Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
Culturadi Clementina Coppini
pubblicato il 31 ottobre 2009 alle 00:01 dallo stesso autore - torna alla home

La morte viene silenziosa come un’alce, dai vivi ci separa con il taglio di una falce

In queste settimane un po’ ovunque per le strade di Monza si incontrano manifesti pubblicitari ritraenti una bella stanza sui toni del rosa, ovattata e luminosa. Sotto campeggia la scritta “Aldilà dei luoghi comuni”. Sì, lo so, non pare vero, ma lo slogan è proprio questo, con la parola aldilà tutta attaccata e intesa nel suo senso primigenio di sito per trapassati, in questo caso niente affatto remoti perché si tratta di morti freschi. Quelle pubblicizzate in sì sottile e fina modalità sono camere mortuarie dove fare la veglia al defunto senza tenerselo in casa e senza lasciarlo all’ospedale. Per un estremo saluto soft e igienico, lontano da inopinati imputridimenti che guasterebbero un po’ PPP cimiteroacattolico Aldilà dei luoghi comuniil beneamato cadavere e offenderebbero gli occhi e le narici delle anime oranti che lo piangono sconsolate. Ho pensato dapprincipio, dopo aver finito di ridere, che si trattasse di una pubblicità coraggiosa, che implica uno sdoganamento della morte, la quale infine non viene più vista come un tabù, ma come una normale fase della vita. Normalissima e oserei dire ineluttabile.

CAMERA CARITATIS - Poi invece, trattandosi di Monza, della baciapilistica e ipocrita provincia in cui vivo, ho capito che questo intento sarebbe stato troppo nobile, e libero. Invece quella stanza lì è in realtà, nella trista e becera realtà di un mondo che non tiene in alcun conto il ricordo e vuole dimenticare il dolore, una classica camera caritatis, un non luogo dove si parcheggia ciò che è scomodo – il morto – in attesa di nasconderlo per sempre sottoterra. Così perveniamo davvero nell’aldilà dei luoghi comuni, oltre la normalità e la moralità, nel puro abominio. “Sei morto? Nell’attesa di infilarti nel sacello, stattene lì, lontano, ma non all’obitorio che è tetro e ci fa impressione, a noi vivi. Non vogliamo venire lì a deprimerci in mezzo a salme non di nostra competenza.” Il ragionamento è questo e non è freddo né calcolato, bensì banalmente superficiale. Perché rovinarci la vita con la morte, soprattutto con quella degli altri, visto che c’è già la nostra che qualche disturbo alla socialità bene o male ce lo infliggerà? E poi non sapete che chi pensa per più di dieci secondi al giorno alla morte impazzisce? Così non ci sono più affetti abbastanza intensi da meritare un lutto, il quale va dimenticato al più presto, digerito ed elaborato seduta stante. Halloween è solo una festa che precede un week end lungo, un’occasione come un’altra per vestirsi da scemi e far venire le carie ai bambini, come il carnevale. Due feste che furono inventate da anime cupe per esorcizzare la morte, per prepararsi all’idea di Quaresima e Cordoglio. Oggi rimane solo la festa, e al resto non bisogna pensare perché porta sfiga.

NONNA, TIRAMI LE COPERTE! – Abbiamo perso il rispetto per i morti e pensiamo che portino sfortuna e contaminazione, non vogliamo vederli, non vogliamo contatti, desideriamo liberarcene. In altri tempi si pensava la stessa identica cosa, ma i vivi andavano cercando la purificazione, non la fuga. I vivi sentivano la morte e i defunti come una parte di sé, non come qualcosa di alieno da chiudere in altre stanze, con diversi arredi, in sedi estranee. Tutti, in un momento della vita, abbiamo temuto che i morti venissero a prenderci o a disturbarci. Mia nonna, per implementare il mio senso di colpa, mi diceva sempre “se fai questo quando non ci sarò più ti verrò a tirare le coperte”. Da bambina avevo una paura folle che questa minaccia si realizzasse. Oggi non so cosa darei perché ciò avvenisse. Mi rassicurerebbe molto su un mondo ulteriore. Ma questo sentire non è halloween zucca1 Aldilà dei luoghi comunicomune, almeno dalle mie parti. E sono proprio i più pii quelli più spaventati, e più pregano più tremano. Il due novembre vanno al cimitero più che altro per sincerarsi che i cari estinti siano ancora lì a decomporsi, e non siano per caso in giro a tirare coperte. Questa dedizione foscoliana alla tomba suona tanto come sfiducia verso una rinascita ultraterrena più che come dedizione a chi si è amato ed è scomparso, nel senso che ha tirato le cuoia.

FANTASMI SI DIVENTA - Noi non abbiamo più intorno a noi tutta la morte che vedevano i nostri antenati. I morti li vediamo solo alla tele e solo nei film o nella fiction (dove peraltro, datasi la qualità recitativa, sono indistinguibili dai vivi). Vediamo tanta vecchiaia, tanto decadimento, tanto pernicioso attaccamento alla vita. Evitiamo i malati terminali, non vogliamo sapere che anche i bambini non sono immuni dai brutti mali. Qui nell’allegra provincia c’è solo l’Halloween dei dolcetti e degli scherzetti. Il giorno dei santi, strane creature che appaiono e scompaiono e fanno cose nel mondo pur non essendo vivi, e quello dei morti non arrivano mai. “Su, dai, non pensiamo a queste cose. Siamo già fin troppo stressati dai problemi di ogni giorno. Dobbiamo rilassarci.” Non pensiamo, e così realizziamo sulla terra l’aldilà dei luoghi comuni. Non ricordiamo, e così non cerchiamo nei nostri figli lo sguardo dei nostri padri. E così, di generazione in generazione, di festa in ricorrenza, di week end in week end, di beauty farm in spa, diventeremo perfetti ectoplasmi e di noi non resterà traccia.

2 commentistampa - fallo leggere