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pubblicato il 12 ottobre 2009 alle 08:30 dallo stesso autore - torna alla home

Le intercettazioni dei colloqui fra Totò Vasa Vasa e diversi politici, tra cui il premier, dovevano essere distrutte ed invece sono a sorpresa rispuntate. Infatti, risultano depositate nella nuova inchiesta per mafia sull’ex presidente della Regione Sicilia. Ma forse è soltanto un cannolo avvelenato.

stor 11403513 27390 Berlusconi Cuffaro, guai giudiziari dalla Sicilia in arrivo?La scoperta è stata fatta dai difensori dell’ex presidente della Regione Sicilia ed attuale senatore dell’Udc, che avevano richiesto copia di un cd contenente i file audio originali dei colloqui tra Salvatore Cuffaro detto Totò vasa vasa e – fra gli altri – Silvio Berlusconi, Renato Schifani, Gianfranco Fini, Angelino Alfano. Tutti atti inutilizzabili ai fini processuali senza l’autorizzazione del Parlamento, ma che soprattutto dovevano essere distrutti, per richiesta della sessa Procura della Repubblica di Palermo, da almeno un anno: una decisione in questo senso era stata presa dal Gip di Palermo Fabio Licata, al termine di un lungo contraddittorio fra la Procura, diretta da Francesco Messineo, i legali di Cuffaro e di Berlusconi.

PIANGE IL TELEFONO – Le intercettazioni dei colloqui tra Berlusconi e Cuffaro sarebbero tutte avvenute tra il 2003 e il 2004. Compresa quella del 10 gennaio 2004, in cui Berlusconi tranquillizzava Cuffaro sulle indagini che si stavano abbattendo su di lui. Ne era certo, avendone parlato con l’allora ministro dell’Interno Beppe Pisanu (che però nega di aver mai parlato con Berlusconi di queste vicende giudiziarie e che nell’attuale legislatura è diventato presidente della Commissione parlamentare antimafia). Nella stessa telefonata Cuffaro avverte Berlusconi che c’è “Qualche magistrato che fa le bizze”. Alla distruzione delle bobine sembra che fossero favorevoli i Pm Michele Prestipino, Nino Di Matteo, Maurizio De Lucia e Giuseppe Pignatone. Contro la distruzione si sarebbero invece schierati il Pm Antonio Ingroia, il collega Domenico Gozzo e il capo della procura di Palermo Francesco Messineo che aveva sostituito da poco tempo Piero Grasso. Ora, se fosse vero che Berlusconi parlava delle inchieste con Cuffaro (e di almeno una telefonata abbiamo certezza) e se fosse vero che Berlusconi apprendeva gli aggiornamenti (che girava a Cuffaro) da Beppe Pisanu, la domanda più ovvia sarebbe chi avvertiva Pisanu del procedere della situazione? La stessa domanda, forse, se la stanno ponendo di nuovo i magistrati parlemitani. Questo, forse, spiegherebbe (il condizionale è d’obbligo) anche il perché di quel violento attacco “mediatico” che proprio recentemente il premier ha sferrato contro le nuove inchieste condotte dalla procura del capoluogo siciliano.

DISTRUZIONE EFFETTUATA? – Secondo il Gip Licata, invece, oltre ad essere inutilizzabili senza l’autorizzazione del Parlamento, quei dialoghi erano irrilevanti. Un perito nominato dallo stesso giudice per le indagini preliminari aveva poi eseguito la distruzione, ma ora la copia del cd che teoricamente non doveva esistere più è rispuntata. I legali di Cuffaro, a questo punto, sostengono che in giro ci sono altri duplicati “abusivi” di quegli atti. Infatti, circolerebbero da mesi anche i “brogliacci” contenenti le sintesi delle conversazioni. Per questo la Procura, che in extremis ha bloccato la consegna del materiale ai difensori, parla di “errore materiale” avvenuto probabilmente nella trasmissione degli atti dal Gip al Pm Nino Di Matteo, ha disposto un nuovo invio al giudice, per un’effettiva distruzione. I legali di Cuffaro, gli avvocati Nino Caleca e Nino Mormino, intendono adesso insistere per la consegna. Berlusconi Cuffaro, guai giudiziari dalla Sicilia in arrivo?

