Gli uomini del bel Pierferdinando, lontani da troppo tempo dalle poltrone che contano, cominciano a scalpitare. Il futuro del cespuglio centrista sospeso tra l’annessione da parte dell’impero di Re Silvio, la riconciliazione fraterna con i vecchi alleati e un asse “nordista” col PD.
Da un lato quelli della trattativa ad oltranza, quelli che un partito unico del centrodestra senza l’Udc non si può fare, quelli che occorre rimettere la barra al centro, quelli che il partito azzurro non può appiattirsi su An e Lega. Dall’altro i più agguerriti: ricordano ogni secondo quanto difficile sia governare con gli ex diccì e ripetono come un mantra le accuse che Casini muoveva al Caimano in campagna elettorale.
IL CAINANO VUOLE “PUNIRE” L’EX MAGGIORDOMO UDDICCINO? - Nel mezzo lui, Silvio Berlusconi. Accarezza il sogno di riunire sotto lo stesso tetto i moderati italiani e, contemporaneamente, non vuole far uscire Casini dall’isolamento, consumando fino in fondo la sua vendetta.
Ha riunito lo stato maggiore del partito, il buon Silvio, e il parlamentino azzurro si è spaccato come non mai: collaborazionisti e isolazionisti, pragmatici e romantici, alchimisti navigati e duri e puri. Alla fine ognuno dei presenti portava il suo pezzettino di interesse alla causa del centrodestra italiano, ma trattasi di interesse del tutto personale. Chi sta bene in un partito modellato sull’immagine del premier che si sceglie parlamentari, coordinatori, impiegati e uscieri non vuole un riavvicinamento con i vecchi amici eredi dello scudo crociato, chi invece aspetta un rimescolamento di carte per riposizionarsi crede che la nuova mano di poker inizierà un secondo dopo la firma del patto Pdl-Udc. Sullo sfondo si muovono, sornioni, i fedelissimi di Casini, tutti intenti a studiarsi una exit strategy almeno decente.
“IO C’ENTRO”… NEL RISTORANTE DI LUSSO E SULL’AUTO BLU - L’impasse odierna, senza cariche di governo, inizia a stare un po’ strettina a chi era pronto a criticare Berlusconi ogni tre per due, salvo poi salire sull’auto blu da ministro e andarsene a cena con imprenditori e opinion leader a fare un po’ i “moderati” della maggioranza. Anche per i più antiberlusconiani tra i centristi, inizia a serpeggiare l’idea che il Popolo della Libertà potrebbe essere la grande occasione per tornare ad essere, nuovamente, decisivi.
In un partito che nasce dalla fusione quasi a freddo tra An e Fi, una forza di centro, moderata, pronta a schierarsi con l’una o con l’altra parte potrebbe finire per dettare agenda, temi e ritmi del più grande partito italiano. Ne è convinto, ad esempio, Pier Ferdinando Casini che ha bloccato sul nascere ogni velleità “democratica” delle sue classi dirigenti locali e le ha invitate, ove possibile, a rinnovare i patti elettorali e di governo con il centrodestra. Non ne è convinto per niente, invece, Bruno Tabacci che, forte anche dell’appoggio dei cosiddetti folliniani, vorrebbe aprire un varco a sinistra per iniziare ad abbattere il muro berlusconiano.
OPPURE SILVIO SACRIFICHERÀ IL VITELLO GRASSO PER PIERFERDY? - Le fondamenta dell’edificio concepito dal premier brianzolo, si sa, hanno saldissime radici al nord e proprio un asse Udc-Pd in grado di mettere in discussione la supremazia del ticket Pdl-Lega nella sempre più verde Padania potrebbe essere l’inizio del sogno che Tabacci culla da tempo, quello di ritornare a fare il presidente della Regione Lombardia. Il tempo dirà quale delle due linee prevarrà; quel che certo è che per un matrimonio serve il consenso di entrambi gli sposi e che, non appena Udc e Forza Italia hanno iniziato a parlarsi, le controspinte sono state fortissime. Bondi, Cicchitto, Schifani, Brunetta e Alfano hanno già detto chiaramente che i fiori d’arancio non ci saranno, mentre Verdini ha proditoriamente teso la mano in segno di pace.
L’intenzione, però, era un’altra: portare a Berlusconi il no dell’Udc (i tempi non sono, con ogni evidenza, maturi) e tirare dritti sulla fase costituente e sulla fusione Fi-An. Dall’altra parte della barricata, l’ormai collaudatissimo partito dei governatori con Galan e Formigoni in testa a tutti. Convinti che solo un partito strutturato e “pesante” gli permetta di contare qualcosa hanno iniziato a fare i diavoli a quattro per convincere il mondo intero che Casini è meglio di Calderoli e che se con qualcuno bisogna governare, allora meglio farlo con chi viene da una forte tradizione democristiana. In pochi gli hanno dato corda. Pochi ma, forse, buoni. Se è vero come è vero che l’Udc sta concentrando sul Veneto più di qualche sforzo organizzativo. L’obiettivo è portare un eurodeputato Udc targato nord-est alle prossime europee. Per arrivarci, un patto non scritto con Galan: a te l’appoggio per le regionali 2010, a noi la desistenza per un nostro uomo nel seggio che fu di Brunetta.


























Che casino, signori ! Io penso che il bel tenebroso finirà per tornare all’ovile, in cambio di qualche poltrona dalla quale spiegarci che ecc.ecc. con l’aria di “so tutto io”. E tra un po’ anche lo spodestato Mastella, che essendo rimasto senza incarichi è come un pesce fuor d’acqua, troverà le ragioni (?) per tornare a casa.
Che casino !
se torna, certifica pubblicamente di aver buttato due anni di politica.
LO ZERBINO DI RE SILVIO GIA’ C’E'……. AL MASSIMO PUO’ ASPIRARE A SCENDILETTO!!!!!! POVERI NOI CHE GENTE…..