L’asilo infantile della Rai
di Alessandro D'Amato - 09/07/2012
Allora, ricapitoliamo. L’azionista di maggioranza della Radiotelevisione italiana ha indicato due nomi per il consiglio di amministrazione della Rai. Il Tesoro, nella persona del presidente del Consiglio Mario Monti, ha detto che Anna Maria Tarantola dovrebbe fare il presidente e Luigi Gubitosi il direttore generale. Piacciono, non piacciono? Un dirigente di provenienza Bankitalia – indagato per una storia di derivati – e un manager di altissimo livello e di tante relazioni con un passato nelle telecomunicazioni sono in grado di governare la maggiore azienda culturale pubblica d’Italia. Il loro curriculum dice di sì.
Il PdL invece dice di no. Si sa, nell’(ancora per poco)partito di maggioranza del Parlamento c’è maretta nei confronti del presidente del Consiglio, e allora è diventato un problema anche la doppietta di nomi proposti da Mario Monti. Son gusti, per carità. Che il creatore della legge Gasparri ritenga un problema che il ministero dell’Economia esprima due nomi per il cda, è un absurdum logico prima che giuridico che soltanto i masochisti delle leggi potranno apprezzare.
Ciò che conta è che quello che dà fastidio a Gasparri e soci è il principio a cui finora s’è uniformata la Rai. Il consiglio di amministrazione, di nomina per i sette noni politica – e per due noni dal Tesoro – ha scelto i consiglieri di amministrazione, il capo della maggioranza politica – cioé il premier – ha indicato le sue preferenze per il direttore generale. Esattamente come all’epoca di Mauro Masi e di Lorenza Lei.
Ma nell’asilo infantile permanente in cui vivono i politici quando si parla di Rai tutto ciò non va bene. Il consigliere Rai Antonio Verro dichiara alla Zanzara:
“Non voterei mai a favore dei poteri al Presidente Tarantola perché sarebbe come chiudere il Parlamento. Su Gubitosi direi di si come Direttore Generale ma lo farei turandomi il naso perché è una forzatura del governo che scavalca il consiglio di amministrazione. Questa mossa di Monti mi fa girare le balle”
E Gasparri e Quagliarello si ribellano. Perché? L’unica motivazione è quella politica, visto che sembra netto, per l’ennesima volta, il tentativo di scegliere nomi che tutelino… la concorrenza. Il che, per carità, è un atteggiamento legittimo ancorché ridicolo. Rimane che ad oggi la questione del ridicolo nella classe dirigente del paese è quanto mai attuale. Quando il prossimo Topo Gigio siederà sulla poltrona di direttore generale della Rai al posto di qualcuno con le competenze, poi, diventerà anche drammatica. In attesa delle urne. Che sembrano ad oggi sempre più una nemesi, per qualcuno.












Rimandateli al Cottolengo.
Chiappe d’oro si ribella, ma dai forse era un pò nervoso per essersi perso ancora in quei meandri.
LA RAI rappresenta uno degli ultimi baluardi cui i partiti possono aggrapparsi. Tolto anche il mezzo di informazione ufficiale, per loro sarebbe la fine: non avere più informazione pilotata, vorrebbe dire conoscere ancor di più le loro mancanze e la loro ignoranza, e nondimeno, finalmente qualche brandello di cultura in più. Il tutto poi, ovviamente, anche a danno di MEdiaset. E qui, iniziano un’altra marea di problemi…