Il genio (purtroppo) compreso di Checco Zalone

15 ottobre 2009

Il peggio che può capitare a un genio è di essere compreso, questo scrisse Flaiano. Eppure le intenzioni di Pierluigi Battista, che sul Corriere della Sera on line dedica un intenso panegirico al fenomeno Zalone, sembrano essere delle migliori. “Genio e volgarità. Da avvocato a protagonista della satira tv. Spara sui bersagli senza autocensure.” E ancora: “Quando la volgarità diventa arte sofisticata”. Raro intravedere nello scenario decadente culturale d’oggi sprazzi di autentica ispirazione, ma tutto questo entusiasmo per l’arte della volgarità o la volgarità ad arte di Zalone giunge conclamato proprio dopo il lancio della sua ultima fatica artistica, la parodia di La canzone di Marinella che ha dato vita all’ultimo tormentone della rete, La canzone della D’Addario.

Nello show andato in onda su Canale 5  qualche giorno fa Checco Zalone, Luca Medici all’anagrafe, ha rievocato in chiave parodistica la vicenda  dello scandalo Tarantini e degli incontri ravvicinati tra la escort Patrizia D’Addario e Silvio Berlusconi.  ”Sono il miglior cantante degli ultimi 150 anni”, così si è presentato sul palco il novello genio della comicità consacrato nell’articolo di Pierluigi Battista.  Prendo licenza di riservarmi dei dubbi in merito al crisma della genialità a cui taluni han fatto assurgere Zalone con paragoni che lo accosterebbero addirittura a Lenny Bruce, domandandomi se non è prematuro tanto quanto il Nobel ad Obama, ma forse ho un senso estetico tale che non mi consente di cogliere a pieno tanta sofisticatezza e me ne scuso. Pierluigi Battista sostiene nel suo articolo che Zalone “sdogana la volgarità”, “risveglia il tamarro che sonnecchia in ognuno di noi”, “storpia le parole, deforma la grammatica” insomma una sorta di Martufello musicante, però più spregiudicato e volgare, geniale così è se vi pare. Zalone dunque “sceglie i suoi bersagli e spara senza autocensure”, in questo caso la parodia sul Tarantini-gate, in scena sulla rete ammiraglia Mediaset, di proprietà della famiglia Berlusconi, dovrebbe esser la dimostrazione della tolleranza e la libertà d’espressione che le reti televisive del premier concedono magnanime, nel rispetto del pluralismo. In realtà la volgarità che sublima in arte sofisticata pare accanirsi più che sul potente, il Presidente del Consiglio, su Patrizia D’Addario, non una santa questo è certo, ma una donna che vende per disperazione il suo corpo.  Rivolgiamo la nostra attenzione alle rime baciate frutto di cotanto ingegno irriverente dunque. “Quella della D’Addario è una storia vera / che si trovò a Palazzo quella sera / e il premier che la vide così bella / sul letto di Putin, la mise a pecorella.”

Che Berlusconi apprezzi in particolar modo la bellezza femminile tanto da volersene circondare non è un mistero, anzi è stato per lui spesso motivo di vanto anche con esternazioni pubbliche finanche in sedi istituzionali  inopportune e di dubbio gusto, ma forse anche di genialità si trattava. L’immagine è quella del seduttore che consuma con soddisfazione l’amplesso con la donna in questione. “E furono baci e furono sospiri / sono altri mille euro se ti giri.” E solo una questione di soldi che consente di disporre del tempo e del corpo di quella donna, ma è lei a consentirlo ed è lei quella ne esce maggiormente umiliata. “Durò tutta la notte questa cotta / adesso fai la doccia, poi un’altra botta. / Mentre Barack Obama era eletto / il nostro presidente era eretto.” E qui che il sommo poeta Zalone a mio parere svela il culmine della sua genialità. Già perché mentre le voci sulla presunta impotenza di Berlusconi corrono senza che le si riesca ad arginare, lui ci dipinge l’immagine d’un uomo virile, “che ce l’ha duro” come direbbe Umberto Bossi, altro genio evidentemente. “Oh Patrizia, ti dobbiamo ringraziare / alla tua patria alzi il morale.” Nelle rime zaloniane il bersaglio a me pare tutt’altro che Berlusconi, le volgarità e i colpi bassi sono riservati tutti alla D’Addario, la prostituta. Una donna che va a letto con un uomo in cambio di favori, una donna disperata il cui padre si è suicidato per problemi economici. E facile farla mettere “a pecorella” poiché ci aveva già pensato la vita, ma non sarà forse più grave che chi dovrebbe gestire il potere ed amministrarlo per il bene comune invece lo dispensi ad accoliti e donne accondiscendenti, come si trattasse di un sultanato?

