di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 09:32 del 4 Settembre 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

Alla fin fine, la vicenda dei tifosi napoletani sarà utile, visto che costituisce uno specchio perfetto per capire perché in Italia l’ordine pubblico è una barzelletta. Ieri Antonio Manganelli, il capo della Polizia, ha dichiarato urbi et orbi che vedeva la mano della camorra in quanto accaduto alla stazione Centrale e a Termini; giustamente, il ministro Ignazio La Russia gli ha risposto che “gli incidenti nel calcio avvengono dappertutto. Da Palermo al Nord. Mi sembra un alibi“, salvo poi purtroppo rettificare poco dopo. E a chiudere (?) la polemica arriva il vicecapo Nicola Cavaliere, che dichiara: “Questo gruppo di criminali che domenica ha preso il treno in ostaggio, magari il giorno dopo spacciava o preparava una rapina. Questo ci dicono le indagini. 200 persone su 1000 che hanno preso il treno e acquistato il biglietto della partita sono pregiudicati, alcuni per reati seri come traffico droga e rapine. Sono gruppi che agiscono per conto proprio, con i colori del Napoli. Poi magari un giorno danno una mano contro la polizia che presidia le discariche“.

Ora, a parte che questo scambio di battute fa venire in mente quella scena del film “I soliti ignoti” dove per crearsi un alibi Vittorio Gassman, in commissariato per un interrogatorio perché accusato di furto, dice di essere andato allo Stadio quel giorno, e per provarlo impara a memoria la cronaca della partita della Roma a Milano. Poi, quando il questore gli risponde che tutta la sua banda, fatta di dodici pregiudicati, era casualmente a vedere la partita, dichiara:”Dodici pregiudicati su quasi mille tifosi romanisti è una percentuale quasi irrisoria. Ahò, tra i laziali è molto maggiore!“. A parte ciò, dicevamo, il balletto di dichiarazioni chiude nella maniera più appropriata - cioé totalmente demenziale - una tre giorni delle forze dell’ordine iniziata con punte di comicità non indifferenti, come testimonia l’intervista al questore, dove il rappresentante più alto dell’ordine pubblico a Napoli ha dichiarato che “I circa 1.500 tifosi in partenza con l’intercity erano muniti di biglietto ferroviario e per lo stadio, e non erano armati: «Li abbiamo perquisiti, se avessimo trovato anche un solo tifoso armato di oggetti contundenti l’avremmo arrestato»“. Evidentemente, bengala, petardi, fumogeni, spranghe e bastoni utilizzati alla discesa dal treno a Roma, gli Ultras del Napoli devono averli trovati come sorpresa nelle patatine.

Perché può anche essere che taluni fra i napoletani che sono arrivati a Roma fossero affiliati a qualche organizzazione criminale, così come è assai probabile che molti di quelli preferiscano il pesce alla carne e amino le auto sportive. Ma, come ciascuno dotato di senno è in grado di comprendere, nella giornata di domenica non c’è la “mano della camorra“, come vorrebbe far credere l’erede di De Gennaro: c’è invece la mano degli ufficiali rappresentanti dell’ordine pubblico, e non sarà una dichiarazione “diversiva” a farlo dimenticare. Perché se un numero imprecisato di persone che vuole spostarsi da una città all’altra per assistere a un evento, e vuole farlo gratuitamente e sequestrando un treno, riesce nel suo intento senza che nessuno possa impedirglielo, la colpa è di chi permette che questo accada senza essere in grado di organizzare una qualsiasi reazione. Una reazione legale, non certo un pestaggio indiscriminato. Il treno da Napoli è partito “per motivi di ordine pubblico“, per stessa ammissione della questura: ecco, per gli stessi “motivi di ordine pubblico” si poteva tranquillamente
a) evitare che ciò accadesse, o vietando a priori la trasferta oppure facendo in modo di costringere chi voleva andare a utilizzare mezzi dedicati; questo non è stato fatto a causa dell’imprescindibile tendenza all’improvvisazione di chi l’ordine pubblico deve gestirlo e anche per colpa dell’azienda Trenitalia, che come al solito ha “staccato” biglietti a iosa senza verificare l’effettiva capienza del treno, cosa che soprattutto per gli intercity non è certo una rarità.
b) impedire, con la sorveglianza sul treno, che chi lo aveva “requisito” si sentisse per ciò stesso padrone del treno, sia proteggendo i passeggeri che con la partita non c’entravano nulla e invece sono stati sottoposti a violenze di natura perlomeno psicologica (secondo alcuni anche fisica), sia individuando chi, nel gruppone, aveva commesso reati per poi costringerlo - in quel momento o nei successivi - alla responsabilità per le proprie azioni.

