Libero attacca, Montino querela. Che spettacolo

Nel transmarasma giornaliero abbiamo rischiato di perderci uno splendido scazzo tra il giornale diretto da Maurizio Belpietro e il vicepresidente...

Nel transmarasma giornaliero abbiamo rischiato di perderci uno splendido scazzo tra il giornale diretto da Maurizio Belpietro e il vicepresidente della Regione Lazio. Riproponiamo qui il divertentissimo scambio di cortesie, tratto dall’Ansa.

«C’è un locale a Roma da cinque stelle in tutte le guide turistiche destinate al pubblico g-l-b-t (gay, lesbo, bisessuali, trans). Si chiama Alibi, ed è un disco-bar nel cuore di Testaccio, proprio di fronte all’ex mattatoio, in via di Monte Testaccio dal civico 40 al civico 44. Per quel genere di pubblico è un locale cult. Così ogni tanto deve darsi una rinnovata. Nel 2008 mentre si ristrutturava per non chiudere proprio i battenti si è inventato l’Alibi in trasferta. Dove meglio del numero civico a fianco, in via Monte Testaccio 46? Così la serata g-l-b-t si è trasferita temporaneamente alla discoteca Le Rune, appunto al 46. Un successo, tanto che Fabiano Maggi, direttore artistico de Le Rune, ha deciso da quel momento di proporre una serata gay oltre alle tre classiche già in calendario. E il popolo g-l-b-t felice di pagare il biglietto anche in quella discoteca così trendy fra le ultime nate nella capitale. Facendo la fortuna del proprietario di quel civico n.46 (e dell’intero isolato dove ci sono altri due disco bar e una discoteca): la Monester srl. Chi è il proprietario della Monester? Al 70% Esterino Montino, neo governatore provvisorio della Regione Lazio. E al 30% la sua compagna, Monica Cirinnà, già delegata del sindaco di Roma Walter Veltroni per le politiche animaliste». Lo scrive, Franco Bechis, su Libero.

RIVOLUZIONE PD – Eccola la rivoluzione copernicana del Partito democratico a Roma – prosegue il quotidiano – Via un presidente, Piero Marrazzo, che i soldi ai trans – in nero – generosamente dava. Al suo posto un presidente, Montino, che i soldi ai trans legalmente toglie, con tanto di timbro della Siae sui biglietti venduti in discoteca. Montino per altro in quell’angolo di Testaccio, il quartiere più romano de Roma, ha trovato il suo piccolo tesoretto. Nei suoi locali ci sono oltre Le Rune anche il Coyote bar ristorante, il Top five disco-bar e il Coyote discoteca, tutti marchi storici della zona, frequentati da clientela variopinta e da giovanissimi. Le serate le decidono i dj e a seconda della musica si attira clientela diversa. Sempre in rapporti di buon vicinato con i cugini dell’Alibi e il variopinto pubblico dei suoi frequentatori. Spesso i clienti g-l-b-t vanno al Coyote a mangiare un boccone e poi si scatenano in pista all’Alibi, dove ogni trasgressione è concessa». «E Montino batte cassa – si legge ancora-: quell’isolato fu acquistato nel 2001 dalla famiglia Persiani per 1,425 miliardi di vecchie lire, chiedendo un mutuo alla Banca di Roma per 1,5 miliardi di lire: tasso annuale del 7,2%, durata quindicennale. Il mutuo è stato improvvisamente estinto nel 2008 per essere riacceso presso un nuovo istituto di credito. Il 17 novembre 2008 è arrivato il finanziamento della Banca di credito cooperativo di Roma per 1,2 milioni di euro, tasso di interesse annuo del 5,45% e durata 10 anni. La somma quasi raddoppiata in pochi anni si spiega oltre che con il valore cresciuto dell’immobile con i continui lavori di ristrutturazione necessari a mettere in sicurezza i locali e aprire via via in nuovi locali. Qualcuno è affidato in affitto a società terze. Ma il 20 dicembre 2006 il futuro presidente della Regione Lazio e la compagna Cirinnà bussarono alla porta del notaio Enzo Mario Romano in Roma per chiedergli di ratificare l’allargamento dell’oggetto sociale della loro Monester srl: oltre alla ristorazione andava aggiunta anche ‘l’attività di pubblico spettacolo compresa la gestione in proprio o per conto terzi di discoteche, night club, pub, birrerie, bar, stabilimenti balneari, dancing, l’attività di intrattenimento musicale e non, l’organizzazione di festival e spettacoli in genere, la somministrazione di alimenti e bevande, anche alcoliche e superalcoliche e l’attività di agriturismò».