LA VERA STRATEGIA – L’obiettivo della difesa di Cuffaro, in realtà, parrebbe ancora più “sottile”: fare in modo che nel processo al loro assistito entrasse pure il nome del premier, magari in qualità di semplice teste. Immaginatevi la scena. Berlusconi va al processo (il che, di per sé, già sarebbe una notizia) e si lancia in uno dei suoi consueti show contro la “magistratura militante” e la persecuzione di cui sarebbe – a suo dire – vittima da quando è sceso in politica, mentre lui grazie ai provvedimenti varati dal suo esecutivo, statistiche alla mano (per quanto di dubbia realtà), sarebbe quello che ha assicurato alle patrie galere la ragguardevole media di ben otto mafiosi al giorno. Applausi della consueta claque d’aficionados e saluti alle telecamere dei Tg, tutto mentre Cuffaro si gode l’insperata difesa del Cav. Un “coup de theatre” davvero efficace, non c’è dubbio. Un evento che potrebbe persino bloccare sul nascere qualsiasi nuovo sviluppo processuale. Per il cavaliere, viceversa, potrebbe essere un arma a doppio taglio. Certo, come detto, potrebbe essere l’occasione propizia per l’ennesimo attacco a testa bassa contro le odiate “toghe rosse”, assestando loro un colpo durissimo proprio nel loro “fortino”: l’aula di un tribunale. Però, hai visto mai che… come i famosi “Suonatori di Brema” partiti per suonare e ti ritrovi suonato? Infatti, oggi, senza il riparo dello scudo del Lodo Alfano il premier è oggettivamente più esposto all’azione della magistratura inquirente. Essere costretto a rispondere una volta come teste, un’altra come persona informata dei fatti, se non proprio come inquisito, potrebbe essere poco conveniente, e non solo “mediaticamente” parlando.

foto 12674224 55040 Berlusconi Cuffaro, guai giudiziari dalla Sicilia in arrivo?INDIFENDIBILE! – Difendere “Vasa vasa” del resto non è cosa semplice nemmeno per il Cav. L’attuale senatore dell’Udc, infatti, rivelò notizie riservate su indagini che riguardavano boss e indiziati di mafia, pur senza evidenziare un esplicito aiuto diretto ai mafiosi. E’ stato perciò condannato in primo grado a 5 anni di carcere e all’interdizione perpetua dai pubblici uffici, per favoreggiamento e rivelazione di segreto d’ufficio, pur escludendo la circostanza aggravante del favoreggiamento mafioso. Cuffaro, scampata l’accusa più grave (l’associazione mafiosa), dichiarò tutto contento: “Ho sempre sperato che la verità venisse riconosciuta anche in sede giudiziaria. La sentenza di oggi conferma che non ho mai commesso atti tesi a favorire la mafia che ho sempre combattuto. Proprio per questo ritengo giusto, importante e doveroso continuare a svolgere il compito al quale sono stato chiamato dai siciliani”. Infatti, penso bene di festeggiare i suoi cinque anni di condanna offrendo a destra e a manca “cannoli” e cassate. Lo stesso Berlusconi (all’epoca alleato di governo) telefonò all’ex presidente della Regione Sicilia per mostrargli tutta la sua solidarietà. In un comunicato l’allora Casa delle libertà, inoltre si dichiarava: “Parzialmente soddisfatta, ma ogni residua ipotesi accusatoria verrà superata in appello. Questa sentenza restituisce al presidente Cuffaro e alla Sicilia la forza e la serenità per riprendere il filo di un percorso politico”. Quel filo i magistrati lo hanno già ripreso. Così come stanno tessendo la trama di una nuova inquietante inchiesta.

STRAGI DI MAFIA - Quella che indaga sulle rivelazioni di Massimo Ciancimino, figlio di Vito, l’ex sindaco di Palermo colluso con la mafia, relative ad un documento che proverebbe la “trattativa tra mafia e Stato” intercorsa all’epoca delle stragi del 1992. Inchiesta che tirerebbe in ballo sia il senatore del Pdl Marcello Dell’Utri, sia – con diverse modalità – lo stesso Berlusconi. Secondo il Procuratore generale del processo Dell’Utri (quest’ultimo, ricordiamo, condannato in primo grado a 9 anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa) Antonino Gatto, il documento potrebbe “dimostrare la continuità dei rapporti intercorsi tra lo stesso Dell’Utri e Cosa Nostra siciliana”. Nel testo della missiva vergata a mano e, peraltro, non completo (Ciancimino afferma che originariamente era intera), si legge una richiesta minacciosa all’attuale Presidente del Consiglio: “… posizione politica intendo portare il mio contributo (che non sarà di poco) perché questo triste evento non n’abbia a verificarsi. Sono convinto che quest’evento onorevole Berlusconi vorrà mettere a disposizione le sue reti televisive”. Una frase enigmatica che richiama il rapporto Fininvest - Cosa Nostra di cui si trova traccia nelle sentenze sulle stragi del biennio ’92-’93 e nella sentenza di condanna a carico di Dell’Utri. La cosa più interessante è che la lettera, che era indirizzata proprio a Dell’Utri, è stata data a Massimo Ciancimino nella casa di Pino Lipari a San Vito Lo Capo alla presenza dello stesso Gran capo di Cosa nostra, Bernardo Provenzano. Quando può davvero convenire al cavaliere scendere in Sicilia, per di più in aula di tribunale, per difendere l’ex amico Totò?

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