L’”entità esterna” di cui parlava Grasso
30/10/2009 - Dalle ultime dichiarazioni del Procuratore nazionale Antimafia ancora una volta si può intuire il ruolo svolto dai Servizi Segreti nelle stragi Falcone-Borsellino. “Non c’è dubbio che la strage che colpì Falcone e la sua scorta siano state commesse da Cosa Nostra. Rimane
Dalle ultime dichiarazioni del Procuratore nazionale Antimafia ancora una volta si può intuire il ruolo svolto dai Servizi Segreti nelle stragi Falcone-Borsellino.
“Non c’è dubbio che la strage che colpì Falcone e la sua scorta siano state
commesse da Cosa Nostra. Rimane però l’intuizione, il sospetto, chiamiamolo come vogliamo, che ci sia qualche entità esterna che abbia potuto agevolare o nell’ideazione, o comunque possa aver dato appoggi all’attività della mafia”. Quella del Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso di pochi giorni fa è un’uscita che nulla aggiunge e nulla toglie a quanto emerso finora dalle carte processuali riguardanti la strage di Capaci in cui perse la vita Giovanni Falcone insieme a sua moglie e agli uomini della sua scorta. In fondo non è difficile intuire quale possa essere stata la relazione con un’entità esterna, come la definisce oggi Grasso. Servizi segreti, come al solito. Anche se gli elementi che ci inducono ad andare in quella direzione non hanno portato poi a nessuna condanna di persone che siano estranee alla organizzazione criminale siciliana, si ha la sensazione che, se si fosse indagato meglio, o se si fossero avuti a disposizione maggiori indizi o prove concrete, sarebbe potuta emergere una verità diversa da quella che vede Cosa Nostra come unica responsabile ed unica organizzatrice di quegli efferati crimini compiuti 17 anni fa. Grasso parla di una scelta, quella dell’attentato, che avrebbe avuto una modalità “chiaramente stragista ed eversiva. Chi ha indicato a Riina queste modalità con cui si uccide Falcone?”, ha chiesto il procuratore in una audizione a Palazzo San Macuto in commissione Antimafia, dov’era intervenuto in merito alla trattativa mafia-Stato e alla strage al giudice Falcone. “Finchè non si risponderà a questa domanda – ha affermato Grasso – sarà difficile cominciare ad entrare nell’ordine di effettivo accertamento della verità che è dietro a questi fatti”.
I MESSAGGI - Quali sono gli elementi, dunque, che ci inducono a pensare che un’entità esterna ci sia stata per davvero? Un pezzo di carta, innanzitutto. Nel luogo dell’attentato di Capaci il 23 maggio del 1992 viene trovato un bigliettino che portava la seguente intestazione: “Guasto numero 2 portare assistenza settore numero 2 Gus via Selci 26 via Pacinotti” e un numero di cellulare risultato intestato al funzionario del Sisde, Lorenzo Narracci. “0337/806133”, si leggeva in quella nota ritrovata sulla montagna dalla quale fu premuto il tasto per far saltare in aria una grande mole di tritolo. Cosa ci faceva un bigliettino con su scritto indirizzo della sede di una società del Sisde e il numero di telefono di un funzionario? Si tratta di una incredibile coincidenza? O qualcuno ha voluto lasciare un segno, lanciare un messaggio in un posto che sarebbe stato poi sicuramente ispezionato dagli inquirenti in maniera maniacale, centimetro per centimetro?
UN MINUTO E 40 SECONDI - Secondo una delle ricostruzioni, il nome
Lorenzo Narracci balzerà nuovamente fuori dal mistero fitto che avvolge le stragi del ‘92. Narracci, vicecapo del Sisde a Palermo, nel momento in cui scoppiò la bomba in via D’Amelio era in gita in barca, con Bruno Contrada e Gianni Valentino, commerciante in contatto col boss Raffaele Ganci. Stando a quanto riferito da Gioacchino Genchi, consulente del gruppo investigativo sulla Strage di via D’Amelio, alle 17 in punto, cioè 100 secondi dopo l’esplosione avvenuta alle 16:58 e 20 secondi, Contrada dalla barca chiamava con un cellulare il centro Sisde in Roma. Ma fra lo scoppio e la chiamata, ci fu almeno un’altra telefonata che aveva avvertito Valentino dell’esplosione. “Dunque in 100 secondi – ricostruiva Travaglio su L’Unità – accadono le seguenti cose: la bomba sventra via D’Amelio; un misterioso informatore afferra la cornetta di un telefono fisso, forma il numero di Valentino e l’avverte dell’accaduto; Valentino informa Contrada e gli altri sulla barca; Contrada afferra a sua volta il cellulare, compone il numero del Sisde e ottiene la risposta dagli efficientissimi agenti presenti negli uffici solitamente chiusi di domenica, ma tutti presenti proprio quella domenica. Tutto in un minuto e 40 secondi. Misteri su misteri”. Secondo altri, invece, il destinatario della chiamata di Contrada sarebbe stato proprio Lorenzo Narracci, lo stesso nome del bigliettino di Capaci, che non sarebbe stato presente quindi sulla barca. Particolare che non cambia il senso della storia. Quel giro di telefonate immediatamente successivo all’esplosione del 19 luglio ’92 ha del clamoroso.
