Giustizia vera per i ragazzi di Genova
di Tommaso Caldarelli
Serve una necessaria premessa. Chi scrive è convinto più di ogni altro che la definizione che Amnesty International diede ai fatti del G8 di Genova – “la più grande sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dai tempi del dopoguerra” – sia più che mai clemente. Racconti, testimonianze, in parte ricordi si affollano: il ragazzo che venne a parlare nel liceo, “perché io a Bolzaneto c’ero”; immagini, video, foto e documentari, fumetti persino, non riescono a scalfire l’idea di un episodio da libri di storia, forse il punto più alto dello scontro fra ragazzi che dicevano di sognare un mondo diverso e polizia indemoniata, scesa in piazza per reprimere: “Voi, a Genova, ce dovete morì”. Voleva essere una lezione, e lo è stata: orribile.
Chi scrive pensa che il processo ai responsabili delle forze dell’ordine abbia acquisito il rango di barzelletta, visti gli esiti, e visti gli anni che sono passati prima che un provvedimento giudiziale piuttosto blando scrivesse una parola di giustizia. E però, nonostante queste premesse, non riesco a convincermi che quel che vedo in giro sia corretto. Il prossimo 13 luglio, venerdì, sarà celebrato il processo-ter, in Cassazione, “ai Venticinque”, come lo chiamano i manifestanti, nel frattempo diventati dieci per effetto delle sentenze di appello. Sono i dieci manifestanti accusati del reato di devastazione e saccheggio che rischiano, complessivamente, cento anni di carcere: a loro favore è partito un tam tam di intellettuali, volti della sinistra, esponenti dei movimenti che ne chiedono l’assoluzione. Con argomentazioni, francamente, ridicole dal punto di vista giuridico.
Perché purtroppo siamo sempre lì: stiamo parlando di un processo, che come tale ha delle regole e si gioca in un’arena definita. Al cospetto dello Stato: e torneremo fra un attimo su questo punto. Le argomentazioni che i sostenitori di 10×100 portano a sostegno del loro movimento (assolutamente legittimo, s’intenda) di pressione per l’assoluzione, sono le seguenti: il reato di Devastazione e Saccheggio, articolo 419 del Codice Penale (che recita: “Chiunque, fuori dei casi preveduti dall’articolo 285, commette fatti di devastazione o di saccheggio è punito con la reclusione da otto a quindici anni”) sarebbe un residuato dell’era fascista, adatto più che altro alla repressione: “Si tratta di un reato contro l’ordine pubblico introdotto originariamente in Italia sotto il regime fascista col famigerato Codice Rocco del 1930 (codice tuttora vigente in moltissime sue parti). Ai tempi della dittatura prevedeva addirittuta la pena di morte. E’ un reato espressamente pensato per reprimere sommosse e moti di piazza. Non a caso venne contestato alcune volte nel clima tesissimo e di guerra civile latente immediatamente successivo alla fine della Seconda Guerra Mondiale. L’Italia era un paese in ginocchio ed alla fame”, scrive qualcuno. Si legge in giro che questo reato è stato “raramente invocato”, men che meno durante gli anni di piombo.
Ancora, si sente dire che il modo di questa incriminazione, la scelta della procura, accolta dal giudice, di collegare gli imputati attraverso il veicolo della “compartecipazione psichica” sarebbe assurdo. In effetti l’accusa poggia su questo: si può agevolmente ritornare alla sentenza di primo grado, perché tale impostazione è stata integralmente accolta e confermata.
“Trattasi – spiega il magistrato – di una forma di concorso nel reato che non presenta molte varietà, verificandosi nella fase di ideazione nel reato: in essa si individuano due forme, quella del determinatore che fa sorgere in altri un proposito criminoso che prima non esisteva; e quella dell’istigatore che si limita a rafforzare in un’altra persona un proposito crimonoso in essa già esistente, avendo peraltro di mira un determinato delitto e costituendo tale partecipazione morale, sotto il profilo oggettivo, una concausa efficiente adeguata (come nel caso di colui che, promettendo un’attività di aiuto da svolgersi dopo la commissione di una rapina, consapevolemente istiga o rafforza l’attività del terzo, con rilevanza dunque casuale rispetto alla rapina, nella quale moralmente concorre)”.
Terzo ed ultimo argomento, si dice che la sentenza avrebbe un sapore politico, perché andrebbe a colpire, se confermata, in fondo solo “dieci ragazzi che avrebbero spaccato qualche vetrina”, ben poco rispetto a quanto messo in piedi dalla polizia, dalle forze dell’ordine, rispetto a quanto successo nella scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto.












lo so, ci sono molti lettori commentatori militanti, inquadrati nelle idee del partito (destra sinistra…che cambia).
Considero questo editoriale un’ottima analisi che vi pone un gradino sopra a molta stampa italiana.
Vorrei citare interviste di Caruso e Casarin che blaterano al pari di Berlusconi di responsabilità penale dei magistrati o test di intelligenza all’esame di Stato per il procedimento penale a cui sono stati sottoposti. Vorrei far notare che le intercettazioni del processo a sud ribelle sono state cancellate per la giustizia e tolte dal processo, perchè nel frattempo alcuni imputati erano divenuti onorevoli. Vorrei far notare la baruffa violenta avvenuta in tv a rai2 fra noglobal e gornalisti effettivamente militanti di destra che citavano stralci di intercettazioni di Sud Ribelle.Si potrebbe notare che le due vetrine non erano due e sono diventari 4 milioni di euro di danni, o che molti di coloro che partirono per il G8 premeditarono gli scontri (sapevano già quando o si erano portati passamontagna e caschi all’uopo). Si può discutere cosa succederebbe se tutti imponessero la democrazia in questo modo, spaccando ciò che è avverso seppur esponenti di una minoranza con ideali utopici di sovversione dello Stato (idee che c’erano nelle intercettazioni, ma che furono cancellate con l’elezione ad onorevole di personaggi coinvolti) fascsti, anarchici, comunisti, leghisti… sarebbe il caos, se tutti spaccassero per il loro credo d’azione l’estensione del mondo brigatista che tutti hanno visto in azione a Genova dalla piazza dei Cobas dove si armarono i militanti Antifa, ai poliziotti che hanno fatto tutte le violenze che servivano all’opposta fazione per vincere in un evidente caso di guerra urbana su cui si pretende di far valere la legge italiana in alcuni casi si, in altri no.
