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pubblicato il 23 ottobre 2009 alle 11:00 dallo stesso autore - torna alla home

Passano i giorni e crescono le polemiche sull’infiltrazione della malavita nei democrats napoletani. Che vorrebbero annullare le primarie a Castellammare. E anche a destra è a rischio la candidatura di Cosentino.

Nuova puntata del “Pd gate” all’ombra del Vesuvio. Dopo che nei giorni castellammare Primarie: il Pd ha candidato un killer della camorrascorsi si è scoperto che almeno uno dei killer del consigliere comunale del Pd di Castellammare di Stabia, Gino Tommasino, era iscritto al locale circolo territoriale e che persino la moglie del boss Pasquale D’Alessandro (capo dell’omonimo clan) aveva in tasca la tessera del Partito Democratico adesso, come riporta anche il quotidiano dell’area stabiese Metropolis, si è venuto a sapere che il killer reo confesso, Catello Romano, il più giovane, con i suoi 19 anni, del gruppo di fuoco che assassinò Tommasino – lui ha sostenuto davanti ai giudici per volontà proprio dei D’Alessandro – è stato candidato in una delle liste per le primarie al primo congresso cittadino, tenutesi lo scorso novembre 2008. Tre soli mesi prima dell’agguato che costò la vita al consigliere comunale , quindi. Ma non solo.

UN EX PENTITO - La lista in cui era candidato Romano, che oggi è ancora ricercato dalle forze di polizia, dopo essere evaso dall’albergo nel brindisino dove era piantonato in attesa di essere avviato al programma di protezione previsto per i collaboratori di giustizia, è stata la più votata. “Riformismo e innovazione” raccolse 529 preferenze, il 22% in percentuale, che consentirono all’allora capolista Gaetano Cimmino, di diventare il primo segretario cittadino del Partito democratico. La lista era formata, per lo più, da esponenti provenienti dall’area della Margherita. A cominciare da Gennaro Iovino, sindacalista Cisl dal passato giudiziario piuttosto discusso. In lista, al secondo posto, seguiva poi Rosanna Esposito, oggi diventata assessore –dicono alcuni compagni di partito proprio grazie al sostegno dello stesso Iovino – mentre al numero tre c’era Francesco Iovino figlio di Gennaro, pure lui sindacalista. In quella stessa circostanza, in un’altra lista, si presentò pure Gino Tommasino (anche lui di provenienza margheritina) il quale, ricorda qualche suo ex compagno di partito, s’impegnò poco in campagna elettorale. All’epoca, molti “rumors” lo davano in rotta di collisione proprio con i suoi ex “amici” della Margherita e, sembrava, prossimo a traslocare nel centrodestra.

UNA QUESTIONE NAZIONALE - La vicenda, proprio a pochi giorni bandiere22544 img Primarie: il Pd ha candidato un killer della camorradalle nuove primarie nazionali del Pd, sta tormentando non poco i vertici del partito napoletano e non solo. Anzi, a giudicare da come la destra sta cercando di sfruttare a suo vantaggio tutto l’accaduto, è facile immaginare una sua estensione anche al quadro nazionale. Ieri anche il Presidente della regione Campania Antonio Bassolino si è detto possibilista sull’annullamento, all’ultimo momento, delle primarie nella città stabiese se, nelle prossime ore, “dovessero venire fuori nuove e magari ancora più inquietati notizie”. Altri, a cominciare dai tre candidati alla segreteria regionale del Pd, appaiono più cauti. Per Enzo Amendola (candidato in quota Bersani): “Il Pd è un partito popolare, quindi esposto a possibili infiltrazioni. Sta nella caratura politica e morale dei dirigenti prevenirla. Non può esserci la minima ombra sul fatto che il Pd si batta contro la camorra”. “Castellammare – riconosce – è una ferita aperta. Ma noi siamo un partito fatto da gente onesta e faremo di tutto per ripartire in modo limpido e chiaro”. Per il candidato “franceschiniano” Leonardo Impegno, invece, “dovrebbe intervenire una legge nazionale per regolare le primarie in tutti i partiti. Bisogna aumentare i controlli per evitare falsi tesseramenti o infiltrazioni. Dobbiamo alzare l’asticella dei controlli. La sola risposta giusta però è la forte partecipazione alle primarie”. Infine, Franco Vittoria (mozione Marino) sostiene: “Bisogna rilanciare un partito pulito, facendo capire che è contro la camorra. Chi si avvicina al partito, deve sentirsi parte integrante del nostro progetto. Quelle liste d’iscritti in mano alla Digos, significano che la nostra politica sin qui è fallita”. Da noi interpellati, alcuni dirigenti locali del Pd tirano in ballo lo stesso “Codice etico” del Partito.

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