Se Cavaliere dice che sono stati identificati 200 pregiudicati tra i mille napoletani sul treno, significa che ne conosce nomi e cognomi. Ebbene, perché invece di rilasciare dichiarazioni allarmistiche deliranti, non agisce di conseguenza? Perché non si utilizzano le telecamere, le testimonianze e quant’altro per reagire oggi, sempre ricordando che in Italia la responsabilità penale è personale? Perché notare che i rappresentanti dell’ordine pubblico in Italia si preoccupano molto più della resa mediatica delle loro dichiarazioni, che delle loro azioni, si può avere altrimenti la netta sensazione che gente del genere sia lì al solo esclusivo scopo di salvarsi la faccia. Non a fare il proprio dovere.

Su Epistemes Andrea Gilli pubblica un’interessantissima analisi geopolitica sulla Russia e la politica internazionale, che si conclude significativamente così: “Gli eventi in Caucaso sono una conseguenza diretta del cambiamento dei rapporti di forza a livello internazionale. Senza un rafforzamento della Russia e un indebolimento degil Stati Uniti, il conflitto scoppiato il mese scorso non sarebbe mai iniziato. Trascurare questo aspetto significa ignorare il funzionamento della politica internazionale“.

Complimenti a Google per essere riuscito perfettamente nel lancio di Chrome, facendo uscire pochissime indiscrezioni e inventando la spettacolare scelta di marketing di recapitare nella cassetta della posta (quella fisica, bisogna precisarlo) di alcuni opinion leader appositamente scelti una storia a fumetti. Certo che però fare questo popò di elencone di “cose che si riserva di fare” la Grande G (alcune ai limiti di legalità, potrebbe dirsi ad occhio) fa un po’ impressione.

Ah, dimenticavo. La moralità della politica, la casta, i soldi pubblici, la buona gestione e bla bla bla. Avete presente? Bene. Lettera a Dagospia:

Caro Dago, non che 120mila euro siano pochi, ma il vero scandalo per garantire il doppio stipendio al giovane Simone Turbolente, addetto stampa del sindaco di Roma Gianni Alemanno, è ancora più grande di quello che è stato detto. La spesa per le tasche dei cittadini è ancora più onerosa! Il signor Turbolente si porterà a casa all’anno non i 120mila euro già detti, ma ben 205mila euro. Quasi il doppio! Il calcolo è presto fatto, dando un’occhiata alle due delibere che lo riguardano e che sono pubblicate su Affari Italiani.

La prima, della seduta del 19 maggio 2008, lo nomina portavoce del sindaco ritenendo “congruo attribuire al giornalista professionista Dott. Simone Turbolente un trattamento economico lordo annuo complessivo pari ad Euro 87.208,83”. La seconda, in seduta 23 luglio 2008 durante la quale viene nominato anche dirigente capo ufficio stampa, ritiene “congruo” attribuirgli altri “euro 118.356,28”. Ed ecco fatto il lordo annuale che sfora ampiamente i duecentomila euro. Ma quanto costa allo Stato questo raddoppio di stipendi, compresi “gli oneri riflessi e l’Irap”?

E’ presto detto (sempre leggendo le due delibere): 119.667,96 euro per quanto riguarda la prima nomina, 162.408,48 euro la seconda, che sommati arrivano alla cifra strabiliante di oltre 280mila euro. Che nei due anni e mezzi considerati dalle due delibere (le quali hanno già stanziato i fondi fino al 2010) fanno il vero botto: 700mila euro!

E a proposito di stipendi d’oro, ricordiamo urbi et orbi che questo è un sito aperto alle collaborazioni esterne. Chiunque può segnalare notizie - anche scrivendo alla email (giornalettismo@gmail.com) - oppure entrare in redazione in pianta stabile, per darci una mano (troviamo qualcosa da fare a tutti, siamo peggio dei piani per la piena occupazione delle dittature), oppure ancora segnalare il suo sito/blog  nel Network. Non basta, ma aiuta.

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