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Rassegna stampadi Alessandro D'Amato (Gregorj)
pubblicato il 3 settembre 2008 alle 09:22 dallo stesso autore - torna alla home

Per i detrattori della politica estera del governo Berlusconi, ecco la smentita dei fatti. L’accordo di Cooperazione e Amicizia fra Italia e Libia è infatti un evendo storico di quelli da ricordare nei libri. Da ricordare perchè in questo modo Silvio appoggia ufficialmente una delle tante dittature del mondo arabo che gli stessi che oggi firmano avevano detto di voler distruggere, partendo da Saddam. Certo, bisogna anche ricordare che Saddam era brutto e cattivo e voleva tirare i missili contro Israele. Gheddafi invece è buono e simpatico e i missili che tirò contro l’Italia nel 1986 fecero solo dei buchi nell’acqua. Si, vabbè, qualche volta anche Gheddafi ha esagerato con Israele, come quando nel 1998 disse di volerlo trasferire in Alaska. Ma in fondo era una proposta simpatica e innocente, siamo sicuri che anche la forzista Fiamma Nirestein (purtroppo, il suo blog non viene aggiornato dal 25 agosto) concorderà sulla maggiore pericolosità ripsetto a quei quattro poveri imbecilli che bruciano le gloriose bandiere dello stato ebraico, di un dittatore arabo che da anni finanzia, protegge e addestra terroristi nel suo Stato. Insomma, non possiamo che concordare con questo Magdi Allam d’annata (era il 1999: piccino lui!): “Il Gheddafi che sostiene di aver reciso ogni legame con il terrorismo dopo l’ assassinio di decine di dissidenti libici e il sostegno alle più note sigle dell’ eversione internazionale, oppure quello appena condannato dalla magistratura francese per l’ abbattimento dell’ aereo dell’ Uta sui cieli del Niger nell’ 89 (170 morti) e ancora sotto processo per l’ esplosione del Boeing della Pan Am sui cieli di Lockerbie nell’ 88 (270 morti)?“.

Ma del resto, se si è garantisti in Italia non lo si può non esserlo anche all’estero. E quindi lo storico trattato prevede all’articolo 4 che l’Italia non conceda le basi militari nel proprio territorio per eventuali attacchi alla Libia. Anche se provenissero da una nazione a caso – chessò, gli Usa ad esempio; ma è solo un esempio, sia chiaro! Altro che Bertinotti, altro che D’Alema, lo si fa vedere noi del PdL agli Usa che non siamo servi ma i padroni del mediterraneo come le stentoree legioni di Roma. Condoleeza? Tié. Ma questa è “una notizia che da Palazzo Chigi si affrettano a circoscrivere: “L’accordo fa salvi tutti gli impegni assunti precedentemente dal nostro Paese, secondo i principi della legalità internazionale“. Tranquilli, sta dicendo la diplomazia italiana in pubblico: se per caso ci dovesse essere un accordo precedente che afferma invece il contrario, sbattecippa di questo. Ciò tranquillizzerà di sicuro gli arabi, ai quali abbiamo appena fatto capire che quello che abbiamo firmato con loro rischia di essere carta igienica. Ma tranquilli: è tutto a posto. Tanto a posto che anche l’ala filo-israeliana del Popolo delle Libertà ha ieri perso inopinatamente la voce: non una dichiarazione alle agenzie di Fiamma Nirestein, Magdi Allam e così via è uscita per stigmatizzare in qualche modo questo accordo che – stando a quanto dice la Libia e non smentisce l’Italia – si pone in contrasto con la nostra politica internazionale (filo-Usa) per aiutare un dittatore antisemita. Uno che ha detto che Obama rischia di essere assassinato dai servizi segreti israeliani nemmeno tre mesi fa. E che – ma questo è già nella storia – una volta dichiarò agli inglesi che il loro bardo William Shakespeare tradiva origini arabe, visto che l’inizio del nome sembrava suonare come la parola Sceicco (Sheik). Per una cosa del genere, in paesi diversi dal nostro un governo sarebbe in crisi.

Intanto, c’è chi si prende la santa premura di contribuire all’asfaltatura preventiva dei vari Bonanni, Angeletti e compagnia bella. Su La Voce vengono confrontati il piano di Air France e il piano Fenice per Alitalia. Ovviamente, a uscirne con le ossa rotte è la soluzione nostrana, che è ancora tra l’altro ancora sub judice  perché i sindacati chiedono di cambiare quanto si prevede su rotte e aerei. Ed è significativo che Michele Polo chiuda così: “Il semplice confronto tra quanto oggi viene prospettato agli italiani e quanto invece quattro mesi fa è stato fatto scientemente naufragare, tra il Piano Fenice e il piano Air France, non è rintracciabile, con pochissime eccezioni, sulla stampa italiana. Quasi nessuno tra i giornali di opinione ha ricordato in questi giorni cosa c 1 Gheddafi e Silvio, laccoppiata vincenteera la famosa “svendita” allo straniero, quasi nessuno ha messo il lettore nella condizione di formarsi una opinione se veramente la scommessa era vinta o persa. L’informazione ha presentato l’operazione Alitalia con un unanimismo, una mancanza di equilibrio e un appiattimento quasi aziendale che segnalano un problema grave per la formazione dell’opinione pubblica e per il pluralismo. Su questo occorrerà tornare al di là della vicenda Alitalia“.

Pietro ci segnala che questo è l’oggetto più imperdibile del millennio e forse anche oltre. Non è un cerchietto per i capelli, come potrebbe sembrare ai meno accorti fra di voi; è invece proprio quello che stanno immaginando i più perversi: un perizoma autoreggente. Ma di altissimo livello, eh? “C-String has a flexible internal frame that hugs and holds it to the body both securely and comfortably. Your modesty remains safely covered at all times. At the front it looks like sexy underwear, to the rear it has a thong-style strip, and to the sides it has nothing at all!“. E voglio dire, anche vedendo quanto sta bene alle modelle sul sito – e costa solo 26 dollari – direi che è il caso di esclamare “Mai più senza!“.

E a proposito di perizomi, ricordiamo urbi et orbi che questo è un sito aperto alle collaborazioni esterne. Chiunque può segnalare notizie – anche scrivendo alla email (giornalettismo@gmail.com) – oppure entrare in redazione in pianta stabile, per darci una mano (troviamo qualcosa da fare a tutti, siamo peggio dei piani per la piena occupazione delle dittature), oppure ancora segnalare il suo sito/blog  nel Network. Non basta, ma aiuta.

(ha collaborato Alessandro Guerani)

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