Il favoloso piano per il sud si è tradotto nella controversa idea della Banca. Ma i dati delle economie regionali mostrano il declino del nostro meridione, mentre dal 2001 ci si è preoccupati molto di più del centro nord. Fino al “furto” del Fas
Dopo anni di naftalina, il tema dello sviluppo regionale, in cui si inserisce quello della “questione meridionale” è tornato nell’agenda politica. Avevamo parlato già di questo tema come di una delle vere priorità del paese due mesi dopo le ultime elezioni politiche. Da allora, il governo si è mosso usando il Fas (il fondo destinato alle politiche di sviluppo delle aree “sottoutilizzate”, che in gran parte coincidono con il Mezzogiorno)
per finanziarie praticamente ogni cosa, senza dare il via libera ai piani presentati da diverse regioni per il suo utilizzo. Poi, in seguito al dibattito estivo sul Piano per il Sud, è arrivata la proposta del ministro Tremonti della banca del Sud, di cui si è parlato qui. Ma come stanno le regioni italiane? E al loro interno, come è messo il sud?
L’ITALIA A PIU’ VELOCITA’ – La situazione delle economie delle regioni italiane è molto meno omogenea di quanto non si pensi. Esiste un’Italia a più velocità. Anzi esistono più Italie che vanno a velocità diverse. C’è una questione dimenticata, lo sviluppo regionale non omogeneo tra le regioni italiane, all’interno della quale c’è la dicotomia più evidente, quella tra nord e sud. Differenze che non si riducono nel tempo, anzi. Come ricordava lo SVIMEZ nel suo rapporto, è in atto una nuova divaricazione nord-sud in tutti i principali indicatori socio economici. Qualche giorno fa l’Istat ha diffuso i dati dei Conti economici regionali, una serie che parte dal 1995 ed arriva fino al 2008, subito prima l’inizio della “grande recessione”. A parte l’analisi “spot”, fatta dall’Istituto di statistica nel suo comunicato, l’analisi dei dati in dettaglio in un’ottica di medio-lungo termine, conferma le divergenze in atto.
LA CRESCITA ECONOMICA – Il Prodotto interno lordo è cresciuto in Italia tra il 1995 e il 2008 di oltre il 17% in 14 anni, l’1,3% all’anno in termini reali, ovvero depurato dell’inflazione. Nel Nord est l’aumento è stato dell’1,5% all’anno, nel Centro dell’1,4% e nel Mezzogiorno dell’1,1%. Il sud ha perso quindi uno 0,3% all’anno, partendo anche da un dato procapite decisamente inferiore. Nel 2008 il Pil per abitante oscilla dai 34.366 euro della Lombardia ai 16.867 della Campania. Il Pil procapite del centro nord è di 30.737 euro, quello del Mezzogiorno di 17.866. Nessuna regione del sud cresce più della media italiana, ad eccezione della Basilicata. Ma mentre tra il 1995 e il 2000 la crescita del Pil del Mezzogiorno era superiore (+2,1% all’anno) a quella del centro nord (+1,8% annuo), a partire dal 2001 il Pil del centro nord è cresciuto del 6,3% (lo 0,9% all’anno) mentre quello del Mezzogiorno si è fermato ad un misero 2% in 7 anni (solo lo 0,3% all’anno). La stagnazione italiana che parte dal 2001 colpisce quindi in modo differenziato i diversi territori (si va dallo 0,1 di Campania e lo 0,2% della Calabria fino all’1% di Marche, Veneto e 1,55 dle Lazio), ed è più forte nel Sud, ovvero nella parte più “povera” del paese. Tra il 1995 e il 2000 le regioni del Sud sono tutte sopra la media nazionale e alcune (Basilicata e Puglia) sono le più dinamiche in assoluto, mentre tra il 2001 e il 2008 tutto il Sud tranne il Molise cresce meno dello 0,5% medio annuo, quando nel Nord troviamo comunque aumenti dell’1% e anche più (le Marche).
INVESTIMENTI E CONSUMI – Le analisi possibili sono tante. Gli investimenti sono cresciuti tra il 1995 e il 2008 in modo sostanzialmente omogeneo tra nord e sud, ad un ritmo superiore al 2,5%, più velocemente nei primi 7 anni (+3,6% all’anno), meno nei secondi, (+1,7%). Non mancano però le differenziazioni territoriali: dal 3,3% medio annuo di Lombardia e Puglia allo 0,9% della Basilicata. I consumi delle famiglie sono aumentati molto di più nel Centro-nord (+20,5% in totale, l’1,4% medio annuo) che nel Mezzogiorno (solo +11,2%, appena +0,8% all’anno). Tra il 2001 e il 2008, nel Nord e nel Centro i consumi crescono comunque del 5% in 7 anni, lo 0,7% all’anno, mentre nel Sud si fermano ad un modesto 1%, appena lo 0,2% medio annuo, con 5 regioni (Campania, Calabria, Basilicata, Puglia e Sardegna) nei quali sono fermi o addirittura diminuiscono. Il Valore aggiunto nell’Industria, che rappresenta circa il 20-25% del Pil ma che è un elemento importante per capire come si muovono le economie regionali, cresce in modo omogeneo tra Nord e Sud in questi 14 anni, pur con una grande variabilità tra le diverse regioni. Ma mentre nel periodo 1995-2000 il Sud cresce più del centro Nord, tra il 2001 e il 2008 il nord e il centro “tengono” (+2% in 7 anni, lo 0,3% medio annuo) mentre il Sud crolla (-2%, lo 0,4% all’anno). Tra le regioni, Nessuna del sud registra il segno positivo, mentre nel nord ci sono anche aumenti dell’1% medio annuo.






















