Le storie dell’arte tra erudizione e mercato, tra connoisseurship e collezionismo

17/10/2009 - THIS IS THE END – Lo storiografo aretino aveva riportato alla luce, in un’ottica di impostazione storicistica che esclude un apprezzamento estetico, le vite dei pittori che tramutarono il linguaggio artistico dal “greco al latino”, nell’ambito di un disegno biografico

     
 

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THIS IS THE END – Lo storiografo aretino aveva riportato alla luce, in un’ottica di impostazione storicistica che esclude un apprezzamento estetico, le vite dei pittori che tramutarono il linguaggio artistico dal “greco al latino”, nell’ambito di un disegno biografico e araldico che, attraverso la nobilitante genealogia giottesca, deve porre un sigillo di unicità alla scuola disegnativa fiorentina incarnata da Michelangelo. Il tardo Cinquecento e il Seicento avevano visto posizioni che privilegiavano da un lato l’erudizione sacra di Onofrio Panvinio (1530-1568) sfociata nell’archeologismo paleocristiano coltivato a Roma nella ristretta cerchia di Federico Borromeo (1564-1631), dall’altro la reazione campanilistica opposta alla tesi vasariana della nobile discendenza dell’arte fiorentina, capeggiata da Giulio Mancini (1558-1630) e da Carlo Cesare Malvasia. Con l’erudizione settecentesca si dedica una maggiore attenzione critica e uno specifico interesse per la cultura del Medioevo, con un lavoro dal quale scaturisce la storiografia illuminista di Lodovico Antonio Muratori e di Giovanni Bottari (1689-1775); in questo solco si incanalò la storia delle vicende artistiche con un’attività divulgativa che ancora non coinvolse la sensibilità estetica, ma si tradusse in riflessioni intellettuali e critiche, in approcci più aderenti a un esame filologico delle opere, supportato dalla visione diretta delle pitture, rimaste nascoste per secoli nei conventi, e con l’ausilio dei recuperi documentari esperiti sui testi.Lo stretto contatto con collezionisti, pittori, restauratori, storiografi ed eruditi fiorentini, una fitta rete di relazioni con personaggi rilevanti in ambito locale toscano, consentirono al Tacoli-Canacci di raccogliere un’imponente quantità di fondi oro tre-quattrocenteschi, tavole e tele del XVI, XVII, e XVIII secolo di ambito toscano, padano, veneto, oltremontano e fiammingo, accompagnati dalla redazioni di cataloghi manoscritti e da un catalogo a stampa, pubblicato nel 1796. Ogni pezzo della sua collezione, battezzata dal possessore “Etruria Pittrice” fu numerato, etichettato ed attribuito sul retro per mezzo di un cartellino, che ci permette di riconoscere ancora oggi qualche pezzo delle disiecta membra. Ad Alfonso Tacoli-Canacci appartennero le tavole a fondo oro dipinte da Agnolo Gaddi, Bernardo Daddi, Maestro della Misericordia, Puccio di Simone, Bartolomeo ed Agnolo degli Erri, Beato Angelico, Niccolò di Pietro Gerini, Neri di Bicci, Giovanni di Paolo, Lorenzo di Niccolò, Niccolò di Tommaso, Paolo di Giovanni Fei, Domenico di Michelino, Bicci di Lorenzo (l’intero Polittico di San Nicolò ora smembrato, copia dal secondo Polittico Quaratesi di Gentile da Fabriano), Pietro di Giovanni Ambrosi, Beato Angelico, Frà Diamante e Sandro Botticelli della Galleria Nazionale e della Pinacoteca Stuard di Parma. Egualmente suo fu il Jacopo del Meliore degli Uffizi, il Giovanni di Bartolomeo Cristiani di Yale, il Filippino Lippi di Capodimonte, il Filippo Lippo e il Sandro Botticelli della Fondazione Giorgio Cini di Venezia, il Ritratto di Giuliano de’ Medici della National Gallery di Washington, le tavolette di Benozzo Gozzoli disperse tra Washington, Philadelphia, Brera, Londra e Berlino, la tavola di David Ghirlandaio a Saint Louis, il Lorenzo Monaco del Louvre. Altre opere sono conservate in collezioni private oppure nei musei di Avignone, nel Museo dell’Opera del Duomo di Firenze, nel Metropolitan Museum, presso la Badia di Grottaferrata, nell’Ashmolean Museum di Oxford, nella Pinacoteca Ala Ponzone di Cremona, Galleria Sabauda di Torino, Galleria Giorgio Franchetti alla Ca’ d’Oro di Venezia, Museo Nazionale San Matteo di Pisa, Cleveland, Boston, Budapest, Zagabria, Williamstown, Ajaccio. Dopo la morte di Alfonso Tacoli-Canacci, avvenuta nel 1801, la sua collezione iniziò a disgregarsi per opera degli eredi di Modena, con una lenta ed inesorabile emorragia che andò peraltro a nutrire la formazione di nuove, forse più note storicamente e prestigiose collezioni, alimentando un fenomeno che incontrò flussi e riflussi sino al terminare del XIX secolo: la raccolta di Artaud de Montour (1772-1849) e quella del cardinale Joseph Fesch ( 1763-1839), nipote di Napoleone Bonaparte.

     
 

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