Molti giovani dovranno scegliere in questi giorni la propria facoltà universitaria. Questo articolo dà loro un’alternativa concreta, per calarsi da subito nel mondo del lavoro senza passare necessariamente per un pezzo di carta e un call center.
Mettiamo subito le mani avanti: quella che segue non è un argomentazione cicero pro domo sua (anche perché non sono cicero e comunque la casa è dei miei). Non sono mai andato a mignotte (vi prego, non fatemi dire “escort”, io con una escort al massimo ci andrei in un villaggio turistico) e nemmeno a trans. Come il nostro benemerito presidente del consiglio trovo che il massimo piacere non sia fare sesso ma convincere una donna altrimenti recalcitrante a farlo (se non è recalcitrante va bene anche che finga). Ciononostante non penso che ci sia nulla di sbagliato nel prostituirsi e detesto la retorica sulla prostituzione. Intendiamoci, quello che segue è un discorso teorico e quindi non ha necessariamente qualcosa a che spartire con la (immagino) complessa situazione reale. Diciamo che il mio discorso teorico sta alla prostituzione reale come il socialismo utopico stava al comunismo sovietico. Potrebbe non entrarci molto, ma è un limite ideale a cui tendere.
PRESTAZIONI CORPORALI - Per questo motivo non parlerò di sfruttamento della prostituzione, che è tutt’altro
paio di maniche. Un’attività altrimenti lecita può essere resa illecita dallo sfruttamento. Se obbligo qualcuno a fare panini dalla mattina alla sera e gli tolgo il 90% di quello che guadagna credo che ci siano i termini per dire che non è una cosa fatta a puntino. Ciò non toglie che mettersi volontariamente a fare panini non sia in sé un male. Parto dal presupposto milliano secondo il quale “su se stesso, sul proprio corpo e sulla propria mente l’individuo è sovrano”. Non è qualcosa di dimostrabile in senso stretto, ma è un principio a favore del quale si possono addurre buone argomentazioni. Ma non farò nemmeno questo, mi limiterò a notare che è un principio ben radicato nel nostro ordinamento legale e nei principi su cui si fonda società in cui viviamo, che si suppone democratica e liberale. In Italia il principio dovrebbe avere una declinazione diversa come “sul proprio corpo e sulla propria mente l’individuo è sovrano a meno che il Papa la mattina non si sia svegliato storto”. Ma ho promesso di rimanere sul piano teorico, e cercherò di far finta di voler credere che questo principio sia valido anche nell’Impero Vaticano. Se il corpo è mio, o secondo alcuni “se io sono il mio corpo”, ne consegue che posso farci quello che mi pare. Posso anche venderne le prestazioni per una cifra concordata. Questa è in effetti la definizione di lavoro. Se vengo assunto da MacDonald (che iddio me ne scampi e liberi) sto vendendo le prestazioni delle mie mani – e il mio tempo – per fare panini. Se decido di darmi alla libera imprenditoria posso vendere le prestazioni del mio ano, della mia vagina o del mio pene.
LIBERAMENTE - Non credo ci sia un buon motivo, se non il bacchettonesimo militante, per ritenere che le prestazioni di una vagina siano necessariamente squallide e immorali, mentre le prestazioni delle mani siano encomiabili e meritevoli (e ricordiamoci che con le mani tu puoi dirmi di sì). Eppure sulla figura della prostituta (o del prostituto) c’è una trita retorica che dà per scontato che le prostitute siano tutte sfruttate (molte lo sono, ma non tutte, e non per principio). Come se non si potesse scegliere volontariamente di vendere le prestazioni del proprio ano, della propria vagina o del proprio pene. Ho conosciuto almeno una persona che lo faceva. Non aveva quel che si dice un
protettore ed era ben contenta di guadagnare in un’ora ciò che altri guadagnano in un mese. Nel tempo libero poteva leggere, scrivere e fare di conto. Era una persona libera, come molti lavoratori dal turno 9-17 non sono. Ovviamente non dico che tutti i prostituti e le prostitute scelgano liberamente di prostituirsi. Sto dicendo che molte persone non scelgono liberamente nemmeno di lavorare da MacDonald. Sto dicendo che è il termine “liberamente” ad essere equivoco (ancora una volta: lo sfruttamento della prostituzione è tutto un altro paio di maniche). Già, perché qualcuno potrebbe dire: lo fanno solo per soldi, se avessero abbastanza soldi non lo farebbero. Questo in effetti vale per la stragrande maggioranza dei lavori. Quanti sani di mente lavorerebbero a una catena di montaggio se avesseroabbastanza soldi per potersi permettere di starsene a casa?




non posso che concordare (e non in teoria).
Trasferendo il discorso sul piano giuridico se una donna decidesse di vendere le proprie prestazioni erotiche e volesse contrattualizzare questo rapporto non potrebbe farlo perchè l’oggetto del contratto sarebbe contrario al buon costume.
Questo perchè il buon costume, cioè la morale sociale (casualmente di matrice cattolica), prevale sulla morale individuale. Persino quando questa riguarda esclusivamente la disponibilità di sè stessi ed in assenza di lesione di diritti altrui.
Non parliamo poi di quando la disponibilità del sè attiene alla sfera sessuale, fulmini e saette! non vorrete far piangere santa rita da cascia?
E’ un discorso che potremmo ricollegare ad ipotesi apparentemente lontane come ad esempio l’illegalità dell’omosessualità che esiste in molti paesi islamici. Anche lì non puoi disporre del tuo corpo (e finanche dei tuoi sentimenti) perchè l’uso che ne fai è contrario alla morale corrente e quindi non merita nè riconoscimento nè tutela da parte dell’ordinamento (ma anzi viene addirittura sanzionato).
