DIVIDE ET IMPERA – La preda scelta da Benedetto sedicesimo non è certamente delle più ostiche. La chiesa anglicana è una specie di arcipelago di comunità più o meno
grandi ognuna delle quali va tendenzialmente per la propria strada. Però, di riffa o di raffa, raccoglie poco meno di ottanta milioni di clienti, molti dei quali domiciliati in paesi dove la Chiesa Cattolica o fa fatica a sfondare o nei quali non riesce ad uscire dai pantani nei quali si è ficcata. Gli Stati Uniti, per esempio, tanto per dirne uno. La crepa nella quale Ratzinger è convinto di potersi inserire è quella che si è aperta tra le comunità più fieramente tradizionaliste e quelle che, in un certo senso, hanno tentato la perigliosa via della modernizzazione dottrinale. Oggetto, tanto per cambiare, l’omosessualità e casus belli gentilmente offerto dall’Arcivescovo di Canterbury in persona (Rowan Williams) il quale, nel 2003, a pochissimi mesi dal suo insediamento, nominò vescovo di Reading Jeffrey John, gay dichiarato. Scoppiò un casino, la Chiesa d’Inghilterra fu ad un passo dalla scissione e John dovette rinunciare per evitare il disastro, ma in molti se la sono legata al dito. E, soprattutto, hanno cominciato a guardare con interesse ai pastori cattolici che, al netto della loro mania per il celibato, offrivano la possibilità di trovare un rifugio sereno tra le braccia della lettura letterale delle Scritture. A maggior ragione in un mondo che, a loro modo di vedere, dovrebbe già stare tutto concentrato a respingere le orde musulmane.
DESTINO BEFFARDO – Per il momento, un risultato Ratzinger l’ha ottenuto. La Comunità delle Chiese Anglicane è in grande subbuglio, si è fatto un gran parlare della super offerta romana e la grande stampa si è arrovellata il cervello per tentare di comprendere il significato intrinseco della mossa papale. Tutti, comunque, hanno notato l’accelerazione rispetto ai normali tempi richiesti dalle commissioni b
ilaterali istituite per negoziare faccende così delicate. L’impressione è che Benedetto sedicesimo abbia deciso di svoltare “alla Wojtila” accettando di conquistare una fetta minore di nuovi accoliti pur di non farsi logorare in una trattativa che, con gli anglicani, riguarda argomenti delicati. In gioco non c’è solo l’atteggiamento nei confronti degli omosessuali, ma anche la vicenda dell’ordinamento sacerdotale per le donne e la “vexata quaestio” del celibato. Sono idee che piacciono poco nelle stanze dei bottoni, ma se se ne parlasse troppo – per esempio in Italia – potrebbe anche succedere che a qualcuno vengano strane idee. Le prime reazioni, almeno quelle della classe sacerdotale, non sembrano di grande entusiasmo. In molti, soprattutto dalle comunità presenti nei paesi a più forte espansione cattolica, hanno fatto sapere che sarebbe meglio mettere ordine tra gli anglicani piuttosto che cedere le armi al Papa. Ma non sono loro che interessano a Ratzinger. Le buone notizie arrivano proprio da dove si preferiva sentirle, cioè dal vecchio mondo. Qui c’è più di qualcuno che considera esaurita la missione degli anglicani e che si dichiara ben felice di poter entrare nella grande famiglia di Santa Romana Chiesa. Se l’OPA dovesse riuscire, si compirà una vendetta covata per oltre quattro secoli, da quando Enrico ottavo pretese l’indipendenza da Roma per i cattolici inglesi. Allora si separarono per un divorzio chiesto e non concesso, oggi potrebbero riunirsi per un matrimonio che tutti insistono non s’abbia da fare.




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