The Fall – Fantasia, Avventura e colori per una graduale discesa all’inferno
13/10/2009 - Su Giornalettismo l’ultimo film del talentuoso indiano Tarsem Singh, un regista destinato a sorprendere ad ogni sua opera per come riesce a distruggere e costruire nuove visioni con un’inusuale capacità di creazione di immagini d’arte in movimento. Qualcuno di voi
Su Giornalettismo l’ultimo film del talentuoso indiano Tarsem Singh, un regista destinato a sorprendere ad ogni sua opera per come riesce a distruggere e costruire nuove visioni con un’inusuale capacità di creazione di immagini d’arte in movimento.
Qualcuno di voi si ricorda di The cell? Vedo fortunatamente poche mani alzate. Vi rinfresco la memoria. The cell era quel delirio psicotico in cui il culo di Jennifer Lopez veniva spedito dentro la mente di un serial killer per cercare informazioni necessarie allo scopo di salvare la sua ultima “vittima”. Recitato male e scritto perfino peggio, si faceva notare per un uso estremo di artifici visivi che lo rendevano quasi affascinante. La
spiegazione era semplice: dietro la macchina da presa non c’era uno regista qualunque, uno di quelli che per due soldi girano i loro 90 minuti sindacali in due mesi, piazzando la telecamera su un treppiede e fregandosene del resto. Dietro quella macchina da presa c’era Tarsem Singh. La cui unica colpa fu quella di scegliere uno script penoso. Ma il cui merito è quello di rivoluzionare il modo di comporre l’immagine in movimento del cinema.
IL BANDITO BLU – La storia prende le sue mosse iniziali da un ospedale. Una bambina, figlia di immigrati sfruttati in un frutteto, stringe amicizia a causa del suo braccio rotto con uno stuntman. Questo attore è paralizzato nel suo letto a causa di un incidente sul set, che si scopre essere frutto di un tentato suicidio: l’attrice di cui è innamorato ha infatti occhi solo per il protagonista del film. Il nostro stuntman interpretato da Lee Pace (una qualità del buon Tarsem è quella di riuscire ad affidarsi ad attori di terzo piano, ma solidi nell’interpretare ciò che gli viene affidato) vede nella bambina la porta per la sua fuga dalla vita. La imbriglia con un racconto fantastico e fantasioso, in cui interpreta un temibile bandito blu a capo di un manipolo di banditi assetati di vendetta, con lo scopo di manipolarla e di farsi portare veleni con cui farla finita. Ma la bionda Alexandra è restìa a fare da comprimaria e il suo inserirsi e interferire con la storia porterà lo stuntman narratore a dover fronteggiare se stesso, i suoi mostri e la sua voglia di morte in maniera molto più seria di quanto non avesse preventivato.