La satira ha un senso se è dissacrante contro il potere, la Canzone della D’Addario non mi fa ridere, anzi  mi fa rabbia, ho la sensazione che ad essere stato messo a pecorella è il Paese, sono le istituzioni e voi rideteci pure.

15 commenti a Il genio (purtroppo) compreso di Checco Zalone

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  3. giul

    Grazie, perché anche io son rimasto di stucco a leggere quell'articolo. Chiaramente questa elezione a gran buffone di corte sta lì a dimostrare quando son bravi a mediaset, quanto son liberi anvedi le risate.
    Ma questo non è il primo articolo. La conferma di questa dietrologia si trovava martedì sul corrierone, in seconda o terza pagina, insieme ad altri pezzi di esaltazione del capo. Stessa cantilena: show di Zalone, pluralismo garantito senza problemi, la D'Addario su canale5 etc etc.

  4. L'unico programma che porta qualcosa di “non perfettamente allineato” in onda, in casa merdaset, rimane il programma de “Le Iene”.
    Tra le mille tette e culi (abbondanti ormai anche lì), ogni tanto spicca ancora qualcosa di decente, che sicuramente farà stringere le chiappe al capo: basti vedere l'”intervistra tripla” ai tre contendenti la poltrona di segretario del PD…

  5. Lucia

    Checco Zalone veste i panni di un moderno giullare, un buon giullare che sa trattenere il pubblico con la sua satira, è un gran dispensatore di divertimento e come un buon giullare stravolge le canzoni a sfregio e ad ammicco!
    Racconta la verità!…arriva la tarantella del centro destra…Grande!!!!

    http://www.youtube.com/watch?v=1c_cKAPCRsY

  6. “Rispetto al perbenismo della satira politica tradizionale, che sceglie con cura i suoi bersagli e non si spinge oltre la soglia della volgarità pura, il lavoro di Zalone non ha remore, autocensure, pregiudizi, spirito di clan e di tribù”

    Mi piace Battista perché non esegue mai banalmente il suo lavoro di scribacchino di regime.

  7. andrea

    semplicemente, zalone non fa satira. e credo lo sappia bene. zalone è stipendiato da Berlusconi, e sa bene pure questo. zalone ispira la risata che allevia la gravità dell'azione, non la risata amara e destabilizzante della satira. la risata che toglie tutto quel che c'è di male nella storia berlusconi-daddario e punto il dito del grottesco ebetismo provinciale sul membro del padrone. è una canzone che avrà fatto ridere berlusconi per primo. perchè era quanto di meglio si potesse fare per lui ora.

  8. si sa che Zalone è asservito al potere, da tempo. Brava Anna.

  9. Questi sono i famosi comici di mediaset che osteggiano Berlusconi, di cui il Premier stesso ha da lamentarsi ogni volta dopo essersi accanito con i poveri Bertolino e Dandini.
    Chi altro c'è sul fronte occidentale? La Gialappas che è ormai sdentata da anni e fa gli spot per le banche. Striscia, che ormai è il braccio umoristico del Giornale anche se con un Ezio Greggio sempre più molle che non fa una battuta decente dal 1987.