UN COMPLOTTO? - «Insomma Montino e la Cirinnà – continua Bechis – avevano grandi progetti, specie dopo che quella piazza davanti ai loro locali era stata abbandonata (proprio quell’anno) dopo un felice triennio dal Gay village organizzato a Testaccio dal Comune di Roma. E parte di quei progetti è stata realizzata. Se l’altro giorno abbiamo raccontato di un Marrazzo possidente immobiliare, beh…sotto il profilo del business Montino lo supera e non di poco. Di suo il nuovo presidente Pd ha una srl, la Sagittario 2090, che era proprietaria anche di un ristorante a Maccarese, venduto poi dopo una lunga querelle giudiziaria con il proprietario dei terreni confinanti un anno fa a 25 mila euro». «Ma il pezzo forte – prosegue l’articolo – è proprio alla voce agriturismo dove Montino sempre insieme alla Cirinnà ha puntato tutte le sue energie nella provincia di Grosseto, fra Manciano, Orbetello e Capalbio. Lì hanno sede una serie di società controllate direttamente o indirettamente dalla copia: la Capalbio fattoria società agricola srl, la 74 Bio società agricola srl, le Fattorie biologiche società agricola. Un piccolo impero su cui svetta la fattoria di Capalbio che nell’omonimo comune possiede 64 ettari e altri 70, 48 nel comune di Orbetello, vicino a Monte Argentario. Gran parte, 36 ettari, sono coltivati a grano duro, altri a mais, a erba medica, e poi c’è la campagna più classica: uliveto, frutteto e vigneto. Nelle stalle ci sono 37 vacche maremmane, una manza della stessa razza, sette manze chianine, due vitelli di razza maremmana e 15 tori della stessa razza. Valore di mercato nel 2004: qualcosa più di un milione di euro. Che raddoppiano con le controllate. Alla fine anche Montino negli affari ci sa fare». «Nel suo partito – conclude Libero – si sostiene che fosse ricco di famiglia. Non è vero: dal padre insieme ai fratelli ha ereditato una sola abitazione a Maccarese, venduta a mamma per la cifra simbolica di 18 milioni nel 1996. e proprio nella tenuta agricola che allora era dell’Iri a vent’anni è entrato come bracciante. Per poco: già a 22 era delegato sindacale della Cgil, in rapida carriera politica. Nel 1975 consigliere regionale e pci-pds-ds-pd da lì in poi la politica non l’ha più abbandonata».

LA RISPOSTA DI MONTINO – «Poiché nell’articolo ci sono delle notizie false non solo faccio una querela, dico di più: finalmente ho trovato il modo per estinguere i miei mutui. Visto il contesto, la situazione e la mia reputazione chiederò un bel pò di danni, sia all’editore che all’direttore e al redattore dell’articolo, nulla mi farà cambiare idea, nessuna pressione mi farà cambiare idea». Il vice presidente della Regione Lazio Esterino Montino, che questa mattina ha parlato di fronte ad un assemblea dei dipendenti della Regione, commenta così l’articolo pubblicato dal quotidiano Libero dal titolo ‘Il locali osé del vice Marrazzò. Secondo quanto scritto da Libero, Montino sarebbe «proprietario assieme alla sua compagna della discoteca Alibi», uno dei luoghi di ritrovo della comunità omosessuale romana. «Nell’articolo – prosegue Montino - emerge che il sottoscritto gestisce ed organizza festini. Nel sottotitolo c’è scritto che il vice governatore del Lazio è proprietario dell’Alibi è questo non è vero: anzi, magari fosse vero, almeno avrei un affitto in più». Il vice presidente del Lazio ricorda che «la società Monester è proprietaria di due locali a Testaccio, ma non di quello al civico indicato nell’articolo, sono in affitto da quando li ho acquistati. I due contratti – spiega ancora – sono registrati regolarmente, sono nelle scritture contabili della società , mi fruttano 9mila euro ciascuno al mese di locazione». Nell’annunciare la richiesta di danni e la querela nei confronti di Libero Montino sottolinea: «Non voglio credere che Angelucci, l’editore di Libero, abbia fatto una ritorsione nei miei confronti visto che le sue cliniche private hanno avuto un calo di entrate di circa 30 milioni di euro. Questo rientra nel piano di risanamento, non è un atteggiamento vessatorio ma deriva dal fatto che sono state messe delle regole: vanno rispettate da parte di tutti, anche da Angelucci». Dopo la riunione con i dipendenti della Regione Montino convoca i cronisti nel suo studio e mette sulla sua scrivania i documenti relativi alle società che detiene. «È vero – conclude Montino – che la mia società ha chiuso il vecchio mutuo con la Banca di Roma per aprire un’altra con la Cassa di Credito Cooperativo per un importo di 1 milione e 200mila euro, l’ho fatto perché con quei soldi sto pagando l’investimento nell’azienda agricola di Capalbio. Questo mutuo viene pagato con gli affitti dei locali»