Expo 2015 sarà la nuova Italia ’90?

04/07/2012 - Legambiente lancia l'allarme: l'esposizione universale rischia di trasformarsi nell'ennesimo carrozzone mangiasoldi italiano. E cita come monito il Mondiale il cui peso economico grava a tutt'oggi sulle casse dello Stato

Expo 2015 sarà la nuova Italia '90?

Allarmi, allarmi. Expo 2015 rischia di trasformarsi in un altro carrozzone all’italiana mangiasoldi che ci lascerà in eredità opere elefantiache, inutili e costose.

L’HOTEL DELLA DISCORDIA - L’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi da Legambiente in occasione del cosiddetto “ecomostro di Pontelambro”, ovvero di un hotel di sette piani e da 300 stanze, sorto a Milano tra i quartieri Monluè e Ponte Lambro in località Cascina Grande, che doveva essere ultimato in occasione di Italia ’90 ed abbandonato per mancanza di finanziamenti. Lo scheletro della struttura era diventato ormai una compagnia fissa di tutti coloro che in Tangenziale Est affrontavano il tratto Rogoredo – Linate e dopo oltre 20 anni si è riusciti ad arrivare all’abbattimento, alla presenza del sindaco Giuliano Pisapia e dell’Assessore all’urbanistica Ada Lucia De Cesaris.

ATTENTI AD EXPO - L’ecomostro di Ponte Lambro è secondo Legambiente Lombardia “uno, anche se tra i più appariscenti, dei monumenti del superfluo e dello spreco immobiliare eretti a Milano e dintorni negli ultimi decenni. E rischia di non essere nemmeno tra gli ultimi, considerato che il capoluogo meneghino si è avvicinata ad un altro evento mondiale, l’Expo 2015, con le stesse megaprogettazioni di opere spesso inutili e ridondanti”. Come ad esempio la nuova viabilità in zona Molino Dorino, con la realizzazione di una bretella parallela a quella appena costruita che collega la Fiera di Rho con la tangenziale Ovest, opera al momento ampiamente sottoutilizzata

LA STRADA FOTOCOPIA - Una fotocopia che costerà 200 milioni di euro, già stanziati. “Eppure – prosegue Legambiente – nonostante la nuova strada non presenti alcun accesso al sito Expo, è stata classificata come “essenziale”‘ allo svolgimento di Expo, e generosamente finanziata direttamente dallo Stato”. Il tutto senza la valutazione d’impatto ambientale, motivazione per la quale l’associazione ambientalista ha presentato un ricorso al Tar lombardo, al quale poi seguirà una denuncia alla Commissione Europea.

PERICOLO DI OASI NEL DESERTO - Il messaggio di Legambiente è chiaro. Attenti alle opere “fanfaroniche”, ovvero a esercizi di stile più silimi alle piramidi, ovvero strutture volute da certi politici affinché la loro memoria rimanga presente nei secoli dei secoli, che potrebbero prendere il posto di apparati che servirebbero per davvero alla città e alla manifestazione. Per capire bene di cosa stiamo parlando ci avvarremo dell’aiuto di Assolombarda la quale, in un documento datato dicembre 2011, ci propone un pratico riassunto di quelle che sono la storia e le prospettive di Expo.

LE CIFRE PRESENTATE AL BIE - Il 23 novembre 2010 l’Assemblea Generale del BIE (Bureau International des Expositions ha dato il sì definitivo alla registrazione di Milano come sede dell’Expo 2015. Nell’ottobre 2011 è stata aggiudicata la gara per le opere di risoluzione delle interferenze, dal valore complessivo di 97 milioni di euro. L’esposizione universale secondo Assolombarda rappresenta l’occasione per il rilancio e lo sviluppo non solo di Milano ed hinterland ma di tutto il Paese. Questi i numeri previsti: 20 milioni di visitatori di cui un terzo stranieri, settemila eventi in sei mesi, 181 paesi partecipanti, 61 mila posti di lavoro l’anno nel decennio 2011-2020, 3,5 miliardi di euro per la spesa turistica indotta e una produzione nel secondo decennio del secolo di 69 miliardi di euro, il tutto per una crescita del Pil dello 0,18 per cento.

LA DIFFERENZA - Il tutto si svolgerà nella zona di Rho-Fiera con investimenti pari a 1,4 miliardi di euro per le infrastrutture essenziali e 13 miliardi per le opere “connesse”, ovvero tutte quelle che come gli allegati ai maxiemendamenti salgono a bordo approfittando della “movida”. Volendo tacere per carità di patria su certi numeri, come nel caso dei 61 mila posti di lavoro l’anno per 10 anni o la presenza dei 181 Paesi, visto che a metà 2012 siamo a 81 con l’aggiunta del Benin -ne mancano cento a due anni e mezzo dall’evento, è necessario avere fiducia- sarebbe il caso di capire cosa è previsto quali sono le opere essenziali e quali le “associate”, per capire se veramente si tratta di cose utili che rimarranno alla città o se faranno la fine dell’hotel di Cascina Grande.

 

3 Commenti

  1. Francesco Carlucci scrive:

    no, la nuova tangentopoli

  2. blackbird scrive:

    ma l’importante non è che girino mazzette…?!?!

  3. Marco scrive:

    Voglio morire

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie