PD, Bersani segretario: “Superato il 50%”
25/10/2009 - Quasi tre milioni di votanti, la bocciofila ce la fa nonostante l’endorsement di Moretti per Franceschini. Marino incassa un risultato lusinghiero: è al 14%. L’affaire Marrazzo influisce sul Lazio: -20% di votanti. Il vincitore: “Voglio un partito dell’alternativa”. Bersani è
Quasi tre milioni di votanti, la bocciofila ce la fa nonostante l’endorsement di Moretti per Franceschini. Marino incassa un risultato lusinghiero: è al 14%. L’affaire Marrazzo influisce sul Lazio: -20% di votanti. Il vincitore: “Voglio un partito dell’alternativa”. Bersani è al 52%, Franceschini al 34%.
Pierluigi Bersani è il nuovo segretario del Partito Democratico. Dario Franceschini riconosce la vittoria in diretta tv: “Ha vinto il partito, questa non è una serata di delusione”. “I dati che abbiamo, e che usciranno un po’ più tardi, emerge con chiarezza che Pierluigi Bersani è il nuovo segretario del Partito Democratico. Io gliene do atto, gli ho già telefonato per complimentarmi“. Ignazio Marino invece ha dichiarato: “E’ stato un risultato straordinario, che dimostra la vivacità del partito, che vuole essere unito per tornare a guidare il paese. Dal mio punto di vista sono soddisfatto perché ci davano per sconfitti, abbiamo superato ampiamente il 5%. La nostra mozione si colloca tra il 10 e il 20%. Un risultato ottimo“. Noi di Giornalettismo ricordiamo solo che è dal 29 aprile 2008 che diciamo che Bersani era la scelta giusta. O meglio, la meno peggio. Intanto il Tg La7, nell’edizione delle ore 20, ha mostrato con un servizio come non sempre siano state osservate le disposizioni in materia di voto alle primarie del Pd. A Roma - secondo l’emittente – in qualche seggio si è potuto accedere al voto senza il necessario certificato elettorale, a Castellammare di Stabia invece è stato possibile votare addirittura tre volte: due volte nello stesso seggio, la terza in un altro.
TRE MILIONI AL VOTO – Intanto il Pd ha già vinto la prima sfida: 3 milioni di elettori hanno votato per il segretario (l’ultima stima è di Paolo Gentiloni), una cifra superiore alle aspettative e che sfiora il successo che nel 2007 incoronò Walter Veltroni primo leader del Pd. Una partecipazione che consente ai democratici di gioire per la prova di forza riuscita verso il governo e per dimostrare che il partito c’è nonostante le debolezze dell’opposizione e brutti incidenti come il caso Marrazzo. Le code ai gazebo, a Milano come a Palermo, colgono di sorpresa, già di primo mattino, i tre candidati e lo stato maggiore del partito. Certo, la chiamata alle armi «in difesa della democrazia» si era ripetuta negli ultimi appelli dei big, ma l‘affaire Marrazzo, esploso proprio alla vigilia delle primarie, aveva depresso ieri aspettative e speranze. Ed invece i quasi 900mila votanti alle 11.30 cacciano i timori e già alle 17.30 il Pd raggiunge l’asticella dei 2 milioni, fissata come soglia per cantare vittoria.
NUMERI DA FAR PAURA - Nessuno aveva scommesso che si potessero equiparare le cifre del passato, i 4,3 milioni che nel 2005 si misero in fila per incoronare Romano Prodi candidato premier dell’Unione e nemmeno i 3,5 milioni che nel 2007 scelsero Walter Veltroni come primo leader del Pd. La partecipazione entusiasma Dario Franceschini, Pier Luigi Bersani e Ignazio Marino. Il segretario aspetta le 16 per votare a piazza del Popolo a Roma. Prima fa un blitz ad effetto a Castellamare di Stabia, luogo tristemente simbolo del Pd dopo l’uccisione del consigliere Gino Tommasino e la scoperta nei giorni scorsi che uno dei sicari era iscritto al partito. E che oggi, con la gente in fila ai gazebo, diventa metafora che per il Pd, spiegano i dirigenti locali, «è ora di uscire dal tunnel».
