di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 08:55 del 24 aprile 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

Gliele aveva promesse proprio ieri, e oggi ha cominciato: Filippo Facci de Il Giornale, in occasione del (e in risposta al) V-Day dell’informazione, inizia a pubblicare una biografia non autorizzata di Beppe Grillo, sia sul quotidiano che su Macchia Nera. Il pezzo comincia con il racconto di una brutta figura sessuale del buon Beppe, uno di quegli aneddoti pruriginosi che colpiscono il lettore. D’altronde, “a brigante, brigante e mezzo” deve essersi detto Facci. Che prosegue sciorinando aneddoti calcistici (”giocava a pallone, ma era una balena, lo chiamavano Porcellino“) ed elencando tutti i vips che incrociarono il destino di Grillo all’epoca: da Antonio Ricci a Donato Bilancia, il serial killer; frequenta scuole-bene (”Si diplomò ragioniere all’Ugolino Vivaldi, che era un istituto privato per rampolli-bene con retta piuttosto esosa“), poi prova a entrare nell’azienda di papà con scarsi risultati - destino comune a molti rampolli imprenditoriali - e si fa picchiare per aver rimorchiato la ragazza di un tipino poco raccomandabile. Finalmente, nell’ultimo capoverso si arriva al punto: “«Non era tirchio, era malato» racconta un suo ex sodale: «”Offrì qualche caffè ogni tanto, risparmierai col cardiologo” gli dicevamo sempre».[...] «Mi deve ancora restituire una giacca a soffietto che gli prestai negli anni 70» racconta invece Portento, «e mi deve ancora pagare una camicietta da donna che regalò a un’amica», dice l’ex amico che ai tempi aveva un negozio di abbigliamento. Antonio Ricci ha raccontato che «Io sparecchiavo, e se buttavo via delle briciole Beppe le recuperava dalla spazzatura e il giorno dopo ci impanava la milanese». E’ stata invece la seconda moglie di Grillo, Parvin Tadjk, intervistata a Crozza Italia su La7, a parlare degli snervanti controlli del marito sugli scontrini della spesa“. Insomma, come inizio non è che sia un granché. Speriamo che migliori col tempo. Parlano bene, e con il consueto equilibrio, dell’iniziativa di Grillo i tipi di NoisefromAmerika: “Comunque sia, tutte le tre proposte sono a mio parere condivisibili ed attuabili indipendentemente (e cioè anche se per qualche motivo la corte costituzionale dovesse bocciare uno dei referendum), e costituirebbero un passo in avanti. Si può argomentare sulla priorità data a questi puttosto che agli altri mille problemi che affliggono il nostro paese, ma non sulla validità dell’iniziativa“.
Giovanni Sartori, quello che predicava prima delle elezioni il voto disgiunto per protesta contro la Casta (della politica; quella industrial-finanziaria raccolta intorno al suo giornale invece non gli dà fastidio), sul Corriere scrive: “Le elezioni del 13 e 14 aprile sono da interpretare come una svolta speciale? Sì e no; ma direi più sì che no“; e prosegue elencando quelle che secondo lui sono le novità delle ultime urne, ovvero il successo della Lega, la scomparsa dei partitini e le prospettive della sinistra riformista. “Il discorso serio è che non credo — come si sente dire in giro — che la sinistra di governo sia sempre destinata a perdere. In Gran Bretagna, Germania, Spagna e in tutte le piccole democrazie nordiche, la socialdemocrazia governa e torna regolarmente a governare. Perché in Italia no? Secondo me è perché su di noi pesa ancora l’eredità di un Pci che è stato il primo della classe del comunismo internazionale“. Sugli elementi di novità portati dal professore (tu’vuo’fa’l')ammerigano al dibattito politico lascio giudicare chi legge. Su La Voce  si parla del nuovo divo Giulio in un articolo godibilissimo: “Le idee di Tremonti, pur utili per conquistare consensi elettorali, non lo sono altrettanto per risolvere i problemi dell’Italia. Perché la Cina è ormai una grande potenza commerciale e politica, un enorme mercato di sbocco per le imprese europee e perché dell’importazione dei suoi beni a basso costo beneficiano in tanti. E poi anche altre economie subiscono la concorrenza cinese, ma è la nostra a crescere di meno. Per carenze e inefficienze tutte italiane. Da queste un governo dalla solida maggioranza dovrebbe partire per ridare fiducia a lavoratori e imprese“. Mentre Fabrizio Goria analizza la proposta Tremonti sugli eurobond: “La principale barriera per gli eurobond deriva proprio dalla tipologia di contrattazione a cui sono sottoposti. Proprio la globalizzazione selvaggia ed il capitalismo transnazionale senza scrupoli stati condannati da Tremonti ed ora propone di utilizzare, seppur in modo implicito, questi metodi per far ripartire l’economia? Senza contare che si rischia di pensare troppo al peccato che non al peccatore. Non sono tanto i modelli economici a creare asimmetrie, quanto gli attori coinvolti nel gioco che, con posizioni speculative, creano le bolle, come quella immobiliare“.

Su Repubblica di oggi Giovanni Pons prova a tracciare il piano della cordata italiana per Alitalia: “Un terzo delle risorse (un miliardo di euro) dovrebbe spettare alla Air One di Carlo Toto, un terzo alle banche, un terzo ad imprenditori privati” (Ligresti e Tronchetti Provera, che però appare timido sull’ipotesi). La Marcegaglia, nuova leader degli industriali, si è smarcata parlando di soluzione di mercato anche a scapito dell’italianità. Le stesse cose, all’incirca, che scrive Il Foglio nel pezzo dal titolo “Il piano segreto per Alitalia“, ma il giornale dell’Elefantino aggiunge anche voci di una possibile deroga dell’Antitrust sulle posizioni dominanti in vista di un’integrazione con Air France, British Airways, Lufthansa: Catricalà, che dicono essere vicino al sottosegretariato alla presidenza del Consiglio (se succede, si ride), sembra quasi possibilista. Bruxelles probabilmente non lo sarà. Su L’Espresso godibilissimo pezzo di Paolo Biondani sui miliardari nullatenenti: “Da Ciarrapico a Tanzi, da Cragnotti alla dark lady Gucci, da Previti a Fiorani. Fanno la bella vita, abitano in ville da sogno ma risultano non possedere nulla. E da anni evitano di risarcire le vittime dei loro misfatti“.

Il clamoroso proliferare negli anni ‘70 dei film sull’insegnante porca e gli alunni onanisti deve aver fatto un sacco presa sul giornalismo italiano: “Quel prof fa atti osceni in classe. Genova, denuncia di un’allieva. Il preside: non riusciamo a mandarlo via. Il docente si difende: è una vendetta“; gara a chi ce l’ha più lungo in una scuola del napoletano (Sant’Antimo) con tanto di prof che non si è accorta di nulla. Denunciati alla procura. DENUNCIATI ALLA PROCURA? Ok, credo di aver qualcosa da confessare anche io. Che faccio, mi costituisco direttamente?

 

COMMENTI (9)STAMPA - FALLO LEGGERE