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Le streghe son tornate ma nessuno è spaventato

CASSANATE – Meno male che la Juve non caccia nessuno cioè che non c’è alternativa a Ferrara cioè che (per il Grande Vecchio) c’è il Mondiale, meno male che Blanc decide con un occhio al bilancio ed è l’occhio buono. E magari sa che risparmiando uno stipendio e una brutta figura oltre a quello nel bilancio gli convenga rigore anche sul campo. Fondamentale: avendo accumulato più cariche di chiunque altro in Serie A può decidere da solo. Almeno gli errori condivisi ce li risparmieremo. L’altra seconda è la Samp, che ha rinculato spaventosamente, che vede Cassano nervoso minacciare di andare via che spesso è peggio dell’andare via sul serio, che è stata risparmiata dal Bari e (alla faccia delle lamentazioni e del lasciateci vincere, divenuto un lasciateci pareggiare con un fuorigioco inesistente all’ultimo istante) dall’arbitro perché Marassi è Marassi e Genova dev’essere una città tanto bella che un omaggio alla bellezza quelli che decidono glielo lasciano sempre, e della quale avevo pronosticato sia il fuoco di paglia che l’effetto negativo del tormentone Cassano proprio sull’ambiente doriano più che sugli umori e la simpatia di Lippi. Era facile. Sono le probabilità che hai di rompere la simpatia di un toscano antipatico ai più come Lippi rispetto quella di una (ex) isola felice. Pensare a salvarsi. Quarto il Milan che cade sempre in piedi. Io lo ripeto sempre ai miei amici milanisti, l’avevo scritto anche nell’intervallo a Madrid. Non abbiate paura, non abbiate paura. Un goal di Nesta al novantesimo arriva sempre. Non perdere col Napoli attuale pure. Magari a Milanello e nella Sud di San Siro questo non basta. Nel resto del mondo però cavarsela sempre è una qualità. E Ronaldinho tra noi mortali può anche toccare due palloni due come con il Parma e far bene lo stesso. Gli immortali invece si piangono addosso, anche se con meno occhiaie di prima, benché quarti come prescrive il manuale,come una invidiabile azienda, come raramente in Italia: in Europa col minimo sforzo. Per l’Europa League ci sono Fiorentina, Napoli e Genoa e Parma. Il Genoa, per carità. Tornerò a parlarne quando al posto di Marassi avran messo qualche inutile forma di culturame, un po’ come quando sequestrano il castello mediceo al boss e le sue cure per lasciarlo agonizzare incustodito nel conforto della nostra buona coscienza. Il Parma è un giochino per nostalgici: si difende in cinque e lo dichiara pure. Il Napoli è la squadra più rompiscatole del campionato. Niente pause pipì, niente cambi di canale manco nel recupero. Il bilancino di Mazzarri è talmente noto che non va ripetuto. Tre vittorie e un pareggio senza fare l’odiato 3-5-2 o meglio facendolo senza dirlo, rimettendo in piedi il fisico dei calciatori, ricompattando l’ambiente con qualche sceneggiata, sfruttando nel modo tattico più elementare ossia i tagli un organico zeppo di esterni e provvisto di Marek Hamsik, del miglior giocatore al mondo se il calcio fosse un gioco senza palla. S’è guadagnato l’amore del presidente rivalutando per amore e per la scuderia elementi deprezzati e fuori mercato o tenendo stabile (anche con la panchina) il valore degli investimenti. Ora che il direttore che li ha comprati non c’è, si può. Prima della Fiorentina, un doveroso cenno alle romane. Alle quali auguriamo per bacino d’interesse e ordine pubblico tutto il bene possibile oppure, più utile della pace nel mondo, una serena permanenza in A. La Roma può andare in Europa. Ci sono squadre cicala, la Roma lo è nel dna. Avrebbe potuto aprire un ciclo ma a Milano dopo non essere riuscita a chiudere la gara (anche per colpa di Rosetti, ma coso, Bendoni non lo poteva sconsigliare sui giornali prima ?) ha perduto subendo in contropiede fuori casa per non accontentarsi del pareggio. Poi col Livorno ha avuto e sprecato sette occasioni sette chiare da goal (le ho contate) con Vucinic che sembrava la reincarnazione umana del giro di campo di Roma-Lecce del 1986. Ha perduto ancora con l’Udinese grazie a una mezza papera di Doni e il bis dei quasi goal, riaggiustando la classifica in casa col Bologna e una mano di Dio se a Perrotta non credete. La gente nel frattempo ha fatto il suo mestiere, ha contestato. Ranieri ha fatto il suo mestiere, messo le mani avanti su giocatori e obiettivi finali nel modo più furbo, come è possibile agli allenatori che di cicli non ne devono aprire dicendo cioè la verità. La società ha fatto il suo mestiere come lo sa fare la figlia di Sensi, ha fatto una cosa buona, rinnovare il contratto a Pizarro caso mai il mettere la gamba avesse ragioni che il conto in banca non sa, e una no, Montali. Già me lo immagino un uomo di campo come Brunetto Conti messo sul lettino della psicologia da autoscuole con la quale questi organizzatori di risorse umane sfangano a suon di motivazioni dallo sprofondo e dar la carica in inglese il lauto stipendio dal povero calcio. Uno che Moggi dixit alla Juve ha fatto solo si e no un tanto al kg con la paletta al momento del voto in cda, uno che non farà mercato ma soltanto fastidio a quelli che devono stare in prima linea e che avendo le chiavi della baracca da mandare avanti sarebbero per chi paga (ma chi paga ?)la gestione delle risorse che non possono essere gestite. La Lazio può, tranquillamente, salvarsi. Da Siena a Siena. C’è Beretta, uomo di Moggi: salvezze a Siena tranquillissime da addormentarsi e sognare con calma la prossima stagione. Sennò Rossi, boh.