L’auto-assoluzione in cui sapientemente il PCI italiano è “incorso” con trucchetti d’avanspettacolo politico per cancellare le sgradevoli intercettazioni è del tutto uguale all’auto-assoluzione con cancellazione del reato di banda armata di esimi padani, imputati per attentato alla costituzione italiana (anche questo reato previsto dalla dittatura fascista?!) pur non avendo nuociuto ad alcuna vetrina, banca, famiglia…., padani perquisiti con la forza (vedasi video con Maroni a terra che tentava di fermare ciò che per uno Stato è normale: l’autodifesa per mano d poliziotti su ordine del Woodcock furioso) o come i militanti di Liga Veneta, anch’essi processati per un’azione dimostrativa e nessun danno formale o guerra urbana.
Nel cerchio dinamitardo degli assalti di Antifa alle sedi della Lega e delle bombe (carta?!) di cui parlano solo giornali locali, la giustizia in Italia non è uguale per tutti, ma anche i benpensanti alla Caparezza, Moni Ovadia, ecc… similprolungamento forse di organi storici di partito (Dario fo e il “soccorso rosso militante”)che già negli anni ’70 agivano per il sostegno opinionistico/legale a brigate estremiste mostra un’imparzialità che non si riscontra in questo Stato pieno di problemi, dove l’inequità o la tessera del partito, qualsiasi partito sia, conta più di ogni altra cosa.
Vorrei averlo scritto io questo commento, ma non sono sicuro di riuscirci senz
…a riempire di contumelie chi mette sullo stesso piano polizia e manifestanti.
SE mai dovrò scegliere per forza una faz
…a riempire di contumelie chi mette sullo stesso piano polizia e manifestanti.
SE mai dovrò scegliere per forza una fazione da sostenere non ho il minimo dubbio: con la polizia SEMPRE.
Ma anche no. Comunque non metto sullo stesso piano polizia e manifestanti. Ciononostante sono entrambi interpreti di quanto successo a Genova, così come non mancano i dati di fatto sulle azioni degli schieramenti contrapposti.
Si può constatare con estrema semplicità come nei casi di estremismo (anche politico), specie quando ciò si concretizza in violenza, ogni singola azione documentata si concretizza in accuse delle fazioni opposte (quindi è piuttosto stupido farle). Pur tuttavia l’insieme descrive la vicenda, ed in Italia dove non esiste giornalismo libero la maggior parte preferiscono raccontare metà vicenda, dimenticando l’altra parte, preferendovi teorie complottiste slegate dalle pulsioni dei singoli individui catturati in intercettazioni, video amatoriali, telefonate alla procura di genovesi, ecc…
Ad esempio: i katanghesi come Gino Strada negli anni 70 erano noti per usare armi improprie negli scontri con la polizia, poichè a processo una chiave inglese poteva essere facilmente spacciata per un attrezzo usato per andare a serrare un tubo ad un amico in città vicino agli scontri (arresto improprio di un manifestante che casualmente si trovata nel luogo degli scontri). In questo modo molti si salvavano dalle pene. Oggi i black block utilizzano una tattica simile ma evoluta. Eseguono un misto di intifada con oggetti raccolti sulla strada, questo perchè così non avendo armi non possono essere fermati prima degli scontri, benchè si possa sapere che hanno intenzione di fare scontri (in realtà usano anche la tattica dei blitz e blitz notturni come visto a Parigi e Barcellona). Discussioni simili possono essere fatte, ed ognuno può porsi come preferisce, ma di certo finchè si descrive il G8 di Genova soltanto considerando metà di esso o addobbandolo di teorie complottiste (inventate da una delle due fazioni), non ci renderà mai conto della differenza che si è vista per esempio fra il G8 di Genova del 2001 e per esempio la manifestazione no bush day a roma 2007, dove gli insurrezionalisti dei centri sociali di Toni Negri sono stati fermati prima su un treno TAV in mezzo alla campagna (treno mezzo distrutto) e giunti a roma a manifestazione quasi conclusa accerchiati dalla polizia a ridosso di un muro con l’aiuto e le segnalazioni dei manifestanti pacifici.
Per cui è illogico esaltare tali fallimenti sia della polizia che dei militanti politici rivoluzionari
Cioè se tu fossi costretto a scegliere una volta per tutte e la tua scelta dovesse valere per tutta la vita?
E se scegliessimo di volta in volta , cercando di capire le singole situazioni?
Comunque nessuno di noi è obiettivo: la differenza non è fra chi è obiettivo e chi non lo è, ma fra chi è consapevole di esprimere giudizi soggettivi, e quindi si sforza di essere obiettivo, e chi non ne è consapevole.
Nessuno di noi è obiettivo , perchè è impossibile e perchè tutti nutriamo affetti: a me sembra di provare affetto in minima parte per le istituzioni o le fazioni, ma soprattutto per le singole persone che il destino mi ha fatto incontrare :-)
PS: ricordo 4 milioni di euro di danni come prime stime…ma forse erano 25 milioni in definitiva.
Sarebbe da controllare il valore.
Più realisti dei Re! Bravo#GRAZIE!