Fuori i secondi continua, sesta parte
05/11/2009 - Storia della Coppa del Mondo focalizzata sul cammino di chi è arrivato ad un passo dal titolo, solo sfiorando la gloria eterna, ed è finito spesso per questo nel dimenticatoio. Svezia 1958: il 23 giugno 1950 a Rio de Janeiro,
Storia della Coppa del Mondo focalizzata sul cammino di chi è arrivato ad un passo dal titolo, solo sfiorando la gloria eterna, ed è finito spesso per questo nel dimenticatoio.
Svezia 1958: il 23 giugno 1950 a Rio de Janeiro, il giorno prima dell’inizio dei Mondiali brasiliani, la FIFA assegna alla Svezia – unica candidata – l’organizzazione della sesta Coppa del Mondo, una delle migliori di sempre. Per qualcuno è anche l’ultima edizione romantica della competizione, dove si pareggia per 2-2 e a parità di punti si gioca lo spareggio. Nel 1956 fra l’altro muore Jules Rimet.
COMINCIA - I padroni di casa decidono di infrangere le proprie regole che
imponevano solo l’uso di giocatori dilettanti in nazionale: l’occasione è troppo ghiotta – un Mondiale in casa in effetti non si vedrà più da queste parti – ed è meglio sfruttarla a dovere. Per cui porte riaperte agli stranieri, in particolare quelli che militano in Italia ed ecco comparire fra i convocati Gren, Liedholm, Hamrin e Skoglund, tanto per citare i più noti. Tolto questo, che però la pone alla pari colle altre, la Svezia non abusa troppo del suo status di padrona di casa. Basti pensare alle fasce per i sorteggi della fase a gironi, composte solo con criteri geografici: Americhe, Regno Unito, Nord Europa ed Est Europa. Roba che la Svezia potrebbe trovarsi in un raggruppamento di ferro con Brasile, Inghilterra ed URSS, quest’ultima all’esordio e che nelle qualificazioni ha già fatto registrare la vittoria più larga all’epoca della storia dei Mondiali (10-0 in Finlandia). Alla fine l’urna è quasi benevola: Messico (la più debole delle americane), Galles (eliminato nelle qualificazioni ma doppiamente ripescato per uno spareggio contro Israele dell’ultim’ora) ed Ungheria (finalista uscente). La formula – fortunatamente – corregge le idiozie di quella svizzera (e sarà quella più usata ai Mondiali, da qui fino al 1970): i gironi sono “completi” con 6 gare ed i quarti sono incrociati. Il sorteggio rimane solo per decidere il primo ed il secondo posto (capiterà per Francia e Iugoslavia). La prima gara è la prevedibile passeggiata contro il Messico (3-0 con doppietta di Svensson), mentre la seconda è una più probante affermazione contro l’Ungheria, che non è più la squadra beffata a Berna 4 anni prima, ma che incute ancora rispetto. Il 2-1 finale (doppietta di Hamrin) comincia a far sperare in un risultato positivo. In effetti la vigilia del torneo non ha visto nessuna squadra ergersi a favorita principale, complice anche l’assenza di Italia ed Uruguay, che ciccano clamorosamente la qualificazione e fanno mancare fra le 16 partecipanti quattro dei 5 titoli mondiali finora assegnati.
LA STRADA – Già qualificata, la Svezia impatta 0-0 nell’ultima gara contro il Galles, che di suo inanella tre pareggi su 3 gare, compresa quella col Messico, che così conquista il suo primo punto (alla 10ª partita) nelle fasi finali. I quarti di finale sono in programma il 19 giugno, cosa che garantisce 4 giorni di riposo pieni per gli svedesi, un vantaggio non indifferente rispetto ai loro avversari, i sovietici, costretti a scendere in campo due giorni prima per lo spareggio contro l’Inghilterra. La gara risulta quindi in discesa, coll’URSS visibilmente stanca che cede senza tante storie col classico 2-0, gol in apertura (4’) ed in chiusura (88’) di Hamrin e Svensson, capocannonieri della squadra con 3 segnature. Già irraggiungibile il francese Fontaine, a segno 8 volte in 4 gare (alla fine saranno 13 gol, primato tutt’ora imbattuto). Più probante la semifinale del 24 giugno a Goteborg: di fronte la Germania
Ovest, campione in carica. La Svezia ne esce vincitrice ma i tedeschi si lamentano dell’arbitraggio dell’ungherese Zsolt, ritenuto penalizzante. I bianchi passano anche in vantaggio al 23’ con Schafer ma sono raggiunti 9’ dopo da Skoglund, grazie ad un assist di Liedholm che s’aggiunta il pallone colla mano. Poi Juskowiak è espulso per reazione e la Germania crolla ma solo negli ultimi 10’, con una bordata da lontano di Gren e l’acuto di Hamrin che chiude i giochi.
ENDING – È finale, contro il Brasile: il 29 giugno a Stoccolma, Liedholm ed altri si presentano rasati quasi a zero per una scommessa. Inevitabile il ricordo a 8 anni prima, colla gara del girone finale terminata 7-1 per i sudamericani. Si spera nella freddissima vendetta. La Svezia ha vinto il sorteggio per la maglia (entrambe gialle) ed al 3’ passa in vantaggio con Liedholm, con un gol di rara precisione (ma di una lentezza esasperante per i ritmi odierni). Ma al 10’ il Brasile è già sull’1-1 ed ha preso pure un palo. A metà ripresa è avanti 4-1 e la gara è già finita, senza molti rimpianti. Terminerà 5-2, ma vale solo per le statistiche e per vedere il gioiello finale del giovanissimo Pelé. È però il punto più alto mai raggiunto dalla Svezia ai Mondiali: dopo ci sarà solo il terzo posto ad USA 1994 nell’unica volta in cui riuscirà a tornare fra le prime quattro. Il Brasile invece comincia da qui la sua collezione record di 5 titoli mondiali.













ma nordhal (quello del gre-no-li) non c’era???
No. Era presente solo il Gre-Li.
http://fr.fifa.com/worldcup/archive/edition=15/teams/team=43970.html