Per non tirare in ballo discorsi tipo l’eutanasia, atto supremo di disposizione di sè e suprema blasfemia che gesù bambino ce ne scampi e liberi.
Alla fine scava scava il discorso è sempre uno: c’è qualcuno che pretende di dirti come puoi e come non puoi disporre del tuo corpo.
Nel caso della prostituzione in particolare c’è qualcuno che ti dice che dare prestazioni erotiche in cambio di denaro è immorale e quindi non merita riconoscimento sociale e giuridico.
Tolto questo non c’è una buona ragione per cui esercitare la prostituzione liberamente non possa essere considerata una attività lavorativa equivalente alle altre.
E poi le prostitute vendono il loro corpo mentre certa gente vende il proprio cervello, cosa che mi sembra molto più esecrabile.
eh sì, ci sono molte professioni decisamente più riprovevoli e spesso le si svolge in giacca e cravatta in ufficio o davanti allo schermo o anche in una divisa piuttosto che in un’altra. E pensare che ci sono madri che vanno in estasi mentre raccontano alle amiche che il figlio è stato assunto dalla tale multinazionale…
Servi, siamo in tanti. Loro, quelle che scelgono, sono più libere
ttimo pezzo. Che condivido completamente. In effetti e’ talmente lapalissiano che il meretricio, cosi’ come il pagamento per la prestazione sessuale, siano scambi consensuali tra due persone e quindi totalmente leciti e morali.
Allo stesso modo pero’, come hai accennato di sfuggita, bisogna rivalutare il ruolo del pusher, il cui mestiere rientra a pieno nella stessa categoria della prostituta. Lo si puo’ imputare di danneggiare qualcuno, ma questo qualcuno coincide con chi liberamente acquista. E dunque non e’ immorale, almeno fino a che non giudicheremo immorale farsi male da soli.
A ben vedere, tutti i mestieri non richiesti dal mercato, che danneggiano terze parti, hanno matrice politica.
O sono politici (chi pagherebbe volontariamente un politico), o professioni esistenti solo grazie a coercizione politica. (finanziere, burocrate, conta tombini palermitano).
Vorrei pero’ che tu avessi il coraggio di trarre le giuste conseguenze sul presupposto milliano da te menzionato.
Se sul mio corpo, sul mio cervello e su me stesso sono sovrano, per quale motivo lo Stato preleva senza il mio consenso oltre il 60% del frutto del mio lavoro?
Il frutto del mio lavoro, e’ di mia proprieta’ e nessuno dovrebbe potermelo togliere con la forza. Saro’ io a comprare servizi da altri barattando parte del mio lavoro in cambio degli stessi.
Dal presupposto milliano deriva logicamente l’iniquita’ della tassazione che si configura come nient’altro che una schiavitu’ imposta dai politici verso i propri cittadini.
Non solo lo stato preleva parte del frutto del tuo lavoro. Anche l’azienda per la quale lavori. Entrambi lo fanno col tuo consenso. Più o meno “libero”.
> Se sul mio corpo, sul mio cervello e su me stesso sono sovrano, per quale motivo lo Stato preleva senza il mio consenso oltre il 60% del frutto del mio lavoro?
il discorso è complesso. come fai a comprare servizi quali il suolo delle strade che calpesti? in linea teorica potrei anche essere d’accordo, in pratica è un discreto casino.
Sex 6 Italy, ci risiamo:
EDIT: Vada a spammare da un’altra parte.
Admin.
ah, dimenticavo, la proprietà è un una convenzione e un artificio, che ha ragione d’essere soltanto in uno stato (o qualcosa del genere) che la istituisca e la tuteli. se vuoi l’anarchia devi anche essere disposto ad accettare che se sono più forte di te mi prendo ciò che è “tuo” (il che non è necessariamente un male, ma poi non mi venire a dire “il frutto del lavoro è di mia proprietà”). insomma, it’s complicated, lei mi confonde liberalismo con liberismo.
scusa se mi permetto, ma direi che tu invece confondi “liberismo” con “anarchia”.
“Anarchia” è assenza di Stato o assenza di potere non “legge della giungla”. L’ “anarchia” è una seria corrente politica e filosofica è una semplicazione frutto del luogo comune che corrisponda all’assenza di regole.
Beh io direi che le veline invece possono servire a creare la domanda. Come gran parte di ciò che passa in TV, la velina ha il solo scopo di creare bisogni. Nell’uomo il bisogno di scoparsela, nelle donne il bisogno di essere come lei. Le prostitute rispondono al primo bisogno. Estetisti, creme antirughe, psicologi, etc al secondo. La velina non inganna. Stimola.
Com’è che sono stati cancellati i miei commenti? Ho infranto qualche regola?
io li leggo!
uno alle 18,29, uno alle 18,38 e uno alle 18,34
non li visualizzi?
Adesso si! Scusa il disturbo.
“Non sto dicendo che prostituirsi sia una bella cosa, e nemmeno sto dicendo che sia una brutta cosa” “Anche mangiare è una cosa molto intima”
è una brutta cosa. punto. vendere il proprio corpo così come altre cose – mi viene in mente rubare, e non lo fa solo che è alla fame, anzi – è indegno di qualsiasi donna. vadano a fare le cuoche.
idem per i “puttanieri”.
e aggiungo, come per il rubare, a maggior ragione se non sei costretta.
Mormegil,traducimi in italiano: “OMNIA MUNDA MUNDIS”.La bruttura non è nella cose di cui parli,ma nei tuoi occhi che le osservano.