Da chi fu avvertito Contrada nel giro di pochi secondi? Questo interrogativo non può che far ricadere ancora una volta l’attenzione sul fatidico Monte Pellegrino e il Castello Utveggio che lo sovrasta, nel quale, mascherato da un centro studi denominato Cerisdi, in quel periodo operava un nucleo dei servizi segreti e dal quale sarebbe stato premuto il tasto per ammazzare Borsellino e i suoi uomini. L’ottima visuale che dal Castel Utveggio si ha di via D’Amelio e il fatto che via D’Amelio sia una strada chiusa, all’interno della quale gli attentatori in seguito allo scoppio si sarebbero potuti stupidamente rinchiudere, fa pensare che, quasi con ogni probabilità, l’input allo scoppio sia arrivato da lassù. Genchi a suo tempo aveva già fatto notare, tra l’altro, che nei tabulati di Scotto, un membro di Cosa Nostra indagato nella strage, risultava la chiamata a un numero telefonico intestato al Cerisdi. Probabile che quella telefonata delle 17 in punto non provenga dalla figlia di Valentino, come affermerà Contrada interrogato sulla strana coincidenza. Ancora più probabile che entità esterne, a Capaci, quanto in via D’Amelio, siano state davvero coinvolte.













Nella patria del diritto, da parte dei cultori della legalità – e guai a chi li tocca – per far quadrare i conti c'è sempre – provvidenziale – una “entità”, per di più “esterna”; puntellata sempre provvidenzialmente da un “pentito” il quale parlando con l'amico di un amico – tre lustri addietro almeno – ha “dedotto” – col senno di poi – che la misteriosa “entità”, che si manifestava attraverso un “referente”, obbiettivamente poteca essere…
Nella patria del diritto. Da parte dei cultori della legalità. E guai a chi li tocca.
Secondo me sono stati i comunisti. Ho una certa teoria anch'io. Tanto cazzata più cazzata meno.
” Ho una certa teoria anch'io. Tanto cazzata più cazzata meno.”
In vena di autocritica, Zamaz?
Zamax, grazie per aver svelato il mistero delle chiamate in 140 secondi, un istante dopo lo scoppio
“Secondo Gioacchino Genchi”, che – a leggere il suo blog – oramai non passa giorno che non vada in giro per l'Italia a fare conferenze insieme ai soliti noti del culto della legalità, in attesa di entrare in politica a tutti gli effetti tra gli italiani di valore… ma lasciamo stare.
Dunque in cento secondi accade questo: lo scoppio, l'eco dello scoppio che arriva all'orecchio dell'agente segreto deviato N. 1, che manco si prende il tempo di verificare evidentemente l'esito della grande impresa, e fa il numero … tic-tic-tic… e aspetta… che gli rispondano. Dice qualcosa…. all'agente deviato N.2. Che a sua volta fa il numero …tic-tic-tic… e aspetta… che gli rispondano, dalla barca. Suona il cellulare…, e l'agente deviato N. 3 lo tira fuori – dalla tasca? dalla borsa? – e gli risponde…. Parlano…, almeno qualche secondo. Poi l'agente deviato fa il numero…. tic-tic-tic… della Centrale Deviata. E aspetta…. che gli rispondono. E gli rispondono….
…azzolina, è un record del mondo!
E perché questa fretta? Che senso ha?
E a proposito di concidenze. E il Violante che t'incontra il Brusca in aereo? Non dico nulla, non dico nulla. Ma se fosse stato il Berlusca Gomez, Travaglio e soci ci avrebbero scritto dieci libri e avrebbero fatto treecento serate per tutta l'Italia democratica…
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