E’ recente la notizia secondo la quale quell’autorevole testata che è l’Osservatore Romano avrebbe scritto che il criterio di morte cerebrale non è più al passo con le recenti scoperte scientifiche e andrebbe pertanto rivisto. In pratica non dovremmo più considerare morto un individuo quando il suo cervello smette di funzionare in maniera irreversibile (il che includerebbe evidentemente Giuliano Ferrara) ma quando il suo cuore smette di battere. La prima considerazione che viene da fare è: dall’alto di quale pulpito scrive l’Osservatore Romano? Siamo talmente abituati al fatto che i pretastri dicano la loro su qualsiasi cosa che non ci chiediamo nemmeno più quale autorità abbiano per dire le cose che dicono. E dire che anche il
Vaticano ha già preso le distanze.
ESPERTI DI CHE? - In un paese dove i calciatori diventano opinionisti, i tronisti diventano scrittori e gli scrittori vorrebbero fare i calciatori, evidentemente viene considerato del tutto normale che persone esperte in cristologia siano per questo promosse d’ufficio a una competenza tout court su qualsiasi tema di interesse etico e bioetico. Prendete il caso di Eluana Englaro, su cui ieri la Regione Lombardia si è espressa ordinando che fosse ri-alimentata, anche perchè nessun ospedale voleva occuparsi della sua morte. Se un alieno osservasse questa situazione potrebbe notare maliziosamente che conoscere a menadito l’esatto numero e l’esatta location dei miracoli di Cristo Gesù, non renda per questo esperti in qualsiasi argomento su cui Cristo comanda, con una predilezione speciale per temi di nascita, morte e tutto quel che sta nel mezzo. Ovviamente non è in questione la libertà di opinione e divulgazione della stessa (ciascuno pensa e scrive quello che vuole), ma la pretesa che gli studiosi di cristologia abbiano per questo un’autorità morale particolare spendibile su qualsiasi tema, quasi avessero conseguito un dottorato in Trivial Pursuit. La seconda considerazione da fare è che quelli di interesse bioetico sono temi che interessano direttamente tutti e su cui pertanto nessuno può dirsi “esperto”, proprio perché hanno a che fare con dei valori che in quanto tali sono strettamente personali e inalienabili, un po’ come la squadra del cuore.
DELLA MORTE… - In altri termini su queste questioni siamo tutti esperti, e tutti abbiamo diritto di dire la nostra, anche perché qualora – non voglia Iddio - finissimo per qualche accidente in uno stato di morte corticale, cerebrale o cardiaca che dir si voglia, non vorremmo certo che qualche togato porporato decida per noi, magari sulla base di qualche minuscolo comma contenuto in qualche appendice alle Sacre Scritture. Avendo fatto per sei anni il chierichetto mi risulta peraltro che Cristo Gesù non sia mai espresso sul concetto di morte cerebrale, lasciando probabilmente la materia indeterminata a vantaggio del libero arbitrio delle future generazioni. Va detto infine, ad onore del vero, che l’Osservatore Romano non esprime a questo riguardo
le posizioni della Chiesa Cattolica, ma le sue proprie in quanto la Chiesa su questo tema si è mostrata incredibilmente lassista (probabilmente erano distratti) a vantaggio di una definizione di morte che favorisse il più possibile i trapianti. Fatte salve queste debite premesse vorrei passare a dirimere un po’ di confusione (o a crearne) sul concetto di morte. Nonostante questo concetto sembri estremamente pacifico per il senso comune per i filosofi non lo è manco per niente (e quando mai). Leggendo i libri di Peter Singer e del suo allievo italiano Carlo Defanti (Ripensare la vita, Il Saggiatore, e Soglie. Medicina e fine vita, Bollati Boringhieri) si scopre infatti quanto segue. Non esiste da qualche parte un criterio di morte che aspetti di essere scoperto, ma si tratta semplicemente di postularne, o se preferite stipularne, uno. Quando ci chiediamo se un individuo è morto qualora il suo cuore smetta di battere o il suo cervello smetta di funzionare non ci stiamo ponendo una domanda a cui la scoperta di qualche fatto potrebbe apportare un qualche contributo. Sappiamo a tal proposito tutto ciò che c’è da sapere. Si tratta semplicemente di prendere una decisione: quando vogliamo considerare morto un individuo?
