L’autunno caldo della palla ovale
Ottobre e’ un mese fantastico per il rugby: campionati dell’Emisfero Sud alle fasi finali, mentre a Nord i maggiori campionati sono decollati e inizia la stagione delle Coppe Europee. Ne risulta un incrocio di sfide importanti cosi’ abnorme da non riuscire a star dietro a tutto; non e’ certo lo scopo di questa piccola rubrica in partibus infidelium, tra devoti delle palle tonde: se volete aver contezza di tutto quanto succede tra quelle ovali seguite il link, qui ci soffermeremo solo sugli eventi piu’ curiosi, quelli che piu’ fanno notizia.
BENETTON STORICO - Il piu’ rilevante di tutti, storico addirittura, e’ stata la prima vittoria da due anni di una italiana nella Heineken Cup, la Champions League del rugby: nella loro “tana” di Monigo i campioni d’Italia della Benetton Treviso hanno sfoderato una prestazione difensiva attenta, una ottima mischia, controllo delle rimesse laterali, hanno condotto per tutta la gara e alla fine hanno sconfitto con uno striminzito ma meritato 9 a 8 il Perpignan campione di Francia. Una vittoria significativa in molti sensi: innanzitutto sul piano sportivo, le squadre francesi sono sempre state ai vertici d’Europa e quest’anno il loro campionato nazionale e’ probabilmente il piu’ forte al mondo, con gli arrivi di numerosi campioni inglesi tra i quali il mitico Jonny Wilkinson a Tolone o la giovane stella sudafricana Francois Steyn, sbarcato a Parigi sponda Racing assieme agli italiani LoCicero, Festuccia, Dellape’ e Masi. La vittoria dei veneti e’ inoltre caduta a fagiolo, nel bel mezzo del bailamme politico in atto per designare le rappresentative italiane che dalla prossima stagione giocheranno nella Magners Celtic League, il campionato tra selezioni regionali gallesi, irlandesi e scozzesi. Non chiedeteci che ci azzecchiamo noi con le lande periferiche dell’Arcipelago Britannico, non vi sapremmo rispondere; fatto sta che la Federazione Italiana, ottenuto dai britannici l’ok a proporre due squadre nostrane, aveva deciso in luglio di inviarvi il Viadana (ridente cittadina in provincia di Mantova) e la Roma, lasciando a casa i veneti vincitori di dieci scudetti negli ultimi quindici anni incluso l’ultimo. Poi il “contrordine compagni” agli inizi di ottobre: la Federazione decide che in Celtic ci andranno i veneti al posto dei romani, salvo puntini sulle i che sarebbe troppo lungo raccontare. Anche i non addicted possono immaginare il polverone polemico tifosereccio generato da questo tira-e-molla dilettantesco; il tutto amplificato dall’irruzione a gamba tesa della politica, tra assessori provinciali “indignati” e ministri leghisti “compiaciuti”. Tant’e’, la vittoria storica della Benetton aiuta a rasserenare l’ambiente, alla luce delle prestazioni piu’ “povere” in campionato e nelle Coppe sia di Roma ma anche di Viadana e Parma “alleate” per la Celtic League. L’unica eccezione assieme a Benetton la fa Padova: nella Amlin Euro Challenge (la coppa Uefa del rugby) ha sfiorato la vittoria casalinga perdendo 27 a 29 con i forti inglesi di Newcastle, in finale e ai quarti nelle precedenti due edizioni.
SAN SIRO SOLD OUT – Questo paio di risultato rappresentano un confortante viatico per la Nazionale, anch’essa a digiuno di vittorie da un paio d’anni, impegnata nei prossimi super impegnativi test di novembre: a Milano contro i mitici All Blacks, poi a Udine con gli Springboks sudafricani trionfatori del TriNations concluso in settembre e poi con Samoa a Ascoli. La prima sfida ha un fascino tutto suo: chi scrive c’era tra i ventimila che riempirono il vecchio Stadio Appiani di Padova quel 22 ottobre 1977, alla prima sfida italiana coi neozelandesi in tournee europea (vinsero tutte le partite quell’anno). Non poteva nemmeno essere una partita ufficiale, la nazionale – che peraltro quel giorno ufficialmente era in Polonia – divenne “il XV del Presidente”, rafforzata co
i “turisti” Guy Pardies mediano coach del Petrarca, l’apertura Babrow e il seconda linea Naude’; di la’ c’erano autentici miti viventi come Graham Mourie e Brad Johnstone, poi divenuto coach della nostra nazionale. La prima Haka, il canto di sfida degli All Blacks d’inizio gara, “subita” dal vivo non si scorda! Mica c’era youtube o Sky ai tempi, ne avevamo solo sentito parlare: fu un autentico choc culturale; come i nostri bisnonni cantavano le arie liriche dopo averle sentite una volta sola, noi ragazzini letteralmente folgorati la rifacemmo per mesi durante le ricreazioni; avevo cominciato a praticare da poco, forse fu quell’autentico trauma a farmi recepire la reale differenza tra rugby e qualsiasi altro sport di squadra. Primo tempo da incorniciare: 6-6, mete di Mourie e Nello Francescato, allora la traformazione valeva 1 punto; al rientro in campo i nostri non camminavano, volavano a mezz’aria. Fini’ 9 a 17, prestazione monstre della nostra mischia, a giudizio neozelandese la migliore tra quelle europee incontrate; e quanto orgoglio! Fu come aver vinto i Mondiali di calcio. Ci sono state altre sfide con i neozelandesi anche quest’estate, ma il prossimo 14 novembre a San Siro l’aria che tira e’ quella della celebrazione ritardata del trentennale della sfida all’Appiani (mioddio come passa il tempo): 70.000 biglietti venduti, di gran lunga il maggior evento rugbistico della storia italiana, il secondo evento di sempre per pubblico pagante mai visto in Italia fuori dal calcio, dai tempi di Loy-Ortiz per il titolo dei superleggeri nel 1960. Leinster-Munster a Dublino l’anno scorso ha fatto piu’ di 82.000 spettatori e la finale di Heineken Cup batte regolarmente la finale di Champions League in quanto a presenze, ma riempire San Siro non e’ male direi.
RUGBY ALLE OLIMPIADI – Ah, un ulteriore evento in ottobre da segnalare e’ la decisione della International Olimpic Committe di ammettere il golf e il rugby tra gli sport olimpici, a partire dal 2016 a Rio de Janeiro. Si tratta di un ritorno, entrambi erano presenti a Parigi nel 1900, il rugby ando’ avanti fino ad Anversa 1924. Le limitazioni temporali dell’evento hanno spinto a preferire la versione “Sevens”, piu’ agile (si gioca in sette per parte) a quella “classica” a XV. Tale versione di rugby risulta anche piu’ imprevedibile e quindi piu’ “open” nei risultati, oltre che essere allestita come una sorta di happening molto adatto ai gusti stile sambadrome di Rio: “colore” e bellezze sugli spalti, mentre in tre giorni si giocano decine partite da dieci minuti per tempo in fila, via una dentro l’altra.




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