Domenica scende in campo il famoso “popolo delle primarie, Meno intellettualoni di grido, nani e ballerine schierati rispetto al passato, web distratto, spesso ostile o sarcastico. Quelli del PD han deciso di diventarmi simpatici?
In questa addition gli argomenti latitano più che mai, non succede nulla di interessante in questa periferia scontrosa e degradata chiamata Italia: si sporca carta sul nulla delle parole al vento, delle dichiarazioni alla Catalano tipo “il posto fisso”. Già, solo Tremonti e le sue lettere di dimissioni firmate in bianco, ma pur sempre con sopra un bel sigillo verde Lega, sono in grado di smuovere, emozionare, cambiare; il resto, tutto il resto ronfa beato e autoreferente. E la gente la beve e pure s’incavola: la politica vissuta come il calcio al bar. Evabbè. A proposito di parole, la scorsa puntata si apriva con un “No dico, non vorrete che ci appassioniamo al congresso del PD?”. Beh in fondo ci siamo, ve tocca, domenica “il popolo
delle primarie”, cioè voi si proprio voi, è chiamato a raccolta. Dopo il voto congressuale ora siamo alle preferenze “vinculanti” dei simpatizzanti (ma a chi staremo simpatici poi, dice Zoro); sono previsti due milioni di votanti che poi nei resoconti saranno certamente almeno tre e se ci fosse ancora Veltroni chissà quanti di più.
I TOPI ABBANDONANO LA NAVE - Ecco, sotto le parole nulla se fosse per i contenuti del dibattito, francamente poco consistenti, per non dire del peso specifico delle personalità in gioco. No, queste notarelle da perfetto estraneo (ma forse la globalità della foresta si apprezza meglio standone fuori che non da in mezzo agli alberi) nascono da un recentissimo moto di simpatia nei confronti del Partito dei Democratici. Quei due o tre che seguono questa rubrica inarcheranno il sopracciglio alla Ancelotti, preda di legittima suspicione. Invece no, il PD m’è diventato simpatico solo un po’, non preoccupatevi non durerà a lungo, tornerò rapidamente in me (esci da questo corpo!). M’è diventato simpatico da quando al Congresso piuttosto che a lanciare appelli si notano meno intellettuali e professoroni, pochi architetti e sottopanza cinematogafari vari e avariati, scarsi nani e ballerine. Come topi col sentore della nave che affonda sono fuggiti per primi, se ne ritrova solo qualche sparuta traccia rispetto al passato: Gene Gnocchi e la Litizzetto fanno outing pro Bersani, Jovanotti endorsa Franceschini e poco più, vuoi mettere un tempo le genialità assortite, da Gassman a Mauro il commentatore Sky a impegnarsi per “I Care” piuttosto che pe ril “si può fare”, slogan più fallimentare che scopiazzato ( da Frankenstein Junior).
CHE SIA LA VOLTA BUONA? – Assieme ai topastri grossi girano al largo dal PD anche i topolini piccoli, i tanti mainstream follower vocianti del web e del Giornalettismo. Avrete notato anche voi il pressocchè assordante silenzio sceso nel web attorno alla scelta del segretario del PD prossimo venturo. Ammesso ne parlino, lo fanno con sarcasmo o per evidenziare il loro algido distacco e dissenso; è certamente più facile scagliarsi sulle presunte figuracce del Papi che tremare dallo sdegno il Mondo fa che non capire la direzione da dare al mastodonte ancora congelato. E allora io dico bene bravi, avanti così ai compagni del PD, mi piacete di più ora che i topi rosiconi vi han lasciato, per il sentore che la papera non galleggi! Solo eliminando quella zavorra ingombrante e indirizzandola verso i populisti che dillà non
mancano di certo, potrete avere una probabilità di allestire una vostra “traversata del deserto” vera, per identificare finalmente “qualcosa de sinistra” ma moderno da dire, oltre la spasmodica ricerca di minoranze sparse da tutelare che mai diventano maggioranza e al denial psicosomatico verso premier e governo in legittima carica. Vero è, a onor di topi e topastri in libera uscita, che se dillà a destra i capintesta ci mettono la faccia, diqquà i veri leader – d’Alema, Marini – è da mo’ che si defilano e mandano avanti i comprimari, quasi a loro scappasse da ridere. Non è un bell’indicatore.
Devo ammettere però, tra detti comprimari ce n’è uno che mi sta sinceramente simpatico, aldilà di ogni ironia e sarcasmo: Bersani. Uomo solido, capace, concreto, più del fare che dell’annunciare, un Fassino meno fesso e più “hands on”, uno che non si fa fregare dalle scorciatoie e dai tanti urlatori e manipolatori appostati sugli spalti – a partire dagli editori impuri e dai poteri cosiddetti forti. Ma è italiano? Si chiederebbe Ferrini con accento simile ma non uguale (peramordiddio, non confondiamo emiliani con romagnoli).




Io penso che il Pd avrà vita lunga se avrà un progetto politico. Indipentemente da chi vinca.
Che sarà, naturalmente, il migliore
C.
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A endorsare Franceschini all'ultimo minuto c'è stato anche Moretti Nanni ( con questa classe politica qui non vinceremo mai disse peccato lui la promuova). Io ho votato Bersani, perchè in fondo da ministro ''feze'' ''cacare addosso'', la cosidetta classe media farmacopista e taxarola ( farmaci nei discount e liberalizzazione delle licenze).
Ma scesero in piazza e fecero il saluto romano confermando la profezia marxista: ''tocca la classe media se vuoi vedere cos'è il rapporto pavloviano stimolo reazione''. Ma rimane poca cosa penso. Ciao