L’ALTRA DI ROMA – Lotito s’è già salvato dal mobbing verso Zarate e Pandev e quindi sta a posto. Nel caso, può sempre prendere il posto di De Sica nello spot con Belen: il latinorum è uguale. La squadra dopo due sconfitte ha preso un brodino a Siena e visto che la gente va riportata allo stadio e Ledesma e Pandev in campo c’è bisogno di cacciare l’allenatore. Quello che per scelta tecnica ha sbagliato con i due reprobi. Ballardini che s’è prestato come doveva a fare da salvagente al suo presidente pagherà se Lotito non è impazzito come tutti i seri aziendalisti: per aver compiuto il proprio dovere. La Fiore ha un proprietario, Della Valle, che si diverte col giochino delle dimissioni da presidente senza vendere la società. Promette lo stadio e l’area commerciale ma evidentemente per fare i giochetti non ha i soldi e i soci e li sta cercando come fanno a Firenze i Della Valle: facendosi aiutare dalle istituzioni per avere un robusto sconto. Che in Italia si chiama salto di qualità. La proprietà è sfortunata: torna con enfasi allo stadio per ricevere applausi proprio la domenica della sconfitta col Napoli e quindi degli applausi riceve solo la parte più inutile. Quelli d‘incoraggiamento prima dello spettacolo e non quelli definitivi alla fine della messinscena. La squadra col Napoli è stracca, la difesa migliore del campionato è tale solo per la presenza di Frey e se ne dimentica, Prandelli (il miglior allenatore italiano, dicono) regala per un tempo Gilardino (il miglior centravanti italiano, dico) alla modesta difesa partenopea e perde e gli va anche di lusso nel punteggio modesto. Va a Genova e perde con l’eau de Marassi. Fa tre punti poi facili con il Catania. Sarebbe tutto sommato una piazza mediocre e destinata all’anonimato se non avesse un ds come Corvino. Un omaccione senza baffi ma come uno sparviero. Al termine della vittoria sul modesto Catania, che non potrebbe fare paura a una mosca e che non avrebbe ganci a Palazzo nemmeno li avesse o giusto per impiccarvisi, Corvino gestisce l’ambiente e la stampa in modo meraviglioso: profittando di un rosso irrilevante ad un suo difensore, avverte la Serie A, attenti che forse ci sentiamo danneggiati a prescindere che lo si sia e questo alla lunga deve pagare. Meraviglioso, dovrebbero farne lezione tutti quei club che del lamento possono per ragioni di storia farne libero uso e ne hanno estremo bisogno e che per un motivo o un altro finiscono con lo sbraitare contro le maggiori utenze del campionato senza avere la pazienza di aspettare un Catania e un pretesto per farlo per bene. Chiedere crediti al tifo e a Collina insegna Corvino si può. Basta danneggiare nessuno.

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