    Appuntino: come mai il temibile satiro Zalone ha aspettato tanto per questa sua performance? Mediaset è libera, liberissima, però su quest'affare non si scherzava poi tanto finché il buon Santoro non ha reso davvero di dominio pubblico le notizie riguardo i puttan tour del nostro Magnifico Premier.

  10. Anna50

    La volgarità la fa da padrona ormai a tutti i livelli; sembra che non si possa fare umorismo ma nemmeno parlare senza doppi sensi o parolacce. Non ho visto quel programma, non mi piace, lo trovo volgare come trovo volgari Chiambretti e sempre più spesso anche Greggio, che peraltro ride da solo delle sue pseudobattute! Anche se non usano un linguaggio volgare, è tutto l'atteggiamento e il modo di porsi che mi disturbano, ma io sono di un'altra generazione. Dopo questo Zalone ci sarà una serie di altrettanti raffinatissimi geni della lampada: prepariamoco!!!!!

  11. redmail

    Lenny fu arrestato perchè aveva usato la parola cocksucker (“pompinaro”) e affermato che venire è un verbo e che il suo uso in termine sessuale non ha alcun peso; se qualcuno si offende a sentirlo, egli probabilmente non può venire.
    ——> e io aggiungo la d'Addario è venuta in trasmissione oltre che nel letto di Putin, si dice che Berlusconi non l'abbia pagata. Santoro di sicuro.

    Per ciò che riguarda Battista riprendo Bruce che lo commenta ancora oggi:

    ''La Satira è tragedia più tempo. Se aspetti abbastanza tempo, il pubblico, i recensori, ti permetteranno di farci satira. Il che è piuttosto ridicolo, quando ci pensi''.

    Per i paragoni con Alfred Leonard Schneider-Zalone Checco di mammà non bestemmiamo nelle Chiese. E' come farci del sesso, devono poi riessere consacrate. Scopiamo fuori. Laici e religiosi. Grazie

  12. Cecco da Ostia

    Questo è 'n covo de femministe!? No ho capito ma pè fa a zokkola, devi avecce er padre suicida??? Tremate e streggghe so tornate aò!

  13. Pingback: a quarantanni è tardi

  14. Sora Gina

    Cecco da Ostia ha un'aria familiare…

  15. toni

    Mi fa compassione leggere di checco zalone oggi, quando è il main event di una trasmissione popolare come Zelig da diversi anni. Si parla di giullare, di servo del potere, di satira marcia; invece l'aritcolo sul corriere della sera di Battista è stato un giusto tributo alla sua bravura. Checco Zalone è un artista che piace e fa ridere molte persone. Il suo personaggio è una reinterpretazione di Piero Scamarcio (Scamarcio a bari vuol dire “tamarro”), il cantante che reinterpretava in italiano sgrammaticato i successi del rock internazionale, interpretato nei primi anni novanta da Emilio Solfrizzi. All'idea del personaggio ha aggiunto l'immagine di quei cantanti che impazzano sulle TV di Napoli, che reinterpretano i successi della musica italiana in lingua napoletana. Il mix funziona anche perchè l'interprete ci sa fare, ha delle qualità musicali, e si avvale in maniera esperta della spalla di turno. Ceccho Zalone è un comico che vuol far ridere e intrattenere. Se viene messo sullo stesso piano della politica non è colpa sua, al giorno d'oggi la politica è un “facciamo cabaret” di serie B, quasi da far rimpiangere i film cult di Lino Banfi tipo l'onorevole con l'amante sotto il letto. Intanto i big della politica si spartiscono la torta, e lasciano la gente comune e i giovani a fare i conti con la crisi. Complimenti al vostro perbenismo, ma confondete un comico con un politico e ciò non giova alla vostra credibilità. Se non vi piace Checco Zalone non guardatelo e non commentate le sue “gesta”, limitatevi a occuparvi di politica in maniera SERIA, parlando di fatti concreti e non mixandola con l'entertainment.

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