamo
    in uno Stato laico:

    Come sottolineato dall’art. 4 della sentenza n.203 della Corte Costituzionale,
    per la Costituzione Italiana la laicità è un “principio supremo dello Stato”,
    che si struttura negli artt. 7, 8 e 20; “il principio di laicità,
    quale emerge dagli artt. 2, 3, 7, 8, 19 e 20 della Costituzione,
    implica non indifferenza dello Stato dinanzi alle religioni,
    ma garanzia dello Stato per la salvaguardia della libertà di religione,
    in regime di pluralismo confessionale e culturale.”
    La Costituzione infatti separa gli ambiti di religioni e Stato,
    garantisce la libertà religiosa (e quindi, implicitamente, il diritto a non avere alcuna fede) e la libertà di pensiero (art. 21), negando alla religione maggioritaria (cattolica) lo status di religione di stato.

    Da questo dovremmo dunque considerare, se sia il caso nelle scuole statali,
    di mettere il crocifisso, ed io aggiungerei anche, se sia il caso
    di dare come alternativa l’ora di religione, anziché un’ora di filosofia o teosofia,
    la quale non guasterebbe affatto, anzi, probabilmente abituerebbe i ragazzi
    a valutare con la propria testa gli stimoli che gli giungono dall’esterno,
    e non per il “sentito da”, “detto da ” o peggio “io credo che…” !
    Se vogliamo crescere i nostri figli attraverso valori cristiano-cattolici,
    iscriviamoli nelle scuole gestite dalla chiesa,
    scuole che guarda caso sono sempre tra le più care.

    Se esistesse veramente la libertà di credo, non dovrebbero mettere neanche i simboli delle 3 religioni monoteiste, perchè il credo non si limita solo a quelle (come la filosofia induista, buddista , il Taoismo…) e poi c’è anche la libertà di chi non crede, e come la mettiamo ? Si può ben comprende come sia difficile il riuscire a conciliare tutto questo, quindi quanto sia complesso esporre dei giudizi su cosa sia giusto o sbagliato. Un po’ come con la “democrazia”, che impone le scelte della maggioranza alla minoranza. Bene quando ci sono 3 persone, una delle quali si dovrà accontentare della scelta delle altre 2, ma questo implica anche che 3 persone riescono a convivere bene tra loro; ben diverso è il rapporto su di una popolazione di 70 milioni di persone le quali vivono su di un territorio così vasto che alcuni non conoscono neanche l’esistenza di una parte dell’altro, e quando 34.999.999 persone devono accettare la scelta delle altre 35.000.001 (magari territorialmente della parte opposta, dove non conoscono ne usi ne costumi ne il territorio stesso dell’altra e quindi l’eventuale impatto che ci potrebbe essere) un po’ le cose tendono a precipitare. Non ci siamo solo noi, siamo in tanti e ricordiamoci che viviamo in un contesto geografico e politico nel quale conviviamo con gli altri
    (con-vivere = vivere con gli altri, quindi accettarli e rispettarne la libertà).

    Guardiamoci magari prima dentro di noi , affrontiamo i nostri scheletri nell’armadio,
    ri-scopriamoci e su questo miglioriamoci, solo poi proviamo a guardaci intorno magari a esporre un nostro giudizio, il quale però dovrà essere sempre costruttivo, in virtù proprio della con-vivenza con il nostro prossimo; ritengo che se dessimo più ascolto alla nostra coscienza, sapremmo benissimo cosa sia giusto o sbagliato, e quindi come rapportarci con gli altri; senza bisogno di avere un Dogma come riferimento.

    Qualcuno mi ha detto “MA QUEL PAESE FA COSI’…”, un’altro “MA QUEL PAESE RITIENE LE DONNE…”, la donna in Italia ha potuto votare solo dal 1946 !
    (vedi antifemminismo della Congregazione per la dottrina della fede)
    … per non parlare del diritto sull’aborto, quanto ha dovuto attendere ?

    Cerchiamo di non rapportarci come sempre agli altri ma impariamo a guardarci in casa;
    e non ditemi “PERCHE’ LA NOSTRA CULTURA RISALE…”, in quanto immagino la nostra cultura sia questa proprio perché per secoli se non la abbracciavamo venivamo bruciati vivi
    (i Quemaderos di Siviglia – quattro enormi forni circolari, ognuno dei quali «ospitava» fino a 40 condannati, introdotti vivi, e che per «giustiziarli» occorrevano dalle 20 alle 30 ore di supplizio; i forni funzionarono ininterrottamente per oltre tre secoli,
    e vennero chiusi da Napoleone nel 1808);
    cultura fondata sul terrore e la paura in nome e per amore di DIO…

    MA QUANTI MORTI CI SONO STATI ?!

