La politica del “Royal rumble”

25/10/2009

     
 

di

Più tempo passa più i principali soggetti politici italiani si ritrovano appiattiti sulle posizioni delle loro maggioranze interne. Il dibattito è quasi del tutto soppresso, troppo spesso relegato ad editoriali sulle prime pagine dei giornali di riferimento e alle apparizioni nelle tribune televisive. Troppo controproducente in termini di immagine e pure di consenso dare adito a chi diverge dal pensiero unico. Più che una sintesi di un vivo confronto che sappia trarre dalle differenti visioni delle correnti una soluzione riparatrice delle beghe interne, sembra di assistere ad una competizione ad eliminazione diretta. Vince chi resterà per ultimo sul ring: il “Royal rumble” lo chiamano nel Wrestling.

I primi ad andare oltre le corde erano stati i socialdemocratici di Sinistra Democratica. Ve li ricordate? Angius, Mussi, Salvi. Per loro non ci sarebbe stato posto nella casa democratico-kennediana che Veltroni aveva in mente. Si incontrarono con i “cugini” della sinistra radicale per non piegarsi, per provare ad affermare che il pensiero unico che il bipolarismo muscolare e imperfetto, imponeva doveva essere rivisto. Sapete tutti come andò a finire. Dagli oltre 10 punti percentuali di consenso andarono dritti dritti all’inferno, senza nemmeno passare per il purgatorio. Era il segnale, spiacevole e inequivocabile, che quel sistema poteva vivere anche senza di loro. Lo stesso sistema che potrà fare a meno anche dei teodem. E’ la Binetti, bacchettata senza risentimento quando fa qualche sgarbo, il capro espiatorio. Con lei nessuno ha voglia di spendere energie per ricucire, né Bersani, né Franceschini. E se Rutelli lascia intendere che in caso di vittoria del dalemiano uscirà dal Pd per cercare una terza via insieme ai centristi nessuno sembra strapparsi i capelli o farne una questione di vita o di morte. Faccia pure, sig. Rutelli.

Fu scaraventato fuori dal ring pure l’ex Presidente della Camera Casini. “Stanno già stampando i manifesti”, “Adesso dovrà trovarsi un lavoro dal suocero”, dirà un sereno Berlusconi nei giorni in cui il leader dell’Udc era ancora indeciso sulla via da intraprendere: alla corte di Berlusconi o in una rischiosa corsa solitaria, si chiedevano i centristi. Silvio, che mastica come pochi sondaggi, leggi elettorali e soprattutto il marketing politico, sapeva che senza Pierferdy avrebbe potuto portare ugualmente a casa il successo, ed, anzi, avrebbe potuto farlo racimolando ancora più seggi per la sua nuova creatura: il Pdl. Il Cavaliere decise di metterlo alle corde battezzando la lista con Fini senza il suo assenso ed equiparando la sua figura a quella di uno zerbino. Non abbiamo necessariamente bisogni di te, sembrava voler dire quel comportamento. Casini saltò oltre la terza corda e abbandonò la gara.

Fini aveva un partito: adesso ha dei seguaci e una fondazione. “Alcuni parlamentari finiani hanno scritto una lettera in cui pongono all’attenzione del Presidente del Consiglio…”, si sente dire oggi. A volte sono 70 parlamentari, altre volte solo 20. Colonnelli di An come Gasparri e La Russa sono oramai tra i più fedeli berluscones del Popolo della Libertà, al pari di un Bondi, un Cicchitto, un Verdini qualsiasi. E Fini non va nemmeno ad Arcore una volta a settimana per cenare in compagnia: si incontra a ranghi ristretti con il Cavaliere e Letta solo quando c’è l’esigenza di chiarire ed evitare rotture ancor più gravi di quelle che possono scaturire da uno scambio di battute a mezzo stampa. Al suo fianco una volta c’era pure un certo Storace tra le personalità più rappresentative della destra di governo (nazionale e regionale). Anche lui da qualche anno è saltato fuori dal ring. Prende l’1, forse il 2 percento. E nessun eletto, né a Roma, né a Strasburgo.

Sembra essere questa gara ad eliminazione il prezzo da pagare per aver intrapreso negli ultimi 15 anni la strada dell’abolizione sostanziale dei partiti, parzialmente aboliti nel ’93, poi quasi totalmente svuotati di ogni senso nel 2005, col l’approvazione di quel Porcellum che Casini sembrava così ragionevolmente intenzionato a bloccare. Salvo poi piegarsi al volere del pensiero dominante. Come abbiamo detto, Pierferdy ne sarà poi vittima 24 mesi dopo. Aver scelto la lista bloccata per selezionare i rappresentati del popolo, senza imporre che i partiti si munissero al loro interno di criteri davvero democratici e rappresentativi della volontà degli aderenti nella selezione dei candidati, è stato semplicemente un modo efficace per spalancare le porte alla nomina di deputati e senatori. Non si corre il rischio di essere beffati, non c’è la necessità di affrontare asfissianti campagne elettorali. E poi si può più facilmente concentrare il potere nelle mani della leadership: meno ne siamo, meglio stiamo. E così, le voci stonate possono, tranquillamente, accomodarsi alla porta.

     
 

3 Commenti

  1. Pingback: Tweets that mention La politica del “Royal rumble” -- Topsy.com

  2. comicomix scrive:

    Aver fatto passare il porcellum (una delle peggiori leggi mai fatte in Italia) è uno dei più grandi torti dei (pentiti?) Casini e Fini.

    Complimenti, come al solito praticamente perfetto.

    C.

  3. Gateo scrive:

    Il caso che esponi in realta' e' una Battle Royal, poiche' i partecipanti son partiti tutti insieme nel ring per poi venir eliminati.
    Di solito non e' molto divertente perche' non si riesce a seguire l'azione finche' nel ring non rimangono 4 o 5 lottatori.
    Una Royal Rumble invece e' quando partono 2 lottatori e i successivi partecipanti entrano uno alla volta : qua l'azione e' continua e le eliminazioni sono piu' spettacolari ed agevoli da seguire.
    Un ottima Royal Rumble e' quella in corso nel PD da diversi anni:
    Entra Veltroni – esce Veltroni!
    Entra Franceschini – Esce Franceschini!
    Entra Bersani – Quanto resistera' contro i pesi massimi che nessuno riesce ad eliminare dal ring?

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie