Mi vendo: trattatello sull’ars amandi a pagamento

04/11/2009 - SCISSIONE - Pensiamo alla altrettanto trita retorica sulle morti bianche. Si dice sempre che questa gente muore “sul lavoro” come se il lavoro fosse un posto ben preciso. In realtà è tutta gente che fa lavori cosiddetti “umili”, per lo

     
 

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SCISSIONE - Pensiamo alla altrettanto trita retorica sulle morti bianche. Si dice sempre che questa gente muore “sul lavoro” come se il lavoro fosse un posto ben preciso. In realtà è tutta gente che fa lavori cosiddetti “umili”, per lo più operai che lavorano nei cantieri. Non ho mai sentito di un avvocato che sia morto schiacciato da un fascicolo, o di un medico che abbia riportato una commozione cerebrale perché gli era caduta in testa una radiografia.  Non amo molto le categorie marxiste ma ogni tanto sono appropriate. Questa è lotta di classe, paghiamo le “classi inferiori” per fare lavori che non faremmo nemmeno con una pistola puntata alla tempia. Sono loro che costruiscono le strade che ci permettono di andare a lavorare nei nostri comodi studi da professionisti. E lo fanno per soldi, lo fanno perché non hanno scelta. E prostituiscono le loro mani e le loro schiene.  Il caso d’Addario mi ha colpito per questo. Molte sgallettate del PDL non hanno esitato a dire che la d’Addario era poco credibile, in quanto puttana. Lo stesso Berlusconi ha detto che non si poteva chiamare in televisione una prostituta, perché, si evince, le prostitute sono per definizione immorali e non affidabili.  C’è qui una scissione tra puttana e puttaniere, un po’ come quella tra pusher e consumatore di droga.  Il pusher è per definizione un individuo losco e immorale, anche se dà al consumatore di droga ciò che lui chiede e di cui ha bisogno (ancora una volta: sì, sto semplificando). Acquistare droga è, almeno in alcuni contesti, considerato eticamente lecito mentre venderla non lo è mai. Non si capisce quindi da chi il consumatore eticamente consapevole dovrebbe comprare ciò di cui abbisogna.  Lo stesso avviene tra puttana e puttaniere. La puttana è sozza e lercia (e sfruttata), il puttaniere invece è un signore, un gentiluomo, una persona dabbene.  Mi immagino questi individui, di cui Berlusconi è solamente l’emblema, quasi il vessillo, che vanno a puttane disprezzando le puttane stesse, che si fanno stirare le camicie da filippine che disprezzano.  Qualcuno dirà, sì va bene, ma la sessualità è la sessualità, è una cosa che non si può vendere, ti definisce troppo come persona, è troppo vicina alla tua affettività. C’è qualcosa di vero in questo. Ma che dire della gente che cucina per lavoro? Anche mangiare è una cosa molto intima, eppure ci sono persone (i cuochi) che preparano da mangiare a chicchessia.

LARGA LA FOGLIA - Non sarà la retorica filo-cattolica che ci fa credere che il sesso sia necessariamente più importante e più meritevole di attenzione di qualsiasi altra cosa?  È vero, prostituirsi (immagino) può voler dire avere a che fare con persone disgustose. Ma ci sono tante altre professioni in cui la convivenza col disgusto è parte integrante del lavoro (urologi, proctologi, giornalisti di Libero e direttori del TG4).  E allora qual è la differenza con la prostituzione? Perché le prostitute sono necessariamente e intrinsecamente sfruttate anche quando non lo sono? La differenza tra una donna che fa un calendario o fa la velina è una differenza di genere o come io credo, una differenza solo di grado?  Le prostitute rispondono a una precisa esigenza del mercato, un’esigenza che ci sarà sempre finché ci sarà l’uomo (e intendo proprio l’uomo, non l’essere umano).  Le prostitute soddisfano bisogni reali, le veline bisogni fittizi, promettendo quello che non danno, istillando nel pornofobico ma altresì pornofilo padre di famiglia l’idea che quel culo ben tornito sia a portata della sua tozza mano. Le veline imbrogliano, le prostitute no.  Non sto dicendo che prostituirsi sia una bella cosa, e nemmeno sto dicendo che sia una brutta cosa, o men che meno che chi vada con le prostitute meriti un premio o un encomio.  Sto dicendo che se fossimo meno ipocriti non staremmo nemmeno qui a parlarne, e io mi sarei dovuto inventare qualcos’altro su cui scrivere questo pezzo. Che per inciso mi è stato ispirato dal titolo di quest’articolo che non ho ancora letto. Buon meretricio a tutti.

     
 

15 Commenti

  1. ipazia scrive:

    Mormegil,traducimi in italiano: “OMNIA MUNDA MUNDIS”.La bruttura non è nella cose di cui parli,ma nei tuoi occhi che le osservano.

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