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Editorialedi Pietro Di Giorgio (Libertyfirst)
pubblicato il 20 ottobre 2009 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

Il Papa dice che gli stermini del XX secolo sono frutto dell’ateismo, ma non riesco proprio a capire cosa avessero di ateo il comunismo e il nazismo, e mi chiedo che cosa poi abbia provocato invece gli stermini, i massacri, i roghi e le torture che hanno caratterizzato la storia del Cristianesimo. Pastore di un gregge in cui numerose persone credono a cose come “Guardi che all’epoca la Chiesa cattolica fece di tutto per salvare Hus dal rogo, ma fu lui che volle finirci, perché il suo orgoglio gli impedì di abiurare”, il Papa dovrebbe guardare ogni tanto le travi della sua parte.

Se frasi del genere non provano che la religione può benissimo far abbassare gli uomini al livello dei comunisti e dei nazisti, non vedo cosa possa convincerlo (ho conosciuto una decina di cristiani del genere: in Italia ce ne sono abbastanza da far funzionare decine di lager a pieno regime, ovviamente come carnefici). Esattamente come i nazisti che negano la Shoah, ci sono i negazionisti cattolici che negano o peggio giustificano le innumerevoli barbarie che puntellano la storia religiosa dell’Occidente: dov’è la differenza?

Il Papa dice che per avere una morale serve una religione. Che tragedia sarebbe se ciò fosse vero: per comportarsi rettamente nella vita reale, cosa che è lo scopo della morale e che è ovviamente di fondamentale importanza, è veramente necessario credere agli angeli, ai miracoli, o alla Trinità? Che triste essere sarebbe l’uomo se avesse bisogno di convincersi di cose che non può né provare né vedere, per poter fare cose che deve fare tutti i giorni. Veramente serve credere allo Spirito Santo per non ammazzare le persone? Non vedo la necessità di queste decorazioni, per me affini ai miti e alle leggende dei greci, ai fini delle scelte morali che la vita richiede ogni giorno.

Il Papa dice che l’Europa ha radici cristiane, e questo è sicuramente vero, come il fatto che abbia radici ebraiche, greche, latine, germaniche. La Chiesa ha giocato un ruolo importante, e non raramente positivo (la Scuola di Salamanca, la riscoperta del concetto di diritto naturale), nella Storia europea. E quindi? Dobbiamo veramente credere che il più grande problema dell’Europa al giorno d’oggi sia che lasciamo la libertà alle donne di fare ciò che vogliono col loro utero, o il diritto di farsi aiutare agli uomini incapaci di porre fine da soli alle proprie incurabili sofferenze? In un continente con delle autorità politiche che non rendono conto a nessuno (quelle europee), che sfama decine di milioni di parassiti coi soldi del contribuente, che ha decine di milioni di disoccupati, che cresce e innova meno delle altre macroaree mondiali, che dipende energeticamente da un paese inaffidabile come la Russia, e che ha un sistema previdenziale che potrebbe crollare, dobbiamo sul serio preoccuparci di aborto ed eutanasia?

Io personalmente non riesco a stimare una dottrina morale che consideri l’obbedienza una virtù anziché un vizio, e che stigmatizzi lo spirito critico chiamandolo “orgoglio”, perlomeno quando va contro i dettami delle autorità religiose. E non vedo cosa imparare sulla tolleranza da chi fino a poco più di cent’anni fa costringeva gli ebrei a sorbirsi i sermoni e i valdesi all’inferiorità giuridica. Ho paura che un’Europa culturalmente, intellettualmente e moralmente debole sia incapace di difendersi da tali paralogismi.

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