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pubblicato il 21 ottobre 2009 alle 08:30 dallo stesso autore - torna alla home

Un documento critica Tremonti e la sua politica economica. E si complica l’intesa con il partito di Bossi al Nord. I Lumbard insistono: “Vogliamo il Veneto e un’altra regione”. Ma Galan non molla, anzi.

Ieri era stato Libero, sempre ben informato di tutti i movimenti, anche quelli più carsici, in atto nella maggioranza di governo a lapr 14367345 14290 La fronda anti Tremonti che scuote il governolanciare l’attacco. “Tremonti indebolisce Berlusconi” questa, sostanzialmente, la tesi del giornale di Belpietro che in un velenoso articolo intitolato “Il Pdl fa Economia senza Giulio”, ha citando non meglio specificate “voci di corridoio” che starebbero manifestando tutta la loro insoddisfazione per le ultime (e non solo) uscite del ministro. “Tremonti – si legge nell’articolo – è il problema di una linea generale che lui sostiene e che rischia di indebolire eccessivamente Berlusconi”. Pomo – solo apparente – della discordia sembra sia stata l’esternazione sul cosiddetto “posto fisso per tutti”, considerata da molti nella maggioranza e nello stesso governo una “giravolta sulla flessibilità” se non addirittura come “una provocazione da chi si è battuto per l’approvazione della legge Biagi”.

UN DOCUMENTO CONTRO GIULIO – Libero ha poi rincarato la dose e ha denunciato come nel PdL, ogni giorno che passa “i problemi, le tensioni, gli scarti restano irrisolti e il rischio vero è che se questi problemi non si risolvono, per spegnere la rumba della libertà si va alla scorciatoia delle elezioni anticipate. E’ un modo per risolvere le “partite interne”, ma non fa cessare la caccia all’uomo, l’assalto alla diligenza. Se non le elezioni, cosa può far riprendere la marcia del Cavaliere?” Insomma, anche per il giornale “duro e puro” le cose non stanno andando come si sperava. “La sfiducia berlusconiana – scrive il quotidiano di Belpietro “arriverebbe, però, conto terzi” e sarebbe contenuta in un documento “che mette spalle al muro Tremonti e che chiede al Governo una “inversione ad U” sui temi economici: riduzione delle tasse per arrivare a due sole aliquote, forti investimenti infrastrutturali anche a costo di aumentare nel breve periodo il debito pubblico del nostro paese e tagli a società partecipate ed enti locali. Tutti temi su cui Tremonti si è detto più volte indisponibile a discutere e che lascerebbero al deus ex machina della politica economica del centrodestra una sola via d’uscita: le dimissioni”. E poi: “Tremonti ha deciso di cambiare parte in commedia e di re-inventarsi come la nuova vittima del pensiero unico berlusconiano. In quest’ottica vanno lette le aperture bipartisan all’opposizione e la conversione di ieri sul “posto fisso” che portano il ministro in rotta di collisione con la sua stessa maggioranza e lo avvicinano sempre più all’uscita dall’esecutivo. Calderoli e Brancher, da sempre vicini a Tremonti, hanno cercato in ogni modo di ricucire lo strappo”. Da quest’ultimo passaggio s’intuisce chiaramente che la fronda anti-Tremonti trae solo spunto dalla sua politica economica, ma, in realtà, c’è molta altra carne al fuoco. In gioco, infatti, ci sono rivalità mai sopite ed ambizioni spesso mai confessate. Il ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta, ha bocciato l’idea di Tremonti dell’impiego stabile, del posto fisso come base per fare progetti e famiglie. Il ministro dell’Economia “Dà una risposta per l’uscita dalla crisi che io non condivido”, ha affermato Brunetta. “Tornare indietro è più facile, ma non risolve i problemi. Bisogna cambiare occhiali per capire com’è fatto il nuovo mondo. Non si deve aver paura”. Scettico pure il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, che aggiunge: “Più che il diritto al posto fisso è necessario assicurare il diritto alla formazione”.brunetta01g La fronda anti Tremonti che scuote il governo

