Stavolta a scriverlo sono i tre coordinatori del PdL: Verdini, Cicchitto e Bondi. E prevede di recuperare i soldi per tagliare l’Irap innalzando l’età pensionabile. Per far capire al ministro dell’Economia che non è lui a comandare. E che il suo tempo potrebbe scadere.
“Nella riunione è stata espressa piena condivisione della politica economica del governo, e si è concordato sulla necessità di coniugare e di contemperare due esigenze altrettanto valide, e cioè l’esigenza inderogabile del rigore, da tutti condivisa, e quella della ripresa dello sviluppo economico. Tutto ciò in coerenza con gli impegni programmatici”. Un Popolo delle Libertà che si dichiara in perfetto accordo sulle questioni economiche, nonostante le tensioni dei giorni scorsi, secondo la nota congiunta che i tre coordinatori del partito Denis Verdini, Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto hanno inviato alla stampa alla fine dell’incontro con Silvio Berlusconi. Eppure sotto la cenere il fuoco cova ancora, e dopo il documento che contestava la politica economica di Giulio Tremonti vergato da Cicchitto e Baldassarri e controfirmato dagli altri ministri economici del governo, sarebbe in preparazione un altro papello, stavolta incentrato sulla questione che fa arrabbiare via XX Settembre: il taglio delle tasse, e in particolare dell’Irap, che il PdL ha promesso in campagna elettorale senza aver ancora attuato.
IL PAPELLO – Lo scrive Liberal: il documento anti-Tremonti “prevede di recuperare i soldi per tagliare il balzello nel modo più indolore per il ministro: alzando l’età pensionistica per tagliare la spesa sulle pensioni. Il documento sarà presentato al premier nelle prossime settimane, seguendo lo stesso schema utilizzato dal gruppo parlamentare quando si è trattato della piattaforma per il Sud: entrare in tackle su un argomento che divide il governo, mettere le condizioni per togliere poteri e fondi a via XX settembre e trasferirli a Palazzo Chigi“. In pratica, Cicchitto, Bondi e Verdini mettono in pratica quanto scritto già nel primo “papello”, indicando stavolta una via maestra di politica economica che prevede riforme del welfare per far fronte alla spesa sui tagli delle tasse. Poco importa, ai coordinatori del PdL, che comunque, a causa delle regole del bilancio dello Stato, la spesa totale non sarebbe comunque automaticamente parificata ai tagli, aprendo un buco nei conti pubblici (cosa già fatta osservare dal ministro dell’Economia in più occasioni). Quello che interessa di più, ora, è muoversi nella direzione contraria a quella indicata da Tremonti, per dimostrare a lui e alla Lega che non c’è nessuna golden share che chicchessia può esercitare sul governo.
LA GUERRA FRATICIDA - Ecco quindi spiegato il perché delle dichiarazioni di ieri. La Lega continua a puntare su Tremonti vicepremier nonostante la ridda di no che sono arrivati dalla maggioranza: è il tipico metodo di mercanteggiare e trattare tra Lumbard e romani: chiedo 100 per ottenere 10, ovvero in questo caso che tutto resti com’è. Dall’altra parte però si è disegnata una strategia chiarissima: ricordare a tutti che è Berlusconi che comanda, per far togliere dalla testa a quei pochi che a comandare sono loro. In questo caso, spossessare di fondi e competenze via XX Settembre per puntare tutto su Palazzo Chigi, ben sapendo che di solito guerre e polemiche fratricide all’interno del PdL si fermano quando è il premier a scendere in campo e a decidere. Il 5 novembre si riunirà il coordinamento del partito e della maggioranza: in quella data apparirà chiaro a tutti che Tremonti è in minoranza nel PdL e la Lega da sola non ha abbastanza voti per influenzare le decisioni prese da tutti. E per ricordare al ministro che, se il suo ruolo è quello del tecnico che fa da regista alle iniziative collegiali, allora bene. Se invece è un politico che gioca da solo, magari per guardagnare punti per la successione a Berlusconi a scapito delle altre ambizioni (segnatamente, quelle dei finiani e quelle degli ex forzaitalioti), allora può anche accomodarsi alla porta. Per cercare nuove strategie politiche allo scopo di soddisfare le sue legittime ambizioni. Solo che a quel punto sarebbe la Lega a fermarlo: gli uomini di Bossi sanno benissimo che possono tirare la corda quanto vogliono, ma non possono permettersi di spezzarla. Un’alternativa a Berlusconi non c’è, così come sarebbe quasi impossibile trovarne una a Tremonti. Che vita da cani, quella di chi governa l’Italia.





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regola d’oro della politica fiscale
se togli una tassa prima devi indicare da dove prendi i soldi che ti mancano o dove intendi fare i tagli.
questo il governo non lo dice. ma io un’ideuzza me la sono fatta
La proposta di eliminare l’Irap. In discussione la sanità pubblica?