Interni

Trattativa Stato-Mafia: chi mente tra Mori e Grasso?

LA FASE PRELIMINARE – Si rividero ancora il 18 dicembre. Don Vito avvertì ancora una volta: “Guardi, quelli accettano la trattativa, le precondizioni sono che l’intermediario sono io e che la trattativa si svolga all’estero. Voi che offrite in cambio?”. Mori era all’angolo. Sapeva che a Ciancimino era stato ritirato il passaporto e che, pertanto, la proposta di continuare la trattativa all’estero era un escamotage dell’ex sindaco per mettersi al sicuro. Nella sentenza si legge che Mori aveva messo in conto, ma solo come ipotesi remota, fin dall’inizo del suo rapporto con Ciancimino, che questi gli chiedesse cosa aveva da offrire. Non si aspettava, però, uno “show down” così precoce, pensando che il Ciancimino avrebbe tirato la cosa per le lunghe. Era convinto che Ciancimino avrebbe fatto qualche apertura “a livello più basso”, ma non che che offrisse una disponibilità totale a fare da intermediario, come invece avvenne. Per questo venne colto alla sprovvista dalla disponibilità di Ciancimino e dalla richiesta di mettere le carte sul tavolo.

SUBITO CONCLUSA – Fu a quel punto che Mori fece una proposta indecente: “Beh, noi offriamo questo. I vari Riina, Provenzano e soci si costituiscono e lo Stato tratterà bene loro e le loro famiglie”. Ciancimino s’imbestialì, era seduto, sbattè le mani sulle ginocchia, balzò in piedi e disse: “Lei mi vuole morto, anzi, vuole morire anche lei, io questo discorso non lo posso fare a nessuno”. Quindi, molto seccamente, si legge nella sentenza, lo accompagnò alla porta. Si lasciarono con la prospettiva di chiudere la trattativa “senza ulteriori conseguenze”. Mori ebbe la sensazione, all’esito di questo incontro, che Ciancimino avesse realmente stabilito un contatto con i capi di “cosa nostra”. Suppose anche che il Ciancimino, pressato dalla sua posizione giudiziaria, si sarebbe fatto risentire. Il giorno dopo Ciancimino fu arrestato e la trattativa non ebbe modo di proseguire.

IL RESOCONTO DI MORI – Ecco il resoconto di Mori sulla presunta trattativa, esposto ai giudici: “Ma guardi, il problema… Ciancimino non è il solito personaggio da quattro soldi. Cioè, bisognava gestirlo sviluppando con lui un dialogo che tenesse conto anche delle sue esigenze. Perché non gli potevamo dire brutalmente: senti, Ciancimino, la tua posizione giuridica e giudiziaria è quella che è, statti attento, se vuoi evitare la galera ti possiamo aiutare. Però tu dacci… Perché mi avrebbe accompagnato alla porta immediatamente. Perché i tempi erano diversi. Oggigiorno, forse, questo discorso brutalmente si potrebbe anche fare; nel ’92 non si poteva assolutamente fare. E allora era una schermaglia continua tra me e lui, tra lui e De Donno, in tre, cercando di cogliere… E’ stato un bel duello, possiamo definirlo così, per cercare di capire i punti in cui noi ci potevamo spingere, dove lui accettava. Dove lui ci voleva anche portare. Perché tutto sommato, ci ha l’intelligenza per gestire qualche… Quindi, inizialmente il problema era solo, dice: va be’, ci darà qualche notizia se ci va bene; sennò ci accompagna alla porta e finisce lì. Poi, il fatto che lui si presenta come addirittura disponibile ad inserirsi in un gioco sotto copertura, quasi nell’ambito dell’attività contro l’imprenditoria mafiosa. Il fatto che dovevamo, in qualche modo, allungare il brodo… Io che gli potevo dire? Brutalmente… solo quello gli potevo dire. Gli ho detto: ‘ma lei li conosce questa gente?’ Sapevo benissimo che li conosceva, Ciancimino è di Corleone. E quindi è stato quasi portato al discorso, questo ti… E’ stato un andare insieme verso quel… Perché a noi ci conveniva, guadagnavamo tempo”. Mori, insomma, parla di una iniziativa sua personale intrapresa per avvicinarsi agli uomini di Cosa Nostra, per il solo scopo di catturare qualche latitante o, almeno, ricercare “fonti, spunti, notizie” che potessero portare proficuamente gli investigatori all’interno della struttura mafiosa. Parlò di quest’idea col capitano Giuseppe De Donno, suo dipendente, al quale rappresentò la necessità di ricercare una “fonte di alto livello” con cui interloquire. De Donno gli parlò della familiarità che aveva col figlio di Vito Ciancimino, che fece poi da tramite per gli incontri, e che oggi, a distanza di 17 anni, consegna il fatidico “papello”, considerato il frutto di quella trattativa, ai magistrati di Palermo. Il fatto che non ci sia nessun indizio che possa far riferimento, direttamente o indirettamente, ad un successo della trattativa o ad un possibile concreto accordo stipulato tra le parti in causa, ci fa dubitare del fatto che quando si parli di trattativa tra mafia e stato dei primi anni ’90 ci si riferisca esclusivamente allo scambio di pareri in casa Ciancimino. “Ha salvato la vita a molti Ministri”, dice oggi Piero Grasso, rivelando che molti autorevoli Ministri dell’epoca erano nel mirino di Cosa Nostra e sarebbero stati salvati proprio dalla trattativa. Ma se la trattativa Mori-Ciancimino non è andata in porto (nessuno degli obiettivi elencati nel papello, tra l’altro, sembra poi essere effettivamente stato centrato), come può essere stata convinta l’organizzazione criminale a fermare la sua strategia stragista? C’è dell’altro che Grasso omette di rivelare. E, se così non fosse, probabilmente è stato Mori ad omettere parecchie cose una decina di anni fa, nel processo per le stragi del ’93.

6 commenti a Trattativa Stato-Mafia: chi mente tra Mori e Grasso?

  1. Pingback: diggita.it

  2. da non sottovalutare l'ipotesi c: Grasso è un attention whore.

  3. makia

    Grasso è uno di quelli attenzionati da Cosa Nostra. Però si potrebbe cominciare con l' appendere Mario Mori a testa in giù. Non voglia mai che con i metodi un po' afghani gli si schiarisca la memoria

  4. libertyfighter

    Stato e Mafia sono analoghi. Chiaro che decidano come spartirsi la torta. Naif pensare a qualcosa di diverso. Sono due agenzie con il monopolio dell'uso della forza. Sono uguali. Ed hanno un problema. Che in Sicilia il monopolio è adesso un duopolio. E' ovvio scendere a patti.

  5. rebyjaco

    M O R I !!! Non ho MAI sentito di un militare che non fosse (oltre agli altri attributi negativi) un BUGIARDO. Per caso, avete mica sentito parlare della strage di Ustica? Il resto non conta. Partendo dall'inizio, LUI mente sicuro, per cui è vero il contrario. Poi chiedete a Mancino. (a Andreotti non chiedete niente sarebbe troppo facile.)

  6. Pingback: Mori, Riina e la Festa della Legalità

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>