Cultura

Dieci domande (senza querela) a Emma Dante

28 ottobre 2009

Due chiacchiere con la brillante drammaturga prima della sua Carmen, che aprirà la stagione della Scala

Emma Dante scrive i testi, le canzoni dei suoi spettacoli. Cuce ruoli e vestiti sui suoi interpreti e personaggi. Il suo è un teatro di ricerca, è laboratorio di tipi umani. Di impegno civile. Di poesia.  Di storie che sono escluse, emarginate, ma tragicamente invischiate con la Storia.
MF: Volevo intitolare l’intervista: “Michele Fronterre’ intervista Dante”. Ho lasciato perdere. Temevo che finissimo col montarci la testa entrambi.

E.D: ha fatto bene. Meglio intitolarla 10 domande a emma dante. Risponderò a tutte lo giuro senza fare querela a nessuno!

MF: Ho visto il suo spettacolo Le Pulle a Torino. Al Carignano. Mercoledì scorso. Acqua a leva pilu. Dica la verità non ha seguito la compagnia perchè pioveva? O l’ha fatto per evitare questa intervista? Come vede ormai tramite l’email…

2 commenti a Dieci domande (senza querela) a Emma Dante

  1. mela mondì

    La persona umana può parlare (anche q soltanto di ciò che è, di ciò che sa, di ciò che cerca. Il teatro è sempre una trasposizione metafisica di ciò che un artista è come soggetto umano, di ciò che sa circa la storia antropologica in cui è vissuto e si è formato, di ciò che cerca di capire su se stesso ed il suo vissuto. Ritengo che la vita personale di ciascuno sia pressapoco simile, sono i folletti, i lupi, le carovana, i deserti che emergono dalla storia,che diventano plasmabile materia per tradurre la vita in viaggio su un carro di nastrini e campanelli attravwerso l’intelligenza, unica sostanza umana che gode di libertà.mela mondì

  2. mela mondì

    Cara Emma, (penso di poterti chiamare così perchè mi sei veramente cara) vorrei chiederti qualcosa sul tuo teatro bellico che ammiro e merita il nome di avanguardia. Ma dato il fatto che le avanguardie costituiscono un momento di fondazione di novità culturale, un avamposto, una esperienza strategica,un’apertura di strada
    in che modo pensi sarà continuata la tua esperienza? Quali truppe la presidieranno succesivamente? Quali tipo di forze ne consolideranno il risultato?
    Dopo la ferita che il tuo teatro ha inflitto ai rigidi schemi accademici della rappresentazione artistica a quali posizioni artistiche,pensi, passerà la stafetta di un nuovo linguaggio per costruire le basi di una cultura moderna?
    Certo non possiamo pensare che l’avanguardia, proprio per sua natura , possa durare infinitamente facendo sempre perno sull’eccitazione innovatrice,e sull’esaltazione dell’inedito e dell’insolito perchè in questo modo il teatro, strumento dell’arte si negherebbe come opzione mediatrice tra il mondo e la conoscenza.
    In sostanza come si potrà, sulla scia delle tue sperimentazioni, insistere ed approfondire quegli aspetti della CONDIZIONE UMANA che hanno validità universale che tu con la tua bravura di teatrante, con l’effervescenza del tuo linguaggio hai posto sotto un abbagliante riflettore?
    Ho finito di leggere l’intervista sull’Espresso e penso quanto dolore ci sia nella vita e come nonostante tutto è proprio il dolore che ci fa così belli e preziosi.
    Se puoi, se vuoi , se hai tempo per rispondermilo puoi fare anche al mio indirizzo elettronico.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>