di Luca Conforti
postato alle 10:36 del 3 Settembre 2008 in EconomiaTorna alla home

Ci sono molti nomi familiari tra i soci di Compagnia Aerea Italiana, la società che rileverà la disastrata compagnia di bandiera. Tra questi, alcuni hanno prospettive decisamente più rosee di altri: vediamo quali.

(Luca Conforti è lo pseudonimo di un giornalista che lavora per uno dei più importanti quotidiani nazionali. La sua rubrica, Parco Buoi, si occuperà con cadenza settimanale di imprese, finanza e mercati, con un occhio al risparmiatore)

Atlantia, Intesa Sanpaolo e con le dovute cautele, Immsi. Insomma, se non puoi batterli, unisciti a loro. Se siete tra quei contribuenti a cui dà fastidio l’idea che per i prossimi 6-7 anni pagherete lo stipendio di 4-5 mila esuberi Alitalia in cassa integrazione, l’unico consiglio valido è quello di turarsi il naso e mettersi dalla parte dei vincitori. Forse non vi rifarete del miliardo di debiti della società passati allo Stato e nemmeno dei 4 miliardi che negli ultimi dieci anni sono spariti nei vari tentativi di salvataggio/rilancio. Ma forse sarà una piccola consolazione per i disservizi passati e per quelli futuri (meno collegamenti diretti in Italia e con l’estero). È stato chiarito da più parti che il salvataggio della compagnia di bandiera è un modo per “socializzare le perdite e privatizzare i profitti” a favore di quella decina di imprenditori che si sono imbarcati nell’impresa. Per fortuna molti di loro sono anche quotati in borsa e quindi costretti a “risocializzare” i profitti fatti dalle loro aziende, anche quelli che presumibilmente arriveranno in cambio dell’esborso fatto in nome dell’italianità nei cieli e di una promessa elettorale. Non basta andarsi a cercare i titoli collegati dai cavalieri banchi: alcuni potrebbero non avvantaggiarsene e altri potrebbero vedere diluire qualche piccolo favore da una serie di difficoltà ben più pesanti.

I TOP PICKS - Atlantia, la vecchia Autostrade, è sicuramente quella che più ha da guadagnare dal coinvolgimento nell’avventura in Compagnia Aerea Italiana: 100 milioni sono un chip molto ridotto rispetto alla certezza di aumenti delle tariffe. In più, e questo va a merito della società guidata da Giovanni Castellucci, Atlantia può ragionevolmente puntare ogni anno al massimo possibile dei ritocchi, grazie agli alti livelli di qualità. Ma c’è anche un risvolto regolatorio che potrebbe avere un impatto sui conti della società: da tempo Castellucci sta facendo lobby per ottenere modifiche sui meccanismi degli appalti per poter assegnare più lavori a società del gruppo (in house) e poter fare maggior pressione sui contractor esterni per limitare le perdite connessi ai ritardi nei lavori. Con Altero Matteoli al dicastero delle Infrastrutture qualcosa si muoverà di certo.

ALTRI AL TOP - L’altro titolo con prospettive rosee è Intesa Sanpaolo, senza dubbio ora la prima banca d’Italia, grazie alla disponibilità di Corrado Passera a “sporcarsi le mani” con Silvio Berlusconi. A conti fatti Intesa Sanpaolo ha capito che dipende dal mercato interno molto più della concorrente Unicredit e questo significa essere filogovernativi a prescindere del colore della maggioranza politica che è al potere. Tanto coinvolgimento pagherà, dalle infrastrutture agli enti locali. Ovunque Ca’ de Sass avrà un rapporto privilegiato con palazzo Chigi. Un sodalizio non a prova di bomba però, in questo riavvicinamento spicca il comportamento del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che si è tenuto defilato in tutta la partita Alitalia. In questo caso la lontananza tra Giovanni Bazoli e il titolare di via XX settembre è rimasta ampia  e potrebbe riemergere in caso di crisi.

BUONI MA RISCHIOSI - Immsi, la holding del presidente della nuova Alitalia, Roberto Colaninno è sicuramente la più esposta: 150 milioni per una società che ne capitalizza 300 non sono pochi. Inoltre, come ricordato altrove, Piaggio, tuttora principale asset di Colaninno, risentirà e non poco di questa evoluzione, fino ad un possibile disimpegno, totale o parziale. Inoltre Immsi passerà certamente per un aumento di capitale, insomma le prospettive industriali di lungo periodo non sono rassicuranti. L’interesse del titolo dunque è esclusivamente speculativo (+25% in un mese), con acquisti mirati e di breve periodo. Ciò non toglie che ora Colaninno è l’imprenditore con il maggior numero di amici e potenziali soci in Italia, di certo un cavallo su cui puntare, almeno per un po’.

DA EVITARE - Se Atlantia è la migliore, Adr sarà la vera vittima sacrificale della vicenda. Evidentemente la famiglia Benetton che controlla entrambe (Adr attraverso Gemina) ha pensato che prima di far crescere il business degli aeroporti bisognava assicurarsi un certo controllo sul traffico aereo. Le tariffe aeroportuali saranno mantenute basse e per Adr non si annunciano tempi semplici vista l’esposizione debitoria consistente e gli investimenti programmati. Stesso discorso per le altre società presenti sul listino (Firenze, Venezia…). Forti dubbi su Marcellino Gavio, le sue concessionarie autostradali (To-Mi, Sias) mostrano una redditività più bassa di Atlantia, anche se la sicurezza della crescita delle tariffe è una bella polizza d’assicurazione. Infine, il settore immobiliare, il più chiacchierato per le commesse dell’Expo di Milano. Molti dei protagonisti, come ha rilevato Alberto Statera su Repubblica, sono interessati (Marco Tronchetti Provera, Salvatore Ligresti, lo stesso Gavio), ma dopo dieci anni di speculazioni e rialzi, tornare a esporsi nel settore è veramente una faccenda rischiosa. Buon volo.

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