Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
Editorialedi Simone Bressan
pubblicato il 27 ottobre 2009 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

Per il centrodestra italiano, l’altro ieri, è stata una di quelle domeniche in cui ti siedi e guardi gli altri giocare. Gli altri sono il popolo del Pd, quello che si è messo in fila ed è andato a votare ai gazebo.  Uomini e donne che in una domenica di sole hanno scelto di dedicare un quarto d’ora del dì di festa per questo rito democratico che ad alcuni appare naif, ad altri una straordinaria intuizione. Io sono tra i secondi ma, ammetto, non è mai facile giudicare i partiti diversi dal tuo. Perché in politica vige la regola del “tanto peggio, tanto meglio” più che quella che “l’erba del vicino è sempre più verde”. E quindi giù a smontare, smitizzare, minimizzare le primarie del centrosinistra. Va bene, è un giochino, anche simpatico. Ma rimane un giochino al massacro.

Se il centrodestra guardasse queste primarie del Pd, invece, ci scoprirebbe moltissime cose buone. Prime fra tutte l’affluenza, la mobilitazione, la partecipazione. Che in una democrazia matura sono dati positivi, sempre e comunque, indipendentemente dalla parte politica da cui provengono.

Poi c’è la legittimazione popolare di una classe dirigente. Veltroni prima, Bersani poi, sono stati scelti attraverso uno strumento tanto semplice quanto innovativo: le primarie aperte a tutti. Perché i partiti non sono e non devono essere congreghe di congiurati pronti a spartirsi una fetta di potere ma movimenti aperti, pronti alla contaminazione culturale e all’ascolto della società civile. Che tutto questo venga da sinistra, lascia l’amaro in bocca a chi, nel PdL, ha creduto fin da subito ad un movimento che nasceva tra la gente (a piazza San Giovanni) e che la gente richiamava fin dal suo nome.

Così non è stato, se è vero che questo Popolo della Libertà ha individuato una classe dirigente interamente nominata. Così come sono nominati i parlamentari. Un partito così sta in piedi solo per la forza straordinaria e polarizzante di Silvio Berlusconi, capace di cancellare ogni limite e di colmare ogni lacuna. Dietro di lui, il nulla. E dopo di lui, il diluvio.

Se il centrodestra vuole garantirsi un orizzonte di governo che superi la vita, biologica o politica, del suo leader è giunto il momento di copiare dagli odiati nemici almeno il metodo. La democrazia, si sa, è un sistema pessimo e pieno di insidie. Ma è ancora l’unico che garantisce ricambio, competizione leale e merito. Su questi valori abbiamo fondato anni di battaglie sociali, economiche, politiche. Al centrosinistra che accusavamo di volere una società immobile ed uguale per statuto, opponevamo la forza dirompente della meritocrazia, il valore di chi, a parità di condizioni di partenza, vince. Il nostro partito, invece, è diventato il simbolo della fissità, dell’incapacità di innovare e di innovarsi, del rifiuto di ogni regola di mercato. E’ ora di aprire una riflessione. Senza isterismi, ma con serietà.

6 commentistampa - fallo leggere