Dieci domande (senza querela) a Emma Dante

di - 28/10/2009 - Due chiacchiere con la brillante drammaturga prima della sua Carmen, che aprirà la stagione della Scala Emma Dante scrive i testi, le canzoni dei suoi spettacoli. Cuce ruoli e vestiti sui suoi interpreti e personaggi. Il suo è un teatro

Due chiacchiere con la brillante drammaturga prima della sua Carmen, che aprirà la stagione della Scala

Emma Dante scrive i testi, le canzoni dei suoi spettacoli. Cuce ruoli e vestiti sui suoi interpreti e personaggi. Il suo è un teatro di ricerca, è laboratorio di tipi umani. Di impegno civile. Di poesia.  Di storie che sono escluse, emarginate, ma tragicamente invischiate con la Storia.
MF: Volevo intitolare l’intervista: “Michele Fronterre’ intervista Dante”. Ho lasciato perdere. Temevo che finissimo col montarci la testa entrambi.

E.D: ha fatto bene. Meglio intitolarla 10 domande a emma dante. Risponderò a tutte lo giuro senza fare querela a nessuno!

MF: Ho visto il suo spettacolo Le Pulle a Torino. Al Carignano. Mercoledì scorso. Acqua a leva pilu. Dica la verità non ha seguito la compagnia perchè pioveva? O l’ha fatto per evitare questa intervista? Come vede ormai tramite l’email…

E.D:appunto! Ormai tramite internet non sfuggi a niente. Neanche a quest’intervista! Qui piove, c’è una bufera spaventosa! Eppure siamo al sud. Sono rimasta a palermo perché sto lavorando alla Carmen di Bizet, tra qualche giorno parto per milano et voilà! è tutto!

MF: Il teatro era pieno di giovani. Mai visti così tanti al Carignano. Come ha fatto a convincerli? Gli ha offerto un posto fisso?

E.D: c’erano tanti giovani perché io sono un’artista emergente!

MF: Su La Stampa solo un trafiletto. Come mai secondo lei? Non risponda laconicamente invitandomi a porre la domanda a La Stampa. L’ho già fatto.

E.D: ma, forse sempre per lo stesso motivo: perché sono un’artista emergente! Quando diventerò grande e affermata avrò certamente lo spazio che merita un’artista importante e affermata.

MF: Le Pulle, così come in altri suoi spettacoli, nel denunciare certa società, certe sue storture e contraddizioni, finiscono col colpire la famiglia. Non pensa che sia questo il punto. Il motivo per cui c’è una certa resistenza verso un teatro come il suo?

E.D: non credo che sia per questo, no. Il mio è un teatro che non risponde alle regole, che trasgredisce, che usa una lingua dura, che non ha una trama, né un libretto da seguire durante la rappresentazione, non ha riferimenti, e può mandare allo sbaraglio chi non ha appigli, questo è il motivo per cui fa fatica ad entrare, almeno in Italia, in una programmazione tradizionale e conservatrice perchè tradizionali e conservatori sono la maggior parte dei teatri in Italia.

MF: Altri progetti? Teatro, libri? Cosa bolle in pentola in Via Castellana Bandiera, nella cucina teatrale di casa Dante?

E.D: dopo la Carmen che aprirà la stagione della Scala lavorerò con la mia compagnia ad una nuova trilogia. La trilogia degli occhiali. E poi farò un film tratto dal romanzo via castellana bandiera.

MF: Spesso i suoi interpreti hanno il volto coperto. Deformato. Come mai? Come nasce durante la costruzione delle scene tale esigenza? Ci sveli la genesi del volto delle Pulle.

E.D: le pulle non dovevano avere volto, proprio perché l’esigenza era quella di non dargli un’identità definita. maschi, femmine, trans, ermafroditi, tutto doveva essere confuso. Lo spettatore doveva avere la sensazione di non potercollocare i pezzi anatomici al posto giusto: il cazzo a un uomo o la tetta a una donna. Come quando smonti le bambole e le rimonti sbagliate.

