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pubblicato il 5 novembre 2009 alle 17:30 dallo stesso autore - torna alla home

Era dal 1982 che gli Stati Uniti non vincevano la maratona di New York. Eppure in rete è già polemica.

Mebrahtom Keflezighi, ha vinto la maratona di New York e subito è 32504 w400xh600 Meb, una vittoria non abbastanza americanascoppiato un dibattito carico di componenti razziali e nazionalistici: può essere il trionfo di Keflezighi annoverato fra le vittorie americane? Dopo essere emigrato negli Stati Uniti all’età di 12 anni, Meb è un cittadino americano e un prodotto dei programmi americani sulle maratone sia per i college che per i professionisti. Ma, secondo alcuni, per il solo fatto di essere nato in Eritrea, non lo si può considerare un corridore americano. La polemica rivela ciò che alcuni studiosi indicano come lo stereotipo sulla razza e lo sport per la realizzazione atletica negli Stati Uniti. In una dimensione che si aggiunge e va oltre la vicenda di Keflezighi e rivela quel sottofondo di nazionalismo e di razzismo che troppo spesso rimane inespresso.

RAZZA SUPERIORE -Il razzismo è ancora estremamente importante quando si parla di atletica“, ha detto David Wiggins, professore alla George Mason University, che studia gli afro-americani nello sport. “C’è questa idea sulle innate doti fisiologiche che sarebbero presumibilmente in possesso di determinate razze. Francamente, penso che questa teoria alimenti gli stereotipi più radicati. Le forme più eclatanti e illegali di discriminazione razziale sono state eliminate, ma forme più subdole ancora esistono“. Ci sono alcuni paralleli al caso Keflezighi in diversi sport americani. Alcuni sono degni di nota a causa della discussione che hanno generato sulla nazionalità dell’atleta. Per esempio, il giocatore di basket dell’ Hall of Fame Patrick Ewing (Giamaica) e la ginnasta medaglia d’oro Nastia Liukin (Russia) sono nati all’estero, ma quando hanno rappresentato gli Stati Uniti in concorso, apparentemente non hanno incontrato lo stesso scetticismo che c’è stato per Keflezighi. Richard Lapchick, il direttore dell’Istituto per la Diversità e l’Etica sportiva alla University of Central Florida, ha affermato che l’argomento “ci fa capire che ci sono persone che ancora hanno la bandiera rossa razziale che si alza quando accadono certe cose“. Ha poi aggiunto: “Molti pensano che con un presidente afro-americano, siamo approdati ad un tipo di società postrazziale. Ma è abbastanza chiaro che non lo siamo affatto“.

L’ELITE AFRICANA - Le registrazioni per i commenti on-line su Keflezighi erano tutte anonime. Uno degli interventi più moderati sul sito Letsrun.com diceva: “Dateci tutti un taglio. E’ solo un altro vincitore della maratona africana”. Un commento sul sito internet del New York Times, invece, riportava: “Keflezighi è davvero un altro corridore di quella elite africana di nascita, educazione e formazione. Voglio sperare che gli americani stessero scherzando, quando hanno affermato che rappresenta una rinascita delle prodezze americane sulle lunghe distanze! D’altra parte, egli è un ottimo rappresentante della necessità che abbiamo di importare tutto!”.In un commento su CNBC.comDarren Rovell scrive: “Nulla contro Keflezighi, ma è come un dito che si assume per lavorare un paio d’ore in ufficio in modo da poter vincere il campionato di softball esecutivo“. Lunedì scorso, Keflezighi ha detto che le osservazioni circa la sua Mebrahtom%20Keflezighi%20 %20Olympic%20Marathon%20silver%20medalist%20and%20Eritrean%20Refugee%20to%20the%20US%20(via%20Italy) Meb, una vittoria non abbastanza americanaeredità non gli erano nuove. “Ho già avuto a che fare con queste cose“, ha detto. “Ma, ehi, sono stato qui 22 anni. E gli Usa sono una terra di immigrati. Un sacco di persone provenienti da luoghi diversi”. Del resto, anche l’ultimo americano che vinse la gara di New York, Alberto Salazar, è nato in un altro paese. Arrivò negli Stati Uniti da Cuba quando aveva 2 anni. Quando vinse, però, non sentì gli americani discutere sul dover essere considerato o meno un loro concittadino. Meb ha sottolineato due differenze tra il suo caso e quello di Salazar. La prima è che Salazar è ispanico, non nero, la seconda è che quando ha vinto nel 1982, Internet, nella sua forma attuale, non esisteva.

MOMENTI DI GLORIA -La polemica sulla nazionalità di Keflezighi non ha senso”, ha dichiarato lo stesso Salazar in una intervista telefonica. “E se  i genitori di Meb si fossero trasferiti un anno prima della sua nascita? A che punto una persona può considerarsi un americano?”.”Il problema si era già posto quando Keflezighi vinse una medaglia d’argento nei Giochi Olimpici di Atene 2004”, ha detto Weldon Johnson, uno dei fondatori di Letsrun.com. “Così, quando ho notato i commenti negativi apparsi sul sito dopo la gara, non mi sono piaciuti, ma non mi hanno sorpreso.” Forse il dibattito passionale per la vittoria di Keflezighi scaturisce dalla disperazione degli Usa per non riuscire ad affermarsi ancora sulla lunga distanza. Del resto tra il 1970 e il 1980 erano i migliori. Ma il loro momento di gloria ha cominciato la sua parabola discendente dal momento in cui gli africani hanno iniziato a dominare. Il successo dei maratoneti del Kenya e dell’Etiopia ha favorito la leggenda degli africani geneticamente dotati, imbattibili, dominanti a causa della loro biologia. “Gli scienziati hanno cercato, ma non trovato, geni specifici per gli africani, che potrebbero spiegare la loro abilità sulla lunga distanza”- ha detto John Hoberman, docente presso l’Università del Texas ad Austin, ma –  ”c’è una differenza tra il dire che non abbiamo una conclusione scientificamente rispettabile e molto ampia e sostenere, forse erroneamente, che non esiste un fenomeno fisiologico di sorta“. Per quanto riguarda la questione sugli africani che avrebbero un certo vantaggio genetico, Hoberman ha detto, “Non lo sappiamo”. La questione più rilevante purtroppo è, fin dove arrivano a rappresentare il Paese?“, e ha aggiunto “Solo i razzisti insistono sul fatto che ‘i nostri’ atleti devono soddisfare specifici criteri razziali”. Keflezighi non aveva mai preso parte a corse competitive prima di fuggire dall’ Eritrea, e si è interamente formato negli Usa. La sua carriera è cominciata nel momento in cui la sua famiglia si è stabilita sul suolo americano dove ha vinto quattro titoli N.C.A.A. ed è diventato cittadino americano nel 1998. Vive con sua moglie, Yordanos, e le loro due figlie a Mammoth Lakes, in California, ed è un vero esempio per i suoi compagni. “Gli Usa mi hanno dato tutte le opportunità, l’istruzione, lo sport, lo stile di vita“, ha affermato Meb. “Quando si sogna, si sogna. You don’t give up“.

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