    Sia chiaro, voglio solo cercare di far luce su come sia difficile decidere per una o per l’altra soluzione, e, dato che siamo oramai parte d’Europa e siamo oramai un paese multietnico (di esseri viventi e quindi in continuo mutamento), il restare ancorati alle proprie convinzioni e idee, personalmente ritengo ci porterebbe nel nichilismo più totale. Rispetto il prossimo, anche chi crede nei Dogmi (in quanto essere umano), ma per questo, oggi, penso che vadano riviste un pò di cose prima di alzare la mano
    e parlare di rispetto, cultura, diritti e doveri…
    …sempre e solo da parte degli altri.

    Penso che sia il nostro egoismo che ci porta a giustificare sempre le nostre scelte in base a quello che è stato fatto o detto da altri, e penso questo sia un grosso errore;
    come ho già scritto, noi dagli altri e dal nostro passato possiamo solo imparare
    per cercare di non rifare più gli stessi errori.

    Basti guardare che a distanza di 50 anni, ancora oggi, ogni anno c’è la giornata dedicata alla memoria, la Shoah, dove ci sono stati 6.000.000 di ebrei,
    bruciati nei forni crematori (già morti),
    mentre durante l’inquisizione, le persone venivano bruciate vive,
    e non raggiungevano altissime temperature in poco tempo,
    ma pian piano e con molta legna.
    Quindi se da una parte non dimentichiamo la Shoah,
    non vedo perchè dimenticare i 50.000.000 (Archivio sull’inquisizione della Fondazione Nobel di Stoccolma – Archivio di stato di Bamberg di Baviera Germania – Staatsbibliothek Bamberg Deutchland) di morti che l’inquisizione ha compiuto per propria mano o per conto di (in quanto la Chiesa si è sempre mostrata molto compiacente con il potere politico ed economico in primis) nell’arco di svariati secoli.
    Vorrei qua ricordare che i 50 milioni di 5 secoli fa (demograficamente parlando),
    sono come 200 milioni durante il periodo del ventennio nazista.

    Che sia solo ipocrisia la nostra ?
    Siamo sempre pronti ad alzare il dito e a giudicare senza guardarci in casa ?
    Cosa ci ha insegnato il nostro credo ?
    Quanto di quello che ci dice la nostra religione, noi lo prendiamo ad esempio e lo proiettiamo nella nostra vita ?
    Si, penso sia solo ipocrisia la nostra !

    Io ritengo che il fine sia quello del ri-trovare noi stessi,
    e che la spiritualità sia il mezzo corretto per potervi giungere;
    ma per trovare, dobbiamo cercare, e la ricerca è per antonomasia, opposta al Dogma;
    un Dogma poi, che muta nell’arco del tempo e che per celare i suoi “crimini” attua una revisione storica (http://www.cristianesimo.it/revisionismo.htm) cambiando la realtà delle cose, dimostra quanto siano saldi i suoi valori; immagino quanti siano stati i lasciti (obbligati ?) alla chiesa per paura dell’Inferno
    o per comprarsi un posto in paradiso (come fosse un villaggio vacanze con palafitte sul mare a chi paga di più), e poco tempo fa il Papa ha detto che l’inferno non esiste e si è scusato per le stragi compiute durante l’inquisizione.
    Comodo non vi pare ?

    Spero di essere riuscito a comunicarvi quanto possa essere difficile e complesso asserire se una cosa è giusta o sbagliata, dobbiamo prima cercare e comprendere,
    rammento a tal proposito una frase udita nel film Dune di David Lynch del 1984 :
    …un uomo ha bisogno di nuove esperienze…
    …esperienze che gli restino dentro, arricchendolo…
    …e gli consentano di crescere…
    …senza cambiamenti, qualcosa si addormenta dentro di noi…
    …e raramente si sveglia…
    …il dormiente deve svegliarsi!

    Troppo facile tirare il sasso e poi nascondere la mano,
    o comunque appoggiarci alla scusante che l’abbiamo visto fare o sentito dire…
    …mi torna in mente quando eravamo bambini ed i genitori ci sgridavano !

    La cosa più interessante ora, è cercare di capire in che modo si possa ritenere che un simbolo appeso in classe, possa essere una “forzatura” per altri.
    Alcuni mi hanno detto che essendo “soltanto” un simbolo per il non credente,
    lo stesso non possa in alcun modo venirne danneggiato…

    …niente di più sbagliato !

