L’impiegato statale
18/10/2009 - Solo io sapevo che erano stati due uomini, giovani, precisi e determinati. Solo io sapeva chi lo avesse ucciso. Ma poi l’eroismo, le medaglie e la mia immagine con il braccio alzato a giurare davanti ad un tribunale svanirono davanti
Solo io sapevo che erano stati due uomini, giovani, precisi e determinati. Solo io sapeva chi lo avesse ucciso. Ma poi l’eroismo, le medaglie e la mia immagine con il braccio alzato a giurare davanti ad un tribunale svanirono davanti a un particolare che non avevo notato: l’assassinio era avvenuto a 100 km di distanza da quello che avevo visto. Era solo una coincidenza, non poteva essere la stessa cosa. Mi ripresi appoggiandomi con la schiena sudata sul sedile. Un improvviso benessere, un sano rilassamento mi prese: quel sogno non poteva essere reale.
Meccanicamente presi la pagina che avevo strappato e la riposi tra le mie
carte. Scendendo dal treno mi diressi a lavoro fischiettando, cosa mai successa, e la giornata fu una delle più serene che la mia solitudine possa ricordare. A poco a poco quel ricordo mi sfuggì, infilandosi in una zona recondita della mia memoria e anche quando per un attimo, di notte, riemerse a torturarmi quel viso implorante, quegli occhi che, alla vista del treno, si erano riaccesi di speranza, non potei che rinsaldare la convinzione che non fosse che un sogno.
E’ stato per questo, per questa repentina tranquillità che mi aveva riportato nel grembo della mia monotona esistenza che ci ho messo qualche secondo a focalizzare l’immagine. Ma poi le parole del telegiornale di due mesi dopo, il giorno prima di questa camminata, mi hanno parlato di un killer della camorra, il macellaio, che tante volte è riuscito a non lasciare traccia dei suoi omicidi. E’ stato catturato ieri e ancora rischia di farla franca per mancanza di prove. Il suo viso guarda la telecamera con cieca sicurezza, quei pochi secondi che mi sono stati sufficienti per vedere la stessa freddezza verso la propria vita e quella altrui.
Mentre salgo queste scale i visi di poliziotti e funzionari, arrestati e accusatori, si confondono tra di loro ma nessuno si avvicina a quello del mio sogno. Quella freddezza fa contrasto all’incredulità del giovane che raccoglie la mia denuncia e quasi sviene sentendo il nome del mio accusato, con il sospetto del funzionario di livello più alto che crede poco nel giovane e ancor meno in me.
Presto si forma un gruppetto, presto la mia memoria restituisce tutti i dettagli, luoghi e abiti, moto e posizione del cadavere, posto e dintorni, ora e condizioni del tempo. Loro capiscono che non sono un mitomane e io che la cronaca locale di un giornale impiega a volte due giorni per registrare i fatti meno importanti. Se avessi comprato i giornali il giorno dopo avrei scoperto che due omicidi con la stessa modalità si erano ripetuti a cento chilometri di distanza e che due innocenti languivano nelle stesse celle. Loro forse sarebbero già liberi e io forse sarei già in quella località solitaria e segreta di cui mi parlano come del prezzo che devo pagare per incastrare il peggiore dei killer della camorra. Io che ho pagato da tempo alla vita questo prezzo penso, con un sorriso, ai miei colleghi che, stamattina, guarderanno inutilmente i necrologi per sapere se sono morto.













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Che bello avere un appuntamento fisso: la lettura dei tuoi pezzi la domenica ^_^
Che bello leggerli tutti d'un fiato e poi rileggerli con calma per assaporare quello che alla prima lettura era sfuggito!
Buona domenica e grazie, Lisa
Bella la letteraura, si riesce anche a far diventare la vittima il carnefice e viceversa.