MF: Oggi di trans e di puttane si parla attraverso l’agenda politica. Chiaramente l’effetto di passare questi argomenti all’interno del bimbi mediatico è stato tutt’altro che positivo. Il teatro, il suo teatro, quando parla di sociale, diventa impegnato e fa riflettere. Ma rimane di denuncia e privilegia la rottura. Non pensa che oggi sia necessario cucire più che strappare?

E.D: non siamo ancora ad una rottura definitiva. Siamo mezzirotti. E quindi io sento che al momento sarebbe importante rompere del tutto qualcosa che va ricostruita da capo.

MF: Sono Tremonti e le chiedo: Quanto costa una produzione. Quante recite sono necessarie per pareggiare i conti?

E.D: noi, come compagnia, non siamo finanziati. lavoriamo anche gratis perché facciamo un laboratorio permanente a palermo che, a prescindere dagli spettacoli, ci permette di continuare il nostro percorso sulla ricerca del metodo. Sarebbe una follia in Italia chiedere di finanziare un laboratorio permanente che non necessariamente è finalizzato ad una produzione. Una follia! Ma è soltanto attraverso questo sacrificio mio e della compagnia che oggi il nostro teatro ha una fortissima identità ed una coerenza artistica.

MF: Lei ha fatto la scelta di rimanere a fare la drammaturga a Palermo. Chi le mette più i bastoni tra le ruote? La politica, la chiesa o la mafia?

E.D:nessuna delle tre. sono ignorata da tutte e tre..

MF: Preferirebbe essere intervistata da Fabio Fazio a Chetempochefa o da Daria Bignardi all’Era Glaciale? Guardi che dopo la regia della Carmen alla Scala a Dicembre rischia almeno una delle due.

E.D: Andrò da Fazio a che tempo che fa prima della prima in Scala.

MF: Ho sforato e sono stanco, in fondo l’artista è lei. Chiuda l’intervista.

E.D: buona notte!

2 Commenti

  1. mela mondì scrive:

    La persona umana può parlare (anche q soltanto di ciò che è, di ciò che sa, di ciò che cerca. Il teatro è sempre una trasposizione metafisica di ciò che un artista è come soggetto umano, di ciò che sa circa la storia antropologica in cui è vissuto e si è formato, di ciò che cerca di capire su se stesso ed il suo vissuto. Ritengo che la vita personale di ciascuno sia pressapoco simile, sono i folletti, i lupi, le carovana, i deserti che emergono dalla storia,che diventano plasmabile materia per tradurre la vita in viaggio su un carro di nastrini e campanelli attravwerso l’intelligenza, unica sostanza umana che gode di libertà.mela mondì

  2. mela mondì scrive:

    Cara Emma, (penso di poterti chiamare così perchè mi sei veramente cara) vorrei chiederti qualcosa sul tuo teatro bellico che ammiro e merita il nome di avanguardia. Ma dato il fatto che le avanguardie costituiscono un momento di fondazione di novità culturale, un avamposto, una esperienza strategica,un’apertura di strada
    in che modo pensi sarà continuata la tua esperienza? Quali truppe la presidieranno succesivamente? Quali tipo di forze ne consolideranno il risultato?
    Dopo la ferita che il tuo teatro ha inflitto ai rigidi schemi accademici della rappresentazione artistica a quali posizioni artistiche,pensi, passerà la stafetta di un nuovo linguaggio per costruire le basi di una cultura moderna?
    Certo non possiamo pensare che l’avanguardia, proprio per sua natura , possa durare infinitamente facendo sempre perno sull’eccitazione innovatrice,e sull’esaltazione dell’inedito e dell’insolito perchè in questo modo il teatro, strumento dell’arte si negherebbe come opzione mediatrice tra il mondo e la conoscenza.
    In sostanza come si potrà, sulla scia delle tue sperimentazioni, insistere ed approfondire quegli aspetti della CONDIZIONE UMANA che hanno validità universale che tu con la tua bravura di teatrante, con l’effervescenza del tuo linguaggio hai posto sotto un abbagliante riflettore?
    Ho finito di leggere l’intervista sull’Espresso e penso quanto dolore ci sia nella vita e come nonostante tutto è proprio il dolore che ci fa così belli e preziosi.
    Se puoi, se vuoi , se hai tempo per rispondermilo puoi fare anche al mio indirizzo elettronico.

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