OCCHIO ALLA PENNA – Gli aspetti interessanti di questo The Fall cominciano prima dei titoli di testa. Se si aguzzano gli occhi infatti si possono notare due nomi introduttivi molto pesanti. Trattasi di Spike Jonze (regista di Essere John Malkovic e Adaptation – Il ladro di orchidee, e perdio non perdetevi Where the wild things are quando uscirà) e David Fincher (Fight club e Il curioso caso di Benjamin Button, di cui Tarsem ha perfino filmato qualche scena). Nomi pesanti del genere come presentatori del film mettono subito in chiaro le cose con lo spettatore. E per rimarcare ancora di più il concetto abbiamo un’apertura con un bianco e nero patinato, una slow motion musicale estrema, che richiama in qualche modo l’incipit dell’Antichrist di Lars von Trier. E lungo le due ore di pellicola, tutto ciò che succede nella testa della piccola Alexandra, ispirata dalle parole dello stuntman Roy assume un aspetto estremamente affascinante e barocco, tirato a lucido e irreale come possono essere le fantasie di una bambina. Abbiamo un Alessandro Magno chiuso nella sua lucente armatura, guerrieri nubiani e banditi messicani, Charles Darwin in una sgargiante pelliccia bianca nera e rossa, enormi castelli e città indianeggianti, principesse in pericolo, matrimoni con tradimenti, stregoni dall’antica Africa…
LA PORTA SULL’INFERNO – Ma tutto questo è un pretesto. Roy pensa di essere furbo, di poter manipolare gli altri con illusioni, con il cinema. Crede che Alexandra gli porterà ciò che agogna senza capirlo. Il suo racconto è un complesso velo con cui maschera la bruttura della realtà, la sua depressione. Cerca di trasformare Alexandra in un mezzo inconsapevole, manipolata e raggirata. E l’odio da operetta che viene inscenato nel suo racconto contro il terribile governatore Odius è una delle tante maschere con cui Roy cerca di vestire il mondo. Non esiste un vero risentimento contro Odius/rivale in amore (ogni personaggio nella fantasia è la rielaborazione colorata e magica di una controparte reale). Odius è un cattivo talmente etereo e impalpabile da non avere nemmeno un volto e un vero ruolo nella storia se non alla fine, quando è irrinunciabile uno showdown finale con cui Roy cerca di liberarsi. Perché il giogo con cui
voleva incatenare Alexandra si è rivoltato contro di lui e i ruoli si invertono: è la bionda trecciuta a tenerlo al guinzaglio e ad esigere un finale per il complesso mondo che ha preso vita nella sua testa ed esige uno scopo, un fine e una fine.
AMORE – Tutto quello che rimane alla fine di questo The Fall è amore. L’amore di una figlia per il proprio padre, che sia di fantasia o meno. Amore innocente e completamente spassionato per la fantasia, per le storie che fanno volare la mente. E per gli uomini che le rendono possibili. Per il cinema, quello vero e puro. Quello che ti fa rimanere a bocca aperta e sbalordire (e quello di Tarsem lo è, un fascino che vi farà rimanere attaccati allo schermo, ahinoi, di una televisione visto che in Italia probabilmente non uscirà in sala). E la chiusura del film ne è un’ulteriore testimonianza. Dopo il piccolo show in bianco e nero (il film è ambientato negli anni ’20 di Hollywood) della storia che abbiamo appena visto nella sgargiantezza ipersatura (esisteranno questi termini in italiano? Boh!) della fantasia di Alexandra parte un regalo allo spettatore. Tarsem monta in chiusura moltissimi spezzoni di stuntman estremi dei primordi del cinema, scavezzacollo e trampolieri, scalmanati e pericolosissimi acrobati che hanno dato tutto il loro corpo per far vivere l’arte e il divertimento nel cuore della gente. Grazie mr. Singh per tutto questo: due ore di pura poesia e intrattenimento in cui francamente è ben difficile trovare dei difetti













Nulla da dire, hai espresso nella recensione tutto ciò che c'era da dire!
Questo film è Arte pura, altro che tutta quella spazzatura che ci rifilano spacciata pr opera d'arte. Credo che meriti di essere visto in lingua originale (inglese),
lo si può assaporare con più gusto in tutte le interpretazioni dei personaggi,
neanche ci penso come dovrebbe essere doppiato in italiano.
Quindi sarebbe una fortuna pr le nostre orecchie se non uscisse in Italia,
ma una sfortuna perchè non si può non guardare un gioiellino come questo :')
In tutti i film che ho visto, The Fall al momento si contende il primo posto con altri due film che prima erano i miei preferiti in assoluto.
E' magico, sarà pr il racconto visto attraverso gli occhi della bambina e pr la sua fantasia, o non so cosa.
Ogni ripresa, ogni colore, i contrasti sono dove devono essere.
Ed è così bello che sembra un quadro.
Arte, appunto.
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Comunque la bambina (Alessandria nella traduzione italiana) è decisamente bruna, non bionda….