Fabio e Matteo Arpe in cordata con Virgilio Degiovanni sono in trattativa per acquisire la società. Chiunque abbia solo scorso le cronache finanziarie e giudiziarie negli ultimi dieci anni non può non aver sentito suonare tutti i campanelli d’allarme per la notizia riportata da Milano Finanza il 16 ottobre scorso
Allarme e perfino un minimo d’incredulità: è come in quei film con troppi attori di grido per avere una anche una storia decente, ma qui è tutto vero, almeno abbastanza vero per far ballare un po’ il titolo. Abbiamo già parlato, delle insidie e delle delusioni che il titolo Seat, il management,
gli azionisti di maggioranza hanno riservato a tutti soci, sottolineando anche quanto in questo caso le regole del mercato siano state piegate e anche un tantino calpestate. Non crea meraviglia che proprio Seat sia diventata la preda di due dei grandi protagonisti dei peggiori crac finanziari degli ultimi dieci anni, un po’ come se nel vecchio west Billy the kid e i fratelli Dalton si trovassero insieme per un “affare”. Non ritirereste tutti i vostri soldi dalla banca e cambiereste città?
IL CATTIVO MILLIONAIRE - Cominciano da Virgilio Degiovanni la cui storia racconta bene quale dovrebbe essere la parabola dei grandi imbonitori in un paese normale (quando non diventano presidente del consiglio, naturalmente). Cavalcò alla grande la febbre internet alla fine degli anni 90, recapitandola alle casalinghe e agli operai: la sua Freedomland avrebbe dovuto, attraverso un decoder e una tastiera, permettere la navigazione su Internet attraverso la televisione. Ma pur possedendo una tecnologia decisamente acerba, la forza del progetto stava nel coniugare la forza vendita dei piazzisti con la prospettiva dei guadagni facili prodotta dalla bolla borsistica: le azioni Freedomland servivano a pagare la forza vendita (secondo un meccanismo multilivello in cui i venditori erano sempre più difficili da distinguere dai compratori) che al tempo spesso creava clienti e pagava la crescita in borsa. Il talento “motivatorio” di Degiovanni poi si mostrava al meglio nelle convention con i suoi agenti e nel network Millionaire. Il castello di carte è imploso, molti italiani si sono trovati con un bel po’ di azioni senza valore. Ho assistito ad assemblea degli azionisti di Freedomland e mi sono reso conto quanto Degiovanni fosse la Vanna Marchi di Piazza Affari. Almeno è servito a ribadire il principio che i titoli finanziari non si vendono porta a porta come gli aspirapolveri.
ARPE IL BRUTTO - Un principio che non è bastato a difendere i risparmiatori dall’ingegneria finanziaria di Fabio Arpe che da presidente di Abaxbank (gruppo Credito Emiliano) ha seguito alcune aziende come Cirio e Giacomelli e ha costruito per loro un bella serie di prestiti obbligazionari piazzati tra le banche e da queste ancora nei portafogli degli italiani. I crac a catena gli sono costati il posto e sarebbe rimasto nella storia come uno dei registi delle peggiori fregature mai rifilate al “parco buoi” se non fosse stato surclassato da quel fuoriclasse di Calisto Tanzi. Da allora Fabio ha dovuto subire di essere solo il fratello più vecchio (e meno bello) di Matteo che nel frattempo mieteva successi con Capitalia. Negli stessi anni ha fondato una piccola Sim, Novagest che nutriva grandi ambizioni, (“è controllata da un parterre de roi di imprenditori italiani” diceva la stessa Mf presentando l’iniziativa), l’ha fusa con una piccola banca, Mb, e ne è uscito poco prima che la Banca d’Italia le mettesse in amministrazione straordinaria.


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La medicina c'è. Si chiama Giustizia. Però la vendono (con il contagocce) all'estero.
In Italia è introvabile.