IL CONCETTO - Questo discorso è controintuitivo ma lo diventa meno se consideriamo la morte come un processo e non come uno stato. In altri termini non c’è un punto esatto e preciso in cui un individuo diventi morto, come non c’è un’altezza esatta a partire dalla quale un individuo può considerarsi alto. Sappiamo per certo che chi è alto 2 metri è alto, e che chi è alto 1.60 non è alto (ma se fosse un pigmeo probabilmente lo sarebbe), ma non sappiamo bene come regolarci in caso di individui che come me sono alti 1,77. Si tratta semplicemente di stabilire che gli individui sopra una certa soglia di altezza siano considerati alti (qualora ciò fosse utile a qualche scopo) e gli individui oltre una certa soglia di morte siano considerati morti. Il problema non è un puramente teorico, bensì estremamente pratico. Immaginiamo uno scienziato che decida di mettersi a studiare le proprietà che rendano incontrovertibilmente alto un individuo. Anche qualora mappasse tutto il genoma, studiasse a fondo l’ormone della crescita e spaccasse l’atomo in quattro non avrebbe con ciò recato alcun contributo alla definizione di altezza. Possiamo decidere che la morte è la mortedel cervello, o la morte della sola corteccia, o la cessazione del battito cardiaco ma questo è in primo luogo è un problema etico, e solo in un secondo luogo un problema scientifico (per quanto sia un problema a cui la scienza può fornire utili spunti di riflessione). Il criterio di morte, come spiega Singer, è stato deciso dalla commissione di Harvard tanti anno fa su basi pragmatiche. Si trattava in altri termini di trovare un criterio che rendesse possibili i trapianti d’organo, considerato che questi vanno effettuati a cuore battente, pena il deterioramento degli altri organi.
























A quando i primi medici “obiettori” che rifiutano un espianto o un trapianto per farsi belli con la curia?
Ciao
E’ il mio primo commento su Giornalettismo ma vi seguo incuriosito da un pò. Complimenti.
Per quanto riguarda l’articolo, molto piacevole, io avrei solo una cosa da dire:
Basta ingerenza di stato e chiesa nelle sfera privata! Punto.
P.S. Solo un piccolo appunto, un pò pedante: nella prima pagina Vertigoz parla di “Emanuela” non di Eluana come giustamente in quella successiva.
Grazie e continuate così
Caro Paolo, hai fatto bene ad appuntare.
Quelle tre righe non sono peraltro frutto del mio sacco in quanto sono state inserite a posteriori.
Spero tuttavia che il refuso sia corretto perché é davvero bruttazzo.
io sono morto quando nella terzultima riga ho letto:”tanti hanno orsono”.
ma forse per la chiesa sono vivo.
ps: la tua carriera di giornalettaro ruba tempo al tuo blog. ed io la notte piango.
L’articolo è alquanto “enigmatico” Vertigoz, cosi come resta un mistero la “verità cristologica” dalla “verità scientifica”.
Ma la fede e la scienza non vanno di pari passo…non possono misurarsi su di uno stesso parallelo, perchè la fede è mistero e la scienza è ragionamento che nella fede è esclusa(altrimenti…).
Dal mio punto di vista un cervello piatto è un cervello morto: “l’espianto degli organi è un grande atto di carità che un cattolico può compiere”…e l’attuale decisione della Chiesa mi ha lasciata perplessa…anche perchè anni fa furono distribuiti dalla chiesa tesserini(tra cui ho compilato)per la donazione degli organi in caso morte cerebrale!
Boo!!
evidentemente la mia argomentazione non era chiara.
riassumo le tesi principali
1. la chiesa si deve fare sempre e comunque i cazzi suoi.
2. se ci chiediamo se un essere umano è vivo o morto dovremmo prima chiederci cosa vuol dire vivo e cosa vul dire morto.
3. non è possibile stabilire in modo univoco cosa vuol dire vivo o morto. dobbiamo deciderlo.
4. ciascuno decida per sè.
3bis la definizione sui criteri di morte è stata spacciata per scoperta scientifica quando si tratta appunto di una decisione, non di un fatto.
cosa non ti è chiaro?
tu dici che un individuo col cervello piatto è morto. io posso anche essere d’accordo con te. ma qualcun altro non lo è. ad esempio in un certo senso del termine eluana è viva. in un altro no. ragione di più perchè ciascuno decdsa per conto proprio quando vuole essere considerato morto.
mi rendo conto che ho concentrato molte argomentazioni in pochissimo spazio e che quindi qualche passaggio può non risultare chiaro. anche per questo ho rimandato ai testi che espongono argomentazioni simili in modo più chiaro e disteso (defanti e singer).
“1. la chiesa si deve fare sempre e comunque i cazzi suoi.”
più sintetico di così è difficile.
