Del lessico ‘incomprensibile’ tradotto a un giornalista medio de “Il Giornale”
Matteo Sacchi è uno che ne sa. Lui ha letto su Repubblica un’intervista a Carlo Ginzburg, realizzata nell’ambito di una sorta di percorso volto a trovare le parole che meglio descrivono la modernità, intitolato Lessico Necessario. L’ha letta tutta, si è accorto che a un certo punto veniva pronunciata una certa parola a lui poco gradita e ha deciso di scrivere un pezzo a riguardo, un pezzo sarcastico ma indignato: “Nel lessico di Repubblica l’unica parola è Berlusconi”. Per far capire il genere di ironia,
basti l’incipit l’articolo: “Repubblica ha deciso di deliziare i suoi colti lettori con un viaggio nel mondo del linguaggio”. Sacchi passa quindi a descrivere Ginzburg: “un vero guru della storia sociale che con alcuni dei suoi libri, come I Benandanti e Il formaggio e i vermi, ha creato le basi per lo studio della storia delle mentalità, e della cultura popolare, nel nostro Paese”. Fin qui tutto in regola. “E da cotanto cervellone impegnato in tanto sforzo classificatorio ci si immaginerebbe chissà quali sottili e folgoranti disquisizioni”. Il rilevatore di sarcasmo è alle stelle. “Beh, invece, la scelta lessicologica di Ginzburg si limita a poche apocalittiche paroline, adatte a compiacere qualunque sincero democratico: distanza, vergogna, terrore, avvocato del diavolo…”. Qui Sacchi sta sostanzialmente dicendo che sono parole troppo facili: lui è uno di un certo spessore culturale.
VERGOGNA – Ma la dimostrazione di superiorità non fa in tempo ad arrivare che accade l’irreparabile: “Ed è proprio sul senso della parola «vergogna» che Ginzburg riesce a dar vita a una spiegazione che se non fossimo sulle pagine di Repubblica potrebbe lasciar attonito qualsiasi lettore: «“Vergogna”. Le faccio un esempio: io mi vergogno di Berlusconi, non per Berlusconi. È una distinzione importante. Perché qui si tocca la nozione di individuo, che io definirei il punto di intersezione di una serie di insiemi… Il fatto è che Berlusconi ci riguarda, e ci si vergogna anche di cose di cui non si è responsabili». Per, di, nozione di individuo, serie di insiemi? Non è che ci si capisca molto”. E’ vero, non si capisce nulla. Perciò aiutiamolo: caro Matteo, “per” e “di” sono due preposizioni, le altre sono a, da, in, con, su, per, tra e fra; la “nozione di individuo” è il concetto che il termine “individuo” esprime; una “serie di insiemi” è una successione di entità più o meno astratte contenenti un certo numero di elementi; i puntini di sospensione sono invece tutto ciò che rimane della spiegazione di quella frase apparentemente insensata sugli insiemi, che tu molto argutamente hai preferito omettere. “L’importante però è vergognarsi di Berlusconi. Si poteva fare un esempio vergognandosi di Hitler, di Stalin, di Pol Pot, di Unabomber o di Bin Laden. Ma no, sarebbe stato un articolo buttato senza metterci la parola Berlusconi”. E non so voi, ma io ce lo vedo, Carlo Ginzburg, che si vergogna di Hitler.
TRANS – A proposito di Repubblica, merita un’occhiata l’articolo di Francesco Merlo pubblicato giovedì e intitolato “Trans – Quel mito ambiguo che attrae e spaventa” (“se questa avventura da un lato mi attira, dall’altro mi spaventa un po’ “), principalmente per l’inizio e per il finale. L’articolo inizia così: “Non ci scandalizzano troppo i cibi geneticamente
modificati, transgenici, né l’ostia che si transustanzia in corpo di Dio. Non ci spaventarono il transfert e i transistor e ora ci pare ovvio che il clima e l’economia siano transnazionali. Ma nel secolo trans, nel trans-secolo, in un monto dove tutto è trans, noi ancora trasecoliamo (usciamo dal secolo) davanti all’ambiguità di genere, alla polivalenza sessuale”. Davanti a cotanto genio (come direbbe Matteo Sacchi) possiamo solo suggerire qualche altra frase simile: “non abbiamo nessuna paura delle transenne, e ci sembrano del tutto normali i transatlantici. I nostri avi erano a loro agio con la transumanza e non abbiamo mai guardato con sospetto ai transalpini”. Il finale è altrettanto gustoso, perché Merlo si lascia di nuovo andare: “Se davvero il futuro, anche nella riproduzione della specie, fosse trans, allora salterebbe tutta l’iconologia della cristianità fondata su mamma e papà, su San Giuseppe e la Madonna, e bisognerebbe reinventare psicoanalisi e mitologia, riscrivere il Simposio di Platone e l’assoluto femminile, adeguare la Bibbia e il Corano, e niente più tabù dell’incesto, dolce stil nuovo ed Elena di Troia… Un po’ troppo anche per noi”. Sì, infatti, anche per noi.
L’ANGOLO DEL TITOLISTA - Per il resto, titoli da ricordare: “Ecco i figli senza genitori – Spermatozoi e ovociti dalle staminali embrionali”. Senza genitori in che senso, esattamente? L’embrione di partenza si è fatto i cromosomi all’uncinetto? “Si conoscono su Facebook, lui finge di avere 16 anni e la uccide” . Devo essermi perso qualche passaggio.
























io questa rubrica l'adoro…mi fa piegare in due ogni volta.
Il Corriere online di oggi:
“Chirac rinviato a giudizio, la prima volta di un ex presidente francese”
Credo parli del resoconto di un incontro amoroso non brillantissimo…
voi che ne dite?