VINCERE DUE VOLTE - Chi ebbe la fortuna di vivere live quella fantasmagorica finale dei mondiali di rugby il 24 giugno 1995 non la può dimenticare mai: Mandela acclamato dagli olre sessantamila spettatori in maggioranza bianchi dell’Ellis Park di Johannesburg, con indosso la maglia verde numero 6 di Pienaar col simbolo cucito della antilope saltante, l’emblema “bianco”; i giocatori sudafricani – 14 bianchi e un nero, Chester Williams – che entrano in campo visibilmente trasfigurati, compresi di
essere parte di una “missione per conto di Dio”; canticchiano senza ancora saperlo il nuovissimo inno, giustapposizione di quello vecchio con una parte nelle lingue africane; la partita combattuta sino all’ultimo punto, col grande Joel Stranski a segnare tutti i punti dei suoi. La vittoria, la preghiera di ringraziamento in mondovisione, l’apoteosi. la premiazione di Nelson Mandela, mentre in tutta la Nazione si festeggiava pazzamente, per la prima volta tutti assieme, sinceramente “bipartizan”, tutti a sventolare la nuova bandiera. Un giorno che rimarrà nella storia non solo sportiva del Ventesimo secolo e che consacra Nelson Mandela come uno dei più grandi leader mondiali. Un giornalista di Repubblica ed ex rugbista, Carlo Bonini, ha scritto al proposito:”Esistono giorni che scrivono la storia. Esistono partite che segnano il destino di un popolo e riconciliano l’Umanità. Esiste un solo gioco che è lo specchio fedele della nostra faticosa esistenza, in cui una palla ovale rimbalza storta e sghemba ed escude che ce la si possa fare da soli, in cui per andare avanti è necessario il sostegno di chi ti sta dietro. Il 24 giugno 1995, a Johannesburg, la Storia, una partita, il rugby si sono dati appuntamento per non essere mai più dimenticati”. Grande storia vera, grande lezione di speranza nell’Uomo, grande ricostruzione, grande regia, grandissimi protagonisti: in una parola, un film da Oscar. E’ bello sapere che, a volte, raramente magari, è possibile smetterla di starnazzare, recriminare, menarla con i “ha cominciato prima lui”; è bello sapere che la storia la fanno quelli che sanno dire “basta” e usano il cervello per unire non per dividere; non certo i Grilli, i DiPietro, i d’Avanzo, i Travaglio o i Feltri. Chissà se non inizieremmo a vincere le partite di rugby pure noi italiani ….
Interni
Invictus – una storia di riconciliazione
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Ci sono in Italia due uomini importanti (uno nello stesso ruolo di Mandela e come lui veterano di mille battaglie di parte) che, senza abbandonare le loro idee, hano dimostrato di sapersi mettere mentalmente, nelle parole e nei gesti, anche la maglietta degli avversari di oggi o di un tempo e di saperne riconosce il valore e le ragioni dove è giusto.
Anche il pubblico che saprebbe applaudire il grande “match della riconciliazione” c'è ed è la maggioranza degli italiani, stanca di apartheid ideologici.
Si tratta di mettere in campo la squadra giusta, con il giusto mix di “bianchi” e “neri” opportunamente selezionati, e di farlo finalmente partire, questo dannato match contro i nostri cronici difetti.
In Italia è impossibile, non esiste né a destra né a sinistra una classe politica in grado di guardare al di là del proprio naso, non vedo perchè le affermazioni deliranti di Di Pietro debbano essere considerate più gravi di quelle di quel politico che di fornte alla prospettiva della sconftta alle elezioni in seguito a 5 anni di governo fallimentare affermava “«Se la sinistra andasse al governo il risultato sarebbe miseria, terrore e morte, come accade in tutti i posti dove governa il comunismo»”.
La demonizzazione dell'avversario è merce comune in enrambi gli schieramenti, l'incapacità di risolvere i problemi italiani anche.
Non è questione di apartheid ideologici, il fatto che i politici coraggiosi e competenti nel'attuale situazione subiscono l'ostracismo dei lacchè e dei capibastone preoccupati della possibilità di essere mandati a casa per minifesta inettitudine, a destra come a sinistra.
Pietro, capisco il tuo sconforto di fronte al mainstream attuale, ma non essere così negativo. In Italia nulla è impossibile, né in un senso né nell'altro. Siamo la nazione del Rinascimento e quella dei secoli di sonno, la nazione divisa per secoli e quella che si unificò sostanzialmente in due anni, la nazione di Mussolini e quella dei padri costituenti e di De Gasperi, la nazione di Starace e quella di Gobetti, la nazione degli emigranti e quella del miracolo economico, la nazione di Beccaria e quella delle mafie.
Lascia stare i nanerottoli senili e tutto il concerto delle urla e lo schifo di sessuopoli. Mi sembra tanto il degradarsi della pelle che precede una muta. Se raschi sotto la superficie, puoi intuire un vulcano apparentemente rassegnato ma in realtà pronto ad eruttare facendo a pezzi capibastone e lacché, se poco poco si apre qualche spiraglio decente (e non può mancare molto), e mi sembra che una parte della classe politica, sia pure in modo un po' confuso, stia guardando al dilà del proprio naso e si stia preparando ad accompagnare l'eruzione, anziché subirla. In fondo non ci servono dei geni, ma solo degli interpreti decenti delle opportunità irrealizzate della società italiana capaci di coglierle con un po' di abilità politica, di grinta e di predisposizione al rischio. Non abbondano, ma facendo un “all stars” una nazionale capace di affrontare la sfida la si potrebbe anche mettere insieme… Poi, tra cinque anni, avversari come prima e come sempre, in Italia.
Coraggio, Pietro, il nostro anziano Mandela partenopeo sa con chi parlare.
Chisto Abramo Rincoglionito che si permette di scrivere su Giornalettismo e li snobba pure è nu freggnone.
Grano, suggestiva opinione la tua, ma se ho capito di chi stai parlando, beh, lasciami essere dubbioso. Non bastano le idee e un Fine grande non piccino per fare i Mandela, ci vuole anche il coraggio, e quello se uno non lo ha, non se lo può dare.
Pietro, sei sicuro che non stai descrivendo gli italiani in toto, non solo la loro classe politica? Qualsiasi discussoe ci sia, dal calcio in su, avviene coi toni da bar, coi bandieroni dispiegati.
Colpa di tutti, ma non di nessuno; in primis è colpa di chi si crede “antropologicamente superiore” e vorrebbe fà l’avanguardia intellettuale ed è arrabbiata come un cane rabbioso, in secundis solo in secundis di chi detiene il potere.
Portami tua sorella tamarra che la famo fregnere, chiappedoroquiddik
(palese chissei…).