Storia della Coppa del Mondo focalizzata sul cammino di chi è arrivato ad un passo dal titolo, solo sfiorando la gloria eterna, finito spesso per questo nel dimenticatoio.
Ungheria 1954: il primo caso in cui la finalista vive nei ricordi più dei reali vincitori. L’Aranycsapat è la squadra delle meraviglie degli anni ’50, anche se i tornei ufficiali su cui scontrarsi alla pari sono solo i Mondiali. Infatti la Coppa Internazionale è aperta solo a 5 nazionali e alle Olimpiadi non possono andare i professionisti (e le squadre dell’Est, formalmente, sono composte da… colonnelli e deputati). L’Ungheria le fa sue entrambe: la prima, comunque, ringraziando l’Italia che batte 3-0 la Cecoslovacchia nell’ultima gara, le seconde stracciando ogni concorrenza ad Helsinki nel
1952 (5 gare, tutte vinte complessivamente per 20-2).
L’INIZIO - La prova del nove è la Coppa del Mondo 1954, ospitata dalla Svizzera. Nelle eliminatorie composte a tavolino i magiari dovrebbero vedersela colla sola Polonia, che preferisce ritirarsi. La quinta edizione dei Mondiali sconta la formula più idiota della sua storia: si raggiunge un compromesso fra eliminazione diretta (ripresa dai quarti in poi) e l’uso dei gironi, limitati alla sola prima fase ma con un assurdo “misto”. Non sono ottavi di finale ma nemmeno gironi “completi”: 4 gironi da 4 ma ogni squadra gioca due gare. Le contendenti sono infatti divise a metà tra teste di serie e materassi e le gare sono unicamente fra squadre di fasce diverse. Non solo: in caso di pareggio si giocano i supplementari ma se dovesse al 120’ perdurare il pari… lo si avalla! Assurda anche la fase ad eliminazione diretta nella sua costruzione: non si prevedono quarti incrociati (prime contro seconde) ma ci si affida al sorteggio (seppure a gironi prefissati) e poi al classico tabellone. Alla fine, fosse valsa la differenza reti, la dea bendata sarà talmente cieca che in finale si incontreranno la migliore delle prime contro la migliore delle seconde. L’Ungheria finisce in girone con Corea, Germania e Turchia. Teste di serie Ungheria e Turchia, quest’ultima per aver eliminato la Spagna quarta in Brasile. Le due gare del girone paiono dar ragione a chi vede i magiari come un rullo compressore: 9-0 alla Corea e 8-3 alla Germania e comodo passaggio ai quarti. L’ultima gara desta perplessità per l’entità della sconfitta tedesca: in realtà è una furbata dei bianchi che, non valendo la differenza reti, sanno già di potersi giocare la qualificazione in comodo spareggio con turchi o coreani. Per cui impegno relativo e spazio a 4 panchinari (all’unica presenza mondiale).
FINE – La sensazione di imbattibilità ungherese, però, comincia a vacillare dai quarti. Abbinata al Brasile, il peggior cliente, l’Ungheria dopo un’ora è sul 3-1 ma da quel momento la gara si trasforma in un’indegna rissa. Il Brasile non ci sta proprio a perdere: già nervoso per il risultato in sé perde ogni controllo dopo due pali che gli negano il pareggio e dà il via ad una deprecabile caccia all’uomo. Accade un po’ di tutto, inseguimenti a palla lontana, bottiglie spaccate in testa, agguati dentro e fuori il campo, prese rugbystiche, panchine devastate. Alla fine 4-2 magiaro e 3 espulsi. In semifinale è altra battaglia, stavolta solo sportiva, contro l’Uruguay. Czibor al 13’ e Hidegkuti al 46’ portano sul 2-0 l’Ungheria ma, come
detto, la solidità pare persa. Nell’ultimo quarto d’ora non solo Hohberg pareggia con una doppietta, ma solo un palo nega a Borges il clamoroso sorpasso. I supplementari rivedono l’Ungheria portarsi in doppio vantaggio con due colpi di testa di Kocsis, suo marchio di fabbrica, sempre più solitario capocannoniere con 11 reti. Per l’Uruguay si tratta della prima sconfitta di sempre nei Mondiali (seppure oltre il 90’). Il 4 luglio si disputa la finale a Berna contro la Germania Ovest. La nuova formula prevede infatti la possibilità, per la prima volta, che due squadre possano rincontrarsi in turni diversi. Puntualmente accade: nei gironi la gara era finita con una straripante vittoria ungherese ma sono passate 2 settimane e le cose sono cambiate. L’Ungheria ha continuato a vincere, ma sempre meno a convincere. La Germania non ha certo guadagnato la copertina ma dopo la disfatta programmata ha inanellato 3 vittorie con un ruolino gol di 15-3 dove spicca il 6-1 in semifinale contro l’Austria. Puskas gioca (era fuori per infortunio nelle ultime 2 gare) e segna pure l’1-0 al 6’, raddoppiato 2’ dopo da Czibor grazie ad un pastrocchio difensivo. Ma già al 18’ la gara è sul 2-2: l’Ungheria non ci sta, cerca in tutti i modi di riportarsi in vantaggio, colpisce due legni ma all’84’ Rahn firma il sorpasso. Puskas pareggia immediatamente, ma è in fuorigioco. La Germania conquista il primo titolo mondiale mentre l’Ungheria finisce qui. Da allora il massimo risultato sono i quarti di finale del 1966, mentre dal 1986 manca pure dalla fase finale. La Germania rimarrà vittima di un’intossicazione nel post mondiale in Belgio che darà vita a velenose voci di doping.























