Ci sono molti nomi familiari tra i soci di Compagnia Aerea Italiana, la società che rileverà la disastrata compagnia di bandiera. Tra questi, alcuni hanno prospettive decisamente più rosee di altri: vediamo quali.
(Luca Conforti è lo pseudonimo di un giornalista che lavora per uno dei più importanti quotidiani nazionali. La sua rubrica, Parco Buoi, si occuperà con cadenza settimanale di imprese, finanza e mercati, con un occhio al risparmiatore)
Atlantia, Intesa Sanpaolo e con le dovute cautele, Immsi. Insomma, se non puoi batterli, unisciti a loro. Se siete tra quei contribuenti a cui dà fastidio l’idea che per i prossimi 6-7 anni pagherete lo stipendio di 4-5 mila esuberi Alitalia in cassa integrazione, l’unico consiglio valido è quello di turarsi il naso e mettersi dalla parte dei vincitori. Forse non vi rifarete del miliardo di debiti della società passati allo Stato e nemmeno dei 4 miliardi che negli ultimi dieci anni sono spariti nei vari tentativi di salvataggio/rilancio. Ma forse sarà una piccola consolazione per i disservizi passati e per quelli futuri (meno collegamenti diretti in
Italia e con l’estero). È stato chiarito da più parti che il salvataggio della compagnia di bandiera è un modo per “socializzare le perdite e privatizzare i profitti” a favore di quella decina di imprenditori che si sono imbarcati nell’impresa. Per fortuna molti di loro sono anche quotati in borsa e quindi costretti a “risocializzare” i profitti fatti dalle loro aziende, anche quelli che presumibilmente arriveranno in cambio dell’esborso fatto in nome dell’italianità nei cieli e di una promessa elettorale. Non basta andarsi a cercare i titoli collegati dai cavalieri banchi: alcuni potrebbero non avvantaggiarsene e altri potrebbero vedere diluire qualche piccolo favore da una serie di difficoltà ben più pesanti.
I TOP PICKS - Atlantia, la vecchia Autostrade, è sicuramente quella che più ha da guadagnare dal coinvolgimento nell’avventura in Compagnia Aerea Italiana: 100 milioni sono un chip molto ridotto rispetto alla certezza di aumenti delle tariffe. In più, e questo va a merito della società guidata da Giovanni Castellucci, Atlantia può ragionevolmente puntare ogni anno al massimo possibile dei ritocchi, grazie agli alti livelli di qualità. Ma c’è anche un risvolto regolatorio che potrebbe avere un impatto sui conti della società: da tempo Castellucci sta facendo lobby per ottenere modifiche sui meccanismi degli appalti per poter assegnare più lavori a società del gruppo (in house) e poter fare maggior pressione sui contractor esterni per limitare le perdite connessi ai ritardi nei lavori. Con Altero Matteoli al dicastero delle
Infrastrutture qualcosa si muoverà di certo.
ALTRI AL TOP - L’altro titolo con prospettive rosee è Intesa Sanpaolo, senza dubbio ora la prima banca d’Italia, grazie alla disponibilità di Corrado Passera a “sporcarsi le mani” con Silvio Berlusconi. A conti fatti Intesa Sanpaolo ha capito che dipende dal mercato interno molto più della concorrente Unicredit e questo significa essere filogovernativi a prescindere del colore della maggioranza politica che è al potere. Tanto coinvolgimento pagherà, dalle infrastrutture agli enti locali. Ovunque Ca’ de Sass avrà un rapporto privilegiato con palazzo Chigi. Un sodalizio non a prova di bomba però, in questo riavvicinamento spicca il comportamento del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che si è tenuto defilato in tutta la partita Alitalia. In questo caso la lontananza tra Giovanni Bazoli e il titolare di via XX settembre è rimasta ampia e potrebbe riemergere in caso di crisi.



Io da Immsi mi terrei alla stralarghissima.
piccola aggiunta: sul Sole 24 ore di oggi Alessandro Grimaldi dice che bisognerà trovare al più presto un modo per far tornare Alitalia in Borsa. Secondo me non succederà mai, ma nel caso avesse ragione lui, il consiglio ovvio è di starne lontani.
X Gregorj. Immsi godrà di almeno un paio di mesi di “sospensione del giudizio” da parte degli analisti e gli acquisti si baseranno solo sul momento di gloria di Colaninno. C’è anche questo tra i dividendi politici/economici dell’avventura. Inoltre prevedo che nel “panorama” dei “giornali” “liberi” si smetterà d’insinuare ad ogni occasione che Colaninno ha dato soldi a D’Alema per l’affare Telecom. Un piccolo extra che non guasta
insinuare?