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pubblicato il 13 ottobre 2009 alle 08:30 dallo stesso autore - torna alla home

A scriverlo è una fonte insospettabile: il Giornale di Vittorio Feltri. Che racconta di un convegno all’Aspen Institute e di una lettera riservata e personale che il ministro dell’Economia ha inviato per chiedere agli amici di partecipare. Tema: “Costruire il dopo e creare una leadership basata su un consenso non solo immediato e mediatico”

4007002237 5d855ce949 o Il complotto contro Silvio cè. E Tremonti ne fa parteSembra la classica testa di cavallo fatta ritrovare nel letto, l’articolo di Adalberto Signorini sul Giornale di oggi intitolato: “La lettera della discordia tra Silvio e Giulio“. Silvio è ovviamente Berlusconi, e Giulio è Tremonti, quel ministro dell’Economia tanto amato e rispettato dal Cavaliere che lo ha chiamato pubblicamente in più occasioni genio o geniaccio. Del male, probabilmente, visto che in privato il premier si è spesso lamentato del fatto che, a differenza dei vari Brunetta, Sacconi, Meloni e via cianciando, Tremonti non ha mai in questi mesi di battage mediatico sullo scandalo escort preso la parola pubblicamente per difendere pubblicamente Berlusconi.

IL TROPPO STROPPIA – Solo che a un certo punto il ministro dell’Economia ha esagerato. E allora ecco l’articolo del Giornale, a mo’ di avvertimento per il (nuovo) Divo Giulio. Che racconta di un presidente del Consiglio irritato. Da quando? “Di certo, quando Silvio Berlusconi ha saputo della lettera datata 7 settembre 2009 con cui il presidente dell’Aspen Institute Italia Giulio Tremonti invitava a partecipare alla tavola rotonda “Costruire il dopo e rinnovare la leadership del Paese” ha fatto un salto sulla sedia. Già, perché nella missiva – «riservata e personale» – il ministro dell’Economia delinea così la leadership del futuro: «Implica una rinnovata e forte responsabilità non solo sul piano socio-economico ma anche a livello politico. Rimanda alla creazione, in Italia, di una leadership complessiva sul piano di un consenso che non sia solo immediato e mediatico». Firmato – «nell’attesa di incontrarti» e «saluti di viva cordialità» – Giulio Tremonti“. E non bisogna nemmeno essere troppo maliziosi per capire a chi ci si riferisce, quando si parla di consenso immediato e mediatico, no? Se ce ne fosse, a togliere ogni dubbio basta osservare che l’appuntamento è «a porte chiuse» e non «oggetto di alcuna comunicazione verso l’esterno» come da «metodologia dell’istituto» – è per l’8 ottobre, il day after della sentenza della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano. Ma anche, ricorda lo stesso Signorini, dopo quello di ltalia Futura, la fondazione di Luca Cordero di Montezemolo che giura di non avere in mente alcun nuovo partito neocentrista, ma che più semplicemente guarda al «futuro che attende l’Italia di qui a cinque anni».

GRANDE GOMBLOTTO – Insomma, ce n’è abbastanza da parte di tutti i paranoici, tra i quali bisogna annoverare un buon numero di consigliori di Silvio, per pensare al Grande Gomblotto contro Sua Maestà. O perlomeno per accennarlo, come è nello stile di Feltri. Il quale, con questa tecnica furbetta ha già creato un bel caso diplomatico con Gianfranco Fini. Ma probabilmente non gli basta. Anche perché l’attacco del Giornale, e il suo direttore lo sa benissimo, può trovare sponde assai significative persino tra i componenti dell’esecutivo. Dove Giulio non gode di ottima reputazione. Innanzitutto perché è lui che tiene i cordoni della borsa, e i ministri meno abituati a fare gli yes men si sono spesso pubblicamente lamentati delle scelte effettuate dal ministero dell’Economia. E poi perché in effetti l’ambizione per la poltrona di via XX settembre ce l’ha anche qualche altro personaggio, fermamente convinto di poter far meglio di Giulio al ministero, e di essere sprecato nell’attuale funzione pubblica che gli è stata attribuita.

CACCIA AL COLPEVOLE – Ma sicuramente questo lo sa anche Tremonti. Che stamattina probabilmente comincerà la sua personalissima caccia all’uomo per trovare la talpa, se è vero che la lettera della discordia era riservata e personale. L’elenco dei partecipanti lo fornisce il Giornale stesso: si va “da Massimo D’Alema al candidato alla segreteria del Pd Ignazio Marino passando per il senatore del Pd Umberto Veronesi (tutte new entry di Aspen), seguiti da Franco Bassanini, Franco De- benedetti e dal direttore dell Rformista Antonio Polito. Tra i quasi cinquanta invitati anche il presidente della Bnl Luigi Abete, l’amministratore delegato di Finrneccanica Pier Francesco Guiarguaglini, il Ceo di Intesa :Sanpaolo Corrado Passera, il jpresidente dell’Autorità garamte per la concorrenza Antonio Catricalà e il presidente di Farmaindustria Sergio Dompé (gli ultimi tengono due lunghi interventi). Ci sono anche il ministro Renato Brunetta e il viceministro Roberto Castelli“. In più, c’era anche il fido Gianni Letta, anche se la sua partecipazione è stata in forse fino all’ultimo secondo.  Tutti insieme appassionatamente, dovevano dar vita a “un gruppo altamente qualificato per approfondire le tematiche di rilievo“. Come il dopo Silvio. A sua insaputa, si sperava. Purtroppo però è andata male. E la caccia all’uomo è appena cominciata. Non ci resta che dotarci di patatine e popcorn, e sedere in poltrona per goderci lo spettacolo.

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