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pubblicato il 31 ottobre 2009 alle 08:30 dallo stesso autore - torna alla home

Per tribunale penale è innocente perché “il fatto non costituisce reato”. Per quello civile è colpevole e deve pagare 8.000 euro di risarcimento. Ora “un giudice a Berlino” non basta, ce ne vogliono almeno due?

Internet, Italia. La forma vuole che: “La legge è uguale per tutti”, sennonché, se ad occuparsi dello stesso caso sono giudici diversi, di tribunali in sezioni differenti (penale censura Assolto nel penale, condannato nel civile: succede ad un bloggere civile) può capitare che l’assoluzione di uno equivalga alla condanna dell’altro. Questo almeno è quanto è capitato a Mirko Morini, giovane blogger ferrarese, assolto dal giudice monocratico del tribunale di Ferrara, per non aver commesso il fatto, per poi essere condannato in sede civile al risarcimento di 8.000 Euro più le spese processuali.

LA LIBERTA’ DI UN BLOGGER – Procediamo con ordine. Già in passato ci siamo occupati della vicenda delle sue implicazioni legate alla libertà d’espressione sul web e delle stesse motivazioni della sentenza pronunciate in sede penale. In breve, Gigi Moncalvo, già direttore de La Padania, poi conduttore di un programma televisivo in Rai ed infine pure dirigente (in quota Lega) di una struttura di “Viale Mazzini”, querelò per “diffamazione aggravata”, aggiungendo pure in sede civile il risarcimento danni, Mirko Morini, blogger noto con il nome di Butirrometro, oggi, poi, Banality Fair. Morini, in sostanza, aveva ironizzato con una satira dal taglio moto caustico sullo stesso Moncalvo definendolo: “Ex idiota, ora riabilitato dai più, famosa la sua faccia da rimprovero”. Moncalvo. All’epoca, sostenne che quasi casualmente, si era imbattuto nel suo “censore”. Un amico, infatti, avrebbe cercato il suo nome su di un motore di ricerca, e da questo sarebbe poi risalito al blog del Morini. L’autore di Butirrometro non si diede per vinto e, un po’ alla volta, costruì la sua campagna di difesa sostenendo che: “I blogger non hanno alle spalle editori che pagano e se si comincia a giudicarli con lo stesso metro con cui si valutano, per esempio, i giornalisti (che però, spesso, possono contare sulle spalle larghe degli studi legali dei loro editori n.d.a.), la libertà d’espressione di un paese è seriamente minacciata”.. Il suo avvocato argomentò proprio sulla natura del “genere” satirico, sull’enfasi che fa della realtà senza che questa sia oggetto d’insulto o diffamazione. Il pubblico ministero, a sua volta, aveva chiesto la condanna a 600 Euro di multa. Il la giustizia Assolto nel penale, condannato nel civile: succede ad un bloggergiudice del tribunale di Ferrara, come detto, emise in seguito il verdetto d’assoluzione con la formula: “perché il fatto non costituisce reato”. La sentenza, peraltro, giunse proprio, mentre alcuni gruppi indipendenti si stavano occupando di monitorare il “livello” della libertà di stampa nel nostro paese. Da lì a poco, infatti, uscì quella famosa classifica che retrocesse l’Italia adducendo, tra i motivi della penalizzazione, l’abnorme carico persecutorio ai danni di giornalisti e blogger.

DUE PESI E DUE MISURE – All’epoca, anche noi avevamo tirato un bel sospiro di sollievo. Quella sentenza riconosceva chiaramente la libertà di parola e di critica di un blogger e, per estensione, di chiunque esprima il suo pensiero anche sul web. Niente di straordinario, intendiamoci. Semplicemente veniva dimostrato quell’assunto costituzionale che afferma, per ogni cittadino della Repubblica, la libertà d’opinione e d’informazione. Passa qualche tempo, cambia la sezione del tribunale (da quello penale a quello civile) e, quasi incredibilmente, cambia pure l’esito del verdetto. Il tribunale civile di Ferrara, infatti, nella persona del giudice Angelo Cerulo, ha condannato Mirko Morini a corrispondere a Moncalvo ben 8.000 (ottomila) Euro più gli interessi e a rimuovere dal suo blog la frase “incriminata”. Infine, il giudice ha imposto al Morini il pagamento delle spese processuali. La sentenza è stata depositata lo scorso 12 ottobre, ed è immediatamente esecutiva. Che dire? Si tratta di un caso di “due pesi e due misure” della nostra giustizia o, peggio ancora, siccome ogni verdetto fa a suo modo “giurisprudenza”, dobbiamo cominciare ad abituarci all’idea che la sede “civile”, ormai, è ridotta a mera sede di risarcimento economico? Il civile non è obbligato a seguire il penale in caso di assoluzione, perché anche se non c’è reato può esserci danno. Ma nel caso specifico, Morini ha qualche diritto di sentirsi defraudato. In un certo senso, lo saremmo tutti noi. Ogni cittadino di questa Repubblica.

La sentenza in pdf

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