La fine della bufala dell’Islanda anti-euro

04/07/2012 - Il ministro delle Finanze: "Vogliamo la moneta unica"

La fine della bufala dell'Islanda anti-euro

Nonostante le tante favole su quello che l’Islanda avrebbe o non avrebbe fatto per battere i potentati del mondo plutocratico, e liberarsi dal grande controllo finanziario internazionale, la verità continua ad essere che il piccolo paese si è comportato in maniera del tutto diversa. E dopo aver ripianato i suoi debiti con l’aiuto del fondo monetario internazionale, ribadisce con forza di voler entrare nell’Europa (plutocratica, dicono i complottisti) e nel club dell’Euro. Certamente il governo islandese è davvero coeso, se è vero che il primo ministro dice una cosa e il suo principale collaboratore, il ministro delle Finanze, si accoda: l’Islanda guarda con interesse l’Unione Europea, vuole entrare nell’Unione a 27 e si dice pronta e dispostissima a viaggiare verso l’adozione dell’euro. Il primo ministro Johanna Sigurdardottir lo aveva già affermato in passato, e oggi in un’intervista al Wall Street Journal ribadisce l’intenzione Oddny Hardardottir, il titolare delle finanze islandesi.

 

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NELL’EURO - Il quotidiano della borsa americana definisce l’intervista con il ministro (donna) islandese “rara”: “Mi piace l’idea”, ha detto Hardardottir, “è davvero importante per l’Islanda, una nazione così piccola, essere in un’unione con i suoi buoni vicini”: affermazioni pronunciate peraltro ad un meeting delle potenze scandinave ad Oslo. “E’ davvero costoso tenere una piccola moneta”, dice Hardardottir riguardo la corona, attuale valuta dell’Islanda: “Per questo dovremmo andare fino in fondo” e, si intende, passare senza meno all’adozione dell’euro. “Spero”, conclude, “che le nazioni europee arrivino presto a superare la crisi proprio come abbiamo fatto noi”: c’è da dire, comunque, che il ministro del tesoro, Steingrimur Sigfusson, è di idea diametralmente opposta e preferirebbe che l’Islanda si salvasse con la corona. Della crisi islandese si è già spesso parlato in Italia, visto che la vulgata popolare ha per lungo tempo sostenuto che la via islandese fosse quella da seguire.

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AL SALVATAGGIO - Niente aiuto delle istituzioni internazionali, default del debito e ricominciare: in prima linea nel sostenere questa strada c’è stata Loretta Napoleoni, nota economista. Come si è più volte visto, però, anche su queste pagine, non è che in Islanda sia proprio andata così: prima di tutto non è vero che il Fondo Monetario Internazionale non abbia aiutato l’Islanda, anzi. Fin dal 2008 il Fondo Monetario ha sostenuto il governo islandese con prestiti nell’ambito degli “Stand-By agreement” sottoscritti con Reykjavik. Quando poi è subentrata la scelta di non onorare i debiti, l’operazione è stata possibile perché i governi inglese e olandese hanno accettato di coprire i creditori della piccola isola, e perché l’ammontare dei debiti, pur sproporzionato rispetto al Pil, era perfettamente sostenibile per il sistema. Ma per i grandi teorici del grandissimo complottone, la scelta islandese è stata sufficiente a scatenare il grido: “Facciamolo anche noi”; ora invece, sono loro che vogliono “tornare da noi”.

 

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3 Commenti

  1. fernettino scrive:

    Hanno la fortuna di non avere l’euro,ma cosa di piu’ vanno cercando? Vivono gia’ il sogno di non essere in Europa….

  2. Actarus scrive:

    Sono d’accordo con fernettino !entrare nell’Euro quando quest’ultima è sul viale,non del tramonto,ma della decomposizione !!Ah!Ah!Ah!Ah!Ah!
    Alla signora ministro dell’Islanda,i fumi dei gayser devono aver dato alla testa !!!

  3. TheQ. scrive:

    L’islanda dal 2008 è un paese in cui la bolla speculativa dei credit default swap ha fatto i danni maggiori (vedere documentario Inside Job del 2010). Pieno di miliardari a debito dalle banche che hanno comprato a prezzi insensati oggetti ed aziende creando debiti pubblici che sono stati inseriti nei subprime e venduti dalle banche di investimento a comuni anche italiani, a fondi pensionistici (alcuni nel 2008 hanno registrato perdite del 50%)…
    Entrano nell’euro per ricevere gli aiuti.

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