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Terremoto, ecco i segni premonitori

Prevedere magari no, ma i segni premonitori del terremoto ci sono. Una sismologa, Fedora Quattrocchi, che lavora all’Ingv ne parla con Elena Dusi di Repubblica:

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Le emissioni del gas radon, di cui tanto si parlò nel 2009 dopo il terremoto dell’Aquila, non sarebbero state di nessun aiuto in Emilia Romagna, il cui sottosuolo è privo di elementi di origine vulcanica. Ma altri gas probabilmente sono stati liberati dalle fratture delle rocce. A Medolla, zona già nota per le sue “terre calde”, la temperatura del terreno ha raggiunto i 50 gradi subito dopo la prima scossa del 20 maggio. «I contadini — spiega Quattrocchi — hanno visto crescere il mais a ritmi impressionanti per alcuni giorni prima del sisma. Poi le piante sono morte e sul terreno si sono creati dei cerchi privi di vegetazione. In quella zona, alcuni giorni dopo la prima scossa, abbiamo misurato emissioni di metano fino a cento volte superiori alla norma».

Poi c’è stata la moria dei pesci e le fughe di animali dei giorni immediatamente precedenti:

A soffrire sono stati soprattutto persici e pescigatto, che vivono vicino al fondale. Al ristorante “Al 50” di Finale Emilia il proprietario ha visto scappare le tartarughe dal laghetto poco prima del sisma. Un contadino di Medolla ha raccontato impressionato: «Tre giorni prima della scossa del 20 maggio tutte le galline hanno smesso improvvisamente di fare uova. Non mi era mai successo prima».

E in molti dei paesi terremotati i ricercatori dell’Ingv hanno raccolto testimonianze di una variazione del livello dei pozzi d’acqua:

«Alcuni sono saliti perfino di un metro e mezzo o due» continua Quattrocchi. «Segno che nel sottosuolo si stava verificando una compressione delle faglie, la stessa che ha fatto sollevare il terreno di 15 centimetri a Mirandola, come osservato dai satelliti». Nessuno di questi segnali ovviamente sarebbe stato sufficiente a prevedere il terremoto, e tantomeno a lanciare un allarme di evacuazione per la popolazione. «Ma forse — sottolinea Quattrocchi — converrebbe studiare con più costanza i precursori geochimici dei terremoti, per capire se esistono delle regolarità. Una rete di stazioni di monitoraggio ci aiuterebbe a seguire i parametri del terreno per tempi lunghi, insieme a quelli di spostamento delle placche».

Ma, precisa chiaramente Repubblica, è vero che in un caso alcuni segni hanno aiutato a evitare un disastro in Cina. Ma in generale, a prevedere un terremoto non è ancora riuscito nessuno. Da allora l’illusione di poter fare previsioni misurando radon, metano, pozzi d’acqua o addirittura i segni di nervosismo degli animali ha inquinato una scienza purtroppo ancora immatura per essere applicata alla prevenzione.

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