La fede e<la scineza dovrebbero andare di pari passo! domanda ad un prete dov’è stato gesù dai 13 ai 29 anni lì trovi la congiuzione religione scienza (qauntistica)
Qualcuno avrebbe il link dell’articolo originario?
mi piacerebbe leggerlo.
ad esempio secondo me Sandro Bondi è cerebralmente morto da tempo, eppure cammina.
Mi associo a gregorj per la “sinteticità” estrema
E’ un articolo molto interessante che ci sottolinea ancora una volta che il nostro dramma di fondo è l’incapacità di decidere.
Eppure in occasioni del genere dovrebbe essere paradossalmente più facile decidere per se stessi, ma a quanto pare un atto del genere ci svincolerebbe dal controllo e ci renderebbe autonomi.
Effettivamente troppo per la religione!
@g:
dai 13 ai 29 anni? secondo me stava tra rimini e riccione!
@ Vertigoz
Enigmatico non era riferito all’articolo ma alla materia oggetto di discussione.
Sei stato fin troppo chiaro!
Ma comunque la Chiesa è un istituzione e come tale ha voce in capitolo; ma comunque “la fede e la scienza sono come due rette parallele…non si incontreranno mai!”
Peter Singer, un altro animalista vegetariano, certa gente deve conoscerla proprio bene la carne umana per poterne mangiare: nel 2005, il Foglio gli dedicò uno speciale molto interessante.
In cui lo tratteggiava come Mefistofele del pragmatismo: una specie di morto dentro che cammina.
Intellettualmente lo trovai stimolante: per Singer, persona, vita, morte sono tutte astrazioni relative e accomodabili.
Chi stabilisce che i bambini down o malformati non siano più utili da cavie al progresso umano, facendoci risparmiare sperimentazioni costose e approssimative su esemplari non umani, piuttosto che gli animali, il concetto di persona ? spostiamolo, in fondo un bambino non è una persona nè per autonomia nè per qualità di vita: sembra una cosa barbara, ma ha il suo perché. Singer è il trionfo della ragione sull’umanità. Della coerenza concettuale su tutto quanto il resto.
Il suo pensiero appare tanto potente da non poter far altro che pregare il buio perché si rimanga, prudenzialmente, nel buio.
Non è del tutto insensato dire, contro questa logica c’è solo l’autorità.
Non dico sia giusto: dico solo che non è illogico pensarlo.
dunque. non ho letto l’articolo del foglio ma conosco bene le opere di singer.
a tal proposito posso dire quanto segue.
singer è un filosofo e in quanto tale tende all’astrazione. la sua quindi è in primo luogo una deformazione professionale.
in secondo luogo, e qui mi contraddico, singer è un filosofo razionalista e utilitarista e in quanto tale tende all’astrazione più di tutti gli altri filosofi messi assieme.
non credo che tuttavia “ragionare” alla singer sia l’unico modo di ragionare, come essere fondamentalisti islamici non è l’unico modo di essere islamici.
quanto al fatto di fare esperimenti sui down etc. quella era chiaramente un’argomentazione provocatoria che va vista nel contesto di un’argomentazione più generale, volta alla critica dello specismo, il pregiudizio di specie.
ma qui stiamo andando decisamente fuori dal seminato. era solo per dire che non credo che Singer mangi i bambini.
Non li mangia, ma li digerirebbe bene.
E non credo che questo lo scandalizzerebbe.
Per quel che ho capito del suo modo di pensare, probabilmente direbbe, ok, datemi del mangia bambini, importante è che abbia campo libero questa ovvietà: perché mai un bambino usabile dovrebbe intenerirci al punto tale da sacrificare inutilmente un cucciolo di scimpanzè. Cosa è mai un bambino, liberatevi dai pregiudizi di specie sulla specie umana: sono argomentazioni, a mio avviso possenti, non uniche ma le uniche in grado di testimoniare e sprigionare coerenza nel discorso della relativizzazione dei concetti di vita, persona, morte.
Io lo trovai all’epoca assolutamente perfetto.
Il suo ragionare non fa una grinza.
E questo lo rende mortalmente affascinante per il cervello umano, desideroso di portare a compimento un pensiero iniziato sino alle sue estreme o naturali conseguenze.
Non sarà l’unico, ma è di certo il più affascinante del bigoncio. Ha in dote qualcosa che vale più delle urìe: la quadratura del cerchio, la seduzione della coerenza assoluta.
E’ come una bella donna: non puoi negare sia bella. Puoi solo aspettare che qualcuno ti salvi da lei. O che semplicemente invecchi o caschi da qualche parte.
concordo.
volevo dire qualcosa di più intelligente di “concordo” ma ero ubriaco: mezza bottiglia di bianco, tre gin fizz e tre jagermeister. praticamente mi sono ripreso ora : /