Franceschini gioisce per «la grande festa della democrazia» ma anche per l’endorsement in zona Cesarini di Nanni Moretti mentre, a Piacenza, Bersani vota al fianco della moglie e delle due figlie. «Le primarie hanno risvegliato la nostra gente», sostiene il candidato uscito vincente dai congressi dei circoli. La scaramanzia non gli impedisce di annunciare che, in caso di vittoria, la prima questione di cui si occuperà è il lavoro degli italiani. E che, in caso di sconfitta, darà «piena collaborazione» al vincitore. Trae coraggio dalla partecipazione anche l’unico outsider in corsa, Ignazio Marino. Il senatore-chirurgo vota nello stesso seggio di Veltroni, a Roma, e l’entusiasmo per i grandi numeri tradisce la speranza di un suo exploit. «Alle 11 e mezza - gioisce – ha votato il 20% in più delle precedenti primarie e questo dato conferma la richiesta degli italiani di un profondo cambiamento». Una prova di fiducia che questa volta i dirigenti del Pd assicurano che onoreranno, appoggiando chiunque tra i tre sfidanti uscirà vincitore dalle primarie, ed evitando la faida interna che travolse Veltroni.
BERSANI DIXIT – Le prime parole del vincitore: “A noi risulta che siamo sopra il 50, ad altri risulta di no. Aspettiamo. Ma sono orgoglioso per quel che è successo oggi: 3 milioni di persone han pagato due euro a testa per partecipare a una grande prova di democrazia: un fatto eccezionale sia per la partecipazione che per l’organizzazione. Siamo orgogliosi di essere quelli che stanno costruendo un partito, chi fa un partito realizza la Costituzione repubblicana, che parla di partiti e non di popoli“. Poi aggiunge: “Farò il leader sapendo che un partito popolare è un collettivo di protagonisti, questa sarà la chiave del lavoro che farò. Ma dirò con precisione che partito ho in testa io”. Vuole il partito dell’alternativa, e non dell’opposizione, Bersani e si rivolge “con grande amicizia” alle altre forze che si oppongono a Berlusconi. “Con loro partirà da subito un’iniziativa di confronto“. Ma prima sarà domani a Prato, dagli artigiani di una delle aree più in pericolo del paese a causa della crisi. “Il Partito Democratico è un partito senza padrone, la nostra trasparenza gli altri se la sognano“, ha poi concluso.
SCRUTINI REGIONE PER REGIONE – Nonostante la dichiarazione di Bersani, non è sicuro ancora che l’attuale segretario abbia superato la fatidica soglia del 50% a livello nazionale. Non si sa se accogliere con gioia o con preoccupazione l’80% che Bersani ha preso in Calabria, la terra del ras Agazio Loiero. Anche in Campania la bocciofila campione è in testa, mentre la soglia del 50% sembra sia stata superata anche in Piemonte e Lombardia. Il coordinatore Maurizio Migliavacca dice che, dopo che sono stati scrutinati 3.341 seggi, pari al 35% del totale, Bersani sarebbe al 52%, Franceschini al 34% e Marino al 13,8%.













Se sei come in foto e non è un gravatarhosting o ''copincollato'' sei mooolto ma mooolto gnocca. Le All Stars ti toglievano qualche anno nella loro espressiva e giocosa fanciullezza. Complimenti comunque. Ciao
ho letto su altri siti alcuni commenti di elettori pd che avevano idee molto diverse e scettiche. deduco che le anime del partito democratico son moltissime, varie, opposte. una semplificazione si avrà con bersani, si avrà con l'uscita di rutelli. bisogna razionalizzare le idee, le proposte, e finalmente fare un'opposizione alla destra e alla lega. programmi seri, concreti. bisogna fare lavoro di squadra non sfasciare il carro al primo intoppo. ma purtroppo il lavoro di squadra non si può fare con d'alema e altri che rompono alquanto. bisogna farli uscire: prodi ha detto che non è la fine del mondo se alcuni usciranno da pd, ma almeno si potrà lavorare a cose vere. senza fare ogni anno le primarie. il leader si decide e si appoggia e si sostiene. la critica va bene, ma un po’ di amor patrio verso il partito ci vuole. un partito democratico forte, su valori socialdemocratici, un centro laico, una destra responsabile e senza berlusconi: le uniche cose che servono all'italia. ognuno si prenderà le proprie responsabilità di fronte all'italia. tutti dovranno rendersi conto che fare l'opposizione è un dovere e come tale deve essere fatto bene. e a questa sinistra fanno sempre bene 5 anni di governo berlusconi.
La vittoria di Bersani conferma ulteriormente l'esistenza di tre poli in Italia: uno di destra formato da PDL e Lega, uno di centro, identificabile con l'Unione di Centro di Pier Ferdinando Casini, e uno di sinistra, cioè il PD. Non so se quest'ultimo riuscirà a ricompattarsi e poter finalmente svolgere un ruolo di opposizione seria e responsabile in Parlamento, cosa che invece fa benissimo l'Unione di Centro e il suo leader Casini.
Una cosa è certa: gli italiani ora avranno le idee meno confuse e sapranno quale orientamento hanno i partiti in Italia. Chissà quale sarà il loro responso elettorale…