Fuori i secondi continua

21/10/2009 - Storia della Coppa del Mondo focalizzata sul cammino di chi è arrivato ad un passo dal titolo, solo sfiorando la gloria eterna, finito spesso per questo nel dimenticatoio. Brasile 1950: il 26 luglio 1946 il Congresso FIFA di Lussemburgo assegna

     
 

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Storia della Coppa del Mondo focalizzata sul cammino di chi è arrivato ad un passo dal titolo, solo sfiorando la gloria eterna, finito spesso per questo nel dimenticatoio.

Brasile 1950: il 26 luglio 1946 il Congresso FIFA di Lussemburgo assegna l’organizzazione delle successive due coppe del Mondo alle due uniche candidate: al Brasile l’edizione 1949, alla Svizzera quella 1951. Dopo due anni si decide di tornare alla normalità, riprendendo la cadenza quadriennale da dove s’era interrotta. Quindi il Brasile vedrà il suo Mondiale nel 1950, ed ha l’occasione buona per confermare la sua eterna convinzione: essere il migliore di tutti a giocare a calcio. Finora le prove iridate l’hanno visto salire sul podio solo una volta (nel 1938, terzo): ma giocare i Mondiali in casa è occasione unica (dovrà infatti aspettare altri 64 anni) e da sfruttare appieno. Per la formula si mantengono le 16 partecipanti ma, dopo estenuante lotta colla FIFA, si abbandona l’eliminazione diretta per una doppia fase a gironi. Dapprima 4 gironi da 4, poi le prime classificate daranno vita al girone (di) finale, sempre a quattro. Ragioni economiche: collo stesso numero di partecipanti, si hanno 30 gare invece di 16. Ma anche di tradizione: i tornei sudamericani per nazionali non prevedono finali o altre gare dentro o fuori.

PARTITI! - Quale organizzatore, il Brasile è esentato dalle qualificazioni, come l’Italia detentrice. Partecipano pure le britanniche per la prima volta, trattate con tutti gli onori: l’Home Championship vale come eliminatoria e con 2 qualificate (insomma, si vuole certa la presenza inglese). Il sorteggio pilotato ha fasce geografiche più quella trasversale delle teste di serie: Brasile, Inghilterra, Italia ed Uruguay. Nemmeno tanto nascosto il desiderio degli organizzatori che siano queste 4 a dare vita al girone finale: i maestri del calcio coi due campioni del Mondo finora incoronati ed i padroni di casa. Roba da leccarsi i baffi.  Se fin qui l’organizzazione ha retto, il prosieguo sarà un disastro: stadi enormi ma con problemi logistici impensabili (in una gara mancano le bandierine degli angoli) e del masochismo nel trovare la soluzione peggiore. Tre squadre si ritirano (India, Scozia e Turchia) e Francia e Portogallo chiamate a sostituirle non rispondono all’invito. Con 13 partecipanti rimaste si decide… di lasciare le cose come stanno. E quindi si hanno 2 gruppi da 4, ma uno da 3 e l’ultimo con sole 2 formazioni. L’Uruguay ringrazia e col solo comodo 8-0 alla Bolivia è qualificato al girone finale.

CRONACA - Il Brasile è in uno dei due gruppi rimasti integri, e deve vedersela con Messico, Svizzera e Iugoslavia. La formula è particolarmente stringente: solo la prima passa, ergo niente passi falsi. Difficile farli contro il Messico, regolato 4-0; si potrebbe pensare lo stesso colla Svizzera, sconfitta 3-0 all’esordio dalla Iugoslavia, ma non si sono fatti i conti con Fratton, che pareggia due volte il vantaggio brasiliano, l’ultima a 2’ dalla fine. E dopo due gare si sfiora già il dramma: la Iugoslavia, ultimo avversario, a punteggio pieno, è da battere assolutamente, altrimenti addio sogni di gloria. Gli slavi, notoriamente capaci di ogni prodezza e nefandezza, sono da prendere sempre colle molle: dipende dalla giornata. L’1 luglio 1950 è giornata storta: già al 4’ Ademir firma l’1-0, confermato da Zizinho al 69’. 2-0 e Brasile alla fase successiva, dove a fargli compagnia delle teste di serie c’è solo l’Uruguay. Le due europee hanno tristemente fallito: l’Italia sorpresa dalla Svezia, l’Inghilterra sgambettata dagli USA e superata dalla Spagna.

FINE - Il 9 luglio si apre l’ultimo girone: e le cose non possono essere migliori per il Brasile. Non solo strapazza 7-1, maggior scarto di sempre in una finale mondiale, la Svezia con poker di Ademir ma vede pure l’altra gara terminare 2-2, coll’Uruguay che fatica a non perdere contro la Spagna. Ecco che riappare il masochismo organizzativo: si decide all’ultimo di invertire le gare della seconda e della terza giornata, sicché i due derby continentali sono posti a fine torneo. Anche la seconda giornata conferma le migliori attese per i brasiliani: Spagna sepolta 6-1 e l’Uruguay che va due volte sotto colla Svezia e segna il gol del definitivo 3-2 solo all’84’ con Miguez.  Le europee sono fuori da ogni gioco, al Brasile basta non perdere contro l’Uruguay e diventa campione: il 16 luglio al Maracaná si ha però il dramma. Primo tempo guardingo chiuso sullo 0-0; al 2’ della ripresa Friaça firma l’1-0 ma a quel punto l’Uruguay, perso per perso, si butta in avanti in massa. Il Brasile rimane sorpreso da tanto ardire: pure gli avanti verde oro ripiegano all’indietro, ma Schiaffino al 66’ e Ghiggia al 73’ firmano il clamoroso sorpasso. Silenzio assoluto nello stadio colla Celeste che festeggia solitaria. Qualcuno in Brasile arriva a suicidarsi.  Il Brasile dovrà attendere altri 8 anni e Pelé per sollevare la Coppa Rimet. L’Uruguay invece si smarrisce quasi definitivamente: ultimo lampo il quarto posto nel 1970.

     
 

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