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pubblicato il 3 novembre 2009 alle 09:35 dallo stesso autore - torna alla home

Prima versione, quella a caldo: “Sono tutte calunnie, non è vero niente, quel video non c’è e se c’è è un falso“. Seconda versione, il 4065578861 e823f0dd17 o Linsostenibile leggerezza delle versioni di Marrazzogiorno dopo: “E’ un complotto contro di me, gli assegni non ci sono e le firme potrebbero essere false, attendiamo l’esito delle perizie calligrafiche“. Terza versione: “La droga? Non c’è, non esiste, non è mai esistita, ce l’hanno messa i carabinieri“. Quarta versione, quella di ieri: “Non mi sono mai sentito ricattato, quella che ho subito è una rapina, i soldi servivano anche per comprare la droga“.

In una quindicina di giorni Piero Marrazzo ha fornito dei fatti che l’hanno visto coinvolto una serie di versioni, tutte talmente contrastanti tra di loro da lasciar sospettare della credibilità di ognuna ben prima che questa venisse smentita. L’ex governatore del Lazio oggi si è ritirato dalla vita pubblica, giustamente visto quanto accaduto; eppure, continua a raccontare quelle che i giornali chiamano le “sue verità” con una disinvoltura impressionante. Ognuna cozza con quanto detto prima, in pubblico o in privato (gli assegni erano stati bloccati?), tanto da far pensare che ormai la sua parola non valga più nulla. Specialmente quando viene confrontata con le versioni dei fatti fornite dai carabinieri: “Il 3 luglio abbiamo ricevuto una segnalazione da parte di un confidente di nome Gianguarino Cafasso che in un appartamento di via Gradoli era in corso un festino a base di sesso e droga. Cafasso mi chiamò con il suo telefonino. Al momento dell’accesso nell’appartamento erano pre senti un transessuale, Cafasso e un uomo che stava in mutande e io e Simeone abbiamo riconosciuto immediatamente come il dottor Marrazzo. Ci disse di non rovinarlo… Abbiamo proceduto alla sua identi ficazione. Abbiamo controllato anche Cafasso per evitare che gli altri capissero che l’indicazione era par tita da lui. Confermo che c’era Cafasso poiché lui è il classico ‘pappone’ dei transessuali ed era lì per prendere la sua parte di soldi“.

E soprattutto, in ognuna delle versioni e delle contro-versioni sembra quasi che Marrazzo abbia un unico interesse: quello di alleggerire la sua posizione, non importa a discapito di chi (o del ridicolo). E difficilmente si riesce a non pensare che l’ex giornalista di Rai 3 se la sarebbe potuta cavare, dall’inizio e perlomeno con la stampa, dicendo due paroline dal sapore sovietico ma sempre attuale: no comment. Senza parlare con la stampa, dicendo tutto ai magistrati, Marrazzo avrebbe evitato a sé stesso e all’opinione pubblica questo stillicidio continuo di versioni e controversioni, retroscena e controretroscena, supposizioni e controsupposizioni. Di questi tempi non sarebbe bastato. Ma avrebbe aiutato, e tanto.