    Innanzitutto, bisogna sapere che cos’a significa e da dove deriva il termine “SIMBOLO” e poi cercarne la sua nativa valenza (in questo caso la croce, attraverso la quale più che vederne la semplice crocifissione di Gesù, dovremmo domandarci perchè sia stata scelta proprio una croce). Il tema è vasto e complesso, e ritengo dunque che per molti probabilmente, il troppo impegno richiesto a comprendere tutto ciò, giustifichi il “credere” alle parole di qualcun altro, evitando così grandi fatiche. L’abituare una persona sin da giovane età, a considerare “normale” la presenza di un simbolo nella propria vita, porta facilmente quest’ultima ad avvicinarsi poi allo stesso in modo troppo avventato, trasfigurandone la sua vera valenza e quindi l’attribuirgli in modo errato il corretto significato e dunque il non comprenderne la motivazione ad esempio per la quale un simbolo si trova precisamente in un determinato posto piuttosto che in un altro, come ad esempio perché le chiese e le cattedrali venivano costruite sempre rispettando i punti cardinali Nord, Sud, Ovest ed Est, ed il fatto che non venivano costruite in luoghi a caso (come ad esempio, sopra a delle sorgenti di acqua…), alterando dunque così la percezione sulla realtà (facendoci comprendere una cosa per un’altra). Il simbolo, racchiude in se interi e profondi concetti, e non basterebbero fiumi di parole per poterli descrivere,
    e da tutto questo, si può evincere quanto poco ri-cerchiamo le verità,
    e quanto prendiamo per oro colato, quello detto da altri.

    A tal proposito, consiglio di guardare un video molto interessante
    ([Zeitgheist] che si può facilmente reperire su Internet
    e che potete anche trovare sul mio profilo su FB),
    video che potrebbe dare un’altra chiave di lettura
    (certamente non adatto a chi vede nel Dogma la verità assoluta, non adatto agli estremisti).
    Naturalmente “estremisti” intendo quelle persone che forti di essere nel giusto
    (portatori di verità assoluta attraverso un Dogma),
    ragionano e si comportano in funzione proprio delle loro idee giudicando
    le persone che non la pensano come loro…
    Non è loro intenzione cercare di capire chi ha idee diverse per riuscire magari così a crescere e a costruire qualcosa insieme, no; loro “sanno” di essere nel giusto !
    … proprio come degli estremisti !
    Questo comportamento lo si potrebbe associare
    ad una mancanza di logica ? Ad ignoranza ?

    Questa mia è stata volutamente una “grande” provocazione, ma che penso
    possa far germogliare nuovi spunti e considerazioni in chi la legge e la valuta
    non con occhi di parte, ma con gli occhi di chi ricerca.

    Che popolo strano che siamo !
    Quando ci fa comodo, tiriamo in ballo che” l’Italia è il nostro paese e se qualcuno vuol cambiare qualcosa, lo faccia a casa sua”, giustificando la nostra imposizione dal fatto che nel suo paese noi non lo possiamo fare, e poi, in altre circostanze, sempre noi, saremmo pronti a firmare dei referendum per suddividere l’Italia in tanti piccoli “staterelli”…

    …siamo sempre a guardare l’erba del vicino, che poi,
    SARA’ SEMPRE PIU’ VERDE DELLA NOSTRA !

    Ricordo una frase udita in un film, “MR. CROCCODILE DUNDEE 1″, frase che dice :

    Domanda: Che ne pensa del diritto degli Aborigeni nel riavere la loro terra ?

    Risposta: Beh vedi, la terra non è mica degli Aborigeni,
    sono loro della terra, è la loro mamma.
    Vedi la quelle rocce che spuntano ?
    Quelle sono la da 600 milioni di anni, e ci saranno quando saremo morti;
    perciò discutere di chi sono, è come 2 pulci che discutessero di chi è il cane dove stanno !

    A ripensarci, non ci si sente un po’ ipocriti ?!

    Personalmente ritengo che la crescita spirituale per ognuno di noi,
    sia assolutamente necessaria perchè essa ci fa comprendere chi siamo
    e ci migliora nel rapporto con gli altri; è la nostra vita.
    E’ proprio attraverso questo valore che porto rispetto a tutti, anche a chi segue un Dogma, non dunque dal fatto se esso sbaglia o no
    (magari mi addolora perché ritengo che il Dogma non lo porti da nessuna parte),
    ma per il motivo stesso che ha intrapreso un percorso avente come fine
    quello di migliorarsi; mi infastidisce infatti sentir bestemmiare, non per la frase in se,
    ma per quello che essa rappresenta per un credente.
    Cerco prima di dare un giudizio, di non lasciarmi influenzare da fattori esterni,
    fattori non pensati, sconosciuti, e tutto questo richiede non poca attenzione,
    tanto che a volte mi devo arrendere di fronte alle difficoltà incontrate, sbagliando;
    ma per questo non mi fermo assolutamente dal cercare di migliorarmi.

    Una delle cose più difficili, penso sia proprio quella di giudicare;
    “qualcuno” una volta ha detto :
    CHI NON HA PECCATO SCAGLI LA PRIMA PIETRA !

  31. sayeret matkal

    Ehi….il c….. trallalero trallala è ancora vivo ..credevo che fosse alla Mecca prima a pregare e dopo a farsi saltare in aria in qualche attentato terrorista islamico ahahahahahahhahahahah

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