SOCIALISTI, I SOLITI – Brunetta e Sacconi, come Tremonti sono tutti ex Psi. I primi due (sia pure con un breve passato in Cgil) di stretto rito craxiano. Tremonti, invece, almeno in origine, era un “lombardiano”, uno della cosiddetta sinistra interna (come il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, del resto) che si opponeva all’ascesa di Craxi. Certo, storie ormai datate e sdrucite dai ricordi, eppure di tanto in tanto sia il veneto Brunetta sia il lombardo Tremonti hanno più volte incrociato le sciabole e polemizzato non poco tra loro.  Il governo segna il passo, l’iniziativa langue, ci sono troppe incertezze e manca una linea chiara ed efficace, specie in politica economica efficace. Questo è l’allarme che circola negli uomini del Cavaliere. Anche i “famosi” sondaggi commissionati ad hoc non sembrano più così rassicuranti. Adesso poi che Tremonti riscuote pubblici apprezzamenti dai sindacati (in particolare da Cisl e Uil) mentre gli industriali, per bocca della loro Presidente, Emma Marcegaglia lo bocciano senza troppi giri di parole: “Ma quale posto fisso? – ha dichiarato la presidente di Confindustria - quest’idea Presidente%20Galan%20 La fronda anti Tremonti che scuote il governoè un ritorno al passato”, preoccupa e non poco, lo stesso premier. Che si è precipitato a dirsi d’accordo con lui ieri pomeriggio, dopo che di buon mattino aveva ricevuto una telefonata minacciosa dallo stesso Giulio: “O blocchi subito le polemiche o io non posso più stare qui“. Ma il giorno dell’attacco del Giornale del fratello Paolo si era invece trincerato dietro un silenzio di tomba. E la talpa che ha consegnato la lettera con cui il ministro invitava a un convegno per discutere di nuove leadership politica non è molto difficile da individuare, guardando agli altri responsabili di dicasteri economici. In più, proprio oggi Libero rincara la dose: “Il posto di Tremonti non è più al sicuro“, titola a tutta pagina.

LE SOLITE CHIACCHIERE? - In fondo, però, si tratta pur sempre di querelle romane. Discussioni e polemiche di “palazzo” che possono sì scuotere la maggioranza ma non certamente causare una valanga come sarebbe quella rappresentata dalle dimissioni di una pedina così importante, quasi fondamentale, del berlusconismo qual è Giulio Tremonti. Deve esserci dell’altro. Altri boatos, infatti, ci portano invece lontano dalla capitale. Fitte nubi si stanno addensando al Nord, nella Padania patria del forzaleghismo di cui proprio Giulio Tremonti è uno dei suoi ideatori (se non, addirittura, ideologi). In Veneto, in particolare, la situazione appare veramente confusa. Il presidente uscente, Giancarlo Galan non ha alcun’intenzione di farsi da parte e di favorire l’ascesa di un candidato leghista. Umberto Bossi nelle sue “cene del lunedì” con Berlusconi è stato categorico: “Silvio al Nord ci spettano almeno due regioni”. Tremonti ha assecondato il volere dei lumbard ed ha quindi sposato, anche questa volta, il diktat del Senatur. Berlusconi a sua volta non vorrebbe “rompere” con Galan (oggi uomo forte del Pdl ed un passato da manager proprio nelle aziende del cavaliere). Gianfranco Fini, a sua volta, invece sembra poco incline all’ennesimo compromesso “al ribasso” con Bossi. Sul piatto, tuttavia, adesso ci sono le “riforme” che stanno tanto a cuore al cavaliere. Quella della giustizia in primis.

CARROCCIO ACCERCHIATO? – La Lega, perciò, è fondamentale col suo voto. Giancarlo Galan, però, insiste e dichiara di volersi ricandidare alle Regionali, anche se il suo partito ha già deciso di far correre un candidato leghista. “Piantiamola con questa storia – ha detto – perché dovrei rinunciare? Io sono perché ad esprimersi sul Veneto siano i veneti. L’intesa con l’Udc c’è sempre stata. Ho sempre governato molto bene insieme alla Lega e all’Udc. Non vedo perché dovrei smettere di farlo”. In quest’ottica, dicono “i bene informati”, i veneti Brunetta e Sacconi potrebbero sposare la causa di Galan - come ha già fatto pubblicamente Fini -  mettendo così frizione all’asse Lega-Tremonti e, persino, in grave ambascia lo stesso Berlusconi. La Lega tuttavia non sembra intenzionata a fare retromarcia. Il segretario della Lega Nord Giampaolo Gobbo dichiara: “La Lega, deve avere la conduzione di questa Regione”. La situazione è così tesa che a poche ore dall’indiscrezione pubblicata da La Stampa di Torino sulla possibile intesa nel centro-destra piemontese a sostenere un candidato leghista anche in Piemonte (si era parlato del capogruppo leghista alla Camera, Roberto Cota) il Pdl ha subito smentito: “In merito alle solite indiscrezioni apparse sui quotidiani - si legge in un comunicato - il Coordinamento nazionale del Pdl smentisce qualsiasi notizia circa decisioni definitive sulle candidature per le regionali”. Il Coordinamento nazionale, appunto, a riprova che la situazione è ben lontana da un rapido chiarimento. Una fronda anti-Lega quindi viaggia di pari passo e sullo stesso binario, anche se in senso opposto, a quell’anti-Tremonti. A questo punto resta da capire se lo scontro sarà davvero inevitabile.

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