Il declino Usa e i menestrelli anti Obama

14 ottobre 2009

Sul Weekly Standard di questa settimana è apparso un pezzo di Charles Krauthammer, editorialista del Washington Post, e noto neoconservatore, nel quale si cerca di dimostrare la debolezza della tesi del declino americano. Conoscendo sia il settimanale in questione che Krauthammer, non avevo grandi aspettative. La lettura dell’articolo è riuscita però a colpirmi: mi ha infatti convinto non solo che l’America sia davvero in declino materiale (l’opposto di quanto Krauthammer cercava di fare), ma anche che la sua traiettoria intellettuale non sia molto robusta. Infatti, se il meglio che si riesce a produrre a suffragio di questa tesi è un articolo tanto sgangherato, che pure un bambinetto di terza elementare potrebbe smentire, allora significa che stiamo propria arrivando al capolinea.

Nel suo articolo, l’editorialista del Washington Post si chiede, fondamentalmente se il declino americano sia inevitabile oppure se non sia altro che frutto di una scelta. La sua risposta è tranchant. Il declino è una scelta e Obama sta scegliendo di far diventare l’America una Potenza di serie B.

Prima di andare oltre, capiamoci sul significato di declino. Quando declina un Paese? Dallo studio settecentesco di Gibbon sull’ascesa e il declino dell’Impero Romano, fino ai lavori di Marcur Olson sul declino e ascela delle nazioni per poi arrivare allo storico Paul Kennedy che ha studiato l’ascesa e il declino delle Grandi Potenze, un certo accordo sembra esserci tra gli studiosi: Stati, Nazioni, Imperi, Grandi Potenze declinano quando qualcuno cresce più di loro. Si noti, più di loro. La minor crescita può essere dovuta ad una lunga serie di fattori (corruzione interna, impersial overstretch, inefficienza burocratica e amministrativa, etc.), il punto però, non cambia: il declino si deve a tassi d crescita più bassi rispetto ad altri. Fino al 1850, la Cina aveva il PIL più grande del mondo, ma i suoi tassi di crescita erano più bassi di quelli europei: il risultato fu la colonizzazione de facto del Paese ad opera delle Potenze occidentali.

Krauthammer dice che l’America ha la più florida e dinamica economia del mondo (?), con la produttività più elevata (?), dunque – a suo modo di vedere – Obama starebbe scegliendo per il declino. Nonostante il Paese abbia davanti a sè molte altre opzioni strategiche, Obama sceglierebbe dunque la più modesta, fino mediocre, e soprattutto strategicamente peggiore. Se l’America crescesse del 10% l’anno e il resto del mondo al 5%, Krauthammer avrebbe ragione. Purtroppo, i dati dicono il contrario. Nel 2001, la somma del PIL di India, Brasile, Cina e Russia ammontava al 27% del PIL americano. Nel 2007, cioè prima ancora della crisi, eravamo al 51%. I dati del 2008 arrivano al 58%. Perché? Semplice: Cina, India, Brasile, e in parte Russia, sono cresciute negli anni 2000 a tassi quasi doppi rispetto all’America. Questo si chiama declino relativo.

9 commenti a Il declino Usa e i menestrelli anti Obama

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  2. marblestone

    Bellissimo editoriale.
    In base a questo ragionamento credo che l'Italia sia in declino dalla fine degli anni 60…

  3. ma no. Dal 1993-4, per quanto fatto negli anni '80.

  4. Ho immediatamente adorato il tag “Christian Rocca” (a proposito, http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefeconomica/V... per l'articolo tradotto e apparso sul foglio, in apparenza trascritto da un demente purtroppo)

    E' veramente incredibile che sia possibile scrivere un articolo anche ambizioso sul possibile declino americano senza citare neanche mezzo indicatore economico, fosse anche falsato. L'immagine del predominio mondiale come pura espressione della forza di volontà di una nazione è, tralasciando eventuali questioni morali, così irreale da risultare sospetta.

    Il resto è pura propaganda (legittima, ovviamente) anti-Obama: sostenere che Barack rifiuti l'eccezionalismo americano in principio significa dimenticare tutto quanto detto e scritto (anche su Foreign Policy, mi pare) da Obama lungo tutta la campagna elettorale; scrivere che una volta eletto la sua politica sia stata stata appositamente diretta a depotenziarlo di nuovo presuppone che una politica estera possa essere condotta indipendemetne dalle reali condizioni economiche.

    Poi vabbè, confondere la possibile esistenza di un eccezionalismo americano con la necessità di esportarne ovunque possibile i suoi frutti è un obbrobrio concettuale che non merita più cittadinanza.

    Speriamo che Krauthammer legga Giornalettismo.

  5. Walker Texas Ranger

    con la morte dei grandi attori di holliwood è iniziato il declino dgli USA, infatti i film presentavano l'america come grande, bella, democratica, ricca, l'unica che potesse difendere il mondo dai cattivi, la terra delle opportunità dove chiunque poteva scoprire un giacimento di petrolio e diventare un gigante

    quando hanno smesso di fare film in cui l'esercito americano ci difendeva dai cattivi indiani, giapponesi, tedeschi, russi ecco che è iniziato il declino dell'america

    ridateci john wayne e torneremo grandi

  6. Secondo me ci va più vicino Marblestone: alcune scelte degli anni '50 e '60 hanno minato le basi per una continuazione del miracolo economico e c hanno reso impossibile ripartire dopo la crisi degli anni'70 . Gli anni '80 sono stati una reazione al declino impiegando gli stessi strumenti che lo avevano provocato.

  7. Lelith

    il declino dell'impero americano è cominciato quando bruce lee (un cinese) ha sconfitto chuck norris (un americano) con un calcio volante. un popolo è grande perchè si percepisce come tale e di conseguenza agisce come una nazione superiore guidata da un destino di dominazione. Civis romanus sum era l'apoteosi di tutto questo. Così nascono le ideologie imperiali che muovono le masse alla conquista del mondo (oltre ovviamente ad un filo di cupidigia che aiuta sempre).
    il calcio volante di bruce lee spazzò via dall'immaginario collettivo degli statunitensi questo american dream rendendoli consapevoli del loro essere fuffa come tutti.. il resto è stato solo malinconica illusione.

  8. libertyfirst

    Non è ancora forse troppo tardi per bombardare a tappeto la Federal Reserve, ridurre le spese pubbliche di ogni tipo, incentivare i risparmi, evitare i parassitismi e la corruzione tipici dell'interventismo economico (US Steel, automative, banche…), riformare, cioè ridurre, la social security e ridurre l'avventurismo militare cercando di sfruttare approcci più efficienti, anche se magari meno appariscenti. Questo ovviamente non fermerebbe la Cina (che comunque senza domanda americana crescerebbe probabilmente molto meno) ma almeno farebbe riprendere gli USA. Purtroppo è esattamente l'opposto di ciò che fece Bush ed esattamente l'opposto di quello che sta facendo Obama.

  9. Nik94

    Non sono d’accordo con questa tesi. Obama sta facendo di tutto per far uscire gli USA dalla crisi e riguardo agli armamenti militari, sta facendo molti negoziati al fine di stabilire una relazione pacifica con altri Stati. Adesso con la piattaforma Bp che perde 3 mln di litri al giorno di sozzume la sfida è diventata ancora + grande… Ormai però il danno è stato fatto, devon darsi una svegliata a trovare una soluzione definitiva. Personalmente farei pagare alla bp tutto il danno( anche se i soldi non basterebbero) e vieterei l’estrazione petrolifera….Basta petrolio,+ green economy

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