Economia

La falsa ripresa del mercato dell’auto

3 novembre 2009

Le vendite di ottobre mostrano numeri positivi, ma guardando meglio si nota che la crisi è profonda.

A leggere frettolosamente i dati di vendita delle auto ad ottobre si direbbe che la ripresa è cominciata nel settore produttivo che da sempre ha trainato l’economia nazionale. La realtà invece è ben diversa e mostra come il settore, drogato da incentivi senza precedenti, riesce a galleggiare solo grazie ai forti contributi statali. Innanzitutto, a differenza da quanto titolano entusiasticamente alcuni quotidiani la ripresa del mercato è molto limitata visto che l’incremento del 15% si riferisce al confronto con l’anno scorso quando c’era stato il primo grande crollo legato alla crisi economica: il confronto rispetto a due anni fa rivela ad esempio un calo maggiore del 5%.Ma il dato peggiore è che questa mini-ripresa dipende totalmente dagli incentivi statali, quelli estremamente generosi (pari a 3500-5000€) per le auto ecologiche che rappresentano il 25% delle vendite e quelli normali a cui ha fatto ricorso addirittura il 90% di coloro che hanno acquistato un’auto rottamando quella vecchia . Se pure Marchionne ha ammesso che «non è azzardato ritenere che circa mezzo milione di vetture vendute nel 2009 grazie agli incentivi siano anticipi di acquisti che si sarebbero comunque effettuati» è chiaro che se gli incentivi continueranno, probabilmente questi anticipi saranno comunque smaltiti l’anno prossimo con un notevole ridimensionamento dei dati di vendita, se termineranno si arriverà ad un tracollo davvero senza precedenti.

PICCOLO E’ BELLO - Ma il dato più preoccupante è che, seguendo un trend che avevamo già segnalato a luglio dell’anno scorso  il valore complessivo del mercato dell’auto continua a diminuire: rispetto a due anni fa ormai vale il 25% in meno . Questo perché gli acquisti si dirigono sempre più verso le auto più piccole (65% contro il 57% di un anno fa) e le marche più economiche. Gli incentivi poi, privilegiando le auto GPL-metano (tipicamente più piccole), hanno accelerato questo trend. Inoltre, come prevedibile, non ripartono gli acquisti delle aziende che registrano ancora ad ottobre un calo del 18% segno che, seppure la crisi tende a scemare, non ripartono gli investimenti.

SUPER INCENTIVI - In questo scenario fosco non va meglio per la Fiat: se infatti il recupero la riporta ai valori numerici di due anni fa (aumentando quindi la quota di mercato del 30% a più del 32%) la sua dipendenza dagli incentivi è davvero totale. La Fiat Punto ad esempio, l’auto più venduta del gruppo, vende quasi 10.000 delle sue 16000 unità con alimentazione a metano o GPL e quindi con superincentivi. Non da meno la Panda che immatricola in questo modo quasi il 50% dei suoi modelli e la Lancia che deve il suo recupero alla completa gamma Eco-chic fatta di modelli il cui lusso aggiuntivo viene pagato dallo Stato per effetto delle motorizzazioni alternative. Ecco perché si ripetono le pressioni di Marchionne che deve la sopravvivenza della sua azienda nel 2009 alla tempestiva quanto sospetta disponibilità delle motorizzazioni a GPL proprio in corrispondenza del sorprendente varo da parte da parte del governo del super incentivo di 3500-5000 euro. Fino ad ora questa operazione è costata nel 2009 ai contribuenti qualcosa come 1,2 miliardi di euro. Ma se un mercato, pure pompato dallo Stato, perde il 25% del suo valore e se le produzioni si spostano sempre di più all’estero come sarà possibile non avere una diminuzione almeno di pari livello della occupazione? Sarà disposto il governo ad affrontare la stessa spesa anche per l’anno prossimo pur sapendo che nemmeno questo fermerà cassa integrazione e licenziamenti?

Un commento a La falsa ripresa del mercato dell’auto

  1. Bravo Pietro.
    Il punto è proprio questo:
    è discutibile che gli incentivi siano utili nel breve periodo, ma è certo che non sono sostenibili nel lungo, sia perchè perdono di efficacia sia perchè qualcuno prima o poi potrebbe chiedersi se è utile spendere tanti soldi pubblici per sostenre un settore anzichè per altri scopi di sviluppo economico e sociale.

    Inoltre, vale per gli incentivi come per la cassa integrazione (ed è il motivo per cui giudico pessima la politica economica del governo Berlusconi) prima o poi l’economia deve “ripartire”, perchè non si può sussidiarla in eterno: non è sostenibile per il bilancio pubblico ed è economicamente sbagliato.

    Per questo sarebbe meglio cominciare a fare riforme strutturali (a costo zero, o anche a costo da quantificare): Perchè così galleggiamo per un po’, e poi affondiamo comunque.

    UN sorriso speciale

    C.

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