Ministro Gelmini: rimandata a settembre!

03/09/2008 - La scuola italiana è in subbuglio. Il ministro Maria Stella Gelmini ha avanzato alcune proposte per risollevarne le sorti: il ritorno del grembiule in classe, il maestro unico alle elementari, il 7 in condotta. E mentre la manovra finanziaria del

     
 

di

La scuola italiana è in subbuglio. Il ministro Maria Stella Gelmini ha avanzato alcune proposte per risollevarne le sorti: il ritorno del grembiule in classe, il maestro unico alle elementari, il 7 in condotta. E mentre la manovra finanziaria del governo impone tagli all’istruzione di 7 miliardi e 800 milioni di euro in 4 anni, ecco l’ultima trovata: i corsi intensivi per gli insegnati meridionali, accusati di scarsa capacità.

La giovane ministro ha una grande responsabilità. La scuola è importante: il benessere di una nazione e il suo sviluppo dipendono molto dalla qualità del suo capitale umano, che è strettamente connessa ad un sistema dell’istruzione adeguato. Le indagini sul grado di istruzione di una determinata popolazione di individui (soprattutto studenti di ogni ordine e grado) consentono, pur con qualche limite, di rilevare abilità, capacità e competenze e sono un buon indicatore per misurare, appunto, la qualità del capitale umano. Purtroppo, recenti indagini internazionali hanno confermato un significativo ritardo degli studenti italiani. Da qui le dichiarazioni della Gelmini.

L’ITALIA E’ INDIETRO, IL SUD ARRANCA – Le indagini descrivono anche una realtà differenziata all’interno dell’Italia, nella quale gli studenti meridionali mostrano una preparazione inferiore in tutte le materie oggetto di indagine (capacità di comprensione di un testo, matematica, scienze, problem solving). I differenziali Nord-Sud sono più forti nelle scuole tecniche e in quelle professionali, meno nei licei, e tendono a crescere durante il percorso scolastico. Nel Mezzogiorno risulta più elevata anche la dispersione nei risultati tra gli studenti. Secondo la Gelmini la colpa è degli insegnanti. Certo il ruolo dei docenti, che assorbono circa i due terzi della spesa corrente per istruzione (ai livelli primario e secondario), nella “qualità” del capitale umano è molto importante. La loro azione quotidiana rappresenta uno dei 3 principali determinanti dell’apprendimento.

GLI INSEGNANTI – Ma basta andare a vedere i dati per scoprire che tra gli insegnanti del Nord e quelli del Sud non ci sono differenze quantitative: l’analisi regionale del numero di studenti per insegnante non registra variazioni significative nelle diverse aree geografiche. Nelle regioni meridionali, invece, gli insegnanti sono in media più anziani che nel resto d’Italia. Uno studio della Banca d’Italia sulla composizione socio-demografica della popolazione degli insegnanti, le loro caratteristiche e le conseguenze sulla motivazione e sull’efficacia dell’attività didattica mostra che l’apprendimento degli studenti risente negativamente del turnover degli insegnanti (oltre il 20% ogni anno cambia istituto, e non si tratta solo di precari, ma anche di insegnanti di ruolo) e della relativa mancanza di continuità didattica. L’apprendimento è influenzato dallo scarso attaccamento degli insegnanti alla scuola in cui operano. C’è invece in media un legame positivo con la preferenza manifestata dagli insegnanti per le singole scuole, che segnala come gli insegnanti sembrino in grado di identificare le scuole migliori, verso cui muoversi. Lo studio Banca d’Italia segnala una forte correlazione tra distribuzione geografica e per tipologia di scuole dei tre indicatori e la percezione dei differenziali di qualità nel sistema e, per la scuola secondaria superiore, i punteggi medi delle singole scuole nel test PISA. Più che di corsi intensivi, quindi, c’è bisogno di svecchiare e rimotivare il corpo docente.

IL RUOLO DECISIVO DEL CONTESTO SOCIOECONOMICO
– Ma il buonsenso e gli studi mostrano che la “qualità” dell’insegnante è solo una delle tre componenti per la ricetta della scuola d’eccellenza. Un’altra sono le capacità del singolo studente, ma la più importante, è il contesto socio-economico. Uno studio di Montanaro mostra l’impatto delle caratteristiche della famiglia di provenienza sulla preparazione scolastica, specialmente negli anni della scuola dell’obbligo. Una parte significativa dei divari tra Nord e Mezzogiorno è attribuibile agli studenti provenienti da famiglie svantaggiate, che nel Sud sono di più che nel Nord. Nel passaggio alla scuola secondaria di secondo grado (scuola superiore), l’influenza della famiglia si esercita soprattutto nella scelta dell’Istituto scolastico. Una scuola prestigiosa vede di solito i migliori insegnanti e quindi le migliori famiglie e quindi i migliori studenti. Non stupisce che nel Sud siano più frequenti le grandi eccellenze e il livello medio sia più basso. Non stupisce che i test internazionali segnalino un Nord meglio preparato del Sud.

TAGLI INDISCRMINATI? NO, GRAZIE – Stupisce, invece, la scelta della ministro di indicare quale ricetta per il miglioramento della scuola italiana, e di quella meridionale in particolare, i corsi di recupero. Invece, ci vorrebbe prima di tutto uno sforzo per colmare gli attuali divari territoriali nei fattori sociali, economici e culturali, che però non sembra una priorità di questo governo. Ma, a parte questo, c’è spazio anche per l’adozione di misure di politica scolastica più specifiche e mirate: si pensi alle disparità marcate tra le tipologie di scuola e tra gli istituti stessi, anche all’interno delle singole regioni. Investire nell’istruzione è una strategia vincente per un sistema paese. Investire con un adeguato livello di risorse finanziarie, investire nella motivazione del corpo insegnante, investire negli studenti. La ministro Gelmini comincia ad investire nella scuola, con un taglio di risorse di 7,8 miliardi di euro in 4 anni: quindi, con un’inevitabile riduzione del numero degli insegnanti, soprattutto alle elementari (con la cancellazione dei moduli e il ritorno al maestro unico). E anche con la riduzione dei presidi scolastici, del numero delle scuole. Si stima un taglio di circa 100 mila insegnanti, di cui 60 mila alle elementari. Non sarà difficile come sembra: ci sono 25 mila posti vacanti, ogni anno vanno in pensione 30 mila insegnanti, quelli di ruolo si possono usare per cancellare le supplenze. In 4 anni, appunto, il gioco sarà fatto. Ma tagliare insegnanti e risorse, bloccando il turnover, penalizzando i “giovani insegnanti” e quindi alzando ulteriormente l’età media dei docenti, cancellare i presidi scolastici disseminati nel territorio, aggredendo il problema a partire da dove le cose funzionano meglio, la scuola elementare, che senso ha, a parte far quadrare i numeri di Tremonti? Sì, perché per il Timss&Pirls International study center che ha recentemente comparato le capacità di apprendimento dei bambini di 9 anni, l’Italia è al sesto posto (davanti a USA, Francia, Germania) su 40 nazioni. E’ negli adolescenti che abbiamo problemi di competenze, non nei bambini. Ma se si investe nei tagli, accompagnati da dichiarazioni e proposte discutibili, difficilmente s’innalzerà la bassa qualità dell’istruzione italiana. Soprattutto di quella meridionale.

     
 

48 Commenti

  1. Bazooka x Scarabocchio di Comicomix scrive:

    Allora visto che stai nel mondo. Ascolta me. Fai quello che i metodologi delle scienze sociali chiamano ”osservazione partecipante”. Stacca per una settimana dal template e fatti una ”sich ein leben” (immersione nel mondo della vita, da Max Weber )al ”Phone Media Contact Center” di Trino Vercellese dalle mie parti. Call-center che copre il bacino d’utenza di Vercelli, Novara, Casale Monferrato e Valenza e poi mi fai una relazione di partecipazione. Vedrai che torni in ufficio davanti al monitor-blog-template e dici ”bello u munnu ma migliu chistu” ( dialetto corleonese, scherzo :) ).Ancora con amicizia. Da un laureato disoccupato un po’come la Ragonese nel film di Virzì. Senza scazzo, ne imbarazzo ma REALISTICAMENTE. CIAO :)

  2. Comicomix scrive:

    @Lev Davidovich Bronstein:
    Bè, certo, detto così…^_^

    @Bazooka:
    Ehi, ma io mica sto tutto il giorno davanti al monitor!! :-)

    Se come dici frequenti a volte il mio blog dovresti sapere che ho incontrato la vita meglio di chiunque altro, e per motivi di fronte ai quali (senza offesa) lavorare in un call center è uno spasso! Se non ci ha fatto caso, facci un giretto e capirai

    Sono d’accordo con te che niente è meglio dell’esperienza diretta, della vita, per capire un problema e sviscerarlo. Il fatto è che lo faccio (con tutti i limiti), anche se non a Trino Vercellese. Magari ci vengo! ;-)

    Bello il proverbio corleonese, ma io non sono mai scappato: meglio il mondo reale, solo che penso lo si possa guardare anche (nonostante le disavventure e i colpi della vita) con speranza. Tutto qui.

    Un sorriso a te e a tutti!

  3. Lucia scrive:

    Personalmente sono d’accordo con il ritorno del maestro unico alle elementari, anche perchè la presenza di più maestri non coincide con la specializzazione degli stessi in un particolare ambito disciplinare, come invece avviene alle superiori.
    Infatti, oggi accade spesso che gli studenti arrivano alle superiori sempre più somari! ;)
    Non penso si tratti di una manovra per tagliare il numero dei maestri. per quello basterebbe incrementare il numero massimo di alunni per classe come già avviene( esistono classi di 30 alunni, fino a qualche anno fa non era possibile); aumentando gli alunni per classe diminuisce il numero delle classi…meno classi…meno insegnanti…giusto??

  4. Comicomix scrive:

    @Lucia:

    Non so se sia una buona idea da un punto di vista didattico: alcuni dicono di sì, altri di no.

    Molto probabilmente significa la chiusura di istituti scolastici, ad esempio in posti sperduti o disagiati (Ponza, per dire, non avrebbe più una scuola. T’immagini tutti i ragazzini che si fanno 2 ore di traghetto alle 5,30 di mattina per andare e 2 ore alle 14.30 e per tornare?)

    Significherà, con il blocco del turn-over, l’invecchiamento del corpo docente, e le indagini citate nell’articolo mostrano una relazione tra età avanzata dei docenti e rendimento basso degli studenti.
    E poi nessuno ha parlato di risparmi che vengono investiti per migliorare la scuola o premiare i docenti “bravi”. Qui si parla di Tagli per “risparmiare”.

    La scuola elementare, nelle classifiche di competenza degli alunni, è l’unico grado scolastico dove l’Italia fa bella figura, mentre fa una figura peggiore nelle scuole medie, come hai scritto tu. E allora, perchè intervenire per primi proprio sulla scuola elementare?

    Un sorriso semplice

  5. Bazooka x Scarabocchio di Comicomix scrive:

    Io non so se sei Rambo o sopravvissuto a Dachau o cosa ognuno ha la sua storia di sofferenza, ed è difficile da intercettare(e non voglio neanche fare come fece Susan Strasberg nel recitare Kapò che se non si faceva dire tutte le cose che stavano dietro poniamo una porta non iniziava neanche a parlare, li sai lo Stanislawsky del padre disfunzionava, professionalmente parlando). Sono abituato ad affrontarre la vita ma al di la di questo non dico che un call-center è come aspettare di essere gasati dal Zyclon-B. E neanche propendo per l’edonismo reaganiano di d’Agostiana memoria. Ma almeno la dignità, per un giovane che si affaccia al mondo del lavoro e non la presa per il sedere, la esigo. Ciao ;) ps: io ho 44 anni e sono out of border per il lavoro continuo come direbbe abr e ho lavorato molto in passato, anche in agricoltura per esempio. E non mi lamento a fare il dropout. Ma ho il brutto vizio di mettermi nei panni degli altri che in quell’occasione lavoravano con me.

  6. Maria scrive:

    Grazie a Comicomix !
    volevo rispondere a chi,fra gli altri,non fa altro che rispondere con delle menate e si rifiuta di proporre delle soluzioni.
    Nessuno ha risposto alla domanda che resta ed è la seguente:perchè si devono motivare i ragazzi a studiare se poi non esiste altra opportunità di lavoro che la raccomandazione o il lavoro interinale?
    se qualcuno risponde a questa domanda senza ironie allora ok,altrimenti rimango del mio punto di vista,già espresso.

  7. Comicomix scrive:

    @Bazooka:
    Sono appena più vecchio di te. ;-)
    Ho dei figli grandi, e so dei loro problemi. Concordo sul fatto che bisogna esigere la dignità.

    @Maira:
    Grazie a te.
    Per rispondere alla tua domanda:
    Il primo motivo per studiare è perchè (almeno per me) è BELLO. La sete di conoscenza, di comprendere, nella consapevolaezza che sappiamo tutti di non sapere. Perchè ti fa essere una persona migliore, perchè l’ignoranza è la prima catena al collo che il potere (di qualsiasi colore) prova a metterti addosso.

    Se invece restiamo sul prosaico, va detto che – seppur con moltissima fatica, e spesso magari accettando qualifiche un po’ inferiori e/o la necessità di spostarsi nel territorio – alla fine una persona con una qualifica professionale ha più possibilità di trovare un lavoro “decente” di una che non ha studiato. Ha più opportunità, anche se il mismatch tra domanda e offerta di lavoro resta purtroppo alta.

    Certo, l’Italia di questi anni fa di tutto per scoraggiarti a intraprendere un percorso scolastico lungo e rigoroso. Ma alla lunga (parlo ANCHE per esperienza personale) può pagare.

    @tutti: Un sorriso scolaro

  8. Bazooka x Maria scrive:

    Dunque Maria ti rispondo. Lo studio ha ragione Comicomix, è una fonte di arricchimento personale di cultura. Questa è la sua più importante funzione. Allargare il nostro orizzonte e permetterci di vedere il mondo e la vita con saggezza anche nei momenti difficili. Il lavoro è in qualche modo un mondo a se stante, sovente non correlato col mondo del sapere, della conoscenza e della cultura. Soprattutto nella nostra società dove la logica del profitto ormai pervade ogni contesto. Dipende dalle opportunità, dalla fortuna e dalla nostra voglia di intraprendere al di là delle raccomandazioni e della tipologia